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Eastwood / Kapsis / Coblentz | Fedele a me stesso | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 460 Seiten

Eastwood / Kapsis / Coblentz Fedele a me stesso

Interviste 1971-2011
1. Auflage 2019
ISBN: 978-88-3389-135-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Interviste 1971-2011

E-Book, Italienisch, 460 Seiten

ISBN: 978-88-3389-135-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Clint Eastwood è l'unica star del cinema americano che abbia modellato la propria carriera attraverso film da lui prodotti e spesso diretti e/o recitati. Ed è anche uno dei registi in attività più prolifici, avendo all'attivo quasi quaranta lungometraggi, dall'esordio dietro la macchina da presa di Brivido nella notte al recente The Mule, passando per autentici capolavori come Million Dollar Baby, Gli spietati, Mystic River, Gran Torino. Se come attore la sua fama rimane legata soprattutto ai ruoli del pistolero senza nome nei film di Sergio Leone e al personaggio dell'ispettore Harry «la carogna» Callaghan, come regista ha saputo muoversi all'interno del sistema hollywoodiano rispettandone le tradizioni ma rifiutandosi di aderire alle mode culturali ed estetiche, esplorando in chiave personale e spesso problematica una grande varietà di temi, dalla vita d'artista alla natura dell'eroismo, dal culto della violenza virile alla fragilità dei sentimenti, dal razzismo insito nella società americana all'etica dell'individualismo. Le interviste qui raccolte coprono i quattro decenni della carriera di Eastwood come regista, concentrandosi tanto sulle sue prassi concrete quanto sulla sua poetica e filosofia. E forniscono il ritratto completo e sfaccettato di un vero artista, popolare e raffinato al tempo stesso.

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INTRODUZIONE


Il presente volume è la traduzione della seconda edizione di , la cui prima edizione è uscita nel 1999. Negli anni trascorsi da allora, la trentennale carriera registica di Eastwood è diventata più che quarantennale e i film da lui diretti, che già superavano la ventina, ora sono più di trenta. Questa introduzione, scritta originariamente per la prima edizione, è stata rivista e ampliata, così come i contenuti del volume.

Clint Eastwood è divenuto una star internazionale a metà degli anni Sessanta grazie a un insolito progetto attoriale, una trilogia di western realizzati in Europa. Una volta tornato negli Stati Uniti, ha intrapreso una carriera di regista praticamente senza eguali. Per quarant’anni, pur essendo un attore leggendario, ha recitato quasi esclusivamente in film di cui era produttore o coproduttore, e ancora più spesso regista. Ha diretto ventitré film in cui è anche protagonista, un numero mai raggiunto da alcun attore-regista, a eccezione di Woody Allen. Inoltre è uno dei registi in attività più prolifici. Nel corso della sua carriera Eastwood ha ottenuto ampi riconoscimenti per il suo stile registico, caratterizzato allo stesso tempo da una freddezza classica e un irriducibile tratto personale. Pur essendo pienamente integrato nell’establishment hollywoodiano, ha mantenuto una prospettiva esterna attraverso il rifiuto di seguire le tendenze culturali ed estetiche della produzione cinematografica. «Seguo il mio istinto e faccio i film in cui credo», ha dichiarato a Michael Henry Wilson nel 1984.

Come attore, Eastwood è spesso ricordato principalmente per due dei suoi primi ruoli: «l’Uomo senza nome» dei tre western europei che hanno dato il via alla sua carriera e Harry «la Carogna» Callaghan, l’inflessibile poliziotto di San Francisco con la voce bassa e una grande pistola nella fondina, protagonista di cinque film, quattro dei quali diretti da altri registi (ma non senza suggerimenti di Eastwood, come riportato in diverse delle interviste di questo volume). L’Eastwood regista ha tuttavia creato un corpus più variegato. Nello specifico, i suoi primi film hanno esplorato la vita dell’artista (, , ); hanno messo in discussione l’ethos della virilità e la sua stessa immagine come star (, , , , , ); e hanno sfruttato il western, il più tradizionale dei generi cinematografici americani, come eloquente mezzo di espressione personale (, , , ). In anni più recenti sono emersi altri temi, come i traumi dell’infanzia e della perdita dell’innocenza (, , , ); la natura dell’eroismo (, , , ); e la «difficile condizione delle donne in un mondo patriarcale profondamente imperfetto», nelle parole di Geoff Andrews (, , , ).

Come produttore-regista, Eastwood ha mantenuto un raro livello di indipendenza all’interno del sistema hollywoodiano. Il suo status di star e la sua lunga reputazione di regista parsimonioso ed efficiente sono garanzie economiche per gli studios che distribuiscono i suoi lavori. Nel 1993 Frank Wells, ex presidente della Warner Bros., ha raccontato a Peter Biskind: «Una volta firmato l’accordo, non lo vedevi più fino all’anteprima, e il film costava sempre meno del budget. Facevamo sempre quello che voleva lui». Eastwood, ancora sulla cresta dell’onda dopo sessant’anni nel mondo del cinema, continua a selezionare i progetti sulla base dell’unico criterio citato ripetutamente nelle interviste: la storia dev’essere qualcosa che lui stesso vorrebbe vedere sullo schermo.

«Ho diretto questo film, lo sto montando io stesso e penso che sia un signor lavoro».

Così, intervistato da Rex Reed nel 1971, Eastwood commentava il suo stesso esordio registico, , manifestando un’insolita sicurezza per essere al primo lavoro dietro la macchina da presa. Del resto aveva già maturato diciassette anni di esperienza in televisione e nel cinema. Prima era diventato famoso come coprotagonista di una serie televisiva western, , durante la cui lunga vita (1959-65), aveva acquisito competenze preziose nell’ambito della recitazione e dell’osservazione del lavoro di realizzazione dei film. Come lui stesso racconta in diverse interviste, fu proprio sul set delle infinite transumanze del bestiame negli che emersero le sue prime ambizioni registiche, che tuttavia furono ostacolate dai produttori.

gli consentì di svoltare la carriera nel 1964, allorché uno sconosciuto regista italiano di nome Sergio Leone cercava un cowboy convincente come protagonista di un remake in stile western e a basso budget della di Kurosawa, da girare a Roma e in Spagna. Il giovane mandriano degli decise di cimentarsi con quello strano progetto tagliato su misura per lui. () divenne un successo inaspettato in tutta Europa e diede il via a un nuovo genere, lo «spaghetti western».

Eastwood e Leone raccontano in modo diverso i rispettivi ruoli nel decidere l’aspetto e la natura del misterioso pistolero che Eastwood ha interpretato in e nei due seguiti, e . Sembra comunque fuori discussione che sia stato Eastwood, nonostante le proteste iniziali di Leone, a ridurre il più possibile la caratterizzazione del personaggio rispetto alla sceneggiatura originale, eliminando ogni accenno al suo background e spogliandone le azioni di ogni prevedibilità, così come avrebbe poi fatto con i protagonisti di molti dei suoi film successivi. Eastwood ha raccontato questo aneddoto a Tim Cahill di : «Continuavo a dire a Sergio: “In un vero film di serie A, è il pubblico da solo a farsi un’idea mentre guarda il film; in un B-movie viene spiegato tutto”».

Grazie all’apertura di Leone nei confronti dei suggerimenti del suo attore protagonista, Eastwood poté maturare la prima vera esperienza di collaborazione alla creazione di un film, anche se, come lui stesso lamenta con Stuart Kaminsky, il regista «non mi ha mai riconosciuto alcun contributo stilistico ai film realizzati insieme». Tuttavia la Trilogia del dollaro fece di Eastwood una star internazionale, con tutto il potere che ne derivava.

Negli Stati Uniti l’uscita della trilogia fu rimandata fino all’inizio del 1967, quando approdò nelle sale, seguito dagli altri due film l’anno successivo. Tutte e tre le pellicole ottennero un enorme successo di pubblico, ma nondimeno è sorprendente che quello stesso anno Eastwood potesse già dettare le condizioni alla United Artists per il suo primo ruolo da protagonista in patria. Propose il progetto (, western modesto ma dalle tematiche impegnative) e impose il proprio regista (Ted Post) con il quale collaborò alle revisioni della sceneggiatura durante le riprese. Per poter rivestire il ruolo di coproduttore, Eastwood fondò la propria casa di produzione, la Malpaso. All’epoca era uno stratagemma aziendale nel quadro degli accordi con gli studios, ma a partire dal 1970 sarebbe diventata lo strumento indipendente da sfruttare all’interno della struttura degli studios per garantirsi il controllo totale sui propri progetti.

fu un successo: la singolare carriera di Eastwood era ormai avviata. All’inizio Eastwood alternava produzioni di basso profilo e a budget ridotto (nelle quali, attraverso la Malpaso, manteneva un certo controllo sulla sceneggiatura, sulla regia e sul casting) ai progetti con un grosso budget che potevano dargli sufficiente prestigio e profitti da garantirgli la possibilità di continuare a operare in modo indipendente nel settore. I primi tre film di questo genere furono quelli diretti da Don Siegel: , e .

L’incontro con Siegel, regista veterano dei film d’azione, rappresentò una pietra miliare nella carriera di Eastwood. I due capirono subito di essere sulla stessa lunghezza d’onda registica. In un’intervista realizzata da Patrick McGilligan (non inclusa nella presente edizione), Eastwood ha dichiarato: «[Siegel] è un regista molto essenziale: di solito sa cosa vuole, si mette all’opera e gira quello che ha in mente di girare, senza reti di protezione al contrario di molti altri». Il metodo di Siegel era quindi perfettamente in linea con l’approccio di Eastwood spesso descritto in termini analoghi: sappi cosa vuoi, gira in fretta e passa oltre appena hai finito. Inoltre Siegel era aperto alla collaborazione; come ha lui stesso spiegato a Stuart Kaminsky: «Trovavo Clint molto competente nella realizzazione dei film, molto bravo nel capire come...



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