Chong | Flux | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 343 Seiten

Reihe: Sotterranei

Chong Flux


1. Auflage 2024
ISBN: 978-88-3389-617-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 343 Seiten

Reihe: Sotterranei

ISBN: 978-88-3389-617-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Poco prima di Natale Bo perde sua madre, investita da un autobus e dal flusso del tempo. Vent'anni dopo Brandon perde il lavoro, perché il giornale per cui scrive deve proteggere il flusso di cassa. Viene poi avvicinato da un uomo che, senza conoscerlo, gli offre un lavoro e un appartamento. La generosa azienda si chiama Flux, e giura di aver realizzato una batteria che non si scarica mai. Brandon accetta quasi distrattamente, pietrificato da una solitudine emotiva da cui riesce a liberarsi solo quando riguarda le puntate di una serie poliziesca degli anni Ottanta, l'unico ricordo felice della sua infanzia e del rapporto col padre. Passano altri vent'anni e Blue, che può parlare solo con l'aiuto di un dispositivo elettronico, torna nella sede abbandonata di Flux per cercare risposte sul proprio passato. Magari la misteriosa compagnia non ha inventato una batteria infinita, ma di sicuro ha trovato il modo di infrangere il flusso del tempo come un specchio, nelle cui schegge, forse, c'è la madre di Bo, ancora viva. Tra fantascienza e dramma, Jinwoo Chong scrive un'ambiziosa metafora sentimentale sull'unidirezionalità del tempo, che può incrinare anche il più sincero dei legami, facendo sorgere il desiderio di una scappatoia fantastica, di un flusso di energia senza fine da usare per tornare in un passato ideale in cui però non c'è più nessuno, se non un implacabile silenzio.

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2


Lo aspettavano all’ingresso merci, sul retro di un anonimo grattacielo di vetro del centro: una giovane donna con un distintivo al collo e una bottiglia d’acqua Fiji, oltre a Tor, che aveva gli auricolari accesi e parlava animatamente senza nessuno davanti a sé. Con un dito toccò qualcosa a pochi centimetri dalla sua faccia, poi ripeté il gesto altre due volte. Sembrava che l’assistente non gli avesse inviato il foglio di chiamata giusto e che per questo lo stessero massacrando al telefono. Dopo un altro secondo, Tor batté il ricevitore nell’orecchio sinistro e riattaccò, alzando gli occhi.

«Sei in ritardo».

, fece segno Blue alla ragazza con la Fiji. Sembrava agitata, guardò verso di lui, poi verso Tor, che era di nuovo troppo occupato per rispondere.

«Oh, io...», balbettò lei, «io non...»

«Rilassati», disse Tor, «non abbiamo un interprete. Comunque, risolviamo tutto tra un paio di minuti».

Schioccò le dita verso la ragazza della Fiji, che offrì l’acqua a Blue e fece un gesto verso le porte dell’ascensore: «Proprio qui, Mr. Blue».

«Non chiamarlo così», disse Tor mentre entravano. «Non è nemmeno il suo nome».

Sentì il di un altro messaggio in entrata e voltò loro le spalle. La cabina schizzò verso l’alto, molto più velocemente di quanto tutti si aspettassero, facendogli tremare le ginocchia. Le mani e le dita dei piedi di Blue erano intorpidite dalla neve; era grato per il calore. Era stato un viaggio lungo settimane verso quel giorno, la firma dei moduli di liberatoria, un contratto che gli assicurava un compenso per la rinuncia ai suoi diritti d’immagine quando fosse apparso in onda. Era stato in comunicazione costante con Tor da quando la rete lo aveva contattato la prima volta, tanto tempo prima. Ora questo. Gli era stato detto che nella prossima ora si sarebbe svolta quella che chiamavano una prova di visualizzazione, un lavoro preliminare prima delle riprese. Avrebbe incontrato i team delle luci e del trucco, che avrebbero ricreato l’aspetto che volevano avesse quando il programma fosse stato girato, di lì a pochi giorni. Inoltre, sarebbe stato oggetto di diverse inquadrature: a casa, mentre cucinava, mentre saliva e scendeva dalla metropolitana, tutte contro degli schermi, mentre il resto sarebbe stato realizzato tramite realtà virtuale. Gli era stato detto che era più economico rispetto a una ripresa sul posto. Inoltre, il software garantiva ormai una ripresa fluida, senza soluzioni di continuità. Nove persone su dieci non riuscivano a notare la differenza. Il numero che era stato ipotizzato era quaranta milioni: il numero di spettatori in prima serata, contando i livestream e i social. In gran parte si trattava di una proiezione, gli aveva detto Tor in seguito, ma la rete era molto fiduciosa. Un processo penale era uno dei pochi avvenimenti in grado di tenere viva la conversazione in tutto il paese, come era accaduto con Flux quasi due decenni prima. A Blue non era ancora stato chiesto di spiegare perché avesse accettato quell’esclusiva che ne faceva l’unico testimone ancora vivo e disposto a parlare davanti alle telecamere, e perché proprio ora. C’era motivo di credere che ne avesse avuto abbastanza della sicurezza durante il processo che si era svolto tanti anni prima, il passaggio da un hotel all’altro con maschere e guanti, durante la settimana trascorsa a testimoniare davanti al tribunale. Aveva accettato il compenso offerto da Tor, ma non ne aveva bisogno. Era solo perché si era abituato alle attenzioni? Non gli piaceva pensarlo. In vent’anni non era mai arrivato ad ammettere che la sua vita fosse diventata molto più eccitante per questo motivo.

L’ascensore si aprì su uno studio bianco e spoglio, con un’unica scrivania vicina alla porta. Blue fu accompagnato all’interno e gli fu mostrato uno sgabello, sul quale si sedette. Diversi giovani, vestiti da uomini d’affari, si presentarono formalmente, come i bambini soldato di , e si misero al lavoro su di lui, parlando a voce alta dei danni del sole sulle guance e delle rughe intorno agli occhi. Bisognava fare qualcosa per i capelli grigi e per i peli nelle orecchie e nel naso. Si dispersero, e un giovane tecnico che indossava uno schermo facciale e guanti di lattice si avvicinò a lui impugnando una pistola con la punta cromata. Aveva circa diciotto anni.

«Piacere di conoscerla, Mr. Blue. Ora le inseriamo l’impianto e le spieghiamo le regole operative». Sembrava che leggesse da un suggeritore, e forse era proprio così. Blue annuì e, come da istruzioni, si tolse la giacca e la sciarpa. Il ragazzo si soffermò su un punto a destra del pomo d’Adamo con una salviettina alcolica.

«Deve togliersi gli auricolari, per favore».

Blue estrasse le perline bianche dalle orecchie e le mise nella tasca della camicia.

«Ha problemi con gli aghi?»

Blue alzò le spalle, in un gesto ambivalente.

Il ragazzo non disse altro. Dopo aver spostato un paio di manopole sulla pistola, scrutò la punta cromata per un altro secondo, la allineò al collo di Blue e premette il grilletto. Uno schiocco bucò l’aria, forte e sordo nello spazio vuoto. Non fece più male di un forte pizzicotto, ma comunque la zona del collo non era mai stata trattata in quel modo. Blue combatté l’impulso a dimenarsi mentre la pistola ronzava e, prima che avesse il tempo di chiudere gli occhi, un secondo colpì le sue orecchie. A quel punto sussultò. Sembrava che qualcuno gli avesse infilato un dito nella carotide e stesse rovistando tra i muscoli e i tendini alla ricerca di un quarto di dollaro perduto. La pistola fu rimossa, sterilizzata e chiusa in una scatola luminosa. Il ragazzo si girò e gli premette un batuffolo di cotone sul collo, guidando una delle mani di Blue sul punto esatto per mantenere la pressione.

«Tutto a posto», fu l’unica rassicurazione del ragazzo. «Le farà un po’ male per un giorno o due».

Puntò una piccola bacchetta nera sul batuffolo di cotone. Da qualche parte che Blue non riusciva a individuare partì un sibilo, per poi spegnersi. Il ragazzo schioccò le dita attorno alla testa di Blue, istruendolo a seguire il rumore con gli occhi. Poi gli chiese di aprire la bocca e di spostare la lingua su entrambi i lati del viso.

«Okay, Mr. Blue, lei ha perso la capacità di parlare quando aveva ventinove anni. Un’emorragia cerebrale, giusto?» Blue annuì debolmente, con la testa che ancora gli girava.

«Per le persone come lei il passaggio è più agevole. Il suo cervello è ancora tecnicamente predisposto. Di solito le farei fare qualche esercizio, ma è arrivato tardi».

Controllò l’orologio. Sembrava più eccitato che infastidito, pensò Blue.

«Fanculo. Non abbiamo tempo. Lei è un tipo sveglio, Mr. Blue, può passare direttamente a ripetere le frasi, vero?»

Tenne il manganello puntato sul collo di Blue per un altro secondo, poi lo abbassò. «Ripeta dopo di me, per favore: ».

Strizzò gli occhi, in attesa, e Blue si schiarì la gola. Aprì la bocca.

// Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. //

La voce che gli uscì dalle labbra era roca, un rantolo da fumatore che non assomigliava a nulla che avesse mai sentito prima. Aveva le caratteristiche che di solito vengono associate a un uomo molto più anziano, pensò Blue. Anche se ora era quell’uomo molto più anziano, giusto? L’impianto nella sua gola aveva vibrato con una forza che gli solleticava le orecchie, pronunciando le parole al posto suo. Le sopracciglia del ragazzo si sollevarono di un centimetro. Blue si guardò intorno, come se cercasse un sostegno, e trovò solo la ragazza che gli aveva offerto la Fiji, e che ballava con gli auricolari accesi.

«Ha un talento naturale», commentò il ragazzo. «Non ho mai visto un’efficacia simile prima d’ora».

Continuò. «Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione».

// Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. //

«Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser».

// Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. //

Il ragazzo si diede uno schiaffo sul ginocchio, un gesto stranamente provinciale che non sembrava adattarsi al resto del suo corpo. Guardò di nuovo la ragazza, che gli lanciò un’occhiata disinteressata.

«», disse. «Hai presente il monologo finale? È il monologo più iconico della storia del cinema».

«È una cosa di fantascienza?», chiese lei, senza scomporsi minimamente.

// L’ho vivisisto, // disse Blue. Aggrottò le sopracciglia. La voce aveva perso un colpo, poi era tornata su se stessa per correggersi, facendo muovere la bocca di propria iniziativa. Provò di nuovo.

// L’ho visto. //

«Succederà altre volte», spiegò il ragazzo. «L’ingranaggio non è perfetto. È un elettro-lettore che traduce la chimica del cervello e fa vibrare la laringe alle giuste frequenze, stimolando l’area di Broca a formare i movimenti giusti con la bocca. Il cervello da solo funziona a una velocità cento volte superiore a quella di una CPU. Dovrà pensare bene a ogni parola che vuole pronunciare».

// Diventerà più facile? //

«Be’, deve ricordare che si...



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