Bernardini / Bellisario | Lunario di Braccia Rubate | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 216 Seiten

Reihe: terra

Bernardini / Bellisario Lunario di Braccia Rubate

Sentieri, semine, meditazioni e lune
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5480-227-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Sentieri, semine, meditazioni e lune

E-Book, Italienisch, 216 Seiten

Reihe: terra

ISBN: 979-12-5480-227-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



La luna, col suo 'silenzioso mistero, la sua luce riflessa e seducente, i suoi tempi lenti, ciclici, femminili', è una presenza potente e schiva, un astro regolatore che scandisce l'esistenza terrestre. Da questo ritmo ancestrale nasce il Lunario di Braccia Rubate, che ci invita a immaginare e costruire un rapporto diverso col tempo. È una guida delicata che affonda le radici nella saggezza popolare degli almanacchi e accompagna chi legge per tutto l'anno attraverso tredici mesi lunari. All'interno di ogni mese, le fasi del satellite - e le loro caratteristiche: la forza propulsiva della luna nuova e quella di accrescimento del primo quarto, la riflessione e il rallentamento a cui portano la luna piena e poi l'ultimo quarto - si arricchiscono ed espandono in rubriche curiose, splendide illustrazioni, percorsi di lettura, esercizi di immaginazione, ricette, consigli pratici di orticoltura e giardinaggio e, per ogni luna piena, una meditazione dello yoga kundalini. Il Lunario invita dunque ogni lettrice e ogni lettore a trovare nelle sue pagine il proprio percorso. Si muove sul filo fra qualcosa che non si prenda troppo sul serio, ma che anzi sia fieramente giocoso, e qualcosa che ci tocchi nel profondo e ci porti a recuperare una dimensione notturna, ma anche casalinga, di attenzione e cura. Una dimensione che dalla luna prenda l'immaginazione e il sogno.

Barbara Bernardini lavora in editoria da quasi vent'anni nell'organizzazione di corsi di formazione. È una delle attiviste dell'associazione ambientalista Terra!. Per nottetempo ha scritto Dall'orto al mondo. Piccolo manuale di resistenza ecologica (2023). Maria Claudia Ferrari Bellisario lavora in editoria da anni. Insegna yoga kundalini e meditazione al Cerdi Kala Yoga di Milano.
Bernardini / Bellisario Lunario di Braccia Rubate jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


0. Luna del lupo: il selvatico e la paura


La luna e la terra


Nell'orto di dicembre non c'è da fare granché‚ ma è un buon mese‚ finché la terra non gela‚ per mettere a dimora gli alberi da frutta. Sulla fase lunare migliore per eseguire il trapianto non c'è unanimità. C'è chi dice che la luna calante favorirebbe un buon attecchimento delle radici; e chi dice che con la luna crescente si avrà uno sviluppo più rapido della chioma e della parte aerea: probabilmente sono vere entrambe le versioni. Fra le due‚ visto che bisognerà pur scegliere‚ a me pare più importante la prima.

Sempre per gli alberi da frutta‚ è bene prepararli al freddo: coprendoli con dei teli sulle chiome‚ soprattutto quelli più sensibili al gelo come gli agrumi‚ e con una pacciamatura protettiva per le radici.

Luna crescente


Novilunio 20 dicembre 2025 ore 02:43

Quando un anno si sta per chiudere‚ e ci lascia intravedere il nuovo‚ questo ci appare come un territorio inesplorato. Dovremo inoltrarci in un groviglio fitto‚ ancora intatto‚ riempiendo gli zaini di progetti per il futuro‚ di piani‚ di bussole per orientarci in un luogo in cui non abbiamo mai messo piede. Tentiamo di addomesticarlo con i buoni propositi‚ perché il futuro è‚ sempre‚ un tempo ancora selvatico.

La luna nuova del 20 dicembre dà inizio a un ciclo che ci accompagna verso il 2026‚ una giuntura fra il vecchio e il nuovo‚ un periodo di preparazione in cui di solito ci dedichiamo a pensare ai mesi che verranno cominciando a piantarci obiettivi che siano paletti di contenimento‚ protezioni‚ confini‚ rassicurazioni.

Con questa luna nuova‚ che inaugura anche l'inverno‚ potremmo forse tentare il salto nel vuoto: niente buoni propositi‚ niente progetti‚ niente nuove idee. Facciamo spazio‚ piuttosto. Concediamo all'imprevisto la possibilità di accadere: che al momento giusto l'erbaccia possa crescere indisturbata fra le vecchie file di fiori che avevamo piantato lo scorso anno. Che ci sia terra per il seme caduto per caso‚ arrivato col vento‚ abbandonato da un uccello migratorio: verrà custodito dall'inverno e poi a primavera‚ chissà. Chissà: chi lo sa‚ per una volta‚ sarà il nostro non-progetto per il futuro.

Lasciamo aperta la porta al lupo. Alla paura. Al selvatico. Al freddo. All'inverno: il solstizio cade il 21 dicembre‚ secondo giorno di luna nuova‚ intorno alle quattro del pomeriggio; nell'altra metà del mondo inaugura l'estate australe‚ consegnando questa all'inverno boreale‚ alle lunghe notti e al freddo. Quando arriveranno gli spifferi‚ tendiamo l'orecchio: cosa ci bisbiglia il vento? Cos'è che ci spaventa‚ nel buio‚ quando non vediamo cosa ci aspetta sul cammino?

Addentriamoci così nel nuovo anno‚ accettando le paure: c'è una paura buona‚ una paura che non ci paralizza ma che acuisce i nostri sensi.

E allora ascoltiamola: cosa ci sta dicendo?

Alza gli occhi‚ in questa prima notte di novilunio‚ nei giorni in cui le ore di buio sono le più lunghe dell'anno‚ con una luna completamente scura‚ e prova a scrutare il futuro: cos'è che ti spaventa? Prova a scriverlo. Prova a stilare un tuo atlante coraggioso delle paure. Disegnale‚ magari‚ osservandole da vicino per carpire i particolari in dettaglio‚ i colori giusti da usare‚ le sfumature. O raccontale a parole‚ rendendole un personaggio immaginario da descrivere: che faccia avrebbe‚ la tua paura? Avrebbe un cappello‚ degli occhiali‚ un piccolo seno‚ le labbra sottili‚ la barba‚ i baffi‚ un brutto carattere‚ o un animo gentile? È una paura intelligente o ostinatamente ottusa? È una persona‚ un animale‚ una pianta? E se invece fosse un luogo‚ che luogo sarebbe?

Non importa che il tuo atlante sia esaustivo o che sia vero: con le tue paure puoi barare‚ inventare‚ montarle e smontarle‚ renderle buffe o ancora più spaventose‚ rimarrà fra te e questa luna nuova‚ non se ne accorgerà nessun altro.

Atlante delle paure


Partiamo da una qualunque delle paure per il 2026, la più piccola o la più grande: se fosse una stanza, quale sarebbe? Come sarebbe arredata? Che illuminazione avrebbe? Cosa si intravedrebbe dalla sua finestra? Prova a descriverla o a disegnarla qui, può essere il primo tassello del tuo atlante.

Primo quarto 27 dicembre 2025 ore 20:10

C'è una pianta‚ ha un nome popolare che amo molto: Stregona gialla; il suo nome scientifico è Stachys recta‚ spiga eretta‚ il suo nome comune è Catiorà‚ o Siderite‚ cresce spontanea in quasi tutta Italia. Ha foglie piccole‚ arrotondate e con una leggera peluria‚ e questo fusto dritto su cui si sviluppa l'infiorescenza a spiga: ciascuno dei fiori sembra una piccolissima orchidea‚ di un giallo molto tenue‚ quasi bianco‚ e piccole macchioline marroni come lentiggini.

È l'erba della paura. A guardarli bene‚ quei piccoli fiori‚ sembrano anche delle feroci bocche spalancate.

Nel Centro Italia‚ soprattutto‚ se ne faceva un decotto da aggiungere all'acqua per il bagno dei bambini: il suo potere da stregona era sciogliere le paure‚ e lavarle via. In alcuni paesi l'efficacia del rituale dipendeva dalla torbidezza finale dell'acqua: opacità e residui sarebbero la dimostrazione che qualcosa è passato dal nostro cuore all'acqua di Catiorà. Prima che le paure se ne andassero‚ quindi‚ dovevi vederle scivolare fuori da te e diluire nell'acqua il loro potenziale di spavento‚ e poi rimanerci a mollo dentro. Un esercizio di convivenza e immersione‚ prima ancora che un rito di liberazione. Di comprensione: i residui che rimangono nell'acqua li puoi leggere come fondi del tè‚ una divinazione del passato invece che del futuro‚ di cosa ci trascinavamo dentro‚ di cosa ci ha portati sani e salvi fino a qui e da cui vale la pena di imparare qualcosa prima di svuotare la vasca e lasciare che tutto scorra via.

Le paure ci tengono vivi‚ la paura è forse l'emozione che più si preoccupa per la nostra sopravvivenza: sono l'ansia di controllo e la volontà di zittirla‚ la paura‚ a trasformarla in panico‚ che invece se ne frega della nostra sopravvivenza‚ piuttosto ci vuole annientati e annichiliti‚ nascosti in un angolo‚ dopo che l'illusione di costruire una zona di sicurezza nel controllo totale degli eventi del mondo crolla‚ ogni volta‚ di fronte all'evidenza che gli eventi del mondo sono incontrollabili.

Kapka Kassabova‚ in Anima. Una pastorale selvaggia‚ racconta dei mesi passati con i pastori e le loro greggi sui monti della catena del Pirin‚ nei Balcani meridionali. Le valli‚ i fiumi‚ il tempo dettato dalla luce del sole‚ i boschi e le aperture delle radure sull'erba dei pascoli‚ e pecore‚ pastori‚ cani e lupi: ogni elemento un pezzo di un cerchio‚ in cui ciascuno ha la sua volontà‚ la sua natura indomabile e un legame saldo alla sua libertà più profonda. In cui il lupo addomesticato è diventato cane da pastore e quello selvatico è rimasto lupo: paura e protezione dalla paura con un'origine comune‚ entrambe parti fondamentali di uno stesso mondo‚ che sta sparendo‚ stretto sempre di più da una storia umana che non sa trovare un posto a chi vive senza riconoscere confini‚ regolamenti‚ scadenze‚ poteri. A chi non solo sa convivere con la paura del lupo‚ ma sa che senza il lupo‚ senza riconoscere l'imprevedibilità del selvatico‚ non esisterebbe nemmeno il pascolo. Il senso di liberazione profonda del rinunciare all'ambizione al controllo su tutto‚ che non vuol dire non lottare – i pastori‚ e i loro cani‚ ingaggiano una lotta eterna col lupo di quelle valli –‚ ma vuol dire appunto essere pronti anche allo scontro‚ non pretendere di eliminare alla radice la possibilità stessa dell'incontro. Essere pronti anche a perdere. Essere pronti a perdere la sfida persino con le pecore‚ animali placidi e mansueti‚ che possiedono però una volontà collettiva‚ e quando verso sera decidono di non muoversi più da una radura costringono il pastore a passare la notte nel luogo prescelto dagli insondabili dondolii del gregge: i cani come unico argine che divide dai lupi in attesa nel buio‚ la luna come unica luce per poterne intravedere le sagome prima dell'agguato. Il bosco‚ tutto intorno alla radura‚ e il gregge che dorme al riparo dalla paura degli assalti notturni nella rassicurazione collettiva della vicinanza fisica‚ del calore reciproco fatto dalla moltitudine di corpi a riposo. Giù in fondo – in una valle in cui da millenni si pratica questa stessa pastorizia nomade‚ una vita i cui confini di spazio e tempo sono dettati solo dalla simbiosi col territorio e gli animali – il torrente Acqua Nera si getta nello Strimone‚ il suo scorrere è il tappeto sonoro ai rumori della paura: fruscii e passi di chi si muove fra i rovi‚ avvicinandosi‚ ombre indistinguibili nell'oscurità.

E con una luna che diventa sempre più luminosa‚ in una notte in cui ormai è quasi piena e al buio rimane solo l'ultimo profilo verso est‚ arriva l'anno nuovo.

In dispensa Lenticchie


È un po' difficile trovare delle lenticchie negli orti domestici: servono grandi spazi‚ perché hanno una resa più bassa rispetto agli altri legumi‚ e serve una grande pazienza‚ per sgranarne anche solo un piatto....



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.