Besserie | I dispersi amori | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 176 Seiten

Reihe: Amazzoni

Besserie I dispersi amori


1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6243-593-2
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 176 Seiten

Reihe: Amazzoni

ISBN: 978-88-6243-593-2
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Sepolto in Francia nel 1939, nel cimitero di Roquebrune-Cap-Martin, e reso all'Irlanda solo una decina d'anni dopo, lo spirito di William Butler Yeats risorge sotto forma di spettro. Bruscamente ridestato a causa della comparsa di documenti diplomatici che gettano dubbi sul contenuto della bara riportata in patria, Yeats esce dalla tomba per raccontare il suo tormentato amore con Maud Gonne, una storia legata all'indipendenza irlandese della quale entrambi furono protagonisti... Maylis Besserie torna con un nuovo palpitante romanzo sull'uomo che è stato forse il più grande poeta di lingua inglese.

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1


Che bara piccola. Sembra quella di un bambino. Come se la vecchia avesse completato il giro della vita, un ricciolo perfetto, per ritornare al punto di partenza. Chissà, pensa Madeleine, se la vicina ci sta stretta, se l’agenzia di pompe funebri avrà fatto lo sforzo di schiaffeggiare un minimo il cuscino di raso, di sprimacciarlo un po’ prima di posarci la sua testa, chissà se ci sta comoda, sotto quel coperchio. Quattro figure identiche in giacca e cravatta sollevano la bara, la alzano con facilità fino alle spalline. Col passare degli anni la vicina era sempre più leggera, a novant’anni suonati è trapassata più snella di una liana. È arrivata fino in fondo, morendo della morte più bella, mentre dormiva. «La fine che ciascuno vorrebbe» si dice Madeleine mentre cammina dietro al feretro e alla famiglia, accompagnando la vicina all’ultimo indirizzo. Si è spenta senza soffrire, di mattina presto, all’ora in cui di solito si svegliava, una specie di falsa partenza, le palpebre le si sono aperte e subito richiuse – per rimanere tali. Madeleine vorrebbe andarsene allo stesso modo, congedarsi senza far rumore, ma qualcosa le dice che non sarà così. Immagina piuttosto un dolore al braccio sinistro, una caduta da rompersi l’osso del collo su un gradino, un elefante che le monta in petto, il telefonino irraggiungibile. È pronta ad accettarlo, purché non diventi un vero supplizio. Ha già pensato a tutto, già compilato i moduli che tiene sempre nel portafoglio. Nel caso io mi trovi impossibilitata a esprimere le mie volontà, dichiaro di rifiutarmi di essere sottoposta ad alcuna terapia intensiva, ventilazione meccanica o nutrizione artificiale... Sulle esequie non ha ancora deciso. La tomba di famiglia è piena da scoppiare, per riunirsi ai suoi dovrà farsi piccola piccola, infilarsi in un’urna dopo essersi lasciata lambire dalle fiamme. L’idea la terrorizza, a volte ci riflette ma poi scansa il pensiero, dice: «Non è il momento.»

La vecchia vicina, per parte sua, ha subito definito ogni questione relativa all’ultima dimora, senza tante fantasie: cerimonia classica nella chiesa di Saint-Joseph e inumazione al vecchio cimitero di Saint-Pancrace. Se ne va in piena estate, sotto i raggi del sole che fanno luccicare il frassino della bara, pronta ad accucciarsi sotto il fresco della pietra con i piedi a mollo, di fronte al mare che le ha fatto da specchio, che l’ha vista vivere e imbiancare. Una morte come si deve. La vecchia era pronta da anni, aspettava l’ultimo istante con pazienza, con curiosità, con l’appetito del credente in attesa del paradiso. Madeleine spera che l’esito, qualunque sia, si mostri all’altezza delle sue aspettative, le voleva bene, le ricordava la nonna, qualcosa nell’accento, il modo di spezzare le sillabe pressoché a morsi, di aggiungerci qualche inopportuna “E” muta, di infilarla nel bel mezzo del dialetto.

Eccoli davanti al monumento funebre di famiglia, li accoglie a braccia aperte con la grande bocca in pietra già socchiusa. Il posto della vicina è al terzo piano, sopra i genitori, sulla bara della madre che si appresta a portarla un’altra volta in grembo, come se i cent’anni che hanno separato i due momenti fossero solo una parentesi della cui chiusura si farà carico l’eternità. La vecchia si adagia a fianco del defunto marito, nel talamo di marmo, in attesa che i figli vengano prima o poi a riunirsi a loro, a completare la piramide di legno, l’albero insolito formato dalle casse impilate, dai corpi ormai disabitati degli umani. Nell’avvicinarsi per gettare la sua rosa, a Madeleine la cavità profonda sembra incredibilmente bene organizzata. Aveva dimenticato quanto fosse popolata la città sotterranea delle tombe, un mondo a sé pronto ad accoglierli tutti, alla fin fine.

Avanzano in silenzio, in fila indiana, ognuno getta una rosa che rimbalza per poi perdersi in un fondo nero come i loro abiti da cerimonia. Madeleine sistema il foulard di seta svolazzante sopra il vestito dai bottoni in madreperla. La vicina aveva orrore dei jeans, per lei ha abbandonato i suoi, ricordandosi di averle sentito dire che vestirsi per un funerale è l’ultimo rispetto per i morti. Volontà esaudita. Così sia, mia cara vicina.

Durante la veglia Madeleine ha preso il bis, ha annegato la timidezza nel vino del buffet e nei rustici al formaggio, ha consolato la tristezza altrui, i tanti occhi rossi. È rimasta lì per molte ore. Ha colto l’occasione di sfuggire alla solitudine serale che di solito la attende ed è tornata a casa alquanto alticcia. Ora le sembra di sentire nel sonno una pioggia di crome uscite da una tromba, un diluvio di note che sale verso gli acuti lasciandola senza fiato, le sferza il cuore e lo trasporta negli ultimi istanti della notte. L’aria vibrante di ottoni le fa navigare la mente, che plana alto. Poi svanisce piano. Diventa mormorio. Lascia spazio a tutto un altro suono.

[Radio]

Buongiorno e benvenuti a tutti voi. Alle ore 7 di martedì 21 luglio 2015 apriamo il nostro giornale radio con...

Madeleine conosce benissimo questa voce – prime sillabe ben battute, accelerazioni a fine frase, risolini seguiti da un raschio di gola – tanto che non si sveglia. Lascia che la voce calda e rotonda della sirena maschio, l’amante senza corpo che ogni giorno va a cantarle sotto le finestre, la accarezzi. La culla, lei ripiomba nel dormiveglia. Non è più la vicina ma proprio un’altra vecchia – la sua, Jeanne, sua nonna – a strapparsi arditamente dalla bara, a sollevarsi con la forza delle braccia, a tirar fuori una gamba e poi l’altra, oplà. Una volta resuscitata, le braccia alzate in segno di vittoria, sua nonna la guarda e le annuncia tutta arzilla di essersi reincarnata. «Ah sì?» «Eh be’, lo vedi.» È più giovane di quando è morta, si dice Madeleine, «Ottant’anni appena», sembra completamente ringalluzzita, arzilla addirittura, saltella come una capretta su un sentiero, paludata in abito da contadina d’altri tempi con mantella leggera sotto cui saltellano le sue gambe bianche. Zompetta sulla punta dei piccoli scarponi con un cestino in mano, Cappuccetto d’argento, le guance vizze si arrossano man mano che passeggia. Il sentiero su cui si arrampica gira intorno a una montagna verdeggiante. La nonna coglie quadrifogli per attirare la fortuna, per scacciare la malasorte dalla casa.

Madeleine sa bene perché. Nessuna delle due è stata risparmiata. I loro cari sono caduti come mosche, nel fiore degli anni, quasi non fossero fatti per durare, a questo mondo. La madre di Madeleine non è sfuggita alla maledizione, le ha lasciate poco dopo la sua nascita per aggiungersi alla folla degli zii, delle zie, dei giovani della tomba. Mancanza di quadrifogli e zampe di coniglio? Madeleine sa appena che sono scomparsi, semplicemente, uno dopo l’altro, prima di darle il tempo di conoscerli. Solo sua nonna, l’immarcescibile Jeanne, ha tenuto duro, accollandosi ogni ruolo, vestendo i panni degli assenti, vegliando su di lei finché non ha lasciato il nido. E anche, a lungo, in seguito. La maledizione è rimasta sospesa sopra loro due, un corvo ad artigli spiegati pronto a calare sulle loro teste, in ogni istante. Se le ha risparmiate – la nonna è morta centenaria, la nipote è arrivata indenne fino a qui – è comunque riuscito a oscurar loro l’esistenza, a ricoprirle con un velo appena mosso dal vento, ma sempre ritornato poi al suo posto. E allora sì, «quadrifogli, nonna, perché no?», un poco di fortuna di scorta.

Il mazzo che le dà nel sogno ha gambi lunghi che le si avvoltolano sulle vecchie falangi artritiche, le foglie spuntano in mezzo alle dita come anelli. Madeleine le dice grazie, vuole dare un bacio alla nonna, nello slancio la prende per il braccio. Il braccio è inerte, così magro che le ossa affiorano sottopelle. La nonna non reagisce, ha smesso di guardarla, i suoi occhi chiari sono affossati nel vuoto, riflettono traslucidi il paesaggio verdeggiante. Quando Madeleine raggiunge con le labbra la guancia incavata, il freddo dello zigomo la raggela, la scaraventa di colpo via dal sonno.

[Radio]

Chiudiamo il giornale radio con la stupefacente storia del mistero di Roquebrune.

Da ormai sessantasette anni si credeva che il poeta William Butler Yeats – premio Nobel per la letteratura – fosse sepolto a Sligo, a casa sua, in Irlanda. Invece il corpo sembrerebbe non essere mai uscito dalla Francia. È quanto emerge dai documenti scoperti da Daniel Paris, figlio di un diplomatico francese. Nel 1939 Yeats venne inumato nel vecchio cimitero di Roquebrune-Cap-Martin, in attesa di essere rimpatriato. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale, ahimè, rese impossibile il trasferimento. Alla fine, nel 1948 l’Irlanda chiese che la salma del poeta le fosse finalmente restituita. Piccolo problema, era stato gettato in una fossa comune. Impossibile a quel punto identificare le sue spoglie mortali tra quelle degli altri defunti lì presenti. I documenti recuperati oggi rivelano un intrico diplomatico di un certo spessore. C’è da chiedersi chi sia sepolto in Irlanda, al cimitero di Drumcliff, nella tomba su cui si inchinano ogni anno gli amanti della poesia del mondo intero. Yeats sarebbe rimasto sempre a Roquebrune, nel cimitero marino di Saint-Pancrace? Al momento, nessuna indagine risulterebbe in corso...

Ma tu dimmi. Un mistero inghiottito nel vecchio cimitero. Lo stesso in cui Madeleine si trovava ieri, dove la vicina sarà per sempre. Evento di cronaca o soprannaturale? Cosa era mai successo perché la voce alla radio pronunciasse il nome della sua cittadina? Un’eventualità rarissima. Una luce scaturita dal cielo di Provenza, di solito privo di nubi, o dall’umida terra in riva al mare? Girando il...



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