E-Book, Italienisch, 215 Seiten
Cazzamini-Mussi Amore o quasi
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5593-125-6
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 215 Seiten
ISBN: 979-12-5593-125-6
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Sedici racconti, a volte divertenti altre amari o dolenti, sull'amore; o almeno su relazioni che implicano o, generalmente si pensa, dovrebbero implicare l'amore. Questi racconti, scritti nel 1915, tratteggiano scene di vita che al di là delle vicende narrate ci mostrano regole sociali, ipocrisie e pregiudizi dell'epoca; in fondo non troppo diverse dalle nostre. Francesco Cazzamini-Mussi (noto anche con lo pseudonimo di Francesco Margaritis) è stato un poeta e scrittore milanese; conosciuto all'epoca soprattutto per i suoi romanzi d'avventura di stile salgariano.
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L’anello
L’automobile, una 40 HP Mercedes, entrò nel giardino dell’albergo, fermandosi dinanzi al grande atrio dove qualche forastiero attendeva, con rassegnazione estiva e balneare, l’avvenimento maggiore della giornata: l’arrivo della posta.
Ma quella vaga speranza doveva rimanere delusa.
I nuovi ospiti discesero dalla macchina e, preceduti dal capo-cameriere che si sprofondava in inchini, scodinzolando loro attorno come un can barbone, sparvero per la vasta scalea di marmo che metteva ai piani superiori dell’albergo. Erano: una signora sui quarant’anni, la relativa cameriera — questa d’età indefinibile — un volpino ringhioso dagli occhi ammalati. Niente di più; ma, dalle cortesie del capo-cameriere e dall’elegante automobile, i nuovi ospiti non dovevano essere delle persone comuni.
(Il giorno dopo; la stessa ora: le solite faccie insignificanti e notate: dispepsia gastrica generale. Fuori, il sole più cocente — trentadue gradi all’ombra — quantunque X... sia una stazione climatica di primo ordine).
Una signora (sbadigliando leggermente, non tanto però che un poco d’oro non le luccichi tra le labbra patinate di rossetto)
— Dio che caldo!
UN’ALTRA SIGNORA — Già, molto caldo!
ANCORA UN’ALTRA — Molto, molto caldo!
UN SIGNORE (intervenendo con autorità) — Chissà a Milano!
UN GIOVANE (elegante: fisonomia estiva) — E a Saint Moritz? Mon dieu, asfissiante! Solo al Görnergrat si poteva respirare.
LA PRIMA SIGNORA — Ed è venuto a X...? Perchè a mio marito gli impegni non permetterebbero di venire spesso fino a Saint Moritz, altrimenti ad X... non ci starei di sicuro.
IL GIOVANE (malinconico) — Che vuole? Non devo passare gli ottocento metri... L’aria fine mi dà una sovreccitazione tormentosa... Soggiorno sui laghi e in collina... X... sarebbe già troppo alto... (sentimentale) Se non fosse per la compagnia...
UN VECCHIO SIGNORE (con autorità paterna) — Non dia ascolto ai medici: alla sua età, mi avevano spacciato e, non faccio per vantarmi, a cinquantanove anni, posso dar dei punti a molti giovanotti... Non dico a lei, sa, non dico a lei...
(I cinquantanove anni del vecchio signore non convincono nessuno. La conversazione langue un poco).
IL GIOVANE (al vecchio) — Conosce la signora che è giunta ieri?
IL VECCHIO — Di vista. È torinese...
UNA RAGAZZA (non ancor “signorina”: vestito chiaro, gonne corte per non invecchiare la mamma che varca la trentina) — Molto elegante...
IL VECCHIO — Ricchissima...
IL GIOVANE — Un pochino fanèe...
UNA SIGNORA — Ha i capelli tinti...
(La constatazione è imprudente: può ferire. Breve pausa).
IL VECCHIO (cercando un ripiego) — Ossigenati. È di moda.
(Entra nell’atrio un cameriere con un vassoio).
(Il caffè rende meno animata la conversazione.)
La vita non è peggiore ad X... che nelle altre stazioni climatiche.
Manca il Casino ma c’è il law-tennis: manca il “Tiro al Piccione” ma, alla sera, si fanno i tradizionali “quattro salti”, che a qualcuno costano un capitombolo nel matrimonio. In complesso però una noia veramente balneare: serena, placida, molle: lassitudine propriamente che deriva dall’ozio obbligatorio. E che la folla elegante di X... s’annoi lo provano gli ottimi affari che fa un venditore girovago di libri, il quale è venuto un giorno a porre in mostra la sua vagabonda letteratura su di un panchetto dinanzi al Grand-Hotel. E vi è ritornato anche, segno che la noia a X... è davvero eccezionale.
— Mi dia Le disciple... di Ohnet, — chiede la bionda signorina Lenghi al venditore di sapienza contemporanea.
— Di Bourget, signorina — corregge questi garbatamente.
— Le piace Bourget? — domanda il giovane Antonio Savari, dilettante di letteratura, di musica, di pittura, Pico della Mirandola dei villeggianti di X...
— Oh, molto. È tanto fine e poi comprende così bene le donne...
Il giovane tace affettando il suo disdegno.
— E a lei non piace?
— Superficiale, — sentenzia Antonio Savari.
— Sempre incontentabile, lei, — e la bionda signorina Lenghi dà al giovanotto un languido sguardo.
— Desidera qualche romanzo del Fogazzaro? — chiede il venditore ambulante timoroso che quello del Bourget non sia più acquistato.
— No, voglio questo, — dice la signorina, sorridendo.
Antonio Savari ha una leggiera smorfia sul viso palliduccio e domanda:
— L’Unico, di Max Stirner?
— Scusi, signore, non lo tengo.
— Niente del Nietzsche?
— Niente.
— Novalis?
— Come dice?
— No-va-lis!!
— No, signore; niente.
— Avrete almeno qualcosa del France, del Barrès, del De Gourmont, del Pèladan, del Rolland... Niente? Nemmeno di quest’ultimo, nemmeno del Rolland?
— Sono mortificato, signore...
— Sempre così, in Italia. Libri serii non se ne vendono — dice forte il giovane ricordandosi delle dieci copie vendute e delle novecento novanta rimaste in magazzeno di un suo saggio storico-scientifico sulla sensibilità dei popoli orientali in rapporto a quella dei greco-romani.
Anche l’ingegner Bernoni era stato attratto dalle poetiche aure di X.... Due giorni dopo che la 40 HP Mercedes aveva fatto il suo ingresso maestoso sul piazzale del Grand-Hotel, ecco un’altra macchina non meno rombante: un’altra 40 HP, Renault. Tutti la guardarono incuriositi. Le signorine furono incantate alla vista del padrone della macchina che scese con un salto agile: un bell’uomo di trentacinque anni (forse meno) che non aveva l’aspetto d’un ammogliato. Anche lo chauffeur ebbe un discreto successo perchè era un giovane simpatico, fin quasi distinto, elegantissimo nel suo maschio costume.
Il proprietario della “Renault” parve alle attente signorine un duca, un principe o per lo meno un marchese: era invece un semplice ingegnere. La qual cosa cagionò qualche delusione. In verità, le delusioni durarono poco: l’ingegner Bernoni era un uomo troppo desiderabile — ed era il padrone d’un’automobile possente — per non riaccendere i cuori e le fantasie di quelle donzelle. La bellissima “Renault” andò nella rimessa a far compagnia alla Mercedes. Le due macchine — la francese e la tedesca si guardarono dapprima in cagnesco... Era naturale del resto: tra Francia e Germania non potevano esserci rapporti troppo cordiali... Nè rapporti di alcun genere erano tra l’ingegner Bernoni e la contessa Zarri. Solo Antonio Savari affermò che una mattina il signore e la signora si erano salutati: cioè che lei aveva chiamato lui con un cenno e gli aveva parlato brevemente, ma con una certa disinvoltura...
— Avran parlato di automobili — scusò qualche signorina. — Lei gli avrà chiesto: “Che macchina è la sua?” “Una Renault, signora contessa. E la sua?” “Una Mercedes, signor ingegnere.” Non più di così...
— Non più di così — ripetè Antonio Savari come un’ironica eco.
In qual modo Lucia Cori, generalmente chiamata Mimì, fosse capitata ad X... non era cosa facile a spiegarsi: esaurimento nervoso. Perciò, un giorno, il dottore le aveva detto:
— Signorina, lei deve lasciar la città. Iniezioni di cacodilato di ferro: aria di montagna.
E Mimì, constatato dinanzi allo specchio che il suo musino era assai patito, aveva deciso di andare a X..., un posto tranquillo, frequentato specialmente da una colonia tedesca: concittadini non ne voleva tra i piedi. E così fu. A Milano, aveva lasciato le spoglie: cappelli di un metro di circonferenza, abiti eccentrici, tanto che ella stessa guardandosi nello specchio, chiusa come in una guaina nel grigio abito attillato, aveva sorriso.
Una signora, non c’era che dire.
Più si guardava, più si vedeva e si sentiva una signora per bene, una di quelle belle signore giovani che lasciano il marito in città e vanno a godersi il fresco e la solitudine sul lago, al mare, in campagna. Le signore hanno ragione: il marito è, in fondo, una cattiva istituzione. La libertà! Godere la libertà d’una cocotte! È il più dolce desiderio delle signore per bene. Ora la cocotte desiderava fingersi signora per bene e provare quel desiderio. Non solo. Avrebbe vestito abiti chiari e semplici, avrebbe tenuto gli occhi bassi; e gli uomini sarebbero stati sempre alla debita distanza da lei... Era in cura, diamine! Doveva curarsi. Ma a X... quella donnina scandalosamente timida venne subito rimarcata.
— Una cocotte — avevano intuito le mamme con orrore.
— Una cocotte — avevano pensato le signorine per bene.
E gli uomini, malinconicamente:...




