E-Book, Italienisch, 208 Seiten
Reihe: Narrare
Cantoni Il volto scuro della bellezza
1. Auflage 2024
ISBN: 979-12-80386-72-4
Verlag: Incipit23
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 208 Seiten
Reihe: Narrare
ISBN: 979-12-80386-72-4
Verlag: Incipit23
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Stefano Luigi Cantoni è nato a Vimercate, in Brianza, nel 1984 e ha frequentato la facoltà di lettere moderne all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 2015 avviene la prima pubblicazione di alcune sue poesie presso la casa editrice Pagine, per la collana Poeti e Poesie diretta da Elio Pecora. Il suo esordio in narrativa avviene nel 2021, con la pubblicazione del thriller Chiaro di Luna (Pav Edizioni). Nel 2023 pubblica la raccolta di racconti Le avventure del signor S (Pav Edizioni). Molto attivo sui canali social, fonda l'#AperitivoLetterario sul suo profilo Instagram e dal vivo, contenitore letterario-culturale che unisce il fascino dei grandi classici a temi attuali. È, inoltre, Redattore del blog culturale Il Barnabò, per il quale cura la sezione letteratura. Il volto scuro della bellezza è il suo secondo thriller, uscito nel dicembre 2024 con Incipit23.
Autoren/Hrsg.
Weitere Infos & Material
PROLOGO
Era nel pieno di una personalissima guerra con Morfeo che, di lì a poco, lo avrebbe condotto in un sogno leggero nel quale tutto avrebbe avuto le sembianze di un’alba serena, piacere al quale non era abituato da tempo. Papa Benedetto VIII richiuse la Bibbia e la appoggiò sullo , proprio sul finire del suo libro preferito: .
Soffiò sulla candela e lasciò che l’oscurità avvolgesse dolcemente le sue membra, attendendo con pazienza che gli occhi si abituassero alle tenebre. Quindi, sdraiatosi supino, incrociò le mani sul petto all’altezza del cuore, abbandonandosi ai pensieri che, quella sera, vagavano meno cupi nella sua mente. Nonostante la recente campagna contro i Saraceni lo avesse privato del nerbo che lo aveva contraddistinto sin dal primo giorno di pontificato, si sentì sollevato. I sacrifici compiuti, i sotterfugi, le missive segrete e le congiure consumate nelle viscere della avrebbero finalmente restituito alla Chiesa ciò che le spettava di diritto.
Pregustò l’immagine di quei senza Dio che, in pochi istanti, avrebbero assaggiato quanto può essere crudele il braccio del Signore, qualora se ne tradisca la fiducia. Fu in quell’istante che le sue labbra iniziarono a sussurrare una frase che da mesi lo ossessionava, lasciando che il suono cupo e monocorde di quelle poche parole squarciasse il silenzio che avvolgeva la stanza.
«Nigra sum, sed formosa. [1] »
L’attracco della si era rivelato più complicato del previsto. Una brezza sempre più insistente aveva agitato a tal punto le acque della baia da incresparle di piccole onde capricciose, proprio mentre l’alba si schiudeva come un occhio divino sulle coste frastagliate. Una volta messo piede sulla sabbia, Sygtrigg si accarezzò dolcemente la lunga barba dorata prima di rivolgersi al mozzo con fare deciso.
«Vai avanti tu, Jachob.»
Questi, un ragazzotto poco più che ventenne, annuì e si mise in cammino verso la boscaglia alle loro spalle, seguito da cinque marinai che lo avrebbero assistito in quella delicata missione. Pur essendo solamente alla seconda spedizione sotto il comando di Sygtrigg, ne conosceva ormai ogni vezzo, ogni capriccio e ogni intenzione. Aveva imparato a osservarne i comportamenti e le movenze, in quei lunghi e interminabili mesi sulla Selene, trascorsi tra tempeste e ammutinamenti. Di una cosa, però, era certo: non lo aveva mai visto così nervoso. C’era qualcosa che non lo convinceva. Qualcosa che neppure un lupo di mare come il suo capitano pareva riuscire a gestire.
Scacciò dalla mente il tarlo della paura e impugnò la mappa che aveva custodito sin dalla partenza dall’Olanda. Sygtrigg di lui si fidava come di un figlio, nonostante fosse il più giovane dell’equipaggio. Non poteva deluderlo.
Si voltò deciso verso i cinque al suo seguito, facendo loro un cenno col mento
«Per di qui» disse sottovoce, dopo aver scrutato nervosamente le poche linee impresse sulla cartina. Superata la scarsa vegetazione, giunsero nel bel mezzo di una radura, al centro della quale si ergeva un fortino abbandonato.
«Ci siamo!» urlò Jachob, aumentando il passo e costringendo i compagni a fare altrettanto. Giunti all’ingresso, si guardarono attorno furtivamente, quindi si decisero a varcare la soglia. Fu allora che notarono il baule. Jachob mise mano al coltello e si avvicinò con circospezione. Trasudava impazienza e, al tempo stesso, timore. Un tremito lo pervase, improvvisamente. Ancora quella paura. L’immagine di Sygtrigg lo risucchiò per un istante via da quel fortino, riportandolo alle urla durante la tempesta in cui aveva temuto di perdere la vita. Un marinaio lo scosse.
«Tutto bene?»
«Sì» rispose freddamente Jachob. «Forza, aiutatemi a sollevarla.»
Trascinarono il forziere fuori dal vecchio forte e ripercorsero il sentiero da cui erano giunti. Fatto ritorno alla spiaggia, il capitano gli andò incontro con il volto teso, profilo alquanto raro per un uomo tutto d’un pezzo come lui.
«Finalmente è mia!» sbraitò eccitato, infondendo una tale veemenza alle sue parole da ammutolire l’intero equipaggio. Jachob si arrestò a pochi passi da lui, fissando il baule con occhi assenti. Qualcosa lo bloccò, paralizzandolo.
«Che ti prende ragazzo?» lo interrogò Sygtrigg preoccupato.
«Niente capitano, devo essere solo un po’ stanco…»
«È comprensibile, Jachob. Sono state settimane difficili. Ora, però, abbiamo la possibilità di cambiare la Storia, per sempre.»
Si accarezzò la barba più nervosamente del solito, proprio mentre i suoi occhi si riempivano di una luce spettrale. L’equipaggio fece capannello attorno a lui in religioso silenzio, aspettando parole che non tardarono ad arrivare.
«Da oggi siamo padroni dell’origine di tutto, dell’autentica sostanza dell’universo intero, dell’unica e immutabile Verità. Il nostro compito sarà quello di difendere, fino alla fine dei nostri giorni, il mistero che si cela in questo forziere.»
Fu in quel momento che un boato assordante li avvolse, scuotendo fin nelle viscere la terra che stava sotto di loro. Non ebbero neppure il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo che, tutto a un tratto, le acque si aprirono ai lati della Selene, per poi richiudersi poco dopo, inghiottendola. L’equipaggio cominciò a urlare in preda al panico, ma le voci si persero in un attimo nel vento che andava rafforzandosi sempre di più, costringendo la ciurma a trovar riparo nella vicina boscaglia, nella speranza di salvarsi da quella che pareva, a tutti gli effetti, una punizione divina.
Sygtrigg e Jachob ebbero appena il tempo di scambiarsi un’occhiata quando un sibilo assordante fuoriuscì dal forziere, stordendoli. Fu allora che un’enorme lingua di fuoco si materializzò dal cielo, ormai plumbeo, riversandosi sulla piccola spiaggia, dove i marinai piangevano e imprecavano d’innanzi a quegli eventi soprannaturali di cui non erano altro che terrorizzati spettatori. Il fuoco divampò rapido, alimentato dai rami secchi e dal vento che aumentava col passare dei secondi.
Jachob, d’istinto, girò lo sguardo verso il forziere: Sygtrigg, incapace a rassegnarsi, vi si era avvicinato a carponi in preda alla più cieca delle disperazioni.
«Capitano, no!» urlò il mozzo con tutto il fiato che gli era rimasto, ma Sygtrigg non aveva orecchi né occhi per nessuno, se non per il mistero in nome del quale aveva sacrificato l’intera vita e che ora, finalmente, giaceva a pochi passi da lui. Gli sarebbe bastato allungare la mano, solo un ultimo sforzo. Avrebbe aperto il baule e tutto sarebbe cessato, ritornando sotto il suo controllo. Fissò il forziere con occhi spiritati, prima di trascinarsi sulla sabbia, riuscendo a posare le mani sul coperchio e aprirlo, incurante delle urla di Jachob e dei suoi marinai che andavano bruciando in quel nugolo di calore e lapilli, come tante torce. Dal forziere si levò un fumo nero sempre più fitto che avvolse Sygtrigg, soffocandolo in pochi secondi, nel momento esatto in cui il cielo si tinse di tenebra.
L’oscurità calò sul capitano e sull’equipaggio, come la più tetra delle premonizioni. Un nero destino che, a partire da quell’alba nefasta, avrebbe travolto chiunque osasse avvicinarsi a quel mistero tanto terrificante....




