Beemen | Heineken in Africa | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 336 Seiten

Reihe: add saggistica

Beemen Heineken in Africa

La miniera d'oro di una multinazionale europea
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-6783-282-8
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

La miniera d'oro di una multinazionale europea

E-Book, Italienisch, 336 Seiten

Reihe: add saggistica

ISBN: 978-88-6783-282-8
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Per Heineken, la crescita dell'Africa è già una realtà: i profitti che ne ricava sono quasi il 50% superiori alla media globale. La multinazionale, che lì ha oltre quaranta birrifici, sostiene che la sua presenza favorisca lo sviluppo economico nel continente. Ma è vero? Olivier van Beemen, inviato in Tunisia per un reportage sulla caduta del presidente Ben Ali durante la rivoluzione dei gelsomini, scopre che la multinazionale collabora con un uomo d'affari legato al dittatore. Era una notizia relativamente marginale, ma se la multinazionale smentiva con tanta enfasi, cosa si nascondeva negli altri Paesi? Dopo sei anni di ricerche, la risposta è sconvolgente. Nell'armadio africano, Heineken ha alcuni scheletri scioccanti: elusione fiscale, abusi sessuali, legami con il genocidio e violazioni dei diritti umani, corruzione, connivenza. Ogni «capitolo di viaggio» è seguito da un capitolo tematico con un contesto più ampio: come la multinazionale ha influito sulle economie e sulle società locali, quali considerazioni fare quando si produce birra in tempo di guerra o in un regime dittatoriale? «Un libro che ci racconta come un comportamento aziendale irresponsabile impedisce lo sviluppo di un continente.» - African Business «Un racconto critico sulla produzione della birra che arriva al cuore di cosa significhi fare affari in condizioni di mercato difficili. Un libro provocatorio.» - Financial Times «Van Beemen con rigore e precisione elenca gli eccessi e le tribolazioni di Heineken in Africa.» - Le Monde «Una narrazione leggibile, sfumata e critica che racconta del comportamento di una multinazionale in Africa. Van Beemen utilizza uno stile posato e una ricerca meticolosa. Un libro eccellente.» - Aidnography Blog

Beemen Heineken in Africa jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


Premessa / Sta per succedere


Iceri ceza umutima.

Léandre chiude gli occhi e alza le mani al cielo. «La birra incanta il cuore», traduce. Sembra entrare in trance, i suoi pensieri si allontanano dal complesso di uffici di cemento lungo la strada fangosa.

«Qui abbiamo un vero e proprio culto della birra. La birra accompagna ogni rito e momento importante della vita, sin dalla nascita. Ai neonati ne diamo qualche goccia perché diventino forti. E non ci scordiamo della madre: durante la gravidanza non beve molto, ma dopo il parto ricomincia, perché fa bene al latte.»

Per accompagnare le sue parole, si mette una mano sul petto e vi dà un pizzico amorevole. «Poi arrivano la prima comunione, il primo giorno di scuola, l’università, il matrimonio, il funerale, il primo anniversario dalla morte, il secondo… La Primus o l’Amstel non mancano mai. Le ragazze cantano lodi alle virtù della bevanda. Per noi è schiuma sacra.»

Léandre Sikuyavuga è direttore aggiunto del quotidiano burundese «Iwacu». In Burundi il suo amore per la birra è tutt’altro che eccezionale. Racconta con un sorriso di quando il leader libico Muammar Gheddafi ebbe l’idea di suggerire al suo omologo burundese di convertire il birrificio della capitale Bujumbura in una latteria industriale. «Il colonnello non aveva capito: qui una scelta simile sarebbe un suicidio politico.»

Il Burundi, un Paese di colline verdi, ad alta densità di popolazione, incastonato fra il Ruanda, la Tanzania e il Congo, «respira» birra.* Appena superata la frontiera con il Ruanda si è accolti da un’enorme sagoma di legno che rappresenta un suonatore di tamburo in abiti tradizionali, un simbolo burundese. Al posto del tamburo, però, c’è un altro emblema nazionale: un boccale di birra con il logo della Primus. «Benvenuti in Burundi», si legge sotto. Poco più avanti, un secondo cartello decanta il marchio: «Una storia, una birra, l’orgoglio del Burundi».

Sulla strada tra il villaggio di confine e la capitale, alcuni ciclisti affrontano le salite con il respiro affannoso e i portapacchi carichi di birra. Non chiedetemi come, ma uno di loro riesce a trasportare quattordici casse di Primus rimanendo comodamente seduto sul sellino. Chi è senza bici trasporta una o due casse sulla testa: sono soprattutto donne e bambini.

Il produttore di tutta questa birra? Heineken, da oltre sessant’anni regina incontrastata del mercato locale. Nel buono e nel cattivo tempo.

L’Africa è considerata il nuovo paradiso dell’industria della birra. Nel continente l’amore per questa bevanda è grande, ma le vendite sono ancora modeste. Con un potere d’acquisto in rapido aumento per molti e prospettive rosee per il futuro, i conti sono presto fatti: i produttori contano su una crescita esplosiva.

Heineken parte da una posizione privilegiata nella corsa alla conquista del mercato africano. La multinazionale olandese dispone di oltre quaranta birrifici distribuiti in sedici Paesi ed esporta in pratica verso ogni altro mercato. Non le manca nemmeno l’esperienza: seconda produttrice di birra al mondo (dopo la AB InBev), è attiva in Africa da più di un secolo e produce in loco sin dagli anni Trenta.

Sempre più spesso il mondo degli affari vede nell’Africa l’«ultima frontiera» in grado di offrire enormi opportunità di guadagno agli imprenditori dotati di coraggio e tenacia. Lentamente, ma con costanza, sta emergendo una classe media urbana che, per la gioia dei produttori, trae buona parte del suo nuovo status sociale dal consumo di birra chiara. E l’Africa rappresenta ben più che la semplice promessa di un avvenire d’oro: Heineken lo sa meglio di chiunque altro. Data la scarsa concorrenza, in molti Paesi africani il prezzo di una bottiglia di birra è appena più basso se non addirittura più alto che in Europa, a fronte di costi di produzione inferiori. Qui la birra frutta quasi il 50% più che altrove, e alcuni mercati, come la Nigeria, sono tra i più lucrativi al mondo.1 Non a caso Jean-François van Boxmeer, amministratore delegato di Heineken e fine conoscitore del continente, definisce l’Africa «il segreto meglio custodito dell’imprenditoria internazionale»:2 un segreto che in questo libro cercherò di svelare.

Il commercio della birra in Africa è molto vantaggioso, ma certo non semplice. Gran parte della popolazione è ancora povera, le infrastrutture carenti complicano la distribuzione e non sempre si trova personale qualificato. Guerre, colpi di Stato e carestie sono assai meno frequenti che nei disastrosi anni Ottanta e Novanta, ma in diversi Paesi la stabilità politica ed economica rimangono lontane. Molte economie continuano poi a dipendere dall’esportazione di materie prime. Quando il prezzo del petrolio è basso, a soffrire è per esempio la Nigeria, il gigante economico del continente.

Di recente anche la Sierra Leone ha mostrato fino a che punto un Paese e il suo mercato interno della birra possano essere vulnerabili. Dopo una lunga ed estenuante guerra civile, questo Stato costiero dell’Africa occidentale stava attraversando una fase di notevole crescita, quando è scoppiata la più grave epidemia di ebola della storia. Pochi mesi sono bastati a cancellare anni di progressi.

Gli ostacoli non sono soltanto di ordine commerciale. Fare affari in Africa significa anche confrontarsi con dilemmi etici che oggi non si possono più ignorare. In Burundi, dove la birra è popolarissima, Heineken lavora fianco a fianco con un presidente autoritario che nel 2015, al termine del suo secondo mandato, si è fatto beffe della costituzione rifiutando di cedere il potere. La sopravvivenza del regime, che le Nazioni Unite ritengono colpevole di crimini contro l’umanità su larga scala, è inscindibilmente legata ad Heineken. La multinazionale ha perfino acconsentito alla nomina di un alto magistrato alla presidenza del suo consiglio d’amministrazione in Burundi. Come dovrebbe comportarsi un’azienda in simili circostanze? Dove è opportuno fissare un limite?

Questo libro è il risultato di sei anni di lavoro. Con l’eccezione della Costa d’Avorio, ho visitato tutti i Paesi africani in cui sono presenti birrifici che Heineken possiede almeno al 50%: Algeria, Tunisia, Sierra Leone, Nigeria, Etiopia, Congo-Brazzaville, Congo, Ruanda, Burundi, Sudafrica e Mozambico. Ho consultato gli archivi di Heineken, svolto ricerche bibliografiche approfondite e ascoltato quasi quattrocento fonti interne all’azienda o che vi gravitano intorno. Inoltre mi sono state consegnate pile di documenti riservati in formato cartaceo e digitale.

La prima edizione olandese di Heineken in Africa risale al novembre del 2015. Ignorate le mie richieste di intervista, l’azienda ha scelto di non commentare il manoscritto che le avevo inviato prima della pubblicazione. In seguito ha evitato ogni contatto con il sottoscritto. Le cose, però, sono cambiate all’inizio del 2017. Improvvisamente alcune figure di spicco all’interno di Heineken erano disposte a ricevermi. Ho parlato con l’attuale direttore della regione Africa e con due dei suoi predecessori. Ho intervistato dirigenti che si occupavano di responsabilità sociale d’impresa, di questioni giuridiche, di catene di produzione e di diritti umani. E ho avuto un lungo confronto con l’amministratore delegato Van Boxmeer.3

Questa edizione aggiornata contiene molte nuove analisi e rivelazioni. In Nigeria, ad esempio, mi sono imbattuto in un caso di corruzione ad ampio raggio. Nello stesso Paese ho avuto una conversazione franca e sincera con un ex manager di Heineken, il quale mi ha raccontato che sotto la sua direzione l’azienda ha impiegato migliaia di prostitute per una campagna promozionale. Ho scoperto poi che Heineken era più coinvolta di quanto già sapessi nel genocidio del Ruanda del 1994, e le mie ricerche hanno influito su un recente accordo fra l’azienda e un gruppo di operai congolesi licenziati durante una guerra civile. Grazie all’edizione precedente sono anche in grado di mostrare in che modo Heineken ha reagito alle critiche e quali strategie ha messo in atto per limitare i danni alla sua immagine.

Prima che questa nuova edizione fosse data alle stampe, Heineken ha letto il manoscritto e commentato i passaggi con cui era in disaccordo. «Non esamineremo il testo riga per riga: sarebbe come autorizzarlo, e non è nostra intenzione» ha comunicato il portavoce John-Paul Schuirink. Probabilmente Heineken vuole continuare a sostenere che il mio lavoro vada preso «con le pinze», come ha detto lo stesso Van Boxmeer durante un dibattito pubblico.4

«Non farne una crociata, sei troppo giovane per certe cose», mi aveva suggerito l’amministratore delegato durante il nostro primo incontro. Posso rassicurarlo: il libro non è un’accusa ad Heineken in particolare, ma uno studio approfondito sulla condotta di una multinazionale in Africa, secondo molti «il continente degli affari» del futuro. A quanto mi risulta, sotto numerosi punti di vista la multinazionale olandese si comporta in maniera simile ai suoi concorrenti e ad altre aziende occidentali, e non considero una mia missione mostrare in quali settori Heineken faccia meglio o peggio.

Ai miei occhi è ben più importante richiamare l’attenzione sui problemi con i quali un’azienda come Heineken deve confrontarsi in Africa, nonché sulle conseguenze concrete delle sue azioni. Per questo, diversamente da molti altri giornalisti e ricercatori che si occupano di imprenditoria in Africa, ho raccolto la gran parte delle mie informazioni sul posto, da chi quotidianamente ha a che fare con Heineken o lavora (o lavorava) per...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.