E-Book, Italienisch, 367 Seiten
Reihe: Narrativa
Graves Sette giorni fra mille anni
1. Auflage 2015
ISBN: 978-88-7452-557-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 367 Seiten
Reihe: Narrativa
ISBN: 978-88-7452-557-7
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
In una lettera a James Reeves del maggio 1949 Graves è chiaro sul senso di Sette giorni fra mille anni: 'Riguarda il problema del male: quanto male è necessario per una buona vita'. Nel mondo di Nuova Creta, che capitolo dopo capitolo diventa per Graves sempre meno accettabile, 'il problema è che c'è sempre una nostalgia del male', come scrive, in un'altra lettera, quand'è a un terzo della stesura. Se l'utopia scientifica è il bersaglio di Huxley nelMondo nuovo e quella comunista è l'obiettivo di Orwell in 1984, forse non c'è un bersaglio di questa distopia che non sia proprio l'utopia. Il vero male sta nell'immaginare che i problemi si risolvano. Solo il passato elargisce futuro. Solo il dolore crea amore e solo la sventura regala saggezza. Senza il male non c'è poesia. Lo scrittore è un seme di dolore, che dona al lettore un raccolto di dolore, facendogli coltivare cosí saggezza e amore.
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2. Le cinque caste
Non mi è mai interessata la moda, né la maniera in cui mi vesto. Dal momento che nessuno in quell’occasione era nudo o indossava qualcosa di veramente bizzarro, per esempio un’armatura di legno dipinto, o un mantello fatto di giornali vecchi, ho prestato poca attenzione al loro abbigliamento, fatta eccezione per quello di Sally. Portava il costume da maga con il quale aveva officiato la cerimonia della mia evocazione: un cappellino di fustagno a forma di cono, sandali di paglia, e un abito blu che le ricadeva sui piedi con le maniche lunghe e un ricamo di fili d’argento in cui si intrecciavano serpenti e ghirlande di salice, e stretta in vita una cintura di lapislazzuli montati in forma di grandi pentagoni incastonati nell’argento. Per il rituale si era dipinta i piedi di blu scuro. Era seduta di fronte a me e per lo piú conversavo con lei. Ma era la presenza di Zaffiro – seduta tra me e il fuoco, capelli scuri, snella, occhi grigi, dita delicate – ciò di cui ero piú consapevole.
“Se i miei abiti la mettono in imbarazzo,” ha detto Sally, “posso cambiarmi. Non sarebbe un gran fastidio”.
“No, no di certo. Le donano molto. A proposito, sui piedi ha del guado, vero? Non vorrà dirmi che voi neocretesi siete tornati al guado?”
Ha annuito: “È una sostanza fastidiosa da preparare per via della puzza, ma noi maghi dobbiamo usarla, di tanto in tanto”.
“Posso domandarle che tipo di maga è lei con quei piedi tinti di blu? È una maga nera? O bianca?”
“Non facciamo queste distinzioni”.
“Intendo dire: è specializzata in distruzioni o in guarigioni?”
“Non c’è guarigione senza distruzione”.
“Quindi talvolta uccide le persone?”
Ha assunto un’espressione seria. “Talvolta. È la parte meno piacevole della nostra vocazione”.
“Chi uccidete? Nemici personali? O pubblici?”
“Persone cattive”.
“Che cosa intende per ‘cattive’?”
“Cattivo è, per esempio, un vitello nato con due teste, o una gallina che lancia un verso ma non fa le uova. O un uomo che si comporta come una donna…”
“…Cosa? Uccidete i vostri poveri omosessuali? Sembra un tantino crudele”.
Sally continuava imperturbabile: “Oppure quando un uomo viola deliberatamente le consuetudini, e la sua casta, vale a dire la sua classe, lo ripudia”.
“Ah sí, l’interprete ha accennato qualcosa riguardo le caste. Quante sono?”
“Cinque”.
“A proposito, avete dei re? Ho sempre avuto un debole per i re”.
“Sí, certo. Senza re non ci può essere vera religione. Il mondo di Nuova Creta è suddiviso in regni”.
“Autentici re, con la corona d’oro?”
Si sono messi tutti a ridere. “Sí, re con vere e proprie corone d’oro, affidate loro dalle rispettive regine”.
“Che mondo stabile dev’essere! Nessun governo senza classi? Nessuna repubblica?”
“Nessuna”.
“Come vengono scelte le caste?”
“Non sono certo di comprendere la sua domanda”.
“L’appartenenza si definisce, per esempio, secondo la nascita e il patrimonio? Oppure secondo i risultati conseguiti?”
“Secondo la capacità, naturalmente. La nascita non è mai un chiaro indice al riguardo; i genitori che fanno parte di una casta possono avere figli che a buon diritto appartengono a un’altra. E il patrimonio è indicativo della casta di una persona, ma non ne determina l’appartenenza. I risultati conseguiti invece sono il prodotto della capacità”.
“Ma chi giudica le capacità? Comitati locali nominati dalla vostra Reale Società di Psicologia? Non userete ancora il test di intelligenza Funck-Hulme, spero – quello con i puzzle, le lampadine colorate e una slot-machine truccata?”
L’interprete si è lasciato sfuggire un sussulto. “La prego, signore,” ha protestato, “mi ci vorrebbe un tempo deprecabilmente lungo per tradurre la seconda parte della sua domanda, alla quale posso dare una risposta io stesso. È ‘no’. Mi concede semplicemente di domandare alla maga da parte sua: chi giudica le capacità?”
“Va bene, chi le giudica?”
L’interprete ha tradotto, e Sally ha risposto: “I genitori, i compagni di gioco e i vicini. Il bambino continua a rimanere nella casta della madre fin quando un generale accordo d’opinione non ne sancisce l’appartenenza a qualche altra. Un errato posizionamento viene quasi sempre riconosciuto prima che la sua educazione cominci sul serio. Allora i rappresentanti della casta cui il bambino è a buon diritto destinato vengono a reclamarlo”.
“I genitori non protestano mai?”
“Perché dovrebbero? È doloroso perdere un bambino, ma sarebbe peggio averne uno che non appartiene alla loro casa. I genitori sono i primi a rifiutarlo. Di solito ne ricevono in cambio uno del tipo giusto – un orfano, o uno allontanato da un’altra casta. Io stessa sono nata nel nido sbagliato, come si dice da noi; i miei genitori erano archivisti. Di solito i maghi generano una prole idonea; d’altra parte però abbiamo famiglie poco numerose e circa uno su tre è nato in un’altra casta”.
“Ci sono cinque caste, ha detto? Anche noi inglesi ne avevamo cinque, un tempo: i nobili, gli ecclesiastici, i piccoli proprietari terrieri, i mercanti e i servi. Quali sono le vostre?”
“Noi le contiamo sulle dita, cominciando dal pollice. Quindi, pollice, i capitani, che grosso modo corrispondono ai vostri nobili; indice, gli archivisti; medio, il popolo… mi segue?”
“Capisco perché il pollice sia il capitano: viene per primo ed è il piú forte, e si accoppia facilmente con qualunque altro dito. E l’indice è l’archivista perché guida la penna. Ma il medio?”
“Sta nel mezzo ed è il piú lungo; insomma, il popolo è la classe di mezzo, la piú numerosa. Qui da noi viene chiamato il dito degli sciocchi. Il quarto è il dito dei servi, perché tra tutti è il meno capace di movimenti autonomi”.
“I chiromanti lo definiscono il dito di Apollo”.
“Lo so, e Apollo, come lei ricorderà, un tempo era un servo. La poetessa Cleopatra afferma nel suo poema in terzine Tre errori cruciali: ‘Il primo, quando Apollo scordò di essere un servo e agí da padrone’. I servi, credo lei sia d’accordo, sono i padroni peggiori. Dunque, non resta che il mignolo, che rappresenta i maghi, e questo perché…”
“Perché nelle favole è sempre connesso con la magia?”
“Se preferisce metterla cosí. E perché la nostra è la piú piccola delle cinque caste. Sono tutte indipendenti, come le cinque parti di una foglia di platano. Ogni regno ha le sue cinque caste, ogni regno è una foglia sul platano di Nuova Creta: è praticamente la prima cosa che s’impara a scuola”.
“Chiarissimo; ma mi piacerebbe sentire in che modo un bambino rivela la sua casta di appartenenza ai propri compagni. Suona un po’ misterioso”.
“Non è affatto misterioso. Mettiamo che giochino a palla, per esempio. I ragazzini giocavano già a baseball nell’epoca tardocristiana? Non ricordo. Oppure non doveva accadere fino all’avvento del pantisocratismo?”
“Ci giocano persino troppo. Anche gli uomini adulti”.
“Ecco, dunque, in un gioco con la palla, se un ragazzo è pauroso, quieto e poco intraprendente, e se preferisce ricevere ordini che prendere decisioni, non gli importa con quale squadra venga schierato e gli piace rimanere in difesa piuttosto che battere e lanciare, allora è ovviamente un servo. Se è piú interessato a discutere sui punti migliori o a tenere il punteggio della partita invece che a giocarla, allora è un archivista. Se è piú interessato a organizzarla che a disputarla, allora è un capitano. Se preferisce battere e lanciare invece che rimanere in difesa, e mostra un forte spirito di squadra, allora è un membro del popolo. Ma se gioca senza partecipare veramente alla partita, cosí da mettere a disagio i compagni con la propria presenza, pur giocando bene, allora è un mago”.
“Che cosa intende esattamente per mago?”
“I maghi pensano in modo attivo; chiunque altro pensa in modo passivo”.
“Capisco. Dunque i matematici, i filosofi e gli scienziati sono maghi?”
“No, persone di quel tipo, se le avessimo (ma non le abbiamo), sarebbero archivisti. Non serve una mente attiva per registrare dati”.
“Ma certamente farete una distinzione tra un uomo che mette in fila colonne di cifre e uno che inventa una complessa formula matematica e fa considerazioni generali sulla natura dell’universo!”
“Non c’è magia in una formula matematica, per quanto complessa. È solo una facilitazione che un archivista mette a disposizione dei suoi colleghi: fa parte della contabilità, oppure della storia. Un concetto filosofico sulla natura dell’universo rientra nella...




