E-Book, Italienisch, 314 Seiten
Reihe: Saggi
Giraudo Quando il ferro costava più dell'oro
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6783-429-7
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Storie per capire l'economia mondiale
E-Book, Italienisch, 314 Seiten
Reihe: Saggi
ISBN: 978-88-6783-429-7
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
La storia dell'umanità è un continuo intreccio di battaglie e rivoluzioni, nascite e tramonti, tutto e tutti costantemente in balia di poteri politici ed economici. Partendo da quando nei mercati assiri il ferro costava otto volte più dell'oro, Alessandro Giraudo ci guida nel tempo e nello spazio raccontandoci che la Casa di San Giorgio, una delle prime banche centrali, nacque per superare la sostanziale bancarotta delle finanze genovesi, che il tesoro inglese impose una tassa sulle finestre per finanziare le guerre contro Luigi XIV, e che Napoleone fu anche capo di un'impresa di falsari intenzionata a distruggere i nemici attraverso l'inflazione. Quando il ferro costava più dell'oro legge la storia come un cubo di Rubik in cui ogni tassello rappresenta una variabile: guerre, religioni, serendipità (la 'scoperta' di Colombo) o coraggio cocciuto (Magellano), carestie e abbondanza non sono che gli elementi perennemente in movimento di un contrappunto senza fine.
Weitere Infos & Material
LA STORIA È UN CUBO DI RUBIK
«La storia, come il romanzo, è fatta anche di menzogne», affermava Umberto Eco in un’intervista a «Le Figaro». In effetti, la grande Storia viene scritta soprattutto dai vincitori e dai loro storiografi, che privilegiano le “verità ufficiali”. Ma la Storia è un prisma con molte facce, tutte legate ai due piani paralleli che le tengono insieme: tempo e spazio. La lettura fatta da un’angolazione leggermente differente può contribuire a una migliore comprensione dell’intreccio tra fatti economici ed eventi politici. I flussi di oro, argento e spezie si mescolano alle grandi migrazioni, ai trasferimenti forzati di intere popolazioni, ai mercati di esseri umani e alle guerre. Da un lato, ci sono la disperazione e la miseria degli schiavi venduti sull’isola di Delo (anche diecimila al giorno), degli schiavi Zani che in quindici anni si ribellano per tre volte nell’estuario di Bassora, degli uomini che scavano senza speranza nelle miniere della Nubia (facendo la fortuna della XVIII dinastia egizia), nel bacino centroasiatico di Mawara’ al-Nahr, nelle regioni dell’Europa centrale e nelle miniere americane dell’impero spagnolo; c’è la rassegnazione delle donne che lavorano nei lupanari romani, di quelle che vivono recluse nei dorati harem degli Ottomani e dei Ming, delle giovani operaie dell’industria tessile cinese che lavorano nei bordelli di Shanghai perché hanno perso il lavoro con la Grande Depressione. Dall’altro lato, ci sono gli agi dei ricchi Romani che frequentano il Foro, degli uomini che bazzicano i bazar dei califfati, dei banchieri fiorentini e dei mercanti veneziani, delle corti principesche, reali e imperiali, dei prelati della Curia romana della Controriforma, dei ricchi mercanti delle Compagnie olandesi e inglesi delle Indie Orientali, dei capitani della nascente industria, in Europa e sulla costa atlantica americana, che si preparano ad assaporare la vita spensierata della Belle Époque.
«Questo è un nodo avviluppato»
«Questo è un nodo avviluppato», canta il sestetto nella Cenerentola di Rossini, in un crescendo sfogliato di contrappunti. Il passaggio dalla civiltà del Bronzo a quella del Ferro fu un trauma per diverse generazioni, così come la caduta della dinastia Han o dell’impero romano. Le conquiste fulminee e l’ascesa dei califfati musulmani avvennero in contemporanea alla caduta delle città dei Maya e della dinastia dei Tang. Il fragore delle Crociate, la conquista e la violenza distruttiva dei Mongoli si intrecciarono ai grandi viaggi di Marco Polo, Ibn Battuta e del ricco Mansa Musa, imperatore del Mali. E tutto si concluse con l’ecatombe causata dalla peste nera nei continenti allora conosciuti, che in meno di un quarto di secolo uccise un abitante su tre. Tutto questo è stato preceduto dal più grande fallimento della storia finanziaria mondiale: quella di alcune banche toscane colpevoli, tra l’altro, di aver prestato troppo denaro a re e principi europei che, per farsi la guerra tra loro, vivevano in uno stato di bancarotta quasi permanente. In un primo momento, le grandi “scoperte” geografiche europee toccarono solo marginalmente la stabilità dei due Paesi più ricchi del mondo: Cina e India. In seguito, le armi da fuoco e l’avidità europea determinarono lo sviluppo dei Paesi del bacino indiano e del mare Cinese. Il passaggio degli interessi economici dalla terra al mare e viceversa alimentò sconvolgimenti strutturali in ambito umano, politico e finanziario. L’introduzione di diverse tecniche agricole o proto-industriali e militari cambiò la vita degli uomini e anche il loro modo di morire combattendo.
Superata l’iniziale incapacità di capire davvero quanto si fosse ingrandito il mondo, la gente comune si sorprese scoprendo l’esistenza di un nuovo continente ed è probabile che si siano rallegrati per il calo dei prezzi delle spezie che galeoni e caracche trasportavano dal bacino indiano ai grandi porti europei. Il ricorso a nuove pratiche commerciali e finanziarie portò all’apogeo delle fiere di cambio e della finanza fatta di cambiali e scritture contabili che saldavano i conti e trasferivano i crediti nel futuro. Eppure, l’intera Europa subì in pieno l’inflazione del XVI secolo. Pochi si resero conto che il baricentro economico si stava spostando dal Mediterraneo latino-ottomano all’oceano Atlantico settentrionale e al bacino indiano. Nel frattempo il quadrilatero Macao-Malacca-Nagasaki-Manila si rafforzava. E nel Rinascimento, pochi capirono di vivere un momento straordinario, travolti da guerre e carestie. Conquistadores, marinai, mercanti e chierici si imbarcarono in avventure il cui tributo era un tasso di mortalità del 30%. Compravano i topi vivi catturati sulle navi per mezzo ducato pur di avere un po’ di proteine fresche; venivano divorati dallo scorbuto, dalle febbri e dalla dissenteria. O semplicemente dalla sete. Eh sì, la fioritura del Rinascimento europeo in parte è stata alimentata dal sangue e dal sudore delle vittime della mita e dagli schiavi che lavoravano nell’inferno di Potosí, respirando veleno nelle miniere di mercurio di Almadén e Huancavelica, o dei minatori che scavavano nelle catene montuose dell’Europa centrale e di Iwami Ginzan, in Giappone.
Intanto l’Europa continuava a buttare nel calderone della guerra migliaia di uomini per motivi religiosi, economici e politici, falcidiati da una nuova terribile ondata di peste, portata dalle truppe che devastavano il vecchio continente. Gli ashigaru giapponesi usavano gli archibugi (comprati dai mercanti portoghesi a Macao) nella lunga guerra civile per la scelta dello shogun. La Guerra dei Trent’anni, subita da molte “madri coraggio” e combattuta dai loro figli, dipinta con realismo da Pierre Bourguignon e Jacques Callot, si concluse quattro anni dopo il suicidio dell’ultimo imperatore della sfolgorante dinastia Ming, che ebbe giusto il tempo di fuggire dalla Città Proibita per impiccarsi a un albero, come Giuda. Troppi erano coloro che non potevano beneficiare delle nuove tecnologie, né assaporare il cioccolato, o accarezzare le sete cinesi, persiane, di Lione, calabresi e comasche, e neppure ammirare il lavoro certosino delle merlettaie, di cenare con porcellane cinesi e Imari, alla luce dei lampadari di Murano o di Boemia. Nel migliore dei casi seminavano mais, pomodori e, più tardi, patate per placare la fame; non avevano il tempo di imparare che, d’un tratto, la Terra non era più al centro dell’universo. L’Europa affrontò i rigori del clima e patì la grande peste del bestiame del 1711. Per più di due secoli il Giappone si chiuse al mondo con il sakoku mentre i Manciù completarono la conquista e la stabilizzazione dell’impero di Mezzo. L’impero russo scoprì i suoi confini siberiani, grazie ai cosacchi, e i mercanti di schiavi trassero lauti profitti dal loro triste commercio triangolare, sostituendo nei Caraibi i corsari e i pirati.
Gli imperi portoghese, spagnolo, olandese e Moghul caddero a pezzi, mentre l’impero britannico raccolse successi in Asia, pur perdendo le colonie americane. La Rivoluzione francese sorprese molti governanti alle prese con le battute di caccia estiva, prima che il turbine napoleonico spostasse milioni di soldati e civili sullo scacchiere europeo. L’antracite inglese vinse la battaglia contro la torba olandese nella nuova rivoluzione industriale, che ancora una volta attirò milioni di contadini negli insalubri insediamenti urbani, mentre la vita del mondo agricolo coloniale veniva sconvolta dai progressi della chimica e della tecnologia. Momenti di gloria e di decadenza si susseguirono fino al XIX secolo; alla tragedia delle due guerre mondiali – in parte ispirate da un egoistico Lebensraum, uno spazio vitale che forse non esisteva – seguì un’eccezionale ripresa. Nel ricostituito mondo bipolare oggi la Cina è tornata a fare da terzo incomodo: fornisce il 35% dei beni prodotti con la rinascita di un polo di sviluppo nell’Indo-Pacifico. Globalizzazione felice o regionalizzazione forzata? Questo è il dilemma che il mondo sta vivendo e si assiste a una ripresa di particolarismi, nazionalismi, isolazionismi aggressivi, il tutto accompagnato da un incremento degli investimenti militari.
Insomma, sono molti i mattoni che partecipano alla costruzione del grande edificio della Storia: conoscerli ci farà capire meglio la struttura. E nell’analisi della realtà è importante conoscere le cause. Allora, può essere interessante sapere che una crisi climatica è stata la causa del passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro, che Alessandro ha condotto un Blitzkrieg inimmaginabile grazie al tesoro persiano, che la peste nera, favorita anche dalla crociata contro i gatti, ha distrutto un terzo dell’umanità ma ha dato origine a un’incredibile rivoluzione, che un paio di secoli di gelo hanno spinto l’uomo a cercare un’alternativa al legno e che la scoperta del petrolio ha favorito lo sviluppo economico ma anche salvato le balene dall’estinzione.
Forse potremmo leggere le vicende della storia come un cubo di Rubik, in cui ogni tassello rappresenta una variabile. Lo scoppio premeditato o inatteso di guerre, i cambiamenti climatici (allora come oggi), gli scontri e incontri di religioni, i conflitti sociali, la serendipità (la...




