Gospodinov | Fisica della malinconia | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 314 Seiten

Reihe: Sírin

Gospodinov Fisica della malinconia

Nuova edizione
1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-6243-694-6
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Nuova edizione

E-Book, Italienisch, 314 Seiten

Reihe: Sírin

ISBN: 978-88-6243-694-6
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo 'io' coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull'autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque. Bestseller pluripremiato in Bulgaria, pubblicato negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Spagna, Austria, Danimarca e in molti altri paesi europei, torna in libreria il romanzo che ha decretato il successo internazionale di Georgi Gospodinov.

Nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue. Di Gospodinov Voland ha pubblicato le raccolte di racconti ...e altre storie (2008), E tutto divenne luna (2018), Tutti i nostri corpi (2020) e i romanzi Fisica della malinconia (2013) - con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo -, e Cronorifugio (2021), con il quale l'autore si è aggiudicato il Premio Strega Europeo 2021. Di lui è stato detto: 'Definito il Milan Kundera della Bulgaria... potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat... ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.'
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IL MAGO


E allora un mago mi afferrò il berretto dalla testa, vi infilò un dito e fece un buco grande così. Scoppiai a piangere, come faccio a tornare a casa col berretto strappato? Lui si mise a ridere, ci soffiò sopra e, meraviglia delle meraviglie, il berretto era di nuovo in perfetto stato. Un vero grande mago.

Ma era un prestigiatore, nonno, mi sento dire.

Un tempo erano maghi e incantatori, poi sono divenuti prestigiatori.

Ma io sono già là, a 12 anni, l’anno è sicuramente il 1925. Ecco la moneta da cinque soldi che stringo nella mano; è umida di sudore e ne tasto il bordo. Per la prima volta sono alla fiera, solo e con soldi.

Venite qui, genteeee... Vieni a vedere il serpente pitone, tre metri dalla testa alla coda e altrettanti dalla coda alla testa...

Mamma mia, cosa sarà mai quel serpente lungo sei metri... Eh, aspetta, dove vai senza pagare, dài cinque soldi... Ma io ne ho solo cinque, non li spreco per un serpente...

Di fronte vendono pomate, argilla per pittura e tinture per capelli.

Coloreeee per baffiiii, ingegno per i grulli...

E chi è quel signore con tutte quelle donne intorno che piagnucolano?

...Nicolino, prigioniero di guerra, e quando a casa se ne torna sente dire che sua moglie è scappata con un altro, Nicolino al pozzo la sorprende e alla moglie stacca la testa, la testa vola e parla, ma Nicolino che cosa hai mai fatto... Su, adesso piangete pure donne... E le donne piangono a tutto spiano e singhiozzano... E ora comprate il libretto delle canzoni per capire quale errore sia mai stato fatto, hanno ucciso una moglie innocente... ll venditore di canzonieri. Mah, quale errore sarà mai stato...

Gente, tanta gente, mi urtano, io tengo stretti i soldi, attento a non farteli rubare, diceva mio padre mentre me li dava.

Stop. Agop. Sciroppo. Scritto a grandi lettere, rosa come il colore dello sciroppo. Mi viene l’acquolina. Quasi quasi me ne bevo uno...

Forza coi galletti di zuccheroooo... mi tenta il diavolo in persona, travestito da vecchia armena. Chi ha buona testa da me si arresta... E adesso? Lo sciroppo o i galletti di zucchero? Sto nel mezzo, con l’acquolina in bocca, e non posso decidermi. Mio nonno in me non riesce a decidere. Ecco da dove viene questa perenne indecisione che mi tormenterà in seguito. Mi vedo come me ne sto là, magrolino, spilungone, con un ginocchio sbucciato, col berretto che sta per essere bucato dal mago, curioso e tentato dal mondo che mi si porge tutt’intorno. Mi allontano ancora un po’, mi vedo dall’alto a volo d’uccello, tutti intorno a me vanno e vengono, io sto fermo, e nonno sta fermo, tutti e due in un solo corpo.

Hop, una mano mi strappa il berretto dalla testa. Sono arrivato al tavolino del mago. Tranquillo, non piangerò, so benissimo cosa mi deve succedere. Ecco il dito del mago dall’altra parte della stoffa del berretto, mamma mia, che buco! La folla intorno a me si smascella dalle risate. Uno mi dà una botta sul collo, mi spuntano le lacrime agli occhi. Io aspetto, ma il mago è come se avesse dimenticato il seguito della storia, lascia il mio berretto bucato da una parte, mi accosta una mano alle labbra, le gira e le mie labbra, orrore!, sono sbarrate. Non riesco ad aprirle. Sono diventato muto, quelli intorno a me stanno scoppiando dalle risate. Tento di pronunciare qualcosa, ma si sente solo un muggito dalla gola. Mmmm. Mmmmm.

Harry Stoev è venuto alla fiera, Harry Stoev è tornato dall’America...

E un uomo corpulento con un vestito da città fende la folla, che mormora e lo saluta rispettosamente. Harry Stoev, un secondo Dan Kolov, un mito bulgaro. Le sue gambe valgono un milione in valuta americana, dice un tale dietro di me. Fa una presa a forbice con le gambe e li soffoca, non possono più muoversi. E la chiamano mossa mortale, sussurra un altro.

Mi immagino nitidamente i lottatori strozzati sbattuti sul tappeto uno vicino all’altro e sento che il respiro mi viene meno, come se fossi stato arpionato dalla presa a forbice mortale di Harry Stoev. Mi affretto a levarmi di torno mentre la folla lo segue. E allora da qualche parte dietro di me sento dire:

Venite qua, genteeee... Il bambino con testa di toro. Prodigio mai visto. Il piccolo Minotauro del Labirinto, solo 12 anni... Cinque leva ve li potete mangiare o anche bere, ma per cinque leva potrete raccontare per tutta la vita quello che avete visto.

Secondo il ricordo di mio nonno lui non sarebbe entrato qui. Ma adesso io sono alla fiera proprio nel suo ricordo, io sono lui e sono irresistibilmente spinto a entrare. Do la moneta, dicendo addio al serpente pitone e ai suoi ingannevoli sei metri, allo sciroppo gelato di Agop, alla storia di Nicolino prigioniero di guerra, ai galletti di zucchero della vecchia armena, alla presa a forbice di Harry Stoev ed entro nel tendone. Dal Minotauro.

D’ora in poi il filo del ricordo di nonno si assottiglia, ma non si spezza. Lui assicurava che non aveva avuto il coraggio di entrare, ma io ci riesco. Lui deve averlo taciuto. Perché io sono qui, dentro il suo ricordo, posso andare avanti se lui non è stato qui prima di me? Non lo so, ma c’è qualcosa che non torna. Sono già all’interno del labirinto, che è costituito da un grande tendone semibuio. Quello che vedo è talmente diverso dal mio libro preferito degli antichi miti greci con illustrazioni in bianco e nero, dove avevo visto per la prima volta il mostruoso Minotauro. Questo Minotauro non è spaventoso, ma triste. Un Minotauro malinconico.

Al centro del tendone c’è una gabbia di ferro lunga cinque-sei passi e alta poco più di una persona. Le sottili sbarre di metallo hanno cominciato ad abbrunirsi per la ruggine. Dentro c’è da una parte un materassino e un piccolo treppiede e nell’altra un secchio d’acqua e della paglia per terra. Un angolo per l’uomo e un altro per la bestia.

Il Minotauro è seduto sullo sgabello, con le spalle rivolte verso il pubblico. Lo shock non proviene dal fatto che somiglia a una bestia, ma dal fatto che in qualche modo è un uomo. È proprio l’aspetto umano che ti impietrisce. Il suo corpo è quello di un bambino, come il mio.

Una prima peluria giovanile sulle gambe, i piedi con dita lunghe, chissà perché mi aspettavo di vedere degli zoccoli. Pantaloncini corti sbiaditi, che gli arrivano alle ginocchia, camicia a maniche corte e... la testa di un giovane toro. Un po’ sproporzionata rispetto al corpo, grande, pelosa e pesante. Come se la natura fosse rimasta in dubbio. Ha eliminato tutto quello che sta tra uomo e toro, si è spaventata oppure si è distratta. Quella testa non è né solo di toro né solo di uomo. Come poterla descrivere se anche la lingua rimane in dubbio e diventa bifida. Il volto (o il grugno?) è allungato, la fronte leggermente arretrata, ma pur sempre massiccia, con le ossa che sporgono sopra gli occhi. (Di fatto è simile a questa la fronte di tutti i maschi della nostra famiglia. A questo punto mi passo involontariamente la mano sul cranio.) La mascella inferiore è molto pronunciata, carnosa, le labbra assai più grosse. Nella mascella si nasconde sempre l’elemento più animalesco, quello che l’accompagna più a lungo. Gli occhi, a causa del viso (o del grugno) allungato e schiacciato, si sono allontanati. Su tutta la superficie del viso c’è una peluria marroncina, non barba, ma una sorta di peluria. Solo verso le orecchie e il collo questa peluria si fa più ispida e i peli crescono in modo selvaggio e disordinato. E malgrado tutto è piuttosto una creatura umana che non un essere del tutto diverso. Alita in lui una tristezza che nessun animale può possedere.

Quando il tendone si riempie, l’uomo fa alzare in piedi il bambino Minotauro. Questi si alza dallo sgabello e guarda per la prima volta la folla raccolta sotto il tendone. Ci passa in rassegna con lo sguardo, scuotendo la testa a causa della disposizione laterale degli occhi. Mi sembra che abbia soffermato più a lungo lo sguardo su di me. Del resto, non siamo coetanei?

L’uomo che ci ha fatto entrare nel tendone (il suo padrone o il suo istruttore) comincia il suo racconto. Una sorta di miscuglio tra leggenda e biografia, costruita nel corso delle innumerevoli occasioni nelle diverse fiere. Una storia nella quale i tempi si inseguono e si confondono. Alcuni avvenimenti si svolgono nel presente, altri in un passato remoto e dimenticato. Anche i luoghi si rimescolano, regge e scantinati, re cretesi e pastori del posto edificano il labirinto di questa storia del bambino Minotauro fino al punto che tu ti smarrisci in essa. Si rigira e contorce come un labirinto e purtroppo non riuscirò mai a ripercorrerne i passi. Una storia con corridoi ciechi, fili che si spezzano, luoghi sordi e scuri ed evidenti incongruenze. Quanto più sembra inverosimile, tanto più sei portato a crederci. Una linea pallida e retta, come unicamente posso ora esporla, senza la magia di quel racconto, consiste più o meno in quanto segue.

Helios, il nonno materno del bambino, era il responsabile del sole e delle stelle, la sera chiudeva a chiave il sole e portava in cielo le stelle, come si porta un gregge al pascolo. La mattina faceva rientrare il gregge e faceva uscire fuori il sole a pascolare. La figlia del vecchio, Pasifae, la mamma di questo ragazzo, era dolce e bella, andò in sposa a un grande re, da qualche parte, laggiù, nelle isole. Questo accadde tanto tempo fa, ancora prima delle guerre. Era un regno...



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