E-Book, Italienisch, 336 Seiten
Reihe: Ritratti
Celan Troviamo le parole
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-7452-854-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Lettere 1948-1973
E-Book, Italienisch, 336 Seiten
Reihe: Ritratti
ISBN: 978-88-7452-854-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Ingeborg Bachmann e Paul Celan, due fra le piú grandi figure letterarie e poetiche del '900, si sono scritti per 19 anni tra amori e dissapori, amicizia e incomprensione, ancora amore e silenzio, disperazione, sempre alla ricerca delle parole che li facessero incontrare, mentre Celan affondava cupamente nel cieco dolore per quello che gli sembrava incomprensione dei critici, infedeltà degli amici, 'hitleria, hitleria...', fino a buttarsi un giorno nella Senna. Negli ultimi anni, al loro intenso e straordinario carteggio, si uniscono le voci di Gisèle Lestrange, sposa di Celan, e Max Frisch, nuovo compagno di Ingeborg. Leggere questi carteggi vuol dire assistere impotenti, abbagliati, straziati di pietà reverente, alla vita senza pelle di quattro esseri acutamente autentici - quasi un po' vergognoso, il lettore, della sua impudicizia, come quando antiche tombe restituiscono esseri perduti per sempre, miracolosamente ritrovati.
Autoren/Hrsg.
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Carteggio Paul Celan – Max Frisch
197. Paul Celan a Max Frisch, Parigi, 14.4.1959
| 78, rue de Longchamp | Parigi, 14 aprile 1959 |
Caro Max Frisch,
ieri ho telefonato, d’impulso, sperando di trovarLa al telefono – come già una volta –, ma allora non lo sapevo; volevo pregarLa di un consiglio, di un colloquio, a Zurigo, a Basilea, volevo chiederLe cosa fare – perché qualcosa bisogna pur fare! – di fronte a tanta falsità, infamia e hitleria che dilagano ogni giorno di piú: poche ore prima avevo, infatti, ricevuto una lettera di Heinrich Böll, una lettera che ancora una volta mi dava la prova di quanta bassezza si annidi negli animi di coloro che, molto ingenuamente, venivano annoverati fra quelli che “contano” – ma chi rinuncerebbe mai alla propria “fede ingenua” pur di conservare la fiducia negli uomini?
Ma, ahimè, non si fa in tempo a mettere davanti ai loro occhi ciò che davvero fanno e sono – ed ecco che tornano a trasformarsi in se stessi. Questa esperienza (per niente nuova) adesso l’ho fatta anche con Böll. Non che non fossi preparato: ma che sarebbe stato cosí, cosí evidente nella sua infamia, questo, certamente, non me lo sarei aspettato.
Allora Le ho telefonato, per chiedere a Lei e a Ingeborg se era il caso che io venissi a Zurigo con tutti i miei problemi e le mie perplessità – che Lei conosce da tempo, in ogni forma! – piú o meno fra una settimana. Mi dica, La prego, se Le sta bene, altrimenti posso venire – senz’altro – in un secondo momento (e fino ad allora e oltre ancora continuare a vivere in compagnia dei miei problemi), per esempio, a maggio, durante il viaggio in Austria (dove abbiamo intenzione di trascorrere l’estate) oppure a giugno.
Scusi la fretta e la sconnessione di queste righe e mi permetta di salutarLa molto cordialmente
Suo Paul Celan
198. Max Frisch a Paul Celan, Uetikon, 16.4.1959
Uetikon, 16.4.59
Illustre e caro Paul Celan,
ricevo adesso la Sua lettera. Poco prima ho portato alla posta una lettera da parte di Inge. Venga presto! La prego di essere indulgente se questa lettera non suona molto spontanea, ieri gliene avevo scritta una piú spontanea, ma la Signora aveva trovato sconveniente una frase secondaria, una frase-bazzecola, una frase-chiacchiera, riguardante la Volkswagen che doveva venire a prenderLa per portarLa qui, ma io preferisco non disinfettare lettere di questo tipo, spontanee. Dunque, abbiamo litigato!– del resto, con quella lettera che ho accartocciato cercavo di dirLe che mi fa davvero piacere incontrarLa, che lo desidero da tempo e lo temo perché conosco molto di Lei, attraverso Inge, e molto poco, lo temo non a causa di Inge, ma a causa della Sua opera, che ammiro, per quanto mi è accessibile, e lo temo perché non mi è accessibile in tutte le sue parti, sino a oggi. Penso che Uetikon andrebbe meglio di Basilea dove ci si incontra da ristorante a ristorante; qui vicino, a duecento passi dall’appartamento, c’è un grazioso hotel dove potrebbe pernottare e qui siamo tranquilli e possiamo andare con l’auto dove piú ci piace. Non resti da noi solo per poco! Bisogna darsi l’opportunità di intendersi meglio riprendendo un colloquio, dopo averci dormito sopra. Può trattenersi qualche giorno? Mi creda, ne sono contento.
Resto in attesa cordialmente Suo
Max Frisch
199. Paul Celan a Max Frisch, Parigi, 18.4.1959
15 aprile 1959
Caro Max Frisch,
ho qui la Sua lettera, anche quella di Ingeborg: grazie tante!
Non potrò venire già la prossima settimana, ma soltanto quella successiva, perché mi sono ricordato di un dovere al quale non posso sottrarmi, di un dovere di nipote, cioè della promessa, fatta mesi fa, di recarmi a Londra per la Pasqua ebraica da una vecchia zia e ora, pur non ricordando affatto di essere mai uscito dall’Egitto, celebrerò questa festa in Inghilterra, dai miei parenti, i quali, anche se non mangiano piú il pane azzimo, celebrano questa ricorrenza (non devono, perciò, recarsi a lavorare).
A metà della prossima settimana, dunque, partiamo per Londra, potrei, allora, venire a Zurigo il 28 o 29 aprile – spero che non sia un momento poco opportuno.
Saluti cordialissimi
Suo Paul Celan
200. Max Frisch a Paul Celan, Schuls, 20.7.1959
Schuls, 20.VII
Caro Paul Celan!
I miei medici, qui e a Zurigo, sono contrari alla mia fuga a Sils-Maria, purtroppo, e mi minacciano guai, se non li ascolto. Io allora mi piego e Roma è piú lontana di quanto credessi. – Sono stato contento, sono contento di averLa incontrata, Paul Celan. Forse mercoledí tornerò (segretamente) al lago di Sils. Ho mancato di congedarmi da Sua moglie; La saluti da parte mia.
Suo Max Frisch
201. Paul Celan a Max Frisch, Parigi, 23.10.1959
23.X.59
Caro Max Frisch,
hitleria, hitleria, hitleria. I berretti con visiera.
La prego, guardi cosa scrive il signor Blöcker, la prima delle nuove leve di critici tedeschi, per grazia del buon signor Rychner, autore, ahimè, di saggi su Kafka e Bachmann.
Stia bene!
Suo Paul Celan
201.1 Allegato
| Paul Celan |
| 78, rue de Longchamp (16e) | Parigi, 23 ottobre 1959 |
| (Raccomandata) |
Alla redazione della terza pagina del TAGESSPIEGEL, Berlino
Poiché io, considerando come di nuovo stanno le cose in Germania, non riesco a immaginare che qualcuno dei Suoi, come spero, numerosi lettori – a proposito della recensione delle mie poesie (autore della recensione Günter Blöcker) apparsa sul numero dell’11 ottobre di quest’anno – abbia detto quello che su questa recensione deve essere detto, lo dico io stesso: ciò dipende, verosimilmente, – come pure la mia maggiore libertà nei confronti della lingua tedesca – mia lingua madre – dalla mia origine.
Scrivo Loro questa lettera: il carattere comunicativo della lingua non rappresenta per me un ostacolo e un vincolo cosí forte come per altri; io agisco nel vuoto.
“Fuga della morte”, della quale oggi devo definirmi autore poco serio, è davvero una costruzione grafica, nella quale la linea del suono solo raramente si sviluppa fino a caricarsi di significato. Determinante qui non è la visione ma il gioco combinatorio.
Auschwitz, Treblinka, Theresienstadt, Mauthausen, gli assassini, le gassificazioni; quando richiama alla memoria tutto ciò, la poesia fa esercizi contrappuntistici su carta da musica.
Bisognava, davvero, sbrigarsi a smascherare colui che – non del tutto inconsapevolmente, questo dipende probabilmente dalla sua origine – scrive poesie in tedesco. E qui si prestavano soprattutto espressioni collaudate come “compiaciuto gioco combinatorio dell’intelletto”, “inodore” ecc. D’altronde alcuni autori – questo potrebbe dipendere dalla loro origine – un bel giorno smascherano se stessi; un breve accenno all’avvenuto autosmascheramento allora è sufficiente; perciò si può continuare a scrivere, indisturbati, su Kafka.
Loro, però, obietteranno che l’autore della recensione con “origine”, per esempio, intende soltanto il luogo di nascita dell’autore di quelle costruzioni grafiche. Non posso che concordare: le realtà di Blöcker, non per ultimo i cortesi consigli, alla fine della sua recensione parlano chiaramente in favore di questa opinione.
Questa lettera, dunque, diranno Loro, considerando chiusa la questione, non ha niente a che fare con la recensione. Anche su questo punto sono d’accordo: davvero. Niente. Proprio niente. Io agisco nel vuoto.
(Paul Celan)
P.S. In questa lettera tutte le parti evidenziate con sottolineature sono dovute alla penna del Suo collaboratore Blöcker.
202. Max Frisch a Paul Celan, Uetikon am See, 3.11.1959, non spedita
Uetikon, 3.11.59
non spedita
Caro Paul Celan!
Questo è il quarto tentativo di una lettera che deve rispondere a una Sua, dunque, non potrà piú essere una buona lettera. Sia indulgente! La prima era piú cordiale, ma la cordialità non può essere riprodotta. Siamo amici? Non so proprio in che misura Lei mi prenda sul serio, possa accorgersi di me al di fuori della Sua cerchia. Il nostro breve incontro a Sils: ero felice di poter conoscere il Suo viso e la Sua voce, dopo che il Suo nome, da tempo ormai il nome di un poeta, è diventato nella mia vita un nome a opera di Ingeborg. Per quel che mi risulta: Lei mi dà credito di non essere un antisemita. Ma solo con questo posso muovermi ancora poco, comprende cosa intendo dire? Quasi temo che Lei mi riduca al ruolo di un affidabile antinazista, oppure di uno non affidabile, qualora non reagisca alla critica di Blöcker, come Lei si aspetta. Sarebbe pronto, Le chiedo, a...




