Benzoni / Cavenaghi / Cesaro | Dalla tua parte | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 189 Seiten

Benzoni / Cavenaghi / Cesaro Dalla tua parte

La voce del minore nella tutela e nella curatela speciale
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-590-3506-0
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

La voce del minore nella tutela e nella curatela speciale

E-Book, Italienisch, 189 Seiten

ISBN: 978-88-590-3506-0
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



A partire dall'esperienza clinica, psicogiuridica e didattica degli autori, Dalla tua parte risponde alle numerose domande dei professionisti che, nell'ambito della tutela minorile, svolgono il lavoro di curatore speciale. Un incarico che richiede competenze eclettiche, una sensibilità umana spiccata e una capacità «speciale» nel dar voce alla storia del minore, mediandone la relazione con il tribunale. Un libro incentrato sull'esperienza della difesa minorile, dedicato a tutti gli operatori che la vivono, dagli avvocati fino ai giudici. 'L'incontro tra l'adulto esperto di tutela e il minore è un percorso umano nel quale è in gioco una componente soggettiva che non può e non deve essere sterilizzata dai saperi e dalle tecniche. Ciò non significa (non si smetterà di ripeterlo abbastanza) arrendersi a una fede cieca nello spontaneismo e nella buona volontà. Piuttosto implica riconoscere che la formazione e l'esperienza sono fondamentali non già per neutralizzare la componente soggettiva di ogni incontro, ma per governarla secondo dettami etici e metodologici rigorosi. Essere consapevoli dei molti diversi tipi di ignoranza, dei molti spazi vuoti e incerti che connotano ogni incontro con un minore è il primo passo verso la costruzione di una relazione di ascolto autentico.'

Stefano Benzoni Neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, è consulente dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dove si occupa di coordinamento scientifico nell'ambito del progetto TCOM Italia per la diffusione di pratiche collaborative orientate alla valutazione di esito. È professore a contratto di Neuropsichiatria Infantile per la Facoltà di Psicologia presso l'Università Bicocca di Milano. Sonia Cavenaghi Vive e lavora a Milano, è psicologa e psicoterapeuta, consulente per il tribunale. Svolge attività clinica principalmente con bambini piccoli e genitori; si occupa della presa in carico di situazioni a rischio di interruzione dei rapporti tra genitori e figli e della promozione della continuità dei legami familiari. Grazia Ofelia Cesaro È avvocato cassazionista del foro di Milano. Ha conseguito la specializzazione in criminologia. Si occupa di diritto minorile e di diritto della famiglia, nazionale e internazionale. È presidente della Camera Minorile di Milano nonché responsabile del settore internazionale dell'Unione Nazionale Camere Minorili. È autrice di numerose pubblicazioni specializzate sul tema del diritto minorile e del diritto di famiglia e relatrice in convegni in Italia e all'estero. Svolge regolarmente attività di formazione con riferimento alle tematiche del diritto minorile e del diritto di famiglia.
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Introduzione


Negli ultimi anni si è gradualmente affermata una cultura della promozione dei diritti dei minori sempre più orientata a una valorizzazione del loro ruolo attivo e della loro partecipazione ai diversi passaggi giuridici e istituzionali che possono riguardare la loro vita. Si tratta di una tendenza sostenuta da mutamenti sociologici, culturali e anche giuridici di respiro internazionale, che hanno trovato una progressiva declinazione in molti diversi ambiti.

È in questo contesto che anche in Italia si è iniziato a diffondere un approfondito dibattito culturale attorno a quelle pratiche, tecniche ed esperienze professionali nell’ambito della tutela (assistenti sociali, educatori, psicologi, ma anche consulenti tecnici e giudici) orientate a una promozione della voce attiva dei minori nei procedimenti di loro interesse.

Questa nuova sensibilità al tema della partecipazione dei minori trova per altro piena giustificazione nei dati allarmanti che provengono dalle analisi sullo stato di attuazione dei loro diritti. Un paesaggio sempre più connotato da una discrasia preoccupante tra la consapevolezza pubblica delle molte e crescenti aree di problema, disagio, solitudine, povertà e sofferenza dei bambini (specie nelle fasce più fragili della popolazione), e il concomitante drastico depauperamento degli investimenti e delle politiche di welfare in favore delle famiglie, della salute mentale e dell’educazione dei bambini.

Non sorprende così che molte di queste storie umane complesse approdino con una pressione crescente nelle aule dei tribunali civili, ove la dialettica tra benessere e disagio, migliore interesse e pregiudizio, autonomia e protezione genera spesso tensioni e dilemmi di difficile risoluzione.

Il sensibile aumento del ricorso dei tribunali all’incarico di curatore speciale per i minori, incarico conferito nella maggior parte dei casi ad avvocati, sembra rendere pienamente conto di queste criticità e riflette la progressiva evoluzione della giurisprudenza italiana in rapporto al tema della promozione dei diritti dei minori.1 Il curatore fornisce rappresentanza legale ai minori nei procedimenti civili, quando i loro diritti non possono essere più rappresentati, promossi o difesi dall’azione, congiunta o disgiunta, dei genitori.2

Si tratta di un ruolo delicatissimo e «di confine», che presenta sfide assai sovrapponibili a quelle che si accompagnano ad altre professioni nell’ambito della tutela. Operare in questo campo comporta competenze tecniche che richiedono non solo una preparazione specialistica teorica ma anche una buona dose di esperienza pratica. L’esperto di tutela e il curatore speciale si trovano ad avere spesso a che fare con dilemmi di difficilissima risoluzione, che investono le questioni tecniche della loro posizione professionale, dell’agire in rappresentanza del minore, ma che non sono quasi mai risolti o anche solo sistematicamente discussi in una «dottrina» o in buone pratiche condivise.

L’incarico dell’esperto di tutela non si esaurisce infatti in una mera competenza tecnica, che si estrinseca in strategie puramente legali o psicosociali, ma richiede una partecipazione personale, un «interessamento» e una cura per la vicenda umana del minore, che sollecita il professionista su aspetti connessi alla sensibilità, alla disponibilità al contatto umano e alle molte diverse declinazioni che questo «contatto» assume sul piano personale, deontologico, emotivo e tecnico professionale.

Il curatore e l’esperto di tutela sono spesso soli nel loro operato, coinvolti in vicende familiari drammatiche, esposti a scelte che quasi sempre comportano alternative dalle conseguenze imprevedibili, sospesi tra una dottrina e linee guida non di rado «astratte», e poco declinabili nel caso specifico, e condotte possibilmente governate da orientamenti privatissimi e del tutto idiosincrasici.

Ogni professionista che abbia svolto incarichi in questo ambito sa quanto sia facile — anche con anni di esperienza alle spalle — trovarsi sospesi tra opzioni alternative di difficilissima risoluzione.

Come giudicare il valore e la qualità dalla documentazione tecnico-clinica del «fascicolo» del minore? Quali informazioni, dati e valutazioni possono essere considerate utili, attendibili, accurate e appropriate? Quali sono — in buona sostanza — le caratteristiche di una valutazione psicosociale affidabile? E ancora: è utile che l’esperto di tutela incontri il minore? Quando, dove e come è utile che avvenga l’incontro? Quali dovrebbero essere le finalità di questo incontro? A partire da quale età ha senso che un bambino faccia conoscenza diretta del suo curatore o tutore? Esistono controindicazioni specifiche, valide per tutti? Esiste un tipo ideale o un modello che dovrebbe guidare un «buon incontro»? Che cosa accade nell’incontro con il minore? Quali contenuti, valori e significati può veicolare l’incontro con un minore? Quale tipo di sollecitazioni induce nel curatore e nel minore questo incontro? Quali sono i rischi? E infine: quando e come è possibile tenere conto della volontà del minore? Come si gestisce la dialettica inevitabile tra volontà e migliore interesse, vero nucleo problematico della rappresentanza legale del minore nel processo?

In questo testo proviamo ad affrontare alcuni di questi temi, a partire da esperienze professionali in ambito clinico, psicogiuridico e didattico.

Le riflessioni qui proposte nascono dunque a cavallo tra saperi diversi e tentano di coniugare l’esperienza clinica, l’approccio e le sensibilità più tipiche di contatti interpersonali di tipo psicologico, con quelle particolari condizioni imposte dal contesto giuridico o psicogiuridico.

Inoltre, abbiamo cercato di recepire qui riflessioni raccolte nel corso di anni nel contatto personale e professionale con assistenti sociali, consulenti tecnici d’ufficio e avvocati che operano nell’ambito del diritto di famiglia. Infine, molte delle riflessioni proposte nascono come parte di un dialogo strutturato nell’arco dell’ultimo anno con alcune associazioni di avvocati, nell’ambito di percorsi formativi svolti sul territorio lombardo, specificamente dedicati ai curatori speciali.

Si tratta inevitabilmente di riflessioni che non hanno alcuna velleità d’essere sistematiche o esaustive, ma che potrebbero costituire una traccia di lavoro, in grado di sollecitare i professionisti coinvolti ad affrontare con una consapevolezza nuova la straordinaria ricchezza delle sfide che le professioni per la tutela dei minori comportano.

Tuttavia, poiché il libro non si occupa delle tematiche strettamente normative e giuridiche connesse al ruolo del curatore speciale, ma delle questioni pratiche connesse all’esercizio di alcuni specifici aspetti del mandato dei professionisti della tutela, è anche evidente che il testo «parla» anche a tutti quegli operatori che a vario titolo prendono parte alle storie umane dei bambini suscettibili di interventi di tutela, siano essi giudici, avvocati dei genitori, educatori, assistenti sociali, consulenti tecnici, psicologi.

Il lavoro è diviso in tre capitoli. Nel primo capitolo si affronta una riflessione sui soggetti in campo, il bambino e l’esperto di tutela. Quali sono gli aspetti della loro «identità» pubblica e privata che sono pregnanti nell’ambito psicosociale, in rapporto alla funzione di tutela? In che modo delineare questi aspetti ci aiuta a definire con migliore precisione i confini della tutela e della curatela, i suoi mandati etici, i rischi e le complessità?

Nel secondo capitolo si presenta la tesi centrale del lavoro, quella della tutela e della curatela speciale come una sorta di attività narrativa, giocata al confine tra i due soggetti in campo, il bambino e il professionista. Se fornire rappresentanza legale a un minorenne nell’ambito di un procedimento civile significa «dar voce» a quel bambino (e la medesima cosa si può dire d’ogni intervento di tutela anche al di fuori della giustizia civile), questa azione deve passare attraverso un qualche tipo di rappresentazione, di riformulazione, narrazione e ricapitolazione di quegli aspetti della sua storia individuale che sono pregnanti per prendere decisioni rilevanti, in difesa dei suoi diritti fondamentali.

Che forma ha una buona rappresentazione in questo campo? Quali sono le condizioni pregnanti che definiscono la posizione di conoscenza e ignoranza dell’esperto e del professionista del contatto con il minore? Una rappresentazione coerente è sempre una rappresentazione accurata, utile o sufficientemente complessa? Una buona rappresentazione è una rappresentazione oggettiva? Oppure quali altri dovrebbero essere i suoi valori formali?

Nel terzo capitolo proviamo a descrivere il modo in cui la rappresentazione del minore, che è condizione necessaria per ogni intervento di tutela dei suoi diritti fondamentali, si radica in una pratica connotata da precisi dilemmi, qui affrontati con un approccio che tenta di coniugare le sollecitazioni teoriche di fondo con aspetti pragmatici e concreti.

Si tenterà dunque di affrontare lo spinoso tema del possibile incontro tra esperto di tutela e minore, i dilemmi, le criticità, i rischi ma anche le potenzialità e le risorse che può presentare.

Quali sono le possibili finalità di un incontro tra esperto di tutela e il beneficiario del suo incarico? Esistono controindicazioni specifiche o generalizzabili? A partire da quale età è sensato incontrare un minore? Dove e come dovrebbe svolgersi questo incontro? Esistono criteri per una buona comunicazione con il minore? Quali aspetti...



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