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E-Book, Italienisch, Band 30, 306 Seiten
Reihe: I Miniborei
Gripe Lo scarabeo vola al tramonto
1. Auflage 2022
ISBN: 978-88-7091-916-5
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 30, 306 Seiten
Reihe: I Miniborei
ISBN: 978-88-7091-916-5
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Annika, Jonas e David hanno il compito di innaffiare i fiori di casa Selander per l'estate, ma appena mettono piede in questa antica tenuta di campagna, ora disabitata, cominciano a succedere strane cose: qualcuno li spia dal giardino; un'anziana signora telefona ogni giorno per giocare con David un'enigmatica partita a scacchi; una pianta in soggiorno sembra comunicare con i ragazzi e far loro segno di andare in soffitta, nella «camera del sole». Qui, seguendo il volo di uno scarabeo, i tre trovano un cofanetto risalente al Settecento e pieno di lettere segrete scritte da un allievo del grande naturalista Carlo Linneo alla sua amata Emilie. Da quel lontano passato riemerge così una storia che rivela legami inattesi con il presente, in cui un tragico amore si intreccia a una maledizione, e una teoria filosofica rivoluzionaria si affianca al mistero di una statua egizia di tremila anni nascosta da qualche parte proprio lì, nel loro villaggio. I tre amici si lanciano in un'indagine piena di suspense, scoperte e colpi di scena che ricorda le atmosfere delle sorelle Brontë e di Edgar Allan Poe, e che li porta a farsi domande molto più grandi: che cosa influenza il corso della Storia e delle nostre vite? Esiste un filo invisibile che unisce tutti gli esseri viventi, al di là del tempo e dello spazio? Lo scarabeo vola al tramonto è uno dei classici scandinavi per ragazzi più letti e amati nel mondo.
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1. Il sogno
Il 27 giugno, giorno del suo compleanno, Jonas Berglund ricevette dunque in regalo un registratore. Non appena lo ebbe in mano, diede il via ai suoi esperimenti.
Intenzionato a procedere in modo meticoloso, cominciò col registrare i suoni presenti in natura, partendo dai messaggi che si scambiano gli animali.
I versi degli animali e degli uccelli, infatti, dovevano essere secondo lui espressione della verità più pura, rappresentando la forma di comunicazione più autentica. Per questo li voleva contrapporre ai discorsi falsi e tortuosi degli uomini.
Un altro elemento che voleva registrare, per quanto possibile, era il suono meccanico prodotto dalle varie attività umane in ambienti diversi.
La sera del 27 giugno, dunque, insieme alla sorella Annika e al loro comune amico David Stenfäldt, che aveva un anno più di Annika, Jonas attraversò lentamente i campi per raggiungere la massicciata della ferrovia, su cui sarebbe dovuto passare da un momento all’altro il treno espresso serale per Stoccolma. Voleva registrare il rumore delle ruote contro i giunti dei binari.
Era una bellissima serata. Il paesaggio verdeggiante era splendido, come sempre d’estate. La luna stava sorgendo: entro un paio di giorni sarebbe stata piena. Non soffiava un alito di vento, ma i grilli cantavano nell’erba e al lato opposto del campo si sentiva scorrere e gorgogliare sommesso il ruscello che attraversava il bosco per poi proseguire verso il paese.
Jonas aveva appena finito di registrare il canto dei grilli.
«Lo sapevi, Annika?» chiese improvvisamente David.
Jonas accese di nuovo il registratore.
«Sapevo cosa?» chiese Annika.
«Che quando si diventa vecchi non si sentono più i grilli.»
«Ma come? Cantano fortissimo!» esclamò Annika.
«È proprio questa la ragione! Quando si invecchia non si sentono più le tonalità troppo alte», rispose David, e Jonas spense il suo apparecchio.
«Qualcuno vuole una liquirizia salata?» chiese tirando fuori dalla tasca la scatoletta che portava sempre con sé.
Gli altri non ne volevano. Veramente lo sapeva già: sotto certi aspetti, quei due non erano per niente aperti. Dicevano che la liquirizia salata aveva un sapore troppo forte e che quella dolce era molto più buona.
In realtà Jonas non la mangiava per il sapore, ma per l’effetto che aveva su di lui. Ci teneva molto a essere sempre lucido e all’erta, e la liquirizia salata serviva proprio ad affinare il cervello. Annika e David, però, non lo capivano.
Ormai erano le 21:23, ora in cui il treno sarebbe dovuto passare da Ringaryd.
«Probabilmente l’abbiamo perso», disse Jonas.
«Ne dubito», rispose David. «Avremmo dovuto sentirlo.»
«Vado un attimo giù al ruscello!» Jonas sparì lungo la scarpata: non aveva ancora registrato il rumore dell’acqua. Gli altri due lo seguirono. Nell’attesa dell’espresso serale, Jonas registrò il gorgoglio del ruscello. Lo avrebbe così contrapposto al suono meccanico del treno che trasportava le persone.
A un tratto Annika bisbigliò:
«Zitti! C’è qualcuno che rema!»
Si sentiva uno sciacquio circospetto. Jonas accese subito il registratore:
«Attenzione, attenzione! Qui Jonas Berglund! Mi trovo presso il ruscello Ringaryd con la mia attrezzatura. È piuttosto buio. Si sente un rumore di remi. C’è qualcuno in barca. Chi può essere?»
«Mi sembra un uomo», sussurrò Annika.
Jonas commentò a voce bassa ma chiara:
«Pare si tratti di una persona di sesso maschile, età indefinibile.»
Nello stesso istante si sentì l’uomo tossire. Era un colpo di tosse piuttosto forte, che venne registrato nella cassetta insieme al verso di una strolaga. Ne risultò una combinazione interessante, in cui il verso dell’uccello faceva da sottofondo in modo suggestivo.
Poi tornò il silenzio, e la barca scivolò tra le canne andando ad attraccare non lontano dal luogo in cui si trovavano i tre amici.
Jonas continuò a fare rapporto:
«A causa della fitta vegetazione, per il momento non posso fornire informazioni precise sul punto di approdo della barca.»
Nel silenzio risuonò in lontananza un rumore che si fece via via più intenso. Annika esclamò:
«Jonas! Muoviti, se vuoi registrare il treno! È qui!»
Tutti e tre si precipitarono verso la massicciata, arrivando proprio nel momento in cui il convoglio passava sferragliando sulle rotaie.
«Non avvicinarti troppo, Jonas!» gridò Annika, ma la sua voce fu coperta dal rimbombo. Jonas commentò urlando nel microfono:
«Ecco che, con sprezzo della morte, registro il passaggio del treno espresso diretto a Stoccolma! Sono le 21:26, e la distanza dalla sorgente del suono è di circa 1,3 metri.»
Il treno si allontanò, e Jonas spense il registratore.
«Sei impazzito, Jonas?» gridò Annika. «Eri troppo vicino!»
«In questo lavoro bisogna essere pronti a correre certi rischi», rispose lui calmo, mentre il treno scompariva all’orizzonte lasciando dietro di sé un silenzio irreale.
«Chissà dove andava?» disse di colpo Jonas.
«Chi?» chiese David.
«Il tizio in barca. Andiamo a vedere.»
«In realtà sarebbe ora di tornare a casa», replicò Annika.
Ma David voleva fare una passeggiatina lungo il ruscello. Sulla riva c’erano parecchi cespugli, e al buio non si vedeva niente. Nessuno dei tre aveva mai percorso quel sentiero. Annika scivolò su un sasso e si attaccò alla mano di David.
«Guardate!» Jonas si fermò e indicò una barchetta nascosta nel canneto, in un punto che sembrava piuttosto difficile da raggiungere. Alcuni metri più in là, però, tra le canne si apriva un varco in cui una barca poteva insinuarsi facilmente.
«È qualcuno che non vuole farsi notare. Questa faccenda mi pare abbastanza losca!» disse Jonas, riportando le sue osservazioni sulla cassetta.
«Smettila di giocare al reporter, Jonas!» disse Annika.
Improvvisamente, la spiaggia si fece più piana. C’erano dei salici piangenti che intingevano le foglie nell’acqua. Sembrava di essere in un parco, e l’erba era corta e soffice sotto la pianta dei piedi. La luna splendeva. Dal punto in cui si trovavano si scorgeva un piccolo molo a cui era ormeggiata una barca bianca cullata dall’acqua sotto la luce lunare.
«Da queste parti dev’esserci un sentiero che porta su», disse David.
«Ma come, sei già stato qui?» chiese Annika.
Veramente no, non c’era mai stato.
«Ma allora come fai a sapere…?»
David non rispose. Aveva un’espressione strana e sembrava camminare come un sonnambulo, con gli occhi sbarrati. Affrettò il passo.
«Ecco il sentiero!» disse girando attorno a un cespuglio e indicando una stradina tortuosa che risaliva il pendio.
«Porta al giardino dietro la casa», disse, e infilò il sentiero.
«Ma quale casa? Non hai detto che non ci sei mai stato, qui?» chiese Annika. Per stare al passo con lui dovette affrettarsi. Jonas la seguì. A un certo punto, per non rimanere indietro, si misero a correre.
«Ma David! Avevi detto che non c’eri mai stato!» Annika era sul punto di mettersi a piangere.
Lui si fermò e si voltò di scatto verso di lei. Aveva lo sguardo fisso, gli occhi stupiti e spaventati.
«Infatti è così», rispose. «Però riconosco il posto, non so come mai.»
«Quella lassù dovrebbe essere casa Selander», disse Jonas.
«Eh sì, è probabile», concordò Annika. «Si intravede dalla strada.»
David li guardò assente, come se non capisse di cosa parlassero.
«Smettila di recitare, David!» disse Jonas. «È chiarissimo che sei già stato qui, anche se non te ne ricordi.»
David non rispose e cominciò a risalire il pendio. Gli altri lo seguirono. Il sentiero si arrampicava ripido tra cespugli e alberi. David camminava a passi decisi. Annika si teneva vicina a Jonas.
«Uffa, quante zanzare!» sbuffò, cercando di scacciare i nugoli di insetti, mentre Jonas accese il registratore: gli era venuto in mente che non aveva ancora inciso il ronzio delle zanzare.
«Non mi sembra proprio che ne valga la pena, Jonas», commentò Annika grattandosi le braccia.
David aveva aumentato la velocità, stava quasi correndo e li aveva distanziati di un bel tratto. Annika se ne accorse e iniziò a correre.
«Ehi, quanta fretta! Aspetta, David!»
A quel punto David si fermò e attese di essere raggiunto.
«Cosa c’è, David? Hai una faccia…»
«Proprio così!» la interruppe lui. «È come ti dicevo: riconosco ogni palmo di questo posto, eppure non ci ho mai messo piede!»
Annika non sapeva cosa rispondere. C’era qualcosa di strano in David che la spaventava.
«Senti, perché non torniamo indietro?» chiese.
No, lui voleva proseguire. Disse che ormai era troppo tardi per tornare indietro....




