E-Book, Italienisch, Band 245, 154 Seiten
Reihe: Gli Iperborei
Gustafsson L'uomo sulla bicicletta blu
1. Auflage 2015
ISBN: 978-88-7091-420-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 245, 154 Seiten
Reihe: Gli Iperborei
ISBN: 978-88-7091-420-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Corre l'anno 1953, il mondo sfreccia verso la modernità mentre Janne Friberg pedala con fatica sulla sua bicicletta blu attraverso strade di campagna deserte, cercando invano di vendere porta a porta un avveniristico quanto pesante robot da cucina Elektrolux. Il tramonto è vicino quando raggiunge un grande maniero bianco: è la sua ultima occasione per concludere almeno un affare, e dare un senso a una giornata che, come la sua vita, è un totale fallimento. Ma nella grande casa bianca niente segue le regole del mondo fuori e tantomeno della logica: la vecchia baronessa che assiste ai preparativi del proprio banchetto funebre, l'antico ritratto sopra il pianoforte in cui Janne riconosce se stesso, e l'anonimo album di vecchie foto che si ritrova in mano. A chi appartiene quell'affascinante serie di scatti? Una bambina con un cane, un capitano che sembra legato all'albero della sua nave come Ulisse, due enigmatiche donne vestite come parole crociate. Come fossero i frammenti di un racconto Janne comincia a ricomporli, scoprendo le innumerevoli combinazioni e le storie che racchiudono. E se facessero in realtà parte della sua vita? Quel complicato cruciverba in cui ciascuno riempie le sue caselle, per scoprire che non esiste un'unica soluzione e non sapremo mai qual è quella giusta. Come una moderna Alice, Janne si addentra in un viaggio oltre lo specchio della realtà: il sogno, la memoria, l'immaginazione, quella dimensione senza regole che è la vita interiore, in cui passato e presente si fondono, il tempo si dissolve e l'identità si disperde in infinite possibilità. È in questo universo borgesiano che Gustafsson si inoltra alla ricerca di quel senso ultimo dell'esistenza che continua a sfuggire, di quel padrone di casa che mai si rivela e che forse è meglio non svegliare, nell'eterno dubbio di non essere anche noi nient'altro che il sogno di un sogno.
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L’autunno arriva come una schiera di cavalieri
C’è un periodo all’inizio di settembre in cui tutto può sembrare maturo, dorato, chiarificato. Una quieta alta pressione aleggia sopra la regione, infondendole uno strano aspetto solenne. Questo paesaggio singolarmente piatto, con le sue isole coperte di latifoglie, può allora apparire idilliaco. I boschetti di querce imponenti sono ancora abbastanza verdi e hanno un’aria così quieta, così saggia. Le onde si infrangono lente contro la riva e i ciottoli tondi ridono alle loro carezze gentili.
Manca solo il bestiame al pascolo e l’immagine di un dolce paesaggio dell’età del bronzo sarebbe perfetta. Ma era davvero dolce, l’età del bronzo? Adesso, nel 1953, fumi insistenti salgono da alcune isole là fuori nella baia. È una giornata ideale per il bucato nei grandi mastelli sulla riva, il tempo è perfetto per farlo asciugare. Sì, in una giornata di settembre come questa si può avere l’impressione di vivere in una specie di paesaggio ideale, una Svezia prima che l’orda selvaggia di neri abeti demoniaci scendesse dal nord spazzando via tutto.
Ma a fine ottobre è diverso. Tutte le barche, tranne le poche che per qualche motivo sono state lasciate lì ad affondare o a farsi distruggere dalla prima morsa del ghiaccio, sono in secco. Dormono sotto teloni impermeabili, e solo i topi ne infestano come fantasmi i pozzetti. Gli alberi nudi, la pioggia che si è installata come se fosse la condizione naturale delle cose, i sentieri un’unica poltiglia di fango e il grande, scuro Mälaren là fuori, un malinconico nulla.
Nemmeno il mattino, in realtà, sembrava particolarmente promettente. Già allora c’erano seccature, anche se di altro genere.
Ma questa comincia ad avere l’aria della fine. Di una giornata in cui quasi tutto è andato storto.
Un uomo deluso su una bicicletta sovraccarica avanza faticosamente attraverso l’autunno e il vento, sulla ghiaia troppo poco compatta del viale di una residenza di campagna. Cioè, del viale che potrebbe condurre a una residenza di campagna, ma è già troppo buio perché si possa scorgerla. Dovrebbe essere laggiù, in fondo al viale. Se non è stato imbrogliato alla grande da quel ragazzino sul biroccio pieno di bottiglie del latte vuote a cui ha chiesto indicazioni.
Una residenza di campagna sarebbe l’ultima chance. In genere hanno una grande cucina dove si squartano maiali e si fanno salsicce. Un vero maniero deve assolutamente aver bisogno di un robot da cucina. Un Assistent, della Elektrolux Svenska Försäljningsaktiebolag.
Ora può solo sperare che ci sia qualcuno. Non si può mai sapere, di questi tempi. Pare che ci vivesse un vecchio letterato che adesso è morto. Non si sa di preciso. Una specie di poeta. Magari abitava in qualche altra residenza. Ce ne sono parecchie, qui in giro. È così, sulle rive del Mälaren, quasi ogni baia ha il suo maniero.
E il viale alberato? Come se non bastasse tutto il resto, il viale è pure in salita. Con una pendenza non trascurabile. Ma i viali alberati devono proprio finire in salita? E c’è anche il rischio che da un momento all’altro cominci a piovere sul serio. Le prime gocce pesanti sono già cadute. E questa ghiaia stesa in uno strato troppo alto fa sempre più affondare le ruote.
È il 1953. La fine di ottobre. O forse già novembre? L’agenda con la scritta Elektrolux Svenska Försäljningsaktiebolag in lettere d’oro sulla copertina è in fondo alla tasca interna della giacca a quadretti blu. Per cui recuperarla non è tanto facile. Molti segni indicano che l’inverno potrà essere rigido. Ogni anno in questo periodo il pianeta transita in un luogo sinistro e buio nella sua orbita attraverso lo spazio vuoto, freddo e minaccioso.
Tutte le persone sensibili lo sanno. E Janne Friberg è una persona sensibile.
La ghiaia è traditrice, il tempo orribile, il pianeta in posizione sfavorevole. Forze negative sono all’opera. Le nuvole sono nere per qualche diavoleria. Il vento spazza le baie del Mälaren che odorano di putrefazione. E di paura. Di barche affondate su neri fondali.
Quando Jan V. Friberg, rappresentante di robot per cucina Elektrolux nel distretto Västerås-Mälaröarna-Hamre, alla fine di una giornata davvero troppo lunga abbandona la strada asfaltata per imboccare il promettente viale alberato di un maniero, è per un ultimo tentativo di dare un senso a ciò che apparentemente non ne ha.
Le incredibili invenzioni del dopoguerra, automobili col motore raffreddato ad aria, penne a sfera e tutti quanti questi elettrodomestici ultramoderni capaci di fare così tante cose diverse non sono sempre facili da vendere nelle zone rurali del Västmanland. Forse sarebbe più facile a nord, lungo il corso del Kolbäcksån, dove ci sono gli alci. Da un alce si ricava una gran quantità di carne trita. E inoltre la gente lassù è leggermente più incline alla tecnica. I tecnici cominciano alla cartiera di Sörstafors e proseguono per tutto il percorso del canale di Strömsholm che attraversa Surahammar, Hallstahammar e Virsbo, su fino a Fagersta. Ovunque c’è gente che sta vicino a macchine, grandi macchine pericolose che lavorano ferro fuso e materiali incandescenti, come nei laminatoi di Sura e Ramnäs, o piccole ingegnose come nelle fabbriche di orologi di Trummelsberg. Ovunque ci sono macchine che insegnano alla gente ad apprezzare il progresso meccanico. A nord di tutto questo c’è la foresta e a sud le grandi fattorie con bovini e suini, dove la gente in realtà di tecnica non capisce molto. Tranne forse i pescatori di Ridön e Almö-Lindö, che in ogni caso capiscono i loro motori a testa calda quanto basta per riuscire a farli partire anche nei tempi peggiori.
Se così si può dire. Janne fece una risata amara a commento della propria battuta senza realmente capire in cosa consistesse la spiritosaggine. Lì a sud, comunque, non erano alci ma maiali che dovevano finire macinati e diventare salsicce.
In quelle grandi fattorie della pianura che aveva visitato nel lungo tratto dalla stazione di Kolbäck e sempre più verso ovest fino a quella dannata, faticosissima salita di ghiaia, erano stati ad ascoltare la sua eloquente presentazione di un nuovo, rivoluzionario elettrodomestico da cucina con accigliata perplessità, o addirittura con qualche spudorata risata. In particolare avevano riso alla dimostrazione di come insaccare le salsicce, su cui tutti ritenevano di essere ben più competenti. Che cosa poteva saperne un commesso viaggiatore di città di insaccature e di frattaglie?
Qua e là, comunque, avevano capito che quello era un uomo che faceva del suo meglio, e in almeno tre cucine gli era stato offerto caffè con biscotti e la possibilità di esprimere le sue opinioni sulla situazione mondiale, come poteva apparire dall’orizzonte di Västerås nel 1953. Con Stalin morto e quei terribili socialdemocratici così ostili all’agricoltura al potere. Che prospettive c’erano realmente per la Svezia? E in particolare per l’agricoltura nel sud del paese? Durante tali animate conversazioni poteva capitare che si dimenticasse del vero motivo della sua presenza lì, che era quello di vendere il robot da cucina Assistent, un lucente elettrodomestico bianco massiccio e compatto, disegnato dall’ingegnoso Alvar Lenning, che con la sua forma stessa irradiava efficienza e igiene. Messo dritto, capovolto o appoggiato su un fianco e provvisto di prolungamenti, riduzioni, giunti e raccordi di vario genere, in poche parole di ogni sorta di espedienti, era in grado di impastare, mescolare, montare, macinare e riempire budelli di salsiccia secondo le esigenze e l’estro del proprietario.
Con quanta facilità quell’elegante macchina avrebbe potuto sobbarcarsi alcune delle incombenze più pesanti nella cucina di una fattoria, per non parlare di un maniero? E con quanta facilità i diversi pezzi potevano essere montati o smontanti per le necessarie operazioni di pulizia dopo l’utilizzo!
Era facile non accorgersi di come passavano le ore: immersi in piacevole conversazione e nel profumo di caffè e di panini dolci appena sfornati, nel caldo accogliente delle cucine di campagna. Janne lo sentiva come un’ingiustizia che la giornata gli fosse sfuggita via così, ben prima che riuscisse a cavarne qualcosa.
All’ufficio vendite dell’Elektrolux a Västerås l’importante è darci dentro – dimostrare di che cosa si è capaci. Mica ti danno uno stipendio, lì, provvigioni e nient’altro, ecco cosa ricevono quei rappresentanti, e se non si vende niente, non si vede nemmeno un centesimo. Nella sala riunioni c’è un tabellone dove i risultati di ogni venditore, calcolati in numero di apparecchi venduti, determinano la posizione di un cubetto scorrevole su cui è segnato ogni singolo nome. Lo si vede fin troppo bene come è messo ciascuno in ogni singolo momento della competizione. Jan V....




