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E-Book, Italienisch, 336 Seiten

Hart C'era n volte

Lo straordinario rapporto tra matematica e letteratura
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5981-326-8
Verlag: Il Saggiatore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Lo straordinario rapporto tra matematica e letteratura

E-Book, Italienisch, 336 Seiten

ISBN: 979-12-5981-326-8
Verlag: Il Saggiatore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Abbiamo sempre guardato a matematica e letteratura come a poli opposti: C'era n volte ci rivela quanto siano invece unite da un legame indissolubile e fruttuoso. Sarah Hart analizza classici del passato e capolavori contemporanei per indagare questa connessione misteriosa e nascosta, mostrandoci come da essa possiamo imparare qualcosa in più sulla nostra natura e su quella dell'universo che ci circonda. C'è della magia in certe equazioni simile a quella contenuta nella bacchetta di Harry Potter, e tra le mostruose forme dei capodogli di Moby Dick si nasconde una geometria sofisticata, fatta di cicloidi, cilindri e circonferenze. Sarah Hart ci esorta a riconoscere e amare i cortocircuiti tra il mondo dei libri e quello dei numeri: dai giganti «mille e ottocento volte più grandi» di noi dei Viaggi di Gulliver - che nella realtà verrebbero schiacciati a terra dal loro stesso scheletro - ai frattali contenuti nella struttura di un bestseller come Jurassic Park, dalle formule usate da Lev Tolstoj per dare un senso al caos descritto in Guerra e pace ai matematici inventati da Arthur Conan Doyle e Chimamanda Ngozi Adichie, dagli enigmi contenuti nelle pagine di Lewis Carroll fino agli esperimenti del gruppo dell'OuLiPo e di Julio Cortázar. C'era n volte ci invita a rileggere le storie attorno a noi da punti di vista e dimensioni a cui non avevamo probabilmente mai pensato, spingendoci a nuove interpretazioni e a nuove scoperte. Perché non è vero che 2 + 2 fa sempre 4; alcune volte il risultato è un'isola deserta dove, sotto una X, un pirata senza una gamba ha nascosto un tesoro.

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Introduzione

«Chiamatemi Ismaele» è forse uno degli incipit più celebri della letteratura. Con mia grande vergogna, per molto tempo non sono riuscita ad andare oltre: Moby Dick rientrava nella categoria colpevolizzante dei «Libri che Bisognerebbe Aver Letto», ma il senso di ribellione mi spingeva all’esatto opposto, nel timore che potesse rivelarsi davvero meritevole. Non riuscivo a immaginare niente di peggio. Per fortuna un giorno ho deciso di dargli una chance, perché non esagero se dico che quella lettura mi ha cambiato la vita. È proprio da lì che ho iniziato a riflettere sul legame tra matematica e letteratura che, in ultima analisi, ha portato a questo libro.

Tutto è cominciato quando ho sentito un matematico dire che Moby Dick conteneva un riferimento alle cicloidi. Una cicloide è una bellissima curva geometrica: il matematico Blaise Pascal la trovava talmente affascinante da sostenere che il solo pensiero bastasse a distrarlo dal mal di denti. Tuttavia, non capita spesso che venga associata alla caccia alle balene. Incuriosita, decisi che era arrivato il momento di leggere quell’esempio di grande romanzo americano uscito dalla penna di Melville. Con mia grande sorpresa e piacere, scoprii che traboccava di metafore matematiche fin dalle prime pagine. Più ne leggevo, più matematica scoprivo. Ma non era solo Melville: Lev Tolstoj scrive di calcolo, James Joyce di geometria. I matematici fanno la loro comparsa nelle opere di autori diversi tra loro come Arthur Conan Doyle e Chimamanda Ngozi Adichie. Che dire poi della struttura a frattali del Jurassic Park di Michael Crichton o dei principi algebrici che governano le varie forme di poesia? I primi riferimenti matematici in letteratura risalgono almeno agli Uccelli di Aristofane, opera teatrale la cui prima messa in scena risale al 414 a.C.

Se è vero che esiste qualche studio accademico sugli aspetti matematici di determinati generi o autori, persino nel caso di Melville, la cui affinità per questa disciplina è (per me) palese da quello che scrive, non ho trovato che una manciata di articoli scientifici. I rapporti più olistici tra matematica e letteratura non hanno mai ricevuto l’attenzione che meritavano. L’obiettivo di questo libro è convincervi non solo che matematica e letteratura hanno un legame sostanziale e inestricabile, ma anche che comprendere questo legame può rendere più interessanti entrambe le discipline.

Spesso, la matematica viene considerata una cosa a sé rispetto alla letteratura e alle altre arti creative. L’apparente confine che le divide, tuttavia, è molto recente. Per gran parte della storia, la matematica ha fatto parte delle conoscenze di qualunque persona istruita. Già più di duemila anni fa, la Repubblica di Platone la prescriveva tra le arti indispensabili per un percorso formativo ideale, che gli autori medievali hanno poi diviso tra trivium (grammatica, retorica, logica) e quadrivium (aritmetica, musica, geometria, astronomia). Nel complesso, queste discipline vengono definite «arti liberali fondamentali», senza alcuna dicotomia artificiale tra matematica e arte.

Lo studioso persiano dell’xi secolo Omar Khayyam, a cui è stata attribuita la raccolta di poesie dal titolo Rubaiyat (Quartine)1 (anche se gli studiosi moderni tendono a ritenerla opera di autori diversi), era anche un matematico, capace di ideare splendide soluzioni geometriche a problemi la cui soluzione algebrica sarebbe rimasta ignota per altri quattrocento anni. Nel xiv secolo, Chaucer scrisse sia I racconti di Canterbury sia un trattato sull’astrolabio. La storia è piena di esempi del genere, non ultimo Lewis Carroll, che, come è noto, era un matematico prima che uno scrittore.

Tuttavia, il motivo per cui la matematica arriva fin nel cuore della letteratura è ben più profondo. L’universo è ricco di strutture fondamentali, schemi ricorrenti e regolarità, e la matematica è lo strumento migliore che abbiamo per comprenderli: per questo spesso viene definita «il linguaggio dell’universo» ed è tanto importante per la scienza. Dal momento che noi esseri umani facciamo parte dell’universo, è normale che le nostre forme di espressione, tra cui la letteratura, tendano a rispettare degli schemi e una struttura. La matematica, quindi, diventa un modo per reinterpretare la letteratura in chiave totalmente diversa. Da esperta della disciplina, posso aiutarvi a scoprire come.

Mi sono sempre piaciuti i pattern, gli schemi ripetuti di parole, numeri o forme. Hanno iniziato a piacermi ancor prima di sapere che si trattava di elementi matematici. A poco a poco, si è capito che avrei studiato matematica, una scelta che però aveva delle importanti ripercussioni. Negli ultimi decenni, nel sistema formativo britannico, la matematica ha cominciato a essere trattata esclusivamente come una materia scientifica, ben lontana dalle scienze umane. Chi vuole studiare matematica dopo i sedici anni deve scegliere un percorso di studi «scientifico». Alla fine della mia ultima lezione di inglese, nel 1991, l’insegnante mi consegnò un meraviglioso biglietto scritto a mano con una lunga lista di libri che pensava potessero piacermi, accompagnato dalle parole: «È un peccato perderti». Anche a me dispiaceva essere considerata «persa». Eppure non lo ero, e chiunque abbia dovuto «scegliere» una materia anziché un’altra non lo sarà mai. Adoro la lingua; adoro la maniera in cui le parole si combinano tra di loro; adoro il modo in cui la narrativa, come la matematica, è in grado di creare mondi immaginari, giocarvi e testarne i limiti. Andai a Oxford a studiare matematica, elettrizzata all’idea di abitare a una sola strada di distanza dal pub in cui i miei eroi letterari dell’infanzia, C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien, si incontravano ogni settimana per discutere del proprio lavoro.

Dopo aver conseguito laurea specialistica e dottorato a Manchester, nel Nord dell’Inghilterra, nel 2004 mi sono trasferita a Londra per lavorare al Birkbeck, uno dei college costitutivi dell’Università di Londra, dove ho ottenuto una cattedra a tempo pieno nel 2013. In tutti quegli anni, sebbene il mio lavoro quotidiano, per così dire, consistesse principalmente nell’insegnamento e nella ricerca, soprattutto nel campo delle strutture algebriche astratte e della teoria dei gruppi, ho sviluppato un sempre maggiore interesse per la storia della matematica e in particolare per come rientri nella nostra cultura in senso lato. Dal mio punto di vista, il lavoro che faccio come matematica rientra a pieno titolo tra le arti creative come la letteratura o la musica. Un buon matematico, come un bravo scrittore, deve provare un apprezzamento intrinseco per la struttura, il ritmo e gli schemi ripetuti. La sensazione che si prova quando si legge un bel romanzo o un sonetto ben cadenzato (che può essere meraviglioso, se tutti i suoi componenti si accordano in un’unità armoniosa) è la stessa provata da un matematico di fronte a una bella dimostrazione. Per citare G.H. Hardy: «Il matematico, come il pittore e il poeta, è un creatore di forme. Se le forme che crea sono più durature delle loro è perché le sue sono fatte di idee. […] Le forme create dal matematico, come quelle create dal pittore o dal poeta, devono essere belle; le idee, come i colori o le parole, devono legarsi armoniosamente. La bellezza è il requisito fondamentale: al mondo non c’è un posto perenne per la matematica brutta».2

Diventare professoressa di Geometria al Gresham College, nel 2020, mi ha dato la possibilità di combinare decenni di riflessioni sulla matematica e sul suo posto nella storia e nella cultura. Questa cattedra è una delle poche che ancora resistono dai tempi dei Tudor: è stata fondata nel 1597 per volontà del consigliere economico e membro della corte elisabettiana Sir Thomas Gresham e io sono la trentatreesima persona (e la prima donna) a ricoprirla. In questo ruolo posso tenere conferenze su argomenti matematici a mia scelta, sebbene per mia fortuna siano passati più di cent’anni da quando i docenti erano obbligati a tenere ogni lezione due volte, una in inglese e l’altra in latino.

Insomma, tra insegnare matematica al Birkbeck e geometria al Gresham, oltre a crescere due figlie meravigliose, so che vi starete chiedendo: Sarah, che cosa fai con tutto il tempo libero che ti resta? La risposta è che, come ho sempre fatto, leggo. Di tutto un po’, continuamente. La cosa migliore degli eReader è che si riesce ad andare avanti senza dover girare pagina, per cui riuscivo a leggere anche con una neonata addormentata tra le braccia. È così che sono riuscita a finire Guerra e pace, un testo ricco di sorprese matematiche.

Ogni anno, io e la mia cara amica Rachel ci imponiamo di leggere tutti i romanzi nominati per il Booker Prize prima che venga annunciato il vincitore. Sei libri in circa sei settimane. Nel 2013, uno dei libri in classifica (che si è poi aggiudicato il premio) era I luminari, di Eleanor Catton, un testo caratterizzato da vari vincoli strutturali, tra cui una sequenza matematica nota come progressione geometrica. Il romanzo è ricco di allusioni e di chicche per i lettori che sanno interpretare la matematica che vi è sottesa (il fatto che l’oro rubato ammonti precisamente a 4096 sterline, per esempio, non è una coincidenza), e capire la progressione geometrica che lo caratterizza introduce un nuovo livello di piacere nella lettura. Tuttavia, non è che uno dei tanti esempi d’uso...



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