E-Book, Italienisch, 191 Seiten
Reihe: Narrativa
Fiabe islandesi
1. Auflage 2016
ISBN: 978-88-7091-443-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 191 Seiten
Reihe: Narrativa
ISBN: 978-88-7091-443-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l'Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un'antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura «vivente» piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d'acqua può nascondere un'insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l'eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio, ma anche l'origine di un proverbio o di un'antica credenza che fonde il sacro e il pagano, come quella degli elfi, i «figli sporchi» che Eva non è riuscita a lavare prima di una visita di Dio e che da allora dimorano negli anfratti rifuggendo ogni sguardo umano. Storie in cui i motivi di Biancaneve o della Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un'inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all'anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l'immaginazione, la poesia.
Weitere Infos & Material
Búkolla e la fanciulla
C’erano una volta un uomo e una donna che vivevano in una casupola. Avevano tre figlie che si chiamavano Sigríður, Signý ed Helga. L’uomo e la donna volevano molto bene a Sigríður e a Signý, ma non provavano nessun affetto per Helga, che stava sempre accanto al focolare. Si dice che l’uomo e la donna non avessero nessun oggetto di valore tra i loro possedimenti, a parte una mucca che si chiamava Búkolla. Quella era una bestia di gran pregio, perché anche se veniva munta tre volte al giorno non dava meno di dieci litri a ogni mungitura. L’uomo usciva sempre a pescare a bordo di una tinozza, e ogni giorno sua figlia Sigríður lo raggiungeva nelle zone di pesca per portargli del cibo, che anche lei trasportava a bordo di una tinozza.
Una volta nella casupola accadde che la mucca Búkolla scomparve senza che nessuno sapesse che cosa ne era stato di lei. I due contadini si misero a pensare a una soluzione, così andò che Sigríður venne mandata a cercarla, dopo aver ricevuto una sacca piena di provviste e un paio di scarpe nuove. Cammina e cammina, la giovane raggiunse una collina, dove si fermò a mangiare e recitò queste parole: «Muggisci adesso, Búkolla, se devo trovarti.» Ma la mucca non muggì. Sigríður si rimise in marcia e arrivò a un’altra collina, dove si fermò a mangiare e disse: «Muggisci adesso, Búkolla, se devo trovarti.» Ma nemmeno stavolta la mucca emise un muggito. La ragazza raggiunse una terza collina, si fermò per mangiare e disse di nuovo: «Muggisci adesso, Búkolla, se devo trovarti.» E stavolta sentì muggire la mucca in lontananza, dall’alto di un monte. Allora Sigríður si arrampicò sulla cresta del monte finché non le si aprì davanti l’ingresso di una caverna. Vi entrò. All’interno vide che i tizzoni erano accesi, che sul fuoco c’era una pentola con della carne e sulle braci cuocevano dei biscotti. E c’era anche Búkolla, che stava accanto a una mangiatoia ed era legata con una catena di ferro. Sigríður prese un biscotto dalle braci e un boccone di carne dalla pentola e se li mangiò, poi si avvicinò a Búkolla per liberarla, ma non vi riuscì, così si sedette accanto a lei e la grattò sotto il mento. Di lì a poco la caverna cominciò a tremare tutta e una trollessa fece il suo ingresso nell’antro dicendo: «Sei arrivata, quindi, Sigríður, figlia del contadino: non vivrai a lungo, perché hai rubato cose di mia proprietà.» La trollessa la prese, le torse il collo e lanciò il corpo in una fossa all’interno della caverna.
Adesso torniamo a raccontare della casupola. Il tempo passava e i due contadini, non vedendola tornare, cominciarono a dirsi convinti che Sigríður fosse morta. Così decisero di provare a mandare Signý in cerca di Búkolla, e la ragazza partì. Ma il destino volle che le capitasse in tutto e per tutto ciò che era successo a sua sorella Sigríður, così l’orchessa la uccise gettando il corpo nella caverna.
A questo punto Helga chiese ai genitori di lasciarla andare a cercare Búkolla. I due ritenevano che non servisse a molto, visto che le loro due belle figlie predilette non erano riuscite a trovare la mucca e in tutta probabilità erano morte entrambe, eppure a forza di insistenze Helga ebbe il permesso di partire. Calzò le sue scarpe fatte con il cuoio di scarto, e nella saccoccia dei viveri le misero sugo di sego e grasso di cavallo, pelle di pesce, pinne di foca e licheni. La ragazza camminò a lungo finché non raggiunse anche lei una certa collina. A quel punto pensò: «Qui le mie sorelle si sono fermate a mangiare, e qui mangerò anch’io.» E così si mise a sbocconcellare le sue scorte. Poi pronunciò la frase: «Muggisci adesso, Búkolla, se devo trovarti.» Ma la mucca non muggì. Così continuò a camminare fino a un’altra collina, e le cose andarono esattamente come in precedenza. Infine arrivò alla terza collina, dove si disse: «Qui le mie sorelle si sono fermate a mangiare, e qui mangerò anch’io.» E una volta finito di mangiare fu il momento di dire: «Muggisci adesso, Búkolla, se devo trovarti.» E in quel momento sentì Búkolla muggire dall’alto del monte e si arrampicò verso il punto da dove le sembravano provenire i muggiti. Finalmente raggiunse l’imboccatura di una caverna e vi entrò. C’erano un paiolo di zuppa di carne a cuocere sul fuoco e dei biscotti sulle braci. Helga si diede subito da fare a girare i biscotti e a ravvivare la fiamma sotto la pentola, senza toccare niente; poi si sedette accanto a Búkolla che stava legata vicino a una mangiatoia.
Poco tempo dopo sentì un gran fracasso fuori dalla grotta, che si mise tutta a tremare finché non entrò una trollessa, alta e voluminosa. Non appena la vide disse a Helga: «Sei arrivata, quindi, Helga, figlia del contadino; tu vivrai, perché non hai rubato niente di quant’è mio.»
La notte trascorse e il mattino seguente la trollessa offrì del cibo alla fanciulla, poi dichiarò di voler andare a cacciare nel bosco quel giorno e le disse: «Oggi avrai delle mansioni da svolgere, dovrai riprendermi una spilla che mi apparteneva, quand’ero la bella della famiglia. È da mia sorella, la regina delle valli.» Helga le chiese dove poterla trovare. «Questo dovrai scoprirlo tu», le fu risposto, «e se non tornerai con la spilla entro stasera ti ucciderò.» La trollessa se ne andò, ma Helga non sapeva da che parte cominciare a cercare la spilla e si sedette all’ingresso della caverna a piangere disperatamente. Poco dopo le si avvicinò un uomo dall’aspetto davvero orrendo: portava una giubba di pelle raggrinzita che sul davanti gli scendeva fino a sfiorargli le caviglie, mentre sul dietro gli copriva appena le scapole; dal naso gli colava una bava di muco che arrivava fino alla punta dei piedi. Quell’essere spaventoso le chiese perché piangesse, ma Helga rispose che le sarebbe servito a poco rivelarglielo, perché di certo non poteva fare nulla per aiutarla. «Invece so bene che cosa ti è capitato», ribatté lui, «e se prometti di darmi un bacio questa sera, ti aiuterò a trovare la spilla.» Helga disse che era disposta a farlo e gli domandò anche come si chiamasse, al che l’uomo disse di chiamarsi Dordingull.
Così i due lasciarono la grotta e si misero insieme in cammino finché non arrivarono a una baracca. Appoggiati alla porta c’erano un badile e una pala. Dordingull esclamò: «Badile, sbadila; pala, spala», e il badile e la pala si misero al lavoro scavando per terra finché non portarono alla luce la spilla della trollessa. Allora Dordingull la prese dichiarando di averla trovata, e chiese a Helga se era disposta a baciarlo, visto come stavano le cose, ma la fanciulla si rimangiò la promessa e rispose di non poterlo fare. Poi fece ritorno alla caverna e posò la spilla sul letto dell’orchessa. Quella sera, quando rientrò nella sua grotta, l’orchessa le chiese dove fosse la spilla. «È sul tuo letto», rispose Helga. «Ben fatto», disse l’orchessa, «ma non l’avrai certo trovata da sola.»
Il mattino dopo l’orchessa le disse: «Oggi ho un altro compito da affidarti, Helga: dovrai andare a prendere i miei scacchi, che tengo a casa di mia sorella, la regina delle valli; è da tempo che desidero riprendermeli e non l’ho ancora fatto.» Come il giorno prima, Helga le chiese dove poteva trovare la regina delle valli. «Questo devi scoprirlo da sola», rispose l’orchessa, «e se entro stasera non torni con gli scacchi, ti ucciderò.» Poi se ne andò ed Helga tornò a sedersi a piangere all’ingresso della grotta senza sapere cosa fare. Poco dopo sopraggiunse Dordingull dicendo di volerla aiutare, sempre però che quella sera lei fosse disposta a dargli davvero un bacio. Helga rispose di essere ben felice di accettare le sue condizioni, anzi, avrebbe fatto anche di più se necessario.
Così si allontanarono dalla grotta e camminarono a lungo, finché non distinsero in lontananza una sontuosa dimora. «In quel palazzo vive la regina delle valli», disse Dordingull. «Va’ da lei, ti accoglierà bene e ti consegnerà gli scacchi. Ti offrirà del cibo, ma tu non devi assaggiarne nemmeno un morso. Però dovrai prendere tre bocconi e infilarteli in tasca, e quando sarai seduta a tavola dovrai fare un bel segno della croce sul desco imbandito. Quando ripartirai ti manderà tre lupi alle calcagna: tu allora lancia un boccone a ciascuno.» Così Helga raggiunse il castello. La regina delle valli l’accolse bene e le offrì ricche pietanze su una bella tavola apparecchiata, poi le disse di conoscere il motivo per cui era giunta fin lì alla sua reggia. Quando ogni piatto fu servito la regina delle valli esclamò: «Graffiala, forchetta; tagliala, coltello; e inghiottila, tovaglia!» Ma a quel punto il coltello, la forchetta e la tovaglia risposero: «Non possiamo, regina: Helga ci ha fatto un bel segno della croce addosso!» Allora la regina delle valli andò a prendere gli scacchi ed Helga ne approfittò per staccare tre bocconi di cibo e infilarseli in tasca, senza però assaggiare niente. La regina delle valli consegnò la scacchiera a Helga che si rimise subito in cammino, ma non appena si fu un...




