Dubois-Collet | La storia prende il treno | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 205 Seiten

Dubois-Collet La storia prende il treno


1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-6783-315-3
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 205 Seiten

ISBN: 978-88-6783-315-3
Verlag: ADD Editore
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«Quando la storia deraglia, spesso lo fa su un treno mitico...» Salite a bordo dei treni più belli del mondo con Sophie Dubois-Collet e rivivete con lei storie incredibili che vi faranno sorridere e commuovere, che vi faranno paura o infonderanno coraggio. Gli appassionati del treno lo sanno: i treni possono essere meravigliose macchine dei sogni... Non esiste invenzione umana che abbia trasformato il paesaggio rurale e urbano quanto il treno. La comparsa delle prime linee ferroviarie e delle prime stazioni, all'inizio del XIX secolo, suscita allo stesso tempo meraviglia e perplessità. Qualcuno pensa che il treno non abbia futuro... eppure la Storia prende il treno: in carrozze spesso simili a salotti, con poltrone di velluto e lampade Art Déco, re, regine e politici prendono decisioni e ricevono visite ufficiali. Vagoni come caveau che trasportano banconote e pietre preziose bottino di epiche rapine, locomotive come armi temibili, talvolta simbolo di libertà e rivolta, ispirazione di pittori, scrittori e registi, i treni di Sophie Dubois-Collet ci portano in India, nel Sudafrica dell'apartheid, negli Stati Uniti e nella Vecchia Europa. Alle vicende della principessa Sissi viaggiatrice in incognito, di Edoardo VIII che in treno raggiunge Miss Warfield, nome da nubile di Wallis Simpson, di un presidente francese caduto dal finestrino, di Obama che - seguendo le orme di Lincoln - viaggia da Philadelphia a Washington, si alternano le rapine di Jesse James, la storia del bunker di Hitler, le battaglie di Gandhi, l'ultimo viaggio della Regina Vittoria e di Winston Churchill, fino alle pagine sull'Orient Express e il Treno azzurro di Agata Christie e Georges Simenon, l'incidente di Dickens, i fratelli Lumière, Mezzogiorno di fuoco e i film di Alfred Hitchcock...

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La Valigia delle Indie


È il 19 novembre 1911. A Parigi i giornalisti sono in fermento per la visita di Pietro I di Serbia, ma anche quanto è appena successo sull’Indian mail, la Valigia delle Indie, merita la prima pagina dei quotidiani nazionali.

«Impresa straordinaria. Alcuni sconosciuti hanno svaligiato l’Indian mail» titola l’«Excelsior». Più pragmatico, «Le Petit Parisien» annuncia: «Un treno postale svaligiato tra Parigi e Mâcon. I malviventi potrebbero aver rubato milioni». Sullo stesso tono, «Le Figaro» informa i suoi lettori: «Rapina su un treno postale. Furto da parecchi milioni», così come «Le Gaulois» che titola in prima pagina: «Colpo alla Valigia delle Indie. La refurtiva ammonterebbe a svariati milioni».

Nella notte tra il 17 e il 18 novembre tre vagoni del postale rapido n. 11 sono stati forzati. Nessuno ha visto né sentito nulla. Il treno era composto soltanto da carrozze per la posta e da carrozze “bagagliaio”1 messe a disposizione dalla Compagnia PLM (Parigi-Lione-Mediterraneo), poiché il numero delle carrozze postali non era sufficiente. Partito da Parigi poco dopo le nove di sera, doveva giungere a Lione verso le quattro del mattino. I vagoni, sprangati e sigillati, contenevano mucchi di sacchi piombati, in particolare quelli della Valigia delle Indie.

Prima di arrivare a Lione, il treno compie alcune brevi soste, prima a Laroche e a Digione, dove viene caricata altra posta, poi a Mâcon dove viene trattata la corrispondenza per la Germania e la Svizzera. Durante la sosta nella stazione di Mâcon gli impiegati si accorgono che il vetro di un “bagagliaio” è rotto. Salgono a bordo e scoprono che i sacchi sono in disordine.

Mentre il treno riparte alla volta di Lione, gli impiegati continuano l’ispezione. Si rendono conto che anche altre carrozze sono state forzate. La prima, con destinazione Sète, conteneva soltanto posta, la seconda era piena di pacchi raccomandati diretti a Marsiglia e la terza aveva a bordo la Valigia dell’Estremo Oriente, in viaggio verso le Indie e la Cina.

Dei centoquindici sacchi caricati a Parigi sul vagone dove si trova la Valigia delle Indie, diciotto sono stati aperti. In quel periodo dell’anno senza dubbio contenevano il denaro che gli inglesi spedivano per Natale alle famiglie in India.

Sul vagone per Marsiglia i sacchi frugati sono settanta. Una delle carrozze trasportava anche la valigia diplomatica – il complesso della corrispondenza che una missione diplomatica all’estero invia al proprio governo, o riceve da esso – spedita dal ministro degli Affari esteri all’ambasciatore francese a Costantinopoli, un bagaglio per cui i ladri non hanno mostrato alcun interesse.

In compenso è sparita la borsa che il ministero della Guerra ha inviato al comandante della piazzaforte di Marsiglia, incaricato, tra le altre cose, di garantire la sicurezza militare della città.

Nel corso della mattina gli impiegati postali richiudono i sacchi in modo che possano ripartire per Marsiglia con il treno delle 12,20 e arrivare in tempo per essere caricati sul Calédonien, il piroscafo diretto in Estremo Oriente.

La Valigia delle Indie, questo il nome del percorso internazionale, era stata costituita dalle autorità britanniche per scambiare nel minor tempo possibile dispacci ufficiali tra Londra e Bombay.

Alla partenza da Londra la posta veniva caricata su vetture hippomobili2 e in seguito trasferita su una nave che, una volta doppiato il capo di Buona Speranza, raggiungeva Bombay, capitale delle Indie britanniche. Erano necessari centoventi giorni prima che la corrispondenza giungesse a destinazione. In seguito la posta venne spedita da Londra a Gibilterra e da lì, attraverso il Mediterraneo, ad Alessandria d’Egitto. Imbarcata su un battello, risaliva il Nilo fino al Cairo dove per mezzo di hippomobili tagliava l’istmo di Suez fino a Port Said. Qui un altro piroscafo, passando per Aden nello Yemen, la portava a Bombay.

Infine, intorno al 1830, gli inglesi decidono di far passare la Valigia delle Indie dalla Francia. Adolphe Thiers per la Francia e Lord Granville per la Gran Bretagna firmano due convenzioni postali: la prima il 30 marzo 1836, la seconda il 10 maggio 1839.

Quest’ultima, tra le tante clausole, prevede che il trasporto della corrispondenza per le Indie possa essere affidato al servizio postale francese; che per ragioni sanitarie le valigie siano in latta o in lamiera; che ogni mese la posta per le Indie parta in nave da Alessandria nei giorni 7, 17 e 27 con destinazione Marsiglia, e da Marsiglia verso Alessandria nei giorni 1, 11 e 21. Viene inoltre indicato che, per il trasporto della corrispondenza tra Marsiglia e Londra a cura dell’amministrazione postale francese, non si dovranno superare le 102 ore, vale a dire quattro giorni e sei ore.

Alla firma della prima convenzione, nel 1836, in Francia non esiste altra ferrovia che quella per il trasporto del carbone, tra Saint-Étienne e Andrézieux. La linea tra Parigi e Le Pecq sarà inaugurata solo l’anno seguente.

Alla firma della seconda convenzione, nel 1839, la situazione è cambiata. Numerose linee ferroviarie sono in costruzione, ma la posta viaggia ancora con le hippomobili. Gli esordi della Valigia delle Indie in Francia sono caotici. Quella in arrivo da Londra viene trasportata su un vagone merci fino a Orléans. Presa in consegna da un postale, raggiunge Roanne dove la caricano su un treno per Lione. Trasferita di nuovo su una diligenza delle poste, arriva a Marsiglia e lì viene imbarcata su un battello per Alessandria.

Soltanto nel 1856, terminata la costruzione della linea tra Parigi e Marsiglia, la Valigia delle Indie viene trasportata in treno da Boulogne-sur-Mer a Marsiglia.

Questa volta sembra che tutto funzioni a meraviglia, ma la guerra franco-prussiana costringe la Francia a interrompere per qualche tempo il passaggio della Valigia delle Indie. La corrispondenza viene fatta transitare attraverso il Belgio, la Germania e l’Italia dove un battello parte da Brindisi per il Cairo. L’anno successivo il treno può di nuovo passare per la Francia, ma i battelli per l’Oriente, anziché da Marsiglia, continuano a salpare da Brindisi.

Nel 1880 la Compagnia Internazionale dei Wagons-Lits, la società che gestisce i servizi ferroviari nel settore dei vagoni letto, aggiunge al postale alcune eleganti carrozze in teck per permettere a uomini d’affari, giornalisti, funzionari e militari di raggiungere più rapidamente l’India e la Cina.

Tra il 1891 e il 1914 la Valigia delle Indie torna a partire da Marsiglia.

In seguito alla rapina avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 novembre 1911 viene aperta un’inchiesta, soprattutto per volontà del capo della brigata mobile di Lione. Il direttore delle poste del Rodano fa inventariare i sacchi rubati.

Le notizie tardano ad arrivare perché, come informa «L’Express du Midi» del 20 novembre: «A Marsiglia non capiscono se i sacchi siano stati aperti dai ladri durante il viaggio o se a rompere i sigilli non sia stato piuttosto il servizio postale di Lione per effettuare un primo smistamento».

L’inchiesta viene affidata in parallelo alla brigata mobile di Mâcon. Si presume che i malviventi siano saliti sul treno alla partenza dalla Gare de Lyon di Parigi. A insospettire la polizia è la maniera in cui si è svolta la rapina. I ladri si sono intrufolati nei vagoni attraverso i finestrini, dopo aver rotto i vetri. Una delle tre vetture, di diversa fattura, ha due sportelli che non si utilizzano quasi mai. È proprio da queste aperture che sono stati gettati i sacchi.

Inoltre, i ladri hanno rotto un vetro protetto da sbarre che non sono riusciti a svellere. Sono quindi stati costretti ad aprire il portellone con un attrezzo speciale, un tubo quadrato d’acciaio, dettaglio che pochi conoscono. Si può quindi scommettere che a svaligiare il treno sia stato un impiegato o un ex impiegato, suggerisce «L’Express du Midi». L’«Excelsior» è del medesimo avviso: «Ciò proverebbe che i ladri conoscevano benissimo il funzionamento del servizio di posta».

Dal 20 novembre in avanti «L’Intransigeant» esclude l’ipotesi di una banda organizzata. Il quotidiano parla di un ladro tanto furbo quanto audace e scrive: «Ciò che al momento pare assodato, è che abbia agito da solo… Da informazioni di fonte sicura, il servizio di sicurezza pensa che il furto possa essere stato commesso da un impiegato della Compagnia ancora in attività o che abbia da poco lasciato l’impiego. Soltanto un uomo che conosca alla perfezione i meccanismi del servizio delle poste, l’andamento dei treni e lo stato dei binari e dei materiali utilizzati, poteva agire con successo in condizioni simili, senza essere notato dal personale in servizio sui vagoni postali».

Il 2 dicembre, nella pagina di cronaca nera, «Le Gaulois» ventila l’ipotesi che la banda dell’anarchico Jules Bonnot, che ha appena assassinato uno dei suoi compari, non sia estranea alla rapina della Valigia delle Indie.

Non è la prima volta che il treno postale fa gola alla delinquenza. Già nel 1889 la Valigia, carica di valori assicurati per quattordici milioni di franchi, era stata saccheggiata sul percorso italiano.

Lo scassinatore del rapido n. 11, che aveva davvero agito in solitaria, si fa...



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