Conti | L'Ouroboros Dell'Amore | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 268 Seiten

Conti L'Ouroboros Dell'Amore


1. Auflage 2026
ISBN: 978-3-6957-6863-9
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 268 Seiten

ISBN: 978-3-6957-6863-9
Verlag: BoD - Books on Demand
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Nach dem Zusammenbruch einer okkulten Sekte glaubt Lena, ihre Vergangenheit hinter sich gelassen zu haben. Doch rätzelhafte Zeichen und dunkle Visionen holen sie wieder ein. An der Seite ihrer Freundin Lina beginnt eine Reise, in der Erinnerung, Traum und Wirklichkeit ununterscheidbar werden. Zwischen Angst, Begehren und Shuld entsteht eine immer tiefere Verbindung zwischen den beiden Frauen - ein Band, das Identitäten auflöst und Grenzen überschreitet. Lena und Lina scheinen Spiegelbilder voneinander zu sein, zwei Seelen, die sich zu einer einzigen vereinen. In einem Kreis aus Liebe und Abgrund stell der Roman die Frage, wo das ich endet - und was bleibt, wenn es sich im Anderen verliert. Dopo la caduta di una setta occulta, Lena è convinta di essersi lasciata alle spalle l'orrore del passato. Ma sogni oscuri e segni indecifrabili tornano a insinuarsi nella sua vita. Accanto a lei c'è Lina, presenza familiare e inquietante, con cui intraprende un percorso in cui realtà e visione si confondono. Tra paura, desiderio e memoria nasce un legame sempre più profondo tra Lena e Lina che sembrano riflettersi l'una nell'altra, fino a fondersi, a perdere i confini dell'identità. Al centro del romanzo c'è un amore assoluto e perturbante, capace di dissolverel'io e trasformarlo in qualcosa d'altro.

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2
Il Risveglio di Babalon - Il Cerchio e la Bestia

La luce filtrava attraverso i resti di una vetrata, ridotta a frammenti di vetro scoloriti dal tempo, proiettando riflessi sbiaditi sul pavimento coperto di polvere. Qua e là, pezzi di mosaico si staccavano dalle pareti, rivelando volti in posa solenne, corrotti dall'umidità e dall'incuria.

Ovunque si posasse lo sguardo, il degrado era evidente. Gli oggetti sparsi sembravano reliquie dimenticate di un tempo sacro, mentre l'atmosfera trasudava un'antica devozione ormai dissolta. Seguendo il ritmo ipnotico e ovattato di tamburi, le ombre conducevano verso un'area laterale, illuminata da tremolanti fiammelle. Candele nere, disposte in cerchio, gettavano una luce bassa e inquieta, mentre l'aria era densa del profumo pungente dell'incenso bruciato. Un senso di attesa sospesa gravava su tutto.

Nessuno conosceva il suo vero nome. Tra loro, lo chiamavano solo “V'iniziato”. Avvolto in un mantello scuro, la sua figura si muoveva con precisione al centro del cerchio, dove una tavola intarsiata di simboli arcani attendeva la sua attenzione. I segni riportavano alla mente i testi sacri della Thelema, la dottrina che aveva appreso ossessivamente studiando gli scritti di Aleister Crowley, colui che si era autoproclamato “la Grande Bestia 666”. Il volto dell'iniziato rimaneva nascosto nell'ombra, mentre con calma apriva un antico libro rilegato in pelle, le cui pagine erano ingiallite e macchiate dal tempo.

Intorno a lui, alcuni dei partecipanti si agitavano, scambiandosi sguardi febbrili. Era stato detto loro che il rituale avrebbe condotto a qualcosa di straordinario, capace di infrangere i confini tra il sacro e il profano, tra la carne e lo spirito.

L'iniziato cominciò a recitare con voce bassa e fredda, le parole fluivano come un antico canto, ricordando i versi proibiti di Crowley. Al culmine della preghiera, pronunciò l'aforisma più noto: “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge.” Quelle parole erano il manifesto di un'esistenza libera, un invito alla liberazione assoluta, alla rottura di ogni vincolo morale che non fosse quello imposto dal proprio volere.

Il rituale s'intensificò. Sussurri e gemiti soffocati riempirono l'aria, mentre ciò che era iniziato come una cerimonia mistica si stava trasformando in qualcosa di più oscuro e carnale. I partecipanti si liberarono dei mantelli, i corpi si avvinghiavano in un'orgia di desideri incontrollati, imitando le pratiche della famigerata Abbazia di Thélema a Cefalù, dove Crowley e i suoi seguaci avevano abbattuto ogni limite della trasgressione.

L'iniziato, impassibile, osservava da lontano. I suoi occhi gelidi scrutavano il caos con una calma che solo lui sembrava mantenere. Non era parte del disordine, ma il suo orchestratore silenzioso. Sapeva che la perdita del controllo era una parte essenziale del processo, una tappa verso la liberazione spirituale. L'energia nell'aria cresceva fino a un punto di rottura, sfiorando il delirio.

Il rituale di Babalon, la dea della lussuria e della trasgressione, si stava celebrando in tutto il suo splendore, come nelle antiche cerimonie. Ma questa non era solo una celebrazione: era un atto di rivolta contro le regole della società.

Il richiamo del potere era tangibile, mentre il confine tra carne e spirito si dissolveva nell'unione dei corpi. Come Crowley aveva insegnato, il piacere fisico, se ritualizzato, non era che il riflesso dell'ascesa spirituale, una porta aperta verso l'illuminazione.

In quell'istante, l'iniziato chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Il caos attorno a lui era totale, ma solo lui conosceva la verità: questo era soltanto l'inizio. C'era molto di più da scoprire, molto più da svelare nelle profondità dell'ignoto. La trasgressione era solo il primo passo. L'oscurità, la vera illuminazione, attendeva ancora di essere rivelata.

Il rituale era ormai in piena attività. Al centro della sala, i partecipanti si muovevano sinuosi, corpi nudi che si cercavano, si toccavano, perdendo qualsiasi confine tra carne e spirito.

Ogni gesto era carico di simbolismo, ma anche di un desiderio selvaggio e primordiale, come se ogni impulso fosse stato liberato da una prigione invisibile.

Lo spazio era dominato da un lungo tavolo di legno intagliato, decorato con simboli esoterici che ricordavano i rituali di Aleister Crowley. Il libro di Thoth giaceva aperto, e su di esso vi erano calici d'oro. Le figure attorno al tavolo indossavano maschere elaborate chenascondevanoe i loro volti. Alcune sembravano ispirate a creature mitologiche: corna ricurve, becchi d'uccello, maschere a forma di serpenti. Altri partecipanti avevano scelto maschere più semplici, ma i loro occhi brillavano di una luce eccitata, febbrile.

Gli uomini e le donne, tutti mescolati, sembravano sospesi tra l'estasi e la follia, come se il piacere stesso fosse diventato un rito sacro, un veicolo per trascendere la realtà. Ogni sussurro, ogni gemito sembrava un'invocazione a qualche forza oscura e proibita, come se il confine tra il corpo e lo spirito si dissolvesse in quel cerchio di fuoco e pelle. Alcuni stringevano in mano simboli fallici dorati, altri si cingevano con corde nere annotate con movimenti sensuali, come segni di appartenenza o di dominio.

L'odore della pelle calda, del sudore e del sesso si mescolava a quello pungente dell'incenso. L'atmosfera era pesante, quasi soffocante, eppure c'era un'elettricità nell'aria, una tensione invisibile che prometteva qualcosa di più profondo. Ogni respiro sembrava carico di promesse non dette, di segreti inconfessabili.

Poi l'iniziato, indossando una maschera a forma di teschio, si spostò al centro del cerchio richiamando l'attenzione dei partecipanti. Due donne gli si gettarono palesemente ai piedi, strusciandosi e toccandosi oscuramente.

Non si concesse a loro, ma restò immobile con aria di superiorità, quasi sovrannaturale, mentre i suoi occhi, freddi e lucenti come due pozzi senza fondo, continuarono a scrutare ogni partecipante, come se conoscesse ciascuno dei loro desideri più oscuri.

La sua presenza emanava un'energia nascosta devastante, che si intensificò ancora di più col graduale suono ritmico di tamburi.

Il suono accompagnava l'avvicinarsi di una donna, completamente nuda, con lunghi capelli neri che le ricadevano come un velo sul corpo. Portava una corona di spine sulla testa, un richiamo evidente alla trasgressione e alla negazione del sacro.

Successivamente, la donna si inginocchiò davanti all'iniziato, la testa china in un gesto di sottomissione. Le altre due figure femminili, ancora ai lati dell'uomo, si mossero con gesti misurati e precisi, legando strettamente quella che ora appariva senza dubbio come la vittima sacrificale.

L'orgia era ormai interrotta e tutti gli occhi erano puntati su di loro, aspettando il prossimo passo del rito.

L'iniziato si fece avanti annunciando con voce profonda che l'offerta era stata accettata. Nella mano destra, stringeva un pugnale antico che mostrò sollevando al cielo.

Il pugnale era sottile, con una lama nera come la notte, priva di riflessi. Il manico mostrava incisioni elaborate che formavano un serpente intrecciato intorno a una piccola gemma rossa, pulsante come un cuore. Al di sotto, vi erano incisi simboli, tra cui l'Occhio di Horus, associato spesso agli scritti di Crowley e l'esagramma unicursale.

Seguì un'ondata di sussurri e gemiti da parte dei partecipanti.

Le fiamme delle candele parvero tremolare per un istante attorno a quella lama affilata che scintillava minacciosa.

Il corpo della donna legata tremava, quasi impercettibilmente nel silenzio ritrovato.

Il tempo sembrò rallentare.

L'iniziato sollevò ancora lentamente il pugnale, che alla luce delle candele rifletteva un bagliore minaccioso.

Le donne accanto all'uomo trattenevano la vittima. Il respiro della donna sacrificata era affannoso, ma silenzioso, come se sapesse di non poter sfuggire al rituale.

Poi, dopo attimi che sembravano infiniti, l'iniziato abbassò la lama con un movimento preciso e controllato, facendola affondare nella carne morbida del suo fianco, appena sotto le costole. Un taglio netto, non profondo, sufficiente a far sgorgare il sangue che, rosso e denso, scivolò lungo la sua pelle colando poi nella coppa d'argento che una delle donne aveva prontamente sollevato sotto la ferita.

Il respiro della vittima si spezzò per un istante, un sussulto di dolore trattenuto, ma rimase immobile, mentre il sangue continuava a fluire, riempiendo lentamente la coppa sacrificale.

L'iniziato sollevò poi il calice verso l'alto, pronunciando frasi di Crowley.

Il silenzio nella sala era totale.

Poi, con un gesto solenne, porse il calice alle labbra e bevve un sorso. Il resto del sangue fu versato al centro del cerchio, come offerta definitiva.

Come per magia le fiamme delle candele parvero vacillare per un istante.

Il rituale era completo.

«Accidenti!» esclamai sbalordita. «Se avessi assistito alla cerimonia, avrei certamente rivisto una parte dei miei ultimi sogni mescolarsi tra mondo reale e irreale.» Dissi queste parole a Madame Zephyra subito dopo che ebbe finito il suo racconto sensoriale. Mi sentivo scossa, come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato.

Madame Zephyra mi fissò con uno sguardo...



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