Gottlieb | Un ragazzo d'oro | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 229 Seiten

Gottlieb Un ragazzo d'oro


1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7521-913-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 229 Seiten

ISBN: 978-88-7521-913-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
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Todd Aaron aveva undici anni quando in un giorno di pioggia la madre lo accompagnò nell'ennesima comunità di cura per bambini autistici. Adesso «la pioggia che cadde quel giorno ha quarantuno anni», e Todd non è più tornato a casa, eppure a Payton è sereno: legge l'Enciclopedia Britannica, svolge diligentemente i lavoretti che gli vengono assegnati e soprattutto prende sempre le sue medicine. È un punto di riferimento nella comunità, l'anziano del villaggio: in poche parole, un «ragazzo d'oro». Finché due eventi alterano il suo equilibrio: l'arrivo di Mike Hinton, un nuovo operatore che lo terrorizza, e quello di Martine, una bellissima ragazza «ad alto funzionamento» che gli insegna il valore delle storie, la libertà, il diritto alla disobbedienza. Per Todd niente sarà più lo stesso: compra delle mappe dell'America e disegna «un fiume grigio di matita» che da Payton arriva fino a casa sua. Non gli rimane che prepararsi alla fuga, e alla più grande avventura della sua vita. Con Un ragazzo d'oro, accolto con entusiasmo in patria e insignito del premio The Bridge come miglior romanzo americano inedito in Italia, Eli Gottlieb ha compiuto un piccolo, grande miracolo: raccontare l'autismo in prima persona, senza ombra di compiacimenti o di patetismi, regalandoci un personaggio e una voce dalla tenerezza disarmante.

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Quattro


Il giorno dopo che Tommy Doon ha provato a farmi venire i volt mi sono svegliato e ho preso le pillole, come faccio sempre. Ogni giorno prendo il Risperdal che mi fa stare tranquillo, il Lipitor che mi tiene in forze, il Paxil per essere felice, il Lunesta di sera per dormire, l’olio di pesce per ammorbidire le feci e la cardioaspirina per il cuore. Le medicine stanno in un rotolo fatto di tante bustine, e dentro le bustine ci sono le pillole, tutte ordinate. Su ogni bustina del rotolo c’è scritta l’ora e la data così io so precisamente qual è quella speciale che contiene tutte le pillole per quella parte del giorno, e la strappo.

Per via delle pillole mi sento sempre un po’ stanco, ma è importante che le prenda perché altrimenti potrebbero chiamare un Dottor Forzuto. «Chiamata per il Dottor Forzuto», dicono dagli altoparlanti quando un residente sta per fare le bizze e gli operatori sono costretti a immobilizzarlo. «Il Dottor Forzuto è richiesto con urgenza», dicono.

Io ho riempito un bicchierone di acqua tiepida e ho preso le pillole ingoiandole tutte insieme. Poi, visto che era domenica mattina e mi aspettava un Tempo Libero più lungo del solito, mi sono seduto e ho fatto quello che faccio ormai da molti giorni. Ho pensato al bastone.

Il bastone era un bastone appuntito che apparteneva al signor Deresiwicz, il custode del villaggio. Lo usava per raccogliere le cartacce che trovava sul vialetto o sull’erba. Certi pomeriggi, mentre lavoravo al suo fianco nella Squadra Prati, ero sicuro che se avessi avuto il bastone, se solo avessi potuto infilzare le cartacce a terra e ficcarle nel sacco come faceva lui invece di essere costretto a smettere di camminare per piegarmi a raccoglierle, allora sarei stato una persona a cui mancava pochissimo per andarsene da Payton, una persona che magari un giorno avrebbe anche potuto vivere da sola e perfino guidare la macchina.

Quindi mi sono messo a esaminare quel bastone, che era solo un paletto di legno sottile con una punta di ferro. Un po’ più tardi quel pomeriggio, quando il Tempo Libero era finito e avremmo dovuto essere tutti nella Sala Grande a guardare un talent show, ho attraversato il campus deserto fino al laboratorio di falegnameria. Lì ho trovato un vecchio manico di scopa in un cumulo di legna. Ho usato il seghetto speciale con la lama sottile sottile e la schiena lunga e curva come un uomo che prega e gli ho tagliato la punta. Poi ho segato via anche la testa di un chiodo, ma senza fare rumore, e piano piano col martello ho ficcato il chiodo nel bastone e poi l’ho limato per farlo tornare appuntito dove lo avevo appiattito con il martello. Era proprio uno splendido attrezzo infilza-cartacce e io ero soddisfatto di me e rimettendo in ordine fischiettavo. Quando ho finito ho messo il bastone dietro una siepe nel prato e sono andato a vedere il talent show.

Solo che alla fine non c’era un talent show, ma una canzoncina. Di solito cantiamo una canzoncina tutti in coro nella Sala Grande per dare il benvenuto a un nuovo operatore. Il problema era che quando sono entrato nella Sala Grande quella sera e ho visto chi era il nuovo operatore mi sono sentito male all’istante. Era seduto nella Sala Grande al centro di una folla di persone e avevano appena cominciato a cantare la canzone di benvenuto. Si canta sulla musica di «Brilla brilla la stellina» e fa così:

Poi tutti fanno un applauso, esultando come se fosse la canzone più bella e più divertente che abbiano mai sentito. Ma di solito durante queste canzoncine io muovo solo la bocca senza cantare davvero, perché la mia mente è concentrata sul distributore di bibite che sta in una nicchia nella parete lì vicino, e che è pieno di tantissime lattine fresche di Mountain Dew, Sprite e birra analcolica. A volte, dopo uno spettacolo, Raykene mi dà il permesso di comprarne una.

Il nuovo operatore si è alzato in piedi. Aveva i capelli lunghi dietro e corti davanti. Aveva dei baffi che scendevano da tutti e due i lati come il generale della guerra di secessione che avevo visto in foto su un giornale. Ha aspettato che finisse la canzoncina e poi ha detto: «Uff, a questo punto dovrei fare un discorso, giusto? Ok, sono Mike Hinton e vengo da qua vicino, da Gatesboro. Per farla breve: scuola superiore e poi una gitarella al college statale che è finita prima ancora di cominciare. Subito dopo c’è il servizio di leva, ossia due vacanze in Iraq, 21° Cavalleria e Secondo battaglione. Nella classifica delle esperienze toste la guerra fa il primo posto e forse anche il secondo, ma nel frattempo ho rimediato due medaglie al valore. Questo è tutto. Dopo aver finito il militare sono tornato a casa pensando che con avevo chiuso, e mi sono detto, »

Tutti annuivano.

«Quindi mi sono iscritto a un corso per fare l’educatore», ha detto Mike, «che mi ha veramente aperto gli occhi, sissignore, me li ha aperti eccome. Ma ho fatto presto ad accorgermi che io volevo fare qualcosa di concreto nel mondo invece che leggere libri e basta. Che vi devo dire, volevo sporcarmi le mani e bagnarmi i piedi».

Si è guardato intorno e ha cominciato a masticare lentamente come se si stesse mangiando un pezzo di serietà. «Senza dilungarmi troppo», ha detto, «per me è veramente importante essere qui in questa comunità di gente splendida, dove ho la possibilità di fare la differenza. E grazie per la fiducia che mi avete accordato assumendomi». Ha sorriso. «Tadà. È tutto».

Tutti hanno applaudito mentre Mike Hinton si guardava intorno lentamente nella stanza, cercando di piantare gli occhi su ogni singola faccia nella folla. Ma quando è arrivato a me la brutta sensazione nella mia pancia si è fatta all’istante più profonda, come quando sei sulle montagne russe e il trenino schizza in alto così veloce che lo stomaco ti resta appiccicato sul fondo. Sotto quei baffi aveva gli stessi denti gialli di mio padre e anche gli stessi occhi e io ho cominciato a lamentarmi piano, incapace di fermare i ricordi brutti.

Mio padre era morto ma adesso era tornato a parlare e a guardarmi da sotto la faccia di un altro. Il lamento che facevo è diventato più forte e subito dopo era un ululato incontrollabile nella mia bocca. Molti operatori hanno iniziato a venire verso di me ma la faccia di Mike Hinton mi mandava lampi come da un cerchio di luce in mezzo alla stanza. Dalla faccia sembrava sapere esattamente cosa stavo pensando, cose che lo rendevano furioso. Sembrava che avessi appena buttato del fango sulla torta bianchissima della sua vita.

Raykene mi ha preso dolcemente per un braccio e mi ha fatto uscire dalla stanza e poi mi ha accompagnato alla villetta. «Todd, shhhhh, ora basta», ha detto. «Lo sai che fai sempre così quando arriva un nuovo operatore maschio, hai fatto così anche con Roy e Lebron. Ma Mike ti piacerà, tesoro, credimi. Ci ho parlato ed è una brava persona, uno dei nostri, proprio come te».

Mi ha fatto lavare i denti e la faccia e intanto mi guardava dalla porta del bagno. Dopo mi è venuta vicino e si è chinata su di me e quando mi ha abbracciato per darmi la buonanotte il calore dell’aria attorno al suo corpo mi è entrato dentro in un modo che mi tranquillizzava. Mi sono messo a letto e ho acceso la radio sul comodino. La striscia di numeri si è illuminata. C’era «Unchained Melody» dei Righteous Brothers. Mi ricordo ogni canzone che ho mai ascoltato. Riesco a ricordare precisamente dov’ero e cosa stavo facendo quando l’ho sentita la prima volta. Mamma insegnava pianoforte e ho passato un milione di ore seduto ad ascoltarla mentre muoveva le mani sui tasti e le note volavano nell’aria e poi a poco a poco mi riempivano.

«Buonanotte, tesoro», ha detto Raykene dolcemente, e ha chiuso la porta. Era presto per dormire ma quando eravamo troppo agitati gli operatori ci facevano mettere a letto. Lo chiamavano Pre-sonno. Stavo in Pre-sonno e intanto pensavo una cosa, ossia che il modo in cui erano morti i miei genitori non assomigliava per niente all’interruttore sulla parete che gettava luce in tutta la stanza, ma era comunque una specie di magia. Era una magia il fatto che se n’erano usciti dai vestiti e dai corpi ed erano semplicemente svaniti. Era una magia il fatto che tutto quello che possedevano all’improvviso aveva perso lo slancio e aveva smesso di muoversi, come una barca a vela quando se ne va il vento.

Mio padre non c’era più, avevo visto la bara. L’avevano calata nel buco con una specie di nastro di stoffa. La terra c’era caduta sopra scrocchiando. «Unchained Melody» è finita, ed è cominciata «To Sir, with Love». Papà non sarebbe tornato mai più, ma io ero in ansia lo stesso. Sapevo che in una delle villette lì vicino Mike se ne stava seduto con in faccia l’espressione di mio padre e stava progettando qualcosa di bruttissimo, apposta per me. Lo sapevo. Ne ero sicuro. Ho ricominciato a frignare, e sono rimasto lì sdraiato a letto finché non sono andati tutti a dormire. Poi mi sono rimesso i vestiti e sono uscito. Ho attraversato il villaggio buio finché non ho ritrovato il bastone nel cespuglio e l’ho preso in mano. Io non ce la facevo a scagliare la mia mente contro gli altri, ma questa non era la mia mente. Era un...



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