Ballario / Grillo | Martina | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 288 Seiten

Reihe: Smeraldi

Ballario / Grillo Martina

Hai risvegliato molti cuori
1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-9298-690-9
Verlag: Ares
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Hai risvegliato molti cuori

E-Book, Italienisch, 288 Seiten

Reihe: Smeraldi

ISBN: 978-88-9298-690-9
Verlag: Ares
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



'O Dio, che cosa stai facendo qui, in questa circostanza, in questa persona, in questa casa? È così che ci stai salvando? Che opera stai svolgendo tu, o Dio Salvatore?' (Vincent Nagle) Martina vive a Carate Brianza con la mamma, il papà e la sorella Cecilia. Ha 15 anni, frequenta la seconda liceo linguistico, sogna di viaggiare e di vedere posti nuovi. Le piacciono la danza, i vestiti, il buon cibo, stare con gli amici. Una ragazza come tante. «Ho un tumore», scrive l'11 febbraio del 2023. Iniziano mesi di operazioni e di cure. Nonostante il dolore e la fatica, Martina non perde il buon umore e la speranza, accompagnata dall'amore della famiglia e di quanti incontra sulla sua strada. E giorno dopo giorno arriva alla grande verità: l'amore è più forte del dolore. Per chi l'ha accompagnata c'è stato solo da prenderne nota, per offrirla a tutti come segno di speranza. Queste pagine raccolgono i ricordi e le testimonianze dei genitori, dei parenti, degli amici, degli educatori: la grande compagnia di Martina.

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11 febbraio


«Una alunna del Candia, Martina, ha un tumore alla testa. Vi chiediamo di pregare per lei».

Katia è la madre di Lucia, l’amica delle medie di Martina; abita con la sua famiglia nella via parallela a quella in cui abitano i Gabbiani. Da anni si aiutano nei passaggi: tu fai l’andata, io il ritorno. Nel car sharing ci sono anche Cecilia, sorella di Martina, e Pietro, l’ultimo figlio di Matteo e Katia, che frequenta la stessa classe di Cecilia.

Katia legge il messaggio e pensa: «Anche io conosco un’alunna del Candia che si chiama Martina. Dirò una preghiera» senza collegarla a Martina Gabbiani.

La domenica sera, riceve altri messaggi con richieste di preghiera; Katia ripensa a quando venerdì 10 febbraio, come sempre, aveva accompagnato a casa Martina, secondo i turni stabiliti con i Gabbiani. Effettivamente la ragazza si lamentava, aveva un giramento di testa, non riusciva a camminare bene, anche se non lasciava che qualcun altro le portasse lo zaino. Katia le aveva suggerito di mangiare una pizza e di riposare.

Non riesce a crederci, chiama subito Silvia: «Dimmi che non è vero!».

Irene ricorda che già dal mercoledì Martina non stava bene.

Perdeva l’equilibrio. Diceva che era colpa della danza, perché aveva fatto degli allenamenti pesanti. Andavamo insieme alle macchinette per la merenda e sembrava dovesse sempre cadere. Non riuscivo neppure a prenderla in giro, si capiva che c’era qualcosa di strano. Il venerdì entra in classe e mi dice: «Irene, cerca su internet cosa vuol dire perdere l’equilibrio e vedere nero». Ho fatto la ricerca sul computer, gliel’ho passato e lei ha letto: «Qui dice che è un tumore».

Quel venerdì i ragazzi di Gs si erano trovati per il raggio. Ricorda Lorenzo: «Trascinava la parte sinistra del corpo. Pensavamo fosse un calo di zuccheri, anche perché per il resto era la solita Marti: parlava e rideva».

Silvia e Martina vanno in ospedale, a Monza, sabato mattina, 11 febbraio. Martina continua a lamentare il mal di testa e i dolori alla gamba. Dopo una serie di esami, analisi, controlli, portano Marti, in sedia a rotelle, in una stanza con la sua mamma.

C’erano un sacco di medici. Non mi ricordo quanti. Ci hanno detto: «C’è una lesione al cervello». E sembrava proprio non volessero pronunciare la parola. Sono stata io a chiedere: «Cioè?». E loro: «Un tumore al cervello. Dobbiamo trattenervi qui, Martina è da operare il prima possibile». Ho guardato mia figlia che già cercava il mio sguardo e le ho detto: «Marti, si affronta anche questo, come abbiamo affrontato tutto».

L’operazione, spiegano i medici, ha un certo livello di rischio, soprattutto collegato a una possibile paralisi dell’arto inferiore sinistro, poiché la lesione è nella parte destra, che comanda la sinistra.

«Da inizio febbraio cefalea notturna trattata con nurofenteen [antidolorifico, nda] con poco beneficio, successiva comparsa di ipostenia arti di sinistra ingravescente. 11/2 hanno eseguito accesso in PS San Gerardo di Monza dove ha eseguito Tac encefalo urgente con evidenza di lesione espansiva emisferica destra con edema perilesionale»: si legge nella cartella clinica.

L’11 febbraio è la festa della Madonna di Lourdes e anniversario del riconoscimento della Fraternità di Comunione e liberazione, cui sia Silvia sia Diego appartengono. Racconta lo zio Dario:

Il giorno prima era il mio compleanno; l’11 abbiamo saputo del tumore di mia nipote Martina. Quel giorno ero a sciare in Engadina con dei colleghi, sul Piz Corvatsch. Una giornata bellissima, il cielo terso, il sole pieno e una vista spettacolare sulle cime innevate maestose e meravigliose. Una giornata di quelle che ti invitano a ringraziare il Buon Dio per il dono della vita e per la possibilità di godere di tanta bellezza del creato. Ho risposto alla telefonata di mia mamma poco dopo le 14.00 che, singhiozzando, mi diede la notizia. Non credo dimenticherò il sentimento che ho provato quel giorno, e la domanda a Dio che mi è salita in quel momento. Come possono stare insieme una tale bellezza e una tale prova? Solo la sera ho realizzato che era la festa della Madonna di Lourdes. Penso raramente a queste coincidenze, non ho una grande sensibilità liturgica... eppure lì ho avuto la netta sensazione che cielo e terra sono veramente legati, che le cose stanno insieme, e che quello che ci propone la tradizione cattolica è proprio tutto vero.

I medici avvisano da subito che si tratta di un tumore aggressivo; ricorda la dottoressa Amigoni:

Mi chiamano e mi avvisano dell’arrivo di Martina; mando un messaggio ad Andrea, neurochirurgo, e gli chiedo se sa qualcosa di questa ragazza. Mi risponde inviando l’immagine della sua Tac cerebrale. Il silenzio. E poi mi avvisa: pensiamo a qualcosa di spietato.

È Martina stessa ad avvertire, con un messaggio, i compagni e gli amici. Sulla chat di classe scrive alle 14.26: «Ciao volevo dirvi che stamattina sono andata in ospedale per capire cosa mi fosse successo e mi hanno trovato un tumore al cervello e da oggi sono ricoverata in ospedale».

A Lorenzo, Lollo, Martina aveva già inviato due messaggi: «Ho un tumore». «Al cervello».

Un’ora prima, alle 13.31, Silvia aveva scritto alle amiche: «Hanno diagnosticato a mia figlia Martina un tumore al cervello e mercoledì verrà operata. Vi chiedo di accompagnarmi in questo cammino e di aiutarmi. Pregate per noi. Grazie di cuore».

Il messaggio fa velocemente il giro della comunità di Carate, i genitori lo girano ai figli, i ragazzi lo inoltrano nei gruppi. Letizia, coetanea di Marti e sua amica d’infanzia, ricorda di avere detto a chi le chiedeva cosa fare: «Dobbiamo pregare e basta». Franca, storica responsabile di Cl a Carate, apprende la notizia e, commenta: «Ho chiaramente subito pensato a Martina, ai suoi genitori e alla sua famiglia, ma poi anche a Patrizia e Cesare, i nonni di Martina, a cui sono legata da anni di frequentazione e amicizia».

Silvia e Diego da subito domandano l’aiuto concreto di alcuni, pochi, amici, che saranno le colonne portanti del loro cammino, testimoni e protagonisti di un cambiamento visto e atteso. Sono anzitutto le amicizie nate in università, amicizie che hanno retto l’urto del tempo: Diego e Silvia hanno imparato negli anni che sono amici su cui si può sempre contare. Sono i genitori delle amiche di Martina, che a loro volta coinvolgono gli amici di ogni età della comunità di Carate, e i compagni di scuola, le famiglie e gli insegnanti del Candia.

La sera stessa, compagni di classe, amici e professori si danno appuntamento con un WhatsApp al santuario di Santa Valeria a Seregno per la Messa e la preghiera a don Giussani, per chiedergli la grazia della guarigione di Martina.

Cecilia, che frequenta la classe successiva a quella di Martina al Candia, ricorda di aver reagito non solo sconvolta ma anche addossandosi una strana responsabilità: «Mi sono sentita in colpa, perché era da qualche giorno che si lamentava del mal di testa, e io minimizzavo, le dicevo che doveva smettere di lamentarsi».

Lunedì ricomincia la settimana scolastica, e bisogna dire qualcosa ai compagni di Martina. Nessuno ha mai avuto alunni malati di tumore, nessuno ha mai dovuto rendere conto alla classe del decorso di una malattia, nessuno ha mai dovuto fissare un banco vuoto per una operazione rischiosa. Ricorda la professoressa Plumari: «Era evidente che non fossimo preparati. Così, il lunedì dopo la notizia, abbiamo anzitutto detto ai ragazzi di fare silenzio e di pregare».

Plumari, “Dep” e Beretta concertano poi una strategia semplice e disarmante. Spiega Maddalena: «La cosa era di una tale enormità che da solo non riesci ad affrontarla. Devi stare con i ragazzi su una cosa che succede anche a te. Allora abbiamo deciso: avremmo preso insieme ogni decisione. E così abbiamo fatto. Decidevamo insieme come parlare della Martina, quando e a chi. Tutto in condivisione con il preside, passo dopo passo.

15 febbraio: Martina viene ricoverata in ospedale e Silvia deve trattenersi con lei; Martina poi ricorderà i giorni pre operatori come giorni bellissimi, perché in compagnia della mamma. Al termine dei colloqui con i medici, Silvia va a casa a prendere i vestiti e il necessario e soprattutto a salutare Cecilia e abbracciare Diego.

A casa, riesce a fare qualche telefonata, e confida a un’amica:

C’era qualcosa che non tornava nella nostra famiglia. Andava tutto troppo bene. Il lavoro di Diego, il mio impegno a scuola e le responsabilità che mi venivano chieste. Marti aveva iniziato l’esperienza di Gs, era contenta e lanciata nei rapporti. Infatti, in quel periodo mi ritrovavo a chiedermi: «Ma cosa vuole il Signore da me? Dove vuole portarmi?».

La realtà risponde, non nel modo in cui una madre avrebbe voluto e soprattutto immaginato.

Martedì i medici hanno un consulto con i genitori e Martina, spiegano la gravità e gli estremi dell’operazione; Diego sviene quando sente che c’è il rischio che la figlia resti paralizzata. Lei,...



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