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E-Book

E-Book, Italienisch, 528 Seiten

Cohen Romanzi

Il gioco preferito - Beautiful Losers
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7521-986-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Il gioco preferito - Beautiful Losers

E-Book, Italienisch, 528 Seiten

ISBN: 978-88-7521-986-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Il gioco preferito, pubblicato originariamente nel 1963, è un esuberante romanzo di formazione, paragonato dalla critica al Ritratto dell'artista da giovane di Joyce, che narra la giovinezza di Lawrence Breavman, figlio unico di una ricca famiglia ebrea di Montreal e alter ego dell'autore, dalla reazione alla morte del padre al controverso rapporto con la religione e la cultura ebraica; dalle scorribande notturne con l'amico Krantz alle ambizioni letterarie, le avventure sessuali e infine la scoperta dell'amore. Beautiful Losers, scritto in Grecia nell'estate del 1965, quando Cohen attraversava il tormentato periodo di crisi spirituale che si sarebbe concluso di lì a poco con l'inizio della sua trionfale carriera di cantautore, ruota attorno a tre personaggi - il narratore, la moglie defunta e un amico - coinvolti in un triangolo amoroso e ossessionati dalla figura di una santa pellerossa vissuta nel Canada del Seicento. Più che seguire una trama lineare, si sviluppa come un flusso di coscienza o una serie di illuminazioni, attingendo ai temi che saranno cari al Cohen musicista - la religione, il misticismo, l'eros, la critica alla società contemporanea - e traducendoli in una prosa visionaria e psichedelica che riscosse l'ammirazione, tra gli altri, di Lou Reed.

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1


Breavman adora i quadri di Henri Rousseau, il modo in cui ferma il tempo.

Sempre è la parola che si deve usare. Il leone annuserà sempre le vesti della zingara addormentata, non ci sarà nessun assalto, non ci saranno budella sulla sabbia: si esprime l’incontro assoluto. La luna, anche se è condannata a viaggiare, non tramonterà mai dalla scena. Il liuto abbandonato non reclama le dita. È pieno di tutta la musica che gli serve.

In mezzo alla foresta il leopardo atterra la vittima umana, che cade più lentamente della Torre di Pisa. Non raggiungerà mai il terreno mentre guardate, e nemmeno se vi voltate dall’altra parte. È a proprio agio nel suo stato di squilibrio. Le foglie e le membra intricate alimentano le figure, in un modo che non è né maligno né benigno, ma naturale, come boccioli o frutti. Ma il fatto che la funzione sia naturale non ne diminuisce il mistero. In che modo la carne animale e quella vegetale sono connesse?

In un altro luogo le radici sostengono una coppia di sposi o un ritratto di famiglia. Voi siete il fotografo, ma non potete mai uscire da sotto il drappo nero o azionare la peretta di gomma o perdere l’immagine sul vetro ghiacciato. C’è violenza e immobilità: gli umani sono coinvolti, e a loro agio in entrambi i casi. Non è la loro foresta, i loro abiti sono abiti da città, ma la foresta sarebbe spoglia senza di loro.

Ovunque si producano violenza o immobilità, lì è il centro del quadro, non importa quanto minuscolo o nascosto. Copritelo con il pollice e tutto il fogliame muore.

2


Nel suo primo anno di college, in un locale chiamato The Shrine, Breavman si alzò con questo brindisi: «Le ragazze ebree non sono più passionali delle ragazze gentili di qualsivoglia area economica. Le ragazze ebree hanno gambe veramente brutte. Questa, naturalmente, è una generalizzazione. In effetti, la nuova ragazza ebrea americana è generata con gambe lunghe e belle.

«Le ragazze nere sono nevrotiche come tutte le altre. Non sono meglio di quelle bianche, a parte ovviamente delle ragazze anglosassoni provenienti da Upper Westmount, ma del resto anche le pecore drogate sono meglio di loro. Le loro lingue non sono più ruvide, né hanno qualità particolari nelle zone lubrificate. Il secondo miglior pompino del mondo lo assegno a una ragazza nera che ho la fortuna di conoscere. Ha una bocca da quarantasettemila dollari.

«Il miglior pompino del mondo (dal punto di vista tecnico) è quello di una puttana franco-canadese che si chiama Yvette. Il suo numero di telefono è Chateau 2033. Ha una bocca da novantamila dollari».

Sollevò il bicchiere appannato.

«Sono felice di farle pubblicità qui dentro».

Improvvisamente stanco della propria voce, si sedette tra le acclamazioni dei compagni. Era atteso per cena, ma non aveva telefonato alla madre. Obbediente, la nuova dose di Pernod diventò bianca.

Krantz si sporse e sussurrò: «Un buon discorso per un verginello di sedici anni».

«Perché non mi hai tirato giù?»

«A loro è piaciuto moltissimo».

«Perché non mi hai fatto smettere?»

«Smetti da solo, Breavman».

«Usciamo di qui, Krantz».

«Riesci a camminare, Breavman?»

«No».

«Nemmeno io. Andiamo».

Si sostennero a vicenda lungo le loro strade e vicoli preferiti. Continuavano a lasciar cadere i libri e i blocchi di appunti. Lanciavano grida isteriche ai taxi che passavano troppo vicino. Stracciarono un testo di economia e lo bruciarono a mo’ di sacrificio sui gradini di una banca di Sherbrooke Street. Si prostrarono sul marciapiede. Krantz fu il primo ad alzarsi.

«Krantz, perché non preghi?»

«Arriva una macchina».

«Lanciale un urlo».

«Una macchina della polizia».

Si misero a correre per uno stretto vicolo. Un odorino delizioso li fermò, diffuso dal ventilatore della cucina di un ristorante costoso. Urinarono tra i bidoni dell’immondizia.

«Breavman, non immagini neanche su che cosa ho rischiato di pisciare».

«Un cadavere? Una parrucca bionda? Una riunione plenaria dei Savi di Sion? Un sacco abbandonato di culi mosci!»

«Shhh. Vieni qui. Piano».

Krantz accese un cerino e tra l’immondizia scintillarono gli occhi di ottone di una rana toro.

«Deve essere scappata da una salsa all’aglio».

«Torniamo indietro e liberiamole tutte. Che le strade brulichino di rane libere. Ehi, Krantz, ho con me il mio kit per dissezionare!»

Decisero di fare una solenne cerimonia ai piedi del monumento ai caduti.

Breavman dispose sul libro di zoologia diversi fogli di carta. Afferrò la rana per le verdi zampe posteriori. Krantz intervenne: «Sai, questo ci rovinerà la serata. È stata una bellissima serata, ma questo la rovinerà».

«Hai ragione, Krantz».

Restarono lì in silenzio. La notte era immensa. I fari delle macchine scorrevano lungo Dorchester Street. Avrebbero voluto non essere lì, avrebbero voluto trovarsi a una festa insieme ad altre mille persone. La rana da sventrare li tentava quanto una vecchia sveglia.

«Devo procedere, Krantz?»

«Procedi».

«Siamo gli addetti alla tortura questa sera. Diamo il cambio ai soliti torturatori».

Con un colpo secco, Breavman le fece sbattere la testa contro la pietra incisa. Il tonfo del tessuto vivente fu più forte di tutto il traffico.

«Se non altro, questo la tramortisce».

Posò la rana sui fogli bianchi e la fissò al libro con degli spilli alle estremità. Trafisse l’addome chiaro con il bisturi. Tirò fuori le forbici dall’equipaggiamento e fece una lunga incisione verticale prima nello strato superiore della pelle e poi in quello inferiore.

«Adesso potremmo smettere, Krantz. Potremmo prendere il filo e ricucirla».

«Sì», rispose Krantz in stato di sogno.

Breavman tirò indietro la pelle elastica e la fissò con gli spilli. Si avvicinarono a guardare i visceri profondi, respirando ciascuno il fiato puzzolente d’alcol dell’altro.

«Questo è il cuore».

Sollevò l’organo con il margine più piccolo del bisturi.

«E così questo è il cuore».

L’involucro grigio e lattiginoso si sollevava e si abbassava e loro lo fissarono meravigliati. Le zampe della rana assomigliavano a quelle di una signora.

«Suppongo di dover proseguire».

Rimosse gli organi uno per volta: i polmoni, i reni. Nello stomaco vennero scoperti un sassolino e uno scarafaggio non digerito. Rivelò i muscoli delle cosce delicate.

Erano tutti e due sospesi, come in trance, quello che operava e quello che guardava. E infine tolse il cuore che appariva già vecchio e stanco, del colore della saliva di un vecchio, il primo cuore del mondo.

«Se lo mettiamo nell’acqua salata continua a battere per un po’».

Krantz si ridestò.

«Davvero? Facciamolo. Svelto!»

Mentre correva, Breavman lanciò il libro di testo, insieme alla rana svuotata, in un cestino di ferro per i rifiuti. Teneva il cuore tra le mani a coppa, timoroso di stringerlo troppo. Il ristorante distava appena un minuto.

Non morire.

«Svelto! Per l’amor del cielo!»

Ogni cosa avrebbe avuto una seconda opportunità se fossero riusciti a salvarlo.

Occuparono un séparé appartato nel ristorante vivacemente illuminato. Dannazione, dov’era la cameriera?

«Guarda, batte ancora».

Breavman lo posò in un piatto di acqua tiepida e salata. Il cuore sollevò la massa lieve altre undici volte. Le contarono una per una e poi non dissero niente per un po’, con le facce accostate al tavolo, immobili.

«Adesso non assomiglia più a niente», disse Breavman.

«A che cosa dovrebbe assomigliare il cuore di una rana morta?»

«Immagino che sia questo il modo in cui le cose malvage accadono, come questa sera».

Krantz gli afferrò la spalla, con il viso tutt’a un tratto illuminato.

«È fantastico, quello che hai appena detto è fantastico!»

Diede una sonora pacca sulla schiena dell’amico. «Breavman, sei un genio!»

Breavman restò perplesso davanti al brusco cambiamento d’umore di Krantz. Silenziosamente, ricostruì la propria frase.

«Hai ragione! Krantz, hai ragione! Lo sei anche tu, per averlo notato!»

Si afferrarono per le spalle, scambiandosi pacche sulla schiena da una parte all’altra del tavolo in laminato, urlandosi complimenti e congratulazioni.

«Sei un genio!»

« sei un genio!»

Versarono l’acqua salata, non che questo avesse importanza. Erano dei geni! Sapevano come succede.

Il direttore volle sapere se desideravano uscire.

3


Fu la prima cosa che notò. La pesante cornice dorata del ritratto del padre. Sembrava un’altra finestra.

«Stai sprecando la tua vita a letto, stai scambiando la notte con il giorno», gridò la madre fuori dalla porta.

«Mi lasci in pace? Mi sono appena alzato».

Fissò a lungo lo scaffale dei libri, osservando il sole spostarsi dal Chaucer rilegato in pelle al Wordsworth rilegato in pelle. Bel sole, in armonia con la storia. Un pensiero consolante di primo mattino. A parte il fatto che era metà pomeriggio.

«Come puoi sprecare la tua vita a letto? Come puoi...



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