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E-Book, Italienisch, 183 Seiten

Detti Piccoli lettori crescono


1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-590-0369-4
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 183 Seiten

ISBN: 978-88-590-0369-4
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Il computer, la rete, l'e-book, gli sms, l'e-mail sono tutti nuove forme di comunicazione che richiedono un nuovo approccio alla lettura. Questo libro è un pratico manuale che aiuterà genitori, educatori, animatori e insegnanti ad affiancare bambini e adolescenti, per aiutarli a scoprire il gusto della lettura. In queste pagine l'autore analizza le nuove forme della letteratura, fornisce agli adulti consigli per imparare a riconoscere, all'interno dell'enorme scelta di libri per l'infanzia e per ragazzi,i prodotti di qualità e indicazioni sui migliori libri per ragazzi oggi in commercio.

Ermanno Detti È uno dei massimi esperti in Italia dei problemi riguardanti la lettura e i nuovi mezzi di comunicazione, dal libro alla TV, dal computer agli e-book. Giornalista, saggista e scrittore per ragazzi, ha pubblicato un gran numero di studi su lettura, fumetti, giornalini, fotoromanzi, figurine e letteratura popolare, e numerosi romanzi. È direttore e fondatore della rivista «Il Pepeverde», che si occupa di letteratura per ragazzi, e direttore responsabile di «Articolo33», testata sulla formazione.
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2. I giovani e la conoscenza. Verso l’e-book


La trasformazione delle abitudini


Negli ultimi vent’anni sono avvenute diverse trasformazioni che hanno modificato le abitudini umane e in qualche misura le persone. I cambiamenti hanno riguardato vari settori, ma il principale è sicuramente quello economico. È stupefacente vedere come un grande centro commerciale o una catena alimentare o la moda del momento lanciata da una griffe siano presenti, proponendo gli stessi prodotti, ormai in tutte le grandi città del mondo. Un mercato che con rapidità incredibile riesce a proporre gli stessi prodotti — un vestito, un libro, un film — fino agli angoli più distanti o remoti della Terra.

Il fenomeno, almeno nei suoi aspetti più vistosi, è relativamente recente, tant’è che il termine globalizzazione — con cui si indica la crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale, dai prodotti commerciali a quelli culturali — è stato coniato soltanto agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso. È una delle più grandi «rivoluzioni silenziose» della storia, con conseguenze notevoli sugli stili di vita e sulle coscienze. Le reazioni sono diverse, a seconda della personalità, dell’esperienza, delle disponibilità economiche. Tutto ciò può generare uno stato di euforia in chi legge questi cambiamenti come segni di uno sviluppo del progresso umano, ma può creare paure e incertezze, come è avvenuto quasi sempre di fronte alle grandi scoperte e ai grandi mutamenti, i cui effetti non sono facilmente misurabili.

Studi e dibattiti sono naturalmente fioriti su quest’argomento, sul quale c’è una notevole attenzione a livello mondiale. Un settore fondamentale di questo processo riguarda il sistema dell’informazione. Oggi con internet, con il cellulare, con la TV siamo informati in tempo reale su un elevato numero di fatti che accadono nel mondo. Tutto ciò ha una grande ricaduta sulla lettura e sulla scrittura, dove il digitale sta trionfando. In questo settore gli studi procedono con molta, forse troppa, cautela. Le riflessioni sull’influenza delle nuove tecnologie sulla cultura dei popoli sono andate sicuramente oltre le previsioni e le analisi di McLuhan, ma per ora si sono limitate all’osservazione di alcuni dati di fatto. È una cautela comprensibile, la tecnologia con le sue invenzioni è stata più volte capace di smentire chi fino ad oggi ha tentato previsioni.

Mentre noi ci sentiamo sempre uguali — e forse lo siamo — in alcuni momenti ci rendiamo conto che le nuove tecnologie modificano le nostre abitudini, il nostro stesso modo di sentire e di essere. Siamo sempre le stesse persone, ma i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione ci inducono a comportamenti nuovi. C’è una notevole quantità di persone sempre alla ricerca, a volte ossessiva, di informazioni. Chi è abituato a usare quotidianamente il computer, in vacanza può avvertire una forma di deprivazione nel momento in cui non può accedere a internet o alla posta elettronica, se non ha un cellulare che lo tenga in contatto con il suo mondo, se non ha la radio e la TV. Informarsi soltanto e semplicemente leggendo il quotidiano a stampa è ormai sentito come un modo antiquato, i fatti del giorno precedente sembrano notizie ormai ultravecchie. Mentre invece i quotidiani online sono continuamente consultati perché aggiornati in tempo reale.

Non si può negare che le nuove tecnologie offrano elementi di facilitazione del vivere. Come non si può negare che questi comportamenti siano normali: se la versione online di un quotidiano offre notizie più «fresche» perché ignorarla? E perché preferire il quotidiano a stampa se quello che si può leggere in versione elettronica risulta più aggiornato?

Queste nuove abitudini presentano tuttavia il rischio che l’informazione digitale, secca e deprivata da riflessioni, porti a delle inevitabili conseguenze. Ogni tanto si legge sui giornali che i giovani di oggi non sanno più scrivere o che non sanno più farlo in maniera strutturata come un tempo. L’articolazione del pensiero e di conseguenza quella della scrittura deve avere basi formate su uno studio lento e su riflessioni profonde. I nuovi mezzi, invece, si basano sulla velocità dell’informazione e portano a trarre rapidamente conclusioni. Il confronto di idee diviene sempre più raro, occasionale, mentre in passato era invece strettamente intrecciato all’acquisizione di nozioni culturali condivise. L’inganno di questa nuova fruizione sta nella convinzione che ognuno sia stimolato a ragionare con la propria testa.

Il che non sarebbe un male, ma si ragiona sicuramente meglio sulla base di un confronto, di una ricchezza di ipotesi attentamente vagliate e di punti di vista approfonditi. Una società ha bisogno di valori condivisi, di basi culturali comuni per marciare insieme verso obiettivi ideali; e un valore condiviso non nasce da una semplice somma di opinioni, ma dal confronto e dall’elaborazione delle idee, da una ricerca comune. Questo valore hanno le culture, i costumi, le convinzioni morali e religiose e anche, per non dire soprattutto, le Costituzioni degli Stati moderni.

Siamo insomma in una fase in cui le ricchezze offerte dalle nuove tecnologie rischiano di creare scompiglio e qualche frantumazione che tuttavia è ancora difficile ordinare e comprendere, perché per ora gli effetti appaiono contraddittori. Per esempio la televisione, mezzo di comunicazione «vecchio» rispetto al cellulare e al computer, ha avuto grandi meriti anche dal punto di vista dell’unificazione dei popoli. Non solo ha permesso conoscenze universali sulla vita nel mondo, ma ha contribuito all’unificazione linguistica e questo soprattutto in Paesi dalle tradizioni molto diversificate come l’Italia. Prima degli anni Cinquanta del secolo scorso gli italiani avevano difficoltà a comunicare anche a causa dei dialetti profondamente diversi nelle varie regioni italiane. In tempi più recenti tuttavia la TV è accusata, e non senza qualche ragione, di essere uno dei mezzi di comunicazione più condizionanti e istupidenti (si approfondirà l’argomento nel paragrafo La manipolazione delle coscienze).

Si è già parlato della poca propensione degli italiani per la carta stampata. I poco alfabetizzati tuttavia leggono e comunicano più di un tempo, leggono altro: gli sms o le e-mail o più frequentemente le pagine di social-network come Facebook. Molte sono le persone con una bassa cultura e poco scolarizzate, per cui l’unica fonte di informazione è la lettura elettronica. Certo, si tratta di una lettura particolare, perché avviene su uno schermo. La fase della lettura su carta è stata da molti di costoro saltata a piè pari ed è facile intuire che questi lettori del digitale difficilmente si impegneranno nella vita a leggere un libro pieno di argomentazioni o un articolo di riflessioni strutturate e ragionate di un quotidiano, è facile prevedere che considereranno tutto questo un’inutile perdita di tempo. Se partiamo dalla convinzione di Beniamino Brocca, secondo il quale «gli hardware e i software più sofisticati richiedono generazioni più istruite e meglio formate» (Brocca, 2010, p. 4), c’è da essere preoccupati, perché proprio in Italia vi sono moltissime persone poco scolarizzate e i sistemi formativi stanno subendo un degrado dovuto alla crisi economica e a una politica che ha sempre creduto poco nel valore della cultura.

C’è dunque una differenza tra chi usa i nuovi mezzi di comunicazione e ha alle spalle una solida cultura maturata sui libri e chi invece ha saltato questa fase e si è immerso nei nuovi mezzi di comunicazione. Anche se i secondi sono capaci di muoversi nel nostro mondo, presentano una maggiore fragilità perfino nella comunicazione con i nuovi mezzi.

I giovani e la «nicchia conoscitiva»


Spostare il discorso sulla formazione delle future generazioni può avere un senso solo se si è compreso in generale il fenomeno e se non si gettano sui più giovani i problemi da cui noi adulti ci sentiamo immuni. È incredibile come insegnanti e operatori culturali si stupiscano sempre di come cambino i ragazzi e non si accorgano che i cambiamenti riguardano l’intera società. C’è da dire semmai che i giovani, un po’ perché sono più flessibili e disponibili al nuovo, un po’ perché hanno meno «vecchio» a cui essere attaccati, accettano con più entusiasmo e rapidità le novità. Per questo l’esondazione informatica ha provocato e sta provocando cambiamenti più consistenti in ragazzi e bambini.

I giovani mostrano capacità di intuizione, sono svegli, sanno destreggiarsi con perizia e rapidità tra i tasti di un telefonino o di un computer, sono molto informati. Di contro presentano notevoli difficoltà di concentrazione e di uso della memoria; hanno problemi a seguire ragionamenti complessi soprattutto se sono articolati e richiedono una concentrazione per lungo tempo. Conoscono molte cose di vari argomenti anche se si tratta di argomenti disparati, a volte anche insospettabili (molti ragazzi per esempio si interessano particolarmente di animali, di astri e costellazioni, di natura e di fenomeni fisici o chimici); ma si ha l’impressione che manchi una base culturale comune, che ognuno sia «formato» a seconda dei propri interessi individuali. È proprio così, internet e i nuovi mezzi offrono la possibilità di addentrarsi nei meandri della disciplina o del settore di quella disciplina che in quel momento serve o interessa di più; ognuno ha la possibilità di allestire percorsi «fai da te» parziali e frammentari; e in assenza di confronti e di contesti ognuno costruisce la propria «nicchia conoscitiva».

Per questo la...



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