E-Book, Italienisch, 144 Seiten
Freire Il diritto e il dovere di cambiare il mondo
1. Auflage 2021
ISBN: 979-12-5982-046-4
Verlag: Il Margine
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Per una pedagogia dell'indignazione
E-Book, Italienisch, 144 Seiten
ISBN: 979-12-5982-046-4
Verlag: Il Margine
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È stato uno dei più importanti teorici della pedagogia a livello mondiale. Brasiliano, studia Legge per poi diventare, negli anni Cinquanta, insegnante di storia e filosofia dell'educazione. Dopo un esilio lungo sedici anni, prima in Colombia e poi in Cile, a cui era stato costretto in seguito al colpo di Stato del 1964, tornerà in Brasile e riuscirà a diffondere il suo metodo educativo, tanto che nel 1988 verrà nominato assessore all'educazione della città di San Paolo.
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Lettera-prefazione a Paulo Freire
Paulo,
ho ricevuto le tue Lettere pedagogiche, che Nita gentilmente mi ha inviato, chiedendomi di leggerle e mettere su carta alcune riflessioni al riguardo. Le ho lette con immensa commozione, trattandosi delle ultime lettere che hai scritto alle amiche e agli amici di tutto il mondo. In tanti mi hanno chiesto con insistenza quando saranno pubblicate. Finalmente posso rispondere che Nita e l’Editrice UNESP ne stanno agevolando l’edizione.
Paulo, penso che le lettere di un amico meritino sempre una risposta: per questo ho deciso di scriverti. Non appena ho terminato la mia lettera, Nita mi ha telefonato per propormi di inserirla come prefazione al tuo libro. Mi sono commosso e spaventato al contempo, perché è una grande responsabilità. Tuttavia, non modificherò quasi niente del mio testo, per mantenere lo stile spontaneo e informale che ho adottato per parlarti.
Nella prima lettera ti proponi di scrivere in un’ottica di apertura al dialogo, per far capire alle lettrici e ai lettori che la possibilità del dialogo con l’autore è implicita nelle lettere stesse, nello stile peculiare in cui sono scritte, aperto al dubbio e alla critica. Questo proposito e questo atteggiamento sono stati elementi costanti della tua vita e della tua opera. Mentre leggo i tuoi scritti mi pervadono due sentimenti dialetticamente opposti: una profonda tristezza per la tua assenza e una gioia incontenibile per questa nuova presenza, totalmente diversa da quella assaporata prima del tuo viaggio oltre la Storia. Nei tre anni che sono passati da quando è iniziato il tuo silenzio solenne, ogni volta che ho parlato di te e della tua opera mi è tornata alla memoria una frase molto commovente del filosofo Paul Ricoeur. Ho avuto il privilegio di conoscerlo nel 1983, durante un tirocinio di un mese presso la biblioteca Mounier, a Châtenay-Malabry, vicino Parigi. Parlando della morte di Mounier, sopraggiunta nel 1950, Ricoeur disse: «L’aspetto più crudele della morte è che il nostro amico non risponderà più alle nostre domande». Ricordo che aveva la voce rotta dall’emozione e che rimase a fissare il pavimento in silenzio. Mi colpì sentirlo ripetere, trentatré anni dopo, la stessa frase che aveva scritto nel 1950 in un testo memorabile uscito sul numero speciale della rivista «Esprit» in memoria di Mounier. Il primo paragrafo merita una citazione integrale, perché ha un valore affettivo e un profondo significato ermeneutico. Scriveva Ricoeur:
Il nostro amico Emmanuel Mounier non risponderà più alle nostre domande; una delle crudeltà della morte è alterare radicalmente il senso di un’opera letteraria in corso: non solo quest’opera non sarà continuata, essendosi conclusa, nel vero senso della parola, ma sarà anche strappata al rapporto di scambio, interrogativi e risposte che collocava il suo autore fra i vivi. Per sempre essa è un’opera scritta e soltanto scritta, la rottura con l’autore è un fatto consumato; d’ora in poi l’opera entra nell’unica storia possibile, quella dei suoi lettori, quella degli uomini vivi che se ne nutrono. In un certo senso, un’opera raggiunge la verità della sua esistenza solo quando l’autore muore: ogni pubblicazione, ogni edizione inaugura lo spietato rapporto fra i vivi e il libro di un uomo virtualmente morto (Ricoeur, 1950).
Pur riconoscendo la densità della riflessione di Ricoeur, la lettura dei tuoi scritti, Paulo, e soprattutto delle tue Lettere, mi consente di mettere in discussione quest’ermeneutica del dialogo interrotto.
Il 19 settembre 1998, durante la festa popolare di chiusura del I Convegno Internazionale Paulo Freire, svoltosi a Recife, Nita ha detto che non riusciva a pensarti come assente. Nel 1999 sono tornato nella tua magica Recife e posso dire, in tutta sincerità, che il clima del I e del II Convegno, così come la forza di altre manifestazioni che la tua opera continua a ispirare, a Recife, in diversi municipi dello stato di Pernambuco e in tante altre parti nel mondo, sono la prova provata che tu sei ancora il compagno delle nostre traversate.
Paulo, io sento intensamente la tua presenza-permanenza in tanti eventi dedicati allo studio della tua opera e al dibattito sulle molteplici esperienze che a essa si ispirano, in svariate regioni del mondo. Qui, nel Rio Grande do Sul, il Congresso Internazionale organizzato dall’Università del Vale do Rio dos Sinos (UNISINOS), nel 1998, ha riunito più di millecinquecento partecipanti. Nel 1999, l’Università Regionale Integrata dell’Alto Uruguay e delle Missioni (URI) ha organizzato, a Santo Ângelo, un Convegno Internazionale con ottocento iscritti. Al Congresso della UNISINOS abbiamo fondato il Forum Paulo Freire, spazio permanente di dialogo e scambio di esperienze e studi legati alla tua opera. Al primo incontro del Forum, che si è tenuto presso l’UNISINOS il 21 e il 22 maggio del 1999, ci sono stati più di settanta interventi. A maggio di quest’anno, il secondo incontro annuale sarà ospitato dall’Università Federale di Santa Maria, con il coordinamento del nostro amico Fabio e di altri studiosi dediti alla tua opera nella stessa università. Il Forum Paulo Freire, che è nato come progetto collettivo e come tale continuerà, si terrà ogni anno in una città dello stato. Per la dinamica della sua organizzazione, costituisce un’esperienza molto diversificata, appagante e allo stesso tempo critica e creativa, un’esperienza di dialogo genuinamente «freireano» o «paulino» sulle diverse letture e ricreazioni della tua opera.
Paulo, leggere le tue Lettere pedagogiche è stato come tuffarmi in un’immensa onda cosmica di coraggio, speranza e consapevolezza del fatto che vale la pena continuare a lottare. Sinceramente, ci sono momenti in cui lo sconforto e la depressione sembrano prendere il sopravvento. Ma nel sentirti e saperti interamente fedele, fino alla fine, alla tua scelta irrevocabile di lottare, denunciare e annunciare, con la veemenza di sempre, questi stati d’animo negativi svaniscono. La terza lettera, rimasta incompiuta sulla tua scrivania e scoperta grazie a un frammento pubblicato sul giornale «Folha de S. Paulo» subito dopo la tua morte, ci svela con eloquenza la tua piena e profonda fedeltà al progetto collettivo della liberazione: un progetto del quale sei stato la maggiore fonte d’ispirazione e che, ancora oggi, rappresenta uno dei grandi progetti di solidarietà che appartengono a tutta l’umanità.
Riflettendo, mi sono venuti in mente tre illustri intellettuali, che mi aiutano a caratterizzare il significato storico della tua perseveranza. Ernani M. Fiori, nostro grande amico e straordinario compagno delle tue lotte, disse, nell’ultima conversazione che avesti con lui, nel 1984 (Freire, 1992b): «Paulo, sono felice che tu non ti sia fermato». Queste parole del nostro caro amico, che all’epoca era prossimo a intraprendere l’estremo viaggio, mi rimandano a una veemente affermazione di Gustavo Cirigliano (1995). Dopo aver letto il tuo libro Pedagogia della speranza, il filosofo argentino ha analizzato il senso della tua opera secondo un paradigma temporale scandito da tre fasi: il pre-tempo (periodo inaugurale della grande mobilitazione popolare in America latina che precede le dittature); il contro-tempo (periodo di repressioni, detenzioni, esili ed esecuzioni), e il dis-tempo. Secondo lui, il fenomeno del dis-tempo, o dell’asincronia, ha colpito quasi tutti quelli che, dopo la lunga notte dei regimi militari, sono tornati da diversi tipi di esilio (o hanno rotto il silenzio della repressione). Nel tuo caso, però, l’illustre filosofo afferma con enfasi: «Ritengo che Paulo Freire abbia interrotto la fase del dis-tempo perché non ha mai perso la parola. Si tratta di un’impresa, nel nostro continente».
La frase di Cirigliano «si tratta di un’impresa, nel nostro continente» mi fa pensare alle analisi di un fenomeno abbastanza generalizzato, che James Petra definisce «la ritirata degli intellettuali», i quali rinunciano sempre di più al marxismo e diventano consiglieri politici dell’establishment. Al Seminario Internazionale Ernesto Che Guevara – 30 anni, Petras (1997) ha affermato:
A mio parere, l’attuale interesse per Che Guevara deriva, in parte, dal fatto che il Che è nato ed è morto da rivoluzionario. Nel mondo attuale, molti giovani guardano, ascoltano e disapprovano i personaggi e i leader politici che una volta erano rivoluzionari ma che adesso, in un modo o nell’altro, si sono pentiti e criticano il proprio passato, cercando di formulare progetti di adattamento al neoliberalismo. Utilizzano il prestigio passato, la militanza e il coraggio come strumenti per evitare il dibattito e le critiche alla loro condotta attuale. Il caso del Che contrasta con questa manipolazione dei propri precedenti.
Paulo, ho trovato molto espressivo il titolo Pedagogia dell’indignazione,1 scelto da Nita per il libro che contiene le tue Lettere pedagogiche. Penso, però, che pur denunciando con indignazione, tu fossi clemente e rispettoso con le persone. Ti confesso che, a volte, non riesco a imitare la tua clemenza. Per questo in un mio articolo (Andreola, 1998), pensando alle riflessioni di Petras, ho scritto in tono irriverente: «Mi domando se i tanti ex-rivoluzionari ed ex-di sinistra siano stati davvero rivoluzionari… Sospetto che certe vocazioni rivoluzionarie riguardino più Freud che...




