Dickens | Barnaby Rudge | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 1030 Seiten

Reihe: Classici

Dickens Barnaby Rudge


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-169-8
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 1030 Seiten

Reihe: Classici

ISBN: 979-12-5649-169-8
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Barnaby Rudge: A Tale of the Riots of Eighty è il quinto romanzo di Charles Dickens, uscito in origine a puntate settimanali tra il febbraio e il novembre del 1841, e ambientato durante le sanguinose rivolte antipapiste del 1780, che per alcuni giorni sconvolsero Londra e le campagne circostanti. Insieme a Racconto di due città, questo è l'unico romanzo di carattere storico di Dickens. Il racconto prende le mosse da un misterioso quanto oscuro delitto avvenuto ventiquattro anni prima, la cui ombra si proietta ancora sulla sorte dei personaggi. Basti dire che il giorno dopo il delitto nasce per l'appunto Barnaby (l'eroe eponimo del romanzo), a causa del trauma provato dalla madre, che purtroppo non solo è al corrente di chi sia l'assassino, ma all'assassino è più che legata... Il romanzo, dunque, è un succedersi rocambolesco di vicissitudini private e pubbliche, in cui vi sono amori contrastati tra cattolici e protestanti, aspri e irriducibili conflitti generazionali tra padri e figli, e poi, sopra a tutto il resto, i 'savi' e i 'folli' - ed è proprio l'equilibrio tra queste due fazioni il filo conduttore del romanzo. A fare da sfondo, e non solo, i moti rivoltosi. Così la Storia fa irruzione nel mondo dickensiano attraverso le cruenti sommosse antipapiste del 1780, capeggiate da Lord George Gordon. La 'folla' diventa la vera grande protagonista del romanzo: una massa di uomini inferociti, assetati di sangue e senza volto, guidati e spinti da un cieco fanatismo. Infine, a far da contrappunto a quest'ultima ecco la cerchia famigliare piccolo borghese come quella del magnano Varden. Ambiente tipico, nel descrivere il quale, nella sua Comédie humaine, Dickens si può dire non abbia rivali, se non in Balzac.

Charles Dickens nacque a Portsmouth nel 1812 ma si trasferì ben presto a Londra dove visse fino alla sua morte, nel 1870. Autore di bestseller come Oliver Twist, David Copperfield o il Canto di Natale, Dickens fu anche filantropo, editore di due periodici, giornalista e opinion maker. La prosa di Dickens ci sorprende oggi per la sua straordinaria modernità e per la capacità di evocare scene e personaggi che pochi altri contemporanei hanno descritto.
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Introduzione


di Livio Crescenzi e Mariaelena Di Gennaro

Barnaby Rudge: A Tale of the Riots of Eighty è il quinto romanzo di Charles Dickens, uscito in origine a puntate settimanali (febbraio-novembre 1841), e ambientato durante le sanguinose rivolte antipapiste del 1780, che per alcuni giorni sconvolsero Londra e le campagne circostanti. Da notare che, insieme a Racconto di due città, Barnaby Rudge è l’unico altro romanzo di carattere storico di Dickens.

Con i moti rivoltosi che misero a ferro e fuoco Londra e i dintorni, dunque, la Storia fa irruzione nel mondo dickensiano con una precisione e una puntigliosità da cronachista, si direbbe. E certo c’è da rimanere stupiti che Dickens, di scarsissima preparazione accademica e sostanzialmente un autodidatta quanto agli studi, si sia cimentato in un complesso e articolato romanzo storico definito impeccabile da studiosi di grande levatura. C’è una pagina, in David Copperfield – personaggio autobiografico che dà il titolo al libro forse più famoso di Dickens – che descrive bene l’universo letterario del giovane scrittore inglese:

Da quella benedetta stanzetta, Roderick Random, Peregrine Pickle, Humphrey Clinker, Tom Jones, Il vicario di Wakefield, Don Chisciotte, Gil Blas, e Robinson Crusoe, uscivano – tutti illustri ospiti – per farmi compagnia. Tenevano viva la mia immaginazione e la mia speranza che ci fosse qualcosa, al di là di quel luogo e di quel tempo… loro e le Mille e una notte, e i Racconti dei Genii. […] Questo era il mio unico e costante conforto.

In queste parole, ritroviamo le basi di una formazione culturale assai limitata, certo, alla quale però Dickens teneva moltissimo. Formazione culturale che non smise di curare neanche durante le peregrinazioni della sua famiglia, costretta a spostarsi continuamente per sfuggire ai creditori nei due anni successivi all’arresto del padre per debiti, quando il piccolo Dickens, a soli dodici anni, fu costretto ad andare a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe nei bassifondi londinesi. Questo fu per lui fu un grave trauma che lo fece sentire abbandonato e umiliato, tanto che non perdonò mai alla madre questa imposizione. La sete d’istruzione del giovane Charles trovò poi nuove strade in un accanito impegno nello studio della stenografia e nella frequentazione assidua del British Museum, dove continuò a dedicarsi a letture che potessero ampliare le sue conoscenze; tuttavia, come è già stato detto, la sua formazione scolastica e accademica era stata solo una sua personalissima e scapigliata avventura.

Trattandosi di Dickens, come al solito, cercare di descrivere anche solo per sommi capi la trama del romanzo è un’impresa quasi impossibile.

Il racconto prende le mosse da un misterioso quanto oscuro delitto, avvenuto ventiquattro anni prima, la cui ombra si proietta ancora sulla sorte dei personaggi. Basti dire che, il giorno dopo il delitto, nasce, in modo traumatico, Barnaby (l’eroe eponimo del romanzo), a causa dello sconvolgimento provato dalla madre che purtroppo non solo è al corrente di chi sia l’assassino ma all’assassino è più che legata… Barnaby è dunque un ‘idiota’, buono come il pane e ingenuo, un cuore puro che adora il sole, la vita, gli animali e la libertà, e che si discosta, quindi, dall’immagine tipica dell’eroe.

Dickens dà vita a una trama complessa e ricca di azione in cui figure storiche reali (a partire proprio da Lord George Gordon, leader delle rivolte che fanno da sfondo alla storia, ma anche Dennis che esercitò la sua funzione di boia per le pubbliche esecuzioni dal 1771 al 1786, e molte altre che si incontrano nel corso della narrazione) si affiancano a personaggi nati dalla fantasia dello scrittore.

Il romanzo, dunque, è un succedersi rocambolesco di vicissitudini private e pubbliche, in cui vi sono amori contrastati tra cattolici e protestanti, rapimenti, aspri e irriducibili conflitti generazionali tra padri e figli… e poi, sopra a tutto il resto, i ‘savi’ e i ‘folli’. E proprio in questo equilibrio troviamo il filo conduttore del romanzo, a proposito del quale, come giustamente scrisse Fernanda Pivano:

anche a non voler parlare del perfetto studio piccolo-borghese della famiglia Varden, non si può non apprezzare nel libro una indubbia drammaticità, sia pure causata dalla singolare personalità dei tre protagonisti (“il pazzo, il centauro, il boia”), una squisita satira di certe associazioni più o meno segrete e più o meno totalitarie e dei loro convegni e un lodevolissimo sforzo di rendere il colore dell’epoca.1

Charles Dickens iniziò a pensare al romanzo circa cinque anni prima di cominciarne la stesura, un periodo di gestazione senza pari nella sua carriera di scrittore. Firmò per la prima volta un contratto per scrivere il romanzo, allora provvisoriamente intitolato Gabriel Varden, The Locksmith of London, all’inizio di maggio del 1836. All’epoca aveva solo ventiquattro anni, ma stava già scrivendo Il Circolo Pickwick (Mattioli 1885, 2022), ed era ancora impegnato come giornalista parlamentare per il Morning Chronicle.

Alla fine, giunse a un accordo con il suo editore, Richard Bentley: il nuovo romanzo sarebbe stato pubblicato sul Bentley’s Miscellany dopo il completamento di Oliver Twist (Mattioli 1885, 2023), che all’epoca era ancora in corso di pubblicazione a puntate, ma Dickens cominciò a lavorare effettivamente al romanzo solo all’inizio del 1839. All’inizio, aveva solo un’idea approssimativa della trama, ma aveva deciso che avrebbe incluso l’episodio delle rivolte anticattoliche di Gordon a Londra nel 1780. Non appena iniziò la stesura, però, si fermò per un grave dissidio con Bentley, avendo accusato l’editore di sfruttarlo, per cui abbandonò la scrittura, a cui tornò solo dopo la conclusione della Bottega dell’antiquario (Mattioli 1885, 2024), che stava allora comparendo in un nuovo periodico, Master Humphrey’s Clock. Siamo ormai agli inizi del 1841 – in un momento di gravi preoccupazioni per Dickens: era, infatti, più del solito, in serio urto con il padre, che a quanto pare aveva addirittura falsificato il nome del figlio per far fronte ad alcuni debiti. La cosa, com’è ovvio, mandò su tutte le furie Dickens, che pretese in modo perentorio e improvviso che i suoi genitori lasciassero l’Inghilterra. Padre e madre rifiutarono di finire così ‘esiliati’, ma lo scrittore fece pubblicare a sue spese un annuncio sui principali giornali in cui declinava ogni eventuale responsabilità per qualsiasi impegno finanziario sottoscritto dal padre.

In questo romanzo, a parte il rapporto tra la giovane Dolly e Mrs Varden e quello, simbiotico, tra Barnaby e sua madre, sono in realtà le figure paterne a prendersi la scena. Non sorprende, quindi, che i capitoli di Barnaby Rudge – in particolare quelli iniziali – siano animati da conflitti tra padri e figli e dalla presenza di padri freddi o del tutto insoddisfacenti. E forse non è nemmeno un caso che, nel romanzo, i due padri che maltrattano e umiliano i loro figli – Chester e Willet – condividano il loro nome di battesimo con quello del padre dello scrittore – John, per l’appunto. Chester, in particolare, unisce nel libro forme di oppressione personale e politica: un padre pessimo per i suoi figli e una figura pubblica indolente e immorale. Rudge, padre di Barnaby, è un personaggio ancora più sinistro e inquietante, che sembra fluttuare in una dimensione spettrale e, un po’ come accade ad Amleto, anche il giovane Barnaby, insieme a sua madre, appare tormentato dal fantasma del padre. D’altronde, nel corso della narrazione, Dickens attinge alla materia shakespeariana diverse volte, com’è evidente dalle numerose citazioni che rimandano proprio alle sue opere. Rudge padre ci permette di riflettere anche su un altro aspetto del romanzo: l’atmosfera gotica che pervade diversi momenti della storia. Tra rovine, segreti, scene che si svolgono in notti cupe e tetre, sogni, profezie e apparizioni spettrali, Dickens usa l’interazione tra elementi gotici e storici in modo innovativo e peculiare.

Peraltro, il fallimento dell’autorità genitoriale e la messa in discussione dell’autorità in generale fanno, com’è ovvio, da sottotesto quanto all’aspetto politico del romanzo.

Le rivolte di Gordon furono la minaccia più importante per il Parlamento e per le autorità di Londra nella storia della città. Iniziarono come una protesta contro il Catholic Relief Act del 1778, che prevedeva il ripristino dei diritti civili per i cattolici. Ma sotto la guida di Lord George Gordon le prime proteste si trasformarono rapidamente in un’aperta ribellione, durante la quale il Parlamento fu invaso e alcune prigioni, tra cui quella famigerata di Newgate, furono rase al suolo. Per alcuni giorni, Londra, di cui Dickens ci restituisce una topografia dettagliata, fu alla mercé della popolazione in tumulto. Alcune delle scene...



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