E-Book, Italienisch, 230 Seiten
Reihe: animalìa
Bough L'asino
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7452-738-0
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 230 Seiten
Reihe: animalìa
ISBN: 978-88-7452-738-0
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Gli asini, storicamente noti per svolgere le attività piú dure, sono tra gli animali addomesticati piú utili. Eppure, nella cultura popolare sono stati anche lungamente denigrati, tanto che attorno all'asino si è sviluppato lo stereotipo di animale stupido e testardo, associato alle categorie piú marginalizzate delle società umane. Jill Bough ricostruisce la storia naturale dell'animale e quella della sua convivenza con gli uomini, analizzando i significati sociali, culturali e religiosi che esso ha incarnato, con particolare attenzione alla sua rappresentazione letteraria e artistica. Una storia tutta da scoprire, che ispirerà rispetto e ammirazione per questa creatura.
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Introduzione
| Può vivere senza l’uomo. Ma l’uomo difficilmente può fare a meno del lavoro, del sacrificio, della sofferenza dell’asino […] che ha accompagnato l’uomo fin dall’alba dei tempi, in tutte le condizioni atmosferiche, servendo con umiltà e pazienza il piú brutale di tutti gli animali. |
| P.A. Vieira, “Our Brother the Donkey”1 |
Gli asini sono comuni. Vivono nella maggior parte del mondo accanto agli esseri umani, una presenza integrata in molte culture. Anche se in gran parte del mondo sviluppato non sono piú utili per gli sforzi umani, in Africa tirano ancora carri, portano carichi pesanti in India, trasportano turisti in Grecia e bambini in gita lungo le spiagge britanniche. Se consideriamo da quanto tempo sono addomesticati e quanto siano stati preziosi nella storia umana, sappiamo ben poco della loro vita o delle loro storie, o anche del loro benessere. Non è che sono sconosciuti, ma generalmente passano inosservati. Mentre attraversavano il mondo al servizio dei loro padroni umani, gli asini sono stati tra gli animali piú usati e abusati della storia.
Gli asini hanno servito gli esseri umani, soprattutto come bestie da soma, fin dal momento della loro domesticazione, iniziata forse 10.000 anni fa2. Hanno portato raccolti e prodotti agricoli, trainato roccia e legname, spostato provviste e merci, trasportato viveri e attrezzature per gli eserciti, e girato pesanti macine per produrre farina. Ancora oggi, gli asini continuano a dare un importante contributo ad alcune economie dei paesi in via di sviluppo, come quelle di Etiopia, India e Pakistan, e sono indispensabili per la sopravvivenza di alcune fra le società piú povere che risiedono nei luoghi piú inospitali – per esempio, per la raccolta e il trasporto del sale nel deserto della Dancalia in Africa3.
Illustrazione di un asino con il suo carico (1520 ca.).
Si stima che oggi, nel mondo, ci siano 41 milioni di asini, di cui il 51 per cento in Asia, il 28 in Africa e il 18 per cento distribuiti tra America Centrale e Meridionale. Nel 2006, un rapporto della Food and Agriculture Organization (FAO) ha rivelato che le popolazioni di asini sono in continua diminuzione a livello globale, nonostante questi animali costituiscano la principale forma di trasporto in molte parti del mondo in via di sviluppo. Anche se l’ignoranza e il pregiudizio, rispetto al loro valore, permangono in molte zone dell’Africa, soprattutto perché implicano quella mancanza di progresso che la loro condizione umile e arretrata incarna, gli esperti di trazione animale considerano gli asini uno dei migliori animali da tiro. Si dice che hanno la vita lavorativa piú lunga, che sono in grado di operare nelle aree piú aride, che sopravvivono con poco cibo, che sono meno soggetti a malattie, che sono in grado di lavorare a velocità variabili e che, rispetto a cavalli, muli e buoi, hanno un’elevata capacità di apprendimento4.
Nei bassopiani salati del deserto etiope della Dancalia gli asini lavorano nonostante le torride temperature e il terreno pietroso.
Questo asino è legato a una macina che polverizza peperoncini rossi secchi, nella città cinese di Binxian.
Francisco Goya, “Tu que no puedes”, ciclo dei Caprichos (1797-98).
Nonostante il servizio prestato agli esseri umani in ogni epoca e società, gli asini tuttavia hanno ottenuto pochi riconoscimenti. Le ingiustizie e le offese che hanno ricevuto costituiscono motivo di riflessione per vari osservatori. Per esempio, quando nel 1917 il reverendo J.P. Mahaffy tenne una conferenza sull’asino irlandese a Londra, rifletté sul motivo per cui questo dignitoso animale aveva rappresentato “per secoli l’emblema della stupidità e del ridicolo”. La conferenza fu accolta benevolmente e con interesse, ma suscitò anche grande ilarità. Mahaffy aveva ragione di chiedersi perché questo animale tanto laborioso abbia suscitato un simile disprezzo5.
Un asino oberato da una gigantesca balla di fieno su una strada della campagna etiope.
In ogni caso, ritengo che questo derivi sia da ciò che l’animale, l’asino, è, sia da ciò che fa e, cosa forse ancora piú importante, da come scegliamo di rappresentare gli asini in termini umani (o gli esseri umani in termini di asini): di solito, il linguaggio usato per descriverli implica paragoni degradanti, come sarà spiegato nei paragrafi seguenti. Le parole “asino” e “somaro” si riferiscono entrambe all’animale domesticato discendente dagli asini selvatici dell’Africa, e la sua origine, la storia e le caratteristiche fisiche saranno prese in considerazione nel capitolo 1. Gli asini sono animali robusti e resistenti in grado di lavorare instancabilmente con poca cura. Per quanto il loro incedere usuale sia lento, sono costanti e di passo fermo. Inoltre, sono forti e robusti, e capaci di portare carichi pesanti in relazione alle loro dimensioni. Da loro, per esempio, ci si aspetta che possano trasportare carichi pari o superiori ai due terzi del loro peso corporeo, come è stato osservato in Messico, Perú, Ecuador, Venezuela, Grecia, Tunisia, Spagna e in gran parte dell’Africa. Anche se noti come buoni lavoratori, gli asini hanno un forte senso di autoconservazione, il che ha influenzato la loro fama di testardaggine.
Le origini del nome “asino” non sono chiare, e sono cambiate nel tempo e con il contesto. Nella lingua dei loro primi proprietari, i Semiti, gli asini erano chiamati anah; in latino il termine è asinus (da cui deriva il francese âne). L’etimologia conferma dunque che gli asini erano presenti in tutto il Mediterraneo, nel Levante e in Anatolia molto prima dell’arrivo degli indoeuropei che utilizzavano il cavallo. La derivazione della parola inglese, donkey, per la specie domesticata non è veramente nota, ma si ipotizza che provenga da dun, il colore grigio-marrone opaco, forse influenzata nella forma dal termine monkey, “scimmia”. In inglese un asino maschio è chiamato jack e una femmina jenny o jennet. In alcune parti degli Stati Uniti, dove si mantiene viva la cultura latinoamericana, si usa di piú burro. In Gran Bretagna, come in molti altri paesi, i nomi locali per gli asini si sono evoluti a seconda del dialetto, come nei casi di moke, neddy e cuddy6. Tuttavia, la maggiore varietà di termini è presente nell’ebraico, dato che gli asini sono stati a lungo molto importanti nella vita dei popoli semitici. Forse il piú noto è hamor. Uno dei sovrani dei Semiti fu chiamato Hamor (Camor in italiano: governò la città di Sichem nel XVII secolo a.C.), dunque nella cultura ebraica quel nome non era certamente considerato un insulto. Lo stesso non si può dire per ass o donkey nelle culture anglofone.
Il motivo per cui gli asini sono diventati figure di scherno sta, in parte, nel modo in cui gli esseri umani li rappresentano, sia nel linguaggio che usiamo per descriverli, sia nelle frasi che applichiamo al comportamento umano e che derivano dalle nostre rappresentazioni degli asini. La parola araba himar, per esempio, è usata nei riguardi di una persona di intelligenza limitata, priva di abilità o senza successo. “Asinino” descrive una persona sciocca, priva di intelligenza, perfino ritardata, nonostante il fatto che l’aggettivo non si attagli per nulla agli stessi asini. In diverse culture, altre parole, frasi e modi di dire sono entrati nell’uso comune per denigrare gli esseri umani comparandoli agli asini. Nel Regno Unito per esempio, sia nel calcio che nel poker, un giocatore chiamato donkey è uno che manca di abilità. In Australia, un donkey vote è quello di un elettore che semplicemente numera la scheda elettorale dall’alto in basso (o dal basso verso l’alto) senza tenere conto della logica dell’assegnazione delle preferenze. Poiché in Australia il voto è obbligatorio, i donkey votes sono generalmente considerati un segno di ignoranza o apatia. Donkey lick7 è un’altra espressione idiomatica australiana che significa vincere di misura, come in una gara ippica, mentre to talk the hind legs off a donkey (parlare cosí tanto da far cascare a un asino le zampe posteriori) si riferisce a chi non smette mai di blaterare senza curarsi di nessuno o di nient’altro.
Piú complessi sono i significati associati al termine inglese ass a causa delle associazioni semantiche che si sono sviluppate tra l’animale e i glutei umani8. Se le persone sono sciocche, si dice che stanno making an ass of themselves (si comportano da asino, si rendono ridicole) o not knowing their ass from their elbow (non sanno distinguere il proprio culo dal gomito: non sanno di cosa si sta parlando); chiamare qualcuno dumbass o jackass ha invece connotazioni piú profondamente insultanti, implicando una totale stupidità, anche volgarità. Una persona meschina è tight-ass (lett., culo stretto), una saccente è uno smart ass (lett., asino intelligente), mentre quelle furbe cover their ass (si parano il culo). Tuttavia, esistono anche alcune connotazioni positive, che riguardano la forza, come to kick ass (lett., dare calci al culo: essere il migliore), o il duro lavoro, come in to work your ass off (lett., consumarsi il culo dal lavoro: farsi il culo)9. To be hung like a donkey (essere dotato come un...




