E-Book, Italienisch, 216 Seiten
Reihe: Figure
Garcia Sottomessa non si nasce, lo si diventa
1. Auflage 2023
ISBN: 979-12-5480-066-9
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 216 Seiten
Reihe: Figure
ISBN: 979-12-5480-066-9
Verlag: Nottetempo
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è nata nel 1985. Ha studiato all'École normale supérieure e ha conseguito il PhD alla Sorbona, è stata ricercatrice a Harvard e a Yale, e attualmente insegna all'Università libera di Berlino. Per Einaudi ha pubblicato Di cosa parliamo quando parliamo di consenso. Sesso e rapporti di potere (2022). Sottomessa non si nasce, lo si diventa è stato tradotto in molte lingue.
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Capitolo 2
La sottomissione femminile: una tautologia?
Chiunque voglia pensare la sottomissione delle donne deve confrontarsi innanzitutto con il seguente problema: poiché l’idea di una sottomissione naturale nuoce palesemente alle donne, siamo tentati di distogliere lo sguardo dalla sottomissione, di dire che non esiste una sottomissione femminile, che si tratta di un preconcetto sessista come tanti altri. Eppure, gli usi linguistici, la cultura classica quanto quella popolare e le rappresentazioni mediatiche suggeriscono che vi è qualcosa di femminile nella sottomissione o di sottomesso nella femminilità. L’uomo sottomesso è spesso deriso per la sua mancanza di virilità e i modelli classici di femminilità sono modelli di sottomissione agli uomini. Cosa dobbiamo pensarne?
Le donne sono masochiste?
Quando parliamo di sottomissione, le immagini che ci vengono di solito in mente sono le seguenti: la donna sottomessa, lo schiavo, il guerriero sconfitto. Per lo schiavo – quasi sempre visto come schiavo – così come per il guerriero sconfitto, questa sottomissione è il risultato di una costrizione fisica contro la quale essi non possono fare nulla. Non sono affatto responsabili della propria sottomissione se non, per quanto riguarda il guerriero, del fatto di non essere stato abbastanza forte da non doversi sottomettere. Invece, nel caso della donna sottomessa, la sottomissione sembra una scelta: la donna ne è dunque responsabile. In questo caso, la sottomissione è una forma di passività consenziente, l’atteggiamento richiesto a una donna rispettabile – si pensi a Penelope che aspetta Ulisse –, oppure una forma degradata di femminilità – contro la quale si posizionavano per esempio le militanti di Ni putes ni soumises. Quando pensiamo alla sottomissione come a un problema , dal momento che si tratterebbe di una rinuncia volontaria e immorale alla propria libertà, il modello che ci viene in mente è una donna.
L’idea che la sottomissione sia tipicamente femminile è alla base dell’opinione comune secondo cui le donne sarebbero naturalmente masochiste, caratteristica che spiegherebbe sia la violenza domestica e coniugale che le disuguaglianze sul mercato del lavoro. L’erroneità di tale opinione è stata dimostrata numerose volte1, ma essa è così diffusa che è interessante vedere come trovi le sue radici nella teoria che Sigmund Freud propone del masochismo. Il problema posto dal masochismo alla psicoanalisi è quello dell’apparente contraddizione che risiede nel ricavare piacere dal dolore subito, in particolare in ambito sessuale. Non è soltanto un problema psicologico – è una forma di perversione o di follia il fatto di provare piacere nel dolore? – ma anche logico. In effetti, piacere e dolore vengono definiti l’uno rispetto all’altro, sono antonimi e, in questo senso, il masochismo sembra rimettere in discussione il principio di non contraddizione. Se c’è piacere, allora non deve poterci essere dolore, e viceversa. Mentre il piacere provato nel dolore è teoricamente impensabile, medici e psichiatri constatano, sul piano pratico, che alcuni pazienti provano piacere nel dolore e lo attribuiscono a una forma di perversione, soprattutto a causa della contraddizione logica che ciò manifesta. È proprio perché Freud si confronta con questo problema che egli scrive, tra il 1905 e il 1924, tre testi che costituiscono le fondamenta della concezione psicoanalitica del masochismo2: “Le aberrazioni sessuali” (1905), “Un bambino viene picchiato” (1919) e “Il problema economico del masochismo” (1924).
Freud considera il masochismo una derivazione, ovvero una seconda fase, del sadismo. In effetti, se consideriamo la libido, come egli fa, una forma dell’istinto di conservazione, allora la tendenza masochista, in quanto distruttrice, non ha senso poiché sembra proprio andare contro tale istinto. Per risolvere questa contraddizione, Freud ipotizza un nesso cronologico tra sadismo inteso come desiderio – di carattere sessuale – di infliggere dolore, e masochismo. Per Freud il masochismo è il contrario del sadismo, ma lo presenta come una sua forma degradata e secondaria. In fantasie come quella che studia in “Un bambino viene picchiato”, il masochismo appare insieme al senso di colpa: il bambino ha un desiderio incestuoso e sadico, che si trasforma in masochismo a causa del senso di colpa che egli prova di fronte a questa fantasia3. È proprio qui che risiede la specificità del masochismo: nasce dal senso di colpa. Il piacere è trasferito nel dolore e nell’umiliazione. Il masochismo non viene più concepito come aberrazione passiva, ma come capovolgimento verso se stessi della pulsione sadica rimossa (nel caso studiato, il bambino desidera che l’altro bambino sia picchiato dal padre poiché costituirebbe la prova che il padre non ama l’altro bambino).
La dimensione incestuosa del rovesciamento masochista spinge Freud a ipotizzare una differenza sessuata del masochismo, che avrebbe dunque un carattere femminile. Egli si interroga sull’influenza del sesso dei pazienti nello sviluppo di questa fantasia e osserva che il masochismo degli uomini “coincide con un atteggiamento ”4, ovvero il masochismo è solo una manifestazione come tante altre della passività – femminile – di questi uomini. Di fronte all’assenza di corrispondenza esatta tra la fantasia degli uomini e quella delle donne, egli conclude che “”, ovvero che nelle donne il masochismo sarebbe una conseguenza normale del complesso edipico mentre negli uomini una “impostazione edipica rovesciata”5 visto che si sviluppa nei confronti del padre. Nelle donne il masochismo è normale, negli uomini è perverso.
Freud sviluppa l’idea di un carattere femminile del masochismo, identificato come passività, nel “Problema economico del masochismo”, in cui propone una sua divisione in tre tipologie: “un masochismo , un masochismo e un masochismo ”6. Il masochismo erogeno, che è il masochismo primario, è il piacere provato nel dolore subito ed è essenzialmente sessuale. Mentre tale masochismo viene presentato come forma originaria da cui gli altri due derivano, Freud non ne dà nessuna spiegazione7. Il masochismo femmineo non è per Freud il masochismo delle donne – è d’altronde considerato solo in quanto manifestazione negli perversi. Corrisponde ai piaceri provati nella passività, ossia in una posizione psichica e sessuale passiva. In Freud, il binomio attività/passività viene concepito come opposizione fondamentale al cuore della differenza sessuale, e contribuisce a definire il maschile (come attività) e il femminile (come passività); perciò, il desiderio di passività viene identificato come desiderio femmineo. Secondo Freud, tale masochismo è il più facile da osservare e in quanto tale viene analizzato per primo. Si basa sul masochismo primario ed esprime un senso di colpa.
Il masochismo morale costituisce la grande novità della concezione freudiana. Consiste nel considerare masochiste le attitudini all’autoflagellazione e si manifesta sotto forma di senso di colpa esacerbato. Le due maggiori differenze tra il masochismo morale e le altre forme di masochismo sono, da una parte, l’assenza di dimensione sessuale nel masochismo morale – “il suo rapporto con ciò a cui attribuiamo il carattere della sessualità è meno saldo”8 – e, dall’altra, l’irrilevanza dell’identità di colui che infligge la sofferenza, poiché l’oggetto ricercato è la sofferenza stessa.
L’analisi freudiana del masochismo illustra il legame tra sottomissione e femminilità: il masochismo femmineo identificato da Freud non è considerato una perversione delle donne ma una perversione degli . Il masochismo è quindi normale nei soggetti femminili, la cui femminilità sarebbe per natura masochista poiché passiva e fondata sul senso di colpa. Se il masochismo è problematico, lo è soltanto negli uomini, la cui natura attiva è in contraddizione con esso. Tale identificazione dell’attività e della dominazione con la virilità da un lato, e dall’altro della sottomissione e della passività con la femminilità, spiega in parte il giudizio negativo dato alla sottomissione: sottomettersi significa mettersi in una posizione di inferiorità analoga a quella della donna nei confronti dell’uomo.
La sottomissione: virtù femminile?
Per Freud, l’identificazione del masochismo con la femminilità si fonda su una forma di essenzialismo: ci sarebbe qualcosa nella natura stessa delle donne che le destinerebbe alla passività, a una sessualità fatta di sottomissione e di dolore. Eppure, nelle rappresentazioni comuni così come nella cultura classica, tale sottomissione non viene loro del tutto spontanea: le decine di migliaia di pagine che la teologia, la filosofia morale e la letteratura dedicano a prescrivere alle donne la sottomissione e a indicare agli uomini come ottenerla ci fanno pensare che la sottomissione sia piuttosto...




