Bloch-Dano | La favolosa storia delle verdure | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 192 Seiten

Reihe: Saggi

Bloch-Dano La favolosa storia delle verdure


1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-6783-170-8
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 192 Seiten

Reihe: Saggi

ISBN: 978-88-6783-170-8
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Cardi e carciofi, topinambur, cavoli, pastinaca, carote, piselli, pomodori, fagioli, zucche, peperoni: quando si mangia la verdura, si inghiotte la storia del mondo. In un ortaggio si incontrano la grande Storia e la storia dei ricordi di ognuno di noi: le conquiste, la via delle spezie, l'apertura di passaggi marittimi, il commercio tra gli Imperi, l'economia, la diplomazia e la politica mescolati a racconti di madri e padri, di nonne e nonni, cucine e dispense piene di sapori. Passando da un orto a una poesia, da un quadro a un'ortolana che con la voce squillante tesse le lodi dell'insalata appena colta; da una canzone a un conquistador che trasporta nuovi germogli e condimenti nelle murate della sua caravella, l'autrice ritrova le tracce di una storia favolosa che porta il lettore di Paese in Paese, da una sfera simbolica a un'altra - perché le carote fanno gli occhi belli e i bambini nascono sotto i cavoli? - viaggiando nello spazio e nel tempo, dalla sfera collettiva a quella più intima. Nel libro c'è un capitolo dedicato all'Italia, alla Sicilia e ai suoi mercati da tempo meta delle vacanze e luogo del cuore dell'autrice.

Évelyne Bloch-Dano, scrittrice e giornalista, è autrice, tra gli altri libri, di diverse biografie di donne: Madame Zola, Flora Tristan, La signora Proust (il melangolo, 2006), George Sand. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue. Fa parte della giuria del Prix Fémina e del Prix François Mauriac. Con add editore ha pubblicato Giardini di carta giunto alla seconda edizione.
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La biografa della verdura


Biografie di una biografa

Quando ho chiesto a Évelyne Bloch-Dano di partecipare al banchetto fourierista dell’Università popolare del gusto di Argentan1 mi sono innanzitutto rivolto all’amica, su cui sapevo di poter contare, poi alla biografa.

All’amica, perché le nostre conversazioni sulla coppia Sartre-De Beauvoir, sulla passione comune per Flora Tristan, sulle case di scrittori considerate come frammenti dell’opera, sulla cristallizzazione stendhaliana, sul rispetto della verità nel cinema, sullo stile di Proust, di Colette e tante altre passioni condivise hanno cementato la nostra amicizia… Alla biografa, perché nelle nostre conversazioni non manca mai la biografia, la scrittura di sé, l’autobiografia, la verità di una vita, la costruzione di sé, il progetto sartriano di psicanalisi esistenziale, il genio di Montaigne, la zona cieca di un’esistenza, le cose da dire, da tacere o da esibire, i momenti assimilabili all’ esistenziale di una vita, il rapporto complesso tra la biografa e i suoi soggetti, l’autobiografia che porta a scegliere una vita invece di un’altra…

Évelyne Bloch-Dano è una biografa. Lo è attraverso le biografie che ha scritto – quella della moglie di Zola, della madre di Proust, della battaglia di Flora Tristan – ma anche attraverso il lavoro sulla memoria nelle case degli scrittori, una traccia architettonica come parte di un’opera; e lo è quando si dedica al “romanzo” nel quale, ancora una volta, diventa biografa del padre, della madre, chiaramente di se stessa, e al contempo di Romy Schneider2 – doppio, ombra, simulacro (nel senso epicureo) dei suoi genitori. Come poteva sottrarsi dunque al suo destino? In altre parole: come evitare di imbattersi nella propria vita occupandosi di quella degli altri?

Parola di verdura

Sollecitando l’amica e sperando di coinvolgere altri conoscenti, ho chiesto alla biografa di proporre al pubblico… una biografia delle verdure.

Perché l’Università popolare del gusto si proponeva (e si propone) di aiutare chi è stato schiacciato dalla brutalità liberale, che gli ha tolto il lavoro, a ritrovare dignità attraverso il reinserimento sociale. E l’orto è un trampolino e un pretesto: non si tratta di formare agricoltori esperti, giardinieri emeriti, abili orticoltori, ma donne e uomini che riscoprono l’autostima. Anche l’amico che cura le sorti del giardino è stato maltrattato dal mercato liberale: per cinquant’anni operaio nella stessa fabbrica, licenziato in seguito alla delocalizzazione della sua impresa in Cina, reinserito nel… reinserimento.

Di fronte alla sua constatazione che le verdure esposte nei negozi solidali non trovavano acquirenti perché i beneficiari non sanno, non possono o non hanno voglia di cucinarle, ho deciso di creare l’Università popolare del gusto.

Da solo non avrei potuto fare molto, come sempre. Évelyne Bloch-Dano è stata presente sin dal primo momento, generosa, disponibile, per officiare di fronte a tante persone tra i vapori dei tegami in cui i cuochi preparavano gli antipasti e per raccontare, in quanto biografa, l’avventura di verdure trasformate d’un tratto in personaggi da romanzo, protagoniste di un film, interpreti sul palcoscenico della geografia mondiale, attrici cosmopolite, figure che suscitano simpatia.

Come La Fontaine con gli animali, Évelyne ha dato la parola a una pastinaca, la voce a un pomodoro, ha fatto dialogare le verdure celebrate nel salone delle feste della sottoprefettura.

Imboccare il cancello dell’orto

Il piano d’azione? Mostrare, come sa fare una biografa, il modo in cui un pisello, un fagiolo o un topinambur diventano quello che sono. In altre parole: mostrare che le verdure possiedono un’aura simbolica che va oltre il mero valore calorico o commerciale. Oppure che nella vita non esiste soltanto la genetica (pensiamo a Mendel), ma anche la poetica bachelardiana3. Raccontare l’odissea, il destino di una verdura ogni volta unica ma sempre diversa, una variazione sullo Stesso ( pomodoro nel cielo delle idee platoniche) e sull’Altro ( determinati pomodori cucinati quel determinato giorno).

Raccontare quest’avventura significa accedere alla Storia universale imboccando il cancello dell’orto. E allora prima di tutto salutiamo il giardiniere, poi incontriamo Hegel nella zona dei piselli… Perché la verdura più modesta racchiude in sé l’avventura del mondo. (Precisiamo intanto che l’espressione “verdura modesta” è sempre un pleonasmo: per esempio il tartufo, privo di modestia – ma non per colpa sua – non è mai classificato nell’elenco delle verdure, né in quello dei funghi: si sottrae a qualunque tassonomia.)

Quando si mangia una verdura, dunque, è la storia del mondo che si incorpora. È compito della biografa dirci quando, come, in che modo. Ecco perché Évelyne Bloch-Dano ricorre a molteplici discipline: letteratura, storia dell’arte e della musica, poesia, cinema, storia, preistoria, geografia, geomorfologia, climatologia, genetica, orticoltura, teoria del giardino e così via.

E il suo racconto dimostra che le frontiere, le nazioni, i Paesi dipendono dalla follia degli uomini: una verdura conosce anzitutto il terreno e il clima che rendono possibile la sua esistenza. In un secondo momento, la storia della natura diventa la storia di ciò che gli uomini fanno di essa. Ecco da dove viene la necessità di raccontare il modo in cui, sradicate e portate in un clima diverso, queste piante conoscono un nuovo destino, che corrisponde a un’altra pagina del loro grande romanzo. La biografa delle verdure si mette al servizio di questa epopea, di cui si fa memorialista.

Le calorie affettive

In una stessa verdura si coniugano due storie: la grande storia, che permette a Hegel di firmare , e la storia piccola, relativa ai ricordi di ciascuno. La prima? I , la via delle spezie, le caravelle e l’apertura di passaggi marittimi, il commercio degli Imperi, importazioni ed esportazioni, l’arrivo di un ortaggio in un certo Paese, l’economia, la diplomazia e la politica dei continenti, eccetera. La seconda? Sempre una storia di padri e di madri, di nonni e di nonne.

Grattate via l’oro dalla corona dello chef più importante, il più stellato, il più titolato, il più conosciuto, che sia colto o rozzo, modesto o arrogante, discreto, scrupoloso o presuntuoso, superbo: troverete gli stessi tesori usati dal cuoco del ristorante di campagna più isolato, meno conosciuto, meno osannato. Ed è lo stesso patrimonio che troviamo nelle case dei cuochi e delle cuoche più appassionati: una dispensa in cui sono stipate le di Proust.

Cosa anima la persona che cucina? Ritrovare il gusto e il sapore delle ore spensierate dell’infanzia, quando si ignora che un giorno moriremo, che trasformano ogni occasione in un pranzo di primavera. Ciascuno di noi – molti nel profondo, altri più in superficie – dispone di pepite di odori, diamanti, profumi, gioielli, sapori che rappresentano altrettanti tesori gustativi. Il sapore della mora raccolta dal cespuglio, la consistenza croccante della nocciola trovata lungo il cammino, il fresco acidulo della mela rubacchiata nell’orto del vicino, il gusto del succo dell’erba di grano e del botton d’oro…

Évelyne Bloch-Dano sa mostrare che, oltre ad abbuffarsi, si può anche , il che presuppone la consapevolezza che insieme alle calorie reali stiamo ingerendo anche calorie affettive che possono essere riscoperte: purché siamo consapevoli della loro esistenza, che vogliamo trovarle e che, per farlo, ci mettiamo a cercarle. Il senso è insegnare, in maniera appetitosa, la possibilità per ciascuno di ritrovare il piacere di un’infanzia intatta, quello che mangiamo per far nascere la poesia che sempre vi si cela.

Era proprio ciò che insegnava Fourier con la sua “gastrosofia”: fare del cibo (e dell’opera, ma questa è un’altra storia) una propedeutica a un altro mondo, nel quale il piacere non è un errore, un peccato, ma il cemento di una comunità nuova, una micro-repubblica gastrosofica nella quale Évelyne Bloch-Dano occupa un posto centrale.

Lo stesso Fourier sarebbe felice che il ruolo venga incarnato da una donna; il brav’uomo credeva infatti che la vera rivoluzione sarebbe arrivata dalle donne attive nei falansteri4.

Dimentichiamoci di Marx, (ri)leggiamo Fourier… ed Évelyne Bloch-Dano.

1 L’université populaire du goût d’Argentan, nell’Orne (Bassa Normandia), è stata fondata da Michel Onfray nel 2006 (upa.michelonfray.fr/historique). Il banchetto cui si fa riferimento prende il nome da Charles Marie François Fourier (1772-1837), pensatore politico e riformatore sociale, tra i principali esponenti del socialismo utopistico che si scaglia contro la proprietà privata, la libera concorrenza e la produzione per il profitto [].

2 , Le Livre de Poche, Parigi 2008. Nel libro, l’autrice evoca i destini di due donne nel dopoguerra, in cerca di identità tra Francia e Germania. La storia di sua madre e di Romy Schneider sono le due facce della memoria dell’autrice [].

3 Gaston Bachelard (1884-1962), filosofo francese della scienza che ricostruisce la genesi della poesia francese [].

4 Grande edificio destinato a ospitare i membri delle cooperative di produzione e di consumo poste da Fourier alla base del suo sistema sociale...



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