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E-Book

E-Book, Italienisch, 115 Seiten

Reihe: Narrativa

Agus Sottosopra


1. Auflage 2012
ISBN: 978-88-7452-359-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 115 Seiten

Reihe: Narrativa

ISBN: 978-88-7452-359-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Nel palazzo di Sottosopra vivono ricchi e poveri che s'incontrano sulle scale, si scambiano servizi e favori. Al piano nobile abita un anziano violinista americano, Mr. Johnson, che ha lasciato le scene e il successo per naturale ritrosia. Al piano basso Anna, una donna delle pulizie, acciaccata dalla vita ma prodiga di fiducia e tenerezza che distribuisce agli altri abitanti - Giovannino, un bambino così giudizioso da essersi educato da solo, Natascia, tanto gelosa da vivere nell'incubo costante di perdere il fidanzato, Mrs. Johnson, che aspira solo alle impossibili cose normali e Alice che vuole diventare una macchina del sesso per evitare la solitudine -, ciascuno con la sua mania, la sua pazzia piccola o grande, la sua paura. Nel palazzo gli abitanti si spostano e si scambiano le abitazioni, come fosse il modo più semplice di affrontare le turbolenze della vita: Anna sogna di salire fino alla casa del signore di sopra, Mr. Johnson di scendere fino al piano di sotto, per conoscere 'l'immensa felicità che ci viene dalla felicità di qualcuno che è felice con noi'. Nel mondo di Milena Agus c'è sempre tutto, un tutto familiare, a portata di mano, che si rovescia continuamente come una clessidra di sabbia, ma quel che si rovescia non è solo la vita dei personaggi, ma il sottile rapporto fra la realtà e la scrittura, fra il potere dell'immaginazione di ricreare la vita e il tempo che sopraggiunge e chiude il sogno.

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Capitolo 5


Il mio primo anno di università sono venuta a vivere qui, dove passavo le vacanze da bambina.

Dal bagno o dalla cucina sento i passi del signore di sopra che scende le scale dentro le scarpe slacciate.

I soldi che lui offre ad Anna sono pochi, ma lei va ugualmente a fargli le faccende, dopo che ha finito i mestieri nelle altre case, verso le sei di sera. Non fatica meno di prima e non guadagna molto di piú. Cucinare, cucina a casa sua la cena e il pranzo del giorno dopo, per lei, per Natascia, per Mr. Johnson che è vegetariano e, se sono fortunata, anche per me e, se sono fortunati, anche per i poveri bianchi, gialli, neri del quartiere. Mi piace il profumo del basilico, l’odore delle frittate e dei brodi vegetali, o del bollito misto, o delle torte per la colazione. Quando Anna scende al piano di sotto, verso le nove di sera, lei e Natascia cenano e, se la luce della mia cucina è ancora accesa, Anna si affaccia alla finestra e mi chiede: “Unu zicchedd’e suppa?”, “Pasta cun bagna?”, “Culingionis?[1]

Io dico sempre di sí e, anche se ho già cenato, a casa loro ho sempre fame.

Loro due si rimbeccano di continuo a proposito del signore di sopra.

“Il violino. Ah! Il violino!” comincia Anna. “Voi potete sentire soltanto qualche nota, coperta dai rumori, ma di sopra! Ah, di sopra! Mi credete se vi dico che neppure mi accorgo di lavorare? Con la musica l’anima vola!”

“L’anima vola!” la scimmiotta Natascia.

“Suona sulle navi da crociera! Deve essere un grande! Ora andrà ai Caraibi!”

“Se alla sua età suona ancora sulle navi da crociera e va in giro con quel rottame di auto, non è un grande per niente. È soltanto uno strano, un randagio spelacchiato e puzzolente,” continua a contraddirla Natascia.

“È vero, non ha un buon odore. Ma neppure cattivo. È perché al mattino si fa la doccia, dalla testa ai piedi, e poi se suda, se tiene a lungo le scarpe, non si lava dove magari ha sudato. Aspetta il giorno dopo, quando si laverà di nuovo dalla testa ai piedi”.

“Mai che qualcuno lo vada a trovare”.

“Certo! Un suo simile, uno buono come lui, dove lo trova? Gli occhi. Ah, gli occhi! Non che mi importi dei suoi occhi, ma che gioia sorridente gli occhi del signore di sopra! È come se ti chiedessero aiuto. E io vorrei aiutarlo, perché, a parte il violino, non gli riesce niente, neanche di trovare il contatore della luce, che è lí, all’ingresso, o il contatore generale dell’acqua, che è una manopola bene in vista nel bagno padronale. Non sa neppure farsi la valigia. Però, pensandoci bene, neppure io saprei farmi una valigia”.

“Ma tu non hai mai viaggiato, lui invece è sempre in giro per il mondo”.

La prima cosa che Anna ha fatto per Mr. Johnson, che per nome ha un cognome, Levi, è stata preparargli da mangiare, perché lui si nutre come un bambino piccolo, prende i Duplo dai distributori per strada, compra cartocci di patate fritte, pop-corn, noccioline, aggiunge lo zucchero al latte bianco, spalma su qualunque cibo delle salse colorate che arrivano dall’America.

La seconda cosa è stata rimettergli a posto gli abiti, che non hanno una tasca che non sia bucata e un orlo che non sia a penzoloni. Una volta in cui lui è uscito vestito a nuovo lei subito mi ha chiamato al telefono: “Corri alla finestra, chi su meri e’ bessendi tottu allicchiriu![2]

Allora sono corsa in cucina e l’ho visto, una volta tanto sistemato per bene, ed è anche meglio dei bellissimi vecchi e famosi, tipo Sean Connery, o Clint Eastwood, o Paul Newman, perché ha un fisico asciutto, nonostante le porcherie che mangia.

Ha gli occhi azzurri, a volte verdi, a seconda della luce, e nonostante le molte stranezze lo capisci che non è pazzo, né mai lo diventerà, perché è un uomo forte, semplice, di una bontà al di sopra delle parti, che coinvolge tutto e tutti. Si capisce anche che non diventerà mai davvero vecchio, perché le sue rughe, che naturalmente ci sono, non gli danno per niente l’aria corrucciata tipica della vecchiaia. E la sua espressione sbigottita non è da sciocco, ma da persona semplice, una semplicità d’arrivo però, quindi frutto senz’altro di passaggi molto complicati.

Natascia rimprovera la madre: “Perché accetti quello stipendio da fame, con tutto il lavoro che fai?” Ed è preoccupata per quella parola che le avevano riferito i vicini: “Porco”.

Anna alza le spalle: “Tante tragedie per qualche rivista pornografica”.

“Legge le riviste pornografiche, alla sua età? Allora è un vecchio vizioso, non stare in casa con lui. Appena arriva, tu vieni subito giú,” si allarma la figlia.

“Prima di tutto a settant’anni non è vecchio,” protesta la madre, “e le riviste pornografiche non sono questa gran cosa, soltanto qualche donna bruttina di faccia e bella di corpo che si mette in mostra”.

Un giorno, quando Anna era a fare le pulizie in un’altra casa e Mr. Johnson era ormai partito per i Caraibi, con la scusa dei fiori, sono salita al piano di sopra. Avevo capito dove potevano essere le riviste e le ho subito trovate dentro la custodia vuota di un violino, nella sua stanza da frate trappista.

Anna può averle scoperte soltanto per la sua mania di pulire a fondo ogni cosa e di sicuro sarà andata in un negozio di strumenti musicali a chiedere come si lustrano i violini.

Quelle riviste raccontano storie che, vere, sarebbero tristi. Mamma, per una storia piú o meno cosí, vissuta sul serio, è diventata matta. Papà si è ammazzato.

Una racconta di un ragazzo sposato con una donna in carriera, sempre fuori, perché molto presa dal lavoro. La suocera cerca di aiutare la figlia e finisce per trovarsi lí a stirare, lavare, cucinare per il genero. Il marito si vede davanti questo pezzo di bona supertettona in là con gli anni, ma soda e molto discinta, perché in abiti da lavoro slabbrati. Un giorno il genero è lí a riposare sul divano, quando la suocera gli porta una tazza di tè e gli si avvicina tanto che lui le vede quelle tette che farebbero resuscitare un morto. E lui morto lo è, perché non fa mai l’amore con la moglie, troppo presa dalla carriera. Cosí è chiaro che perde il controllo.

Un’altra storia racconta di un uomo ricchissimo e vecchissimo che ha una moglie giovane e superbona e superscollata. Questo signore ricchissimo ha l’abitudine di invitare i clienti con cui fa affari a cene fastose a base di vivande costosissime. La moglie si presenta a tavola con un vestito ultra aderente di stoffa leggera e si capisce che sotto è nuda. Gli ospiti non stanno attenti alle proposte dell’industriale e non hanno occhi che per le forme procaci della moglie, quindi firmano contratti vantaggiosissimi per il marito, praticamente senza leggerli.

Da quando è successa la disgrazia, ho come un magnete nella testa, che attira e trattiene le istruzioni per diventare una macchina da guerra del sesso. Ho deciso che quando avrò un amore, non sarò abbandonata per un’altra che sia piú brava di me a letto.

La ragazzina di cui si era innamorato mio padre veniva a ripetizione da mamma, che dopo la scuola seguiva qualche studente. A mamma lui aveva detto tutto, perché era abituato cosí. Una volta, nascosta dietro una porta, avevo visto mamma che in ginocchio pregava papà di dirle cos’aveva quella ragazzina piú di lei. Era solo piú giovane, o c’era dell’altro? Papà cercava di tirarla su e non rispondeva, ma a un certo punto aveva detto: “Ofelia, perdonami, è semplicemente una macchina da guerra del sesso, passerà, vedrai, questo genere di cose passa in fretta”.

Anna ama lavorare al piano di sopra e non le importa niente né dello stipendio ingiusto e miserabile, né delle riviste pornografiche. Sembra che a lei importi soltanto della stanza degli armadi.

Prima che Mr. Johnson partisse per i Caraibi, Anna gli aveva scritto su un foglio le sue coordinate bancarie, ma il bonifico con lo stipendio non arrivava e una volta l’ho trovata che piangeva. L’ho abbracciata e le ho detto che i soldi sarebbero arrivati con il ritorno di Mr. Johnson, perché dove poteva aver messo il foglio con su scritte le coordinate bancarie uno del genere? Allora le è scappato da ridere, cercava di smettere e diceva che non permetteva a nessuno di prendere in giro il signore del piano di sopra, soprattutto mi pregava di non dir nulla a Natascia.

Ma la figlia, sempre attenta a difendere la madre dagli imbrogli, capendo da tanti particolari che lo stipendio non arrivava, è riuscita a farla confessare, ha preso informazioni sulla compagnia di navigazione per cui lavorava Mr. Johnson e gli ha telefonato sulla nave, chiedendogli notizie del bonifico.

I’m desolate. Non ho mai fatto un bonifico”.

“Allora faccia un trasferimento di denaro con Western Union”.

“Western Union?”

“Lei porti i soldi in una banca con la scritta Western Union, lí, al porto di Miami, ci saranno delle banche. Le daranno un codice, lei lo manderà a me, che ho sempre il cellulare acceso, io lo darò a...



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