Huron | Il bambino disprassico | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 170 Seiten

Reihe: Capire con il cuore

Huron Il bambino disprassico

Indicazioni per genitori e insegnanti
1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-590-1475-1
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Indicazioni per genitori e insegnanti

E-Book, Italienisch, 170 Seiten

Reihe: Capire con il cuore

ISBN: 978-88-590-1475-1
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Vostro figlio è maldestro, goffo, ha difficoltà a coordinarsi, non riesce a vestirsi, scrive male e lentamente? E se fosse disprassico? Nonostante sia tutt'altro che rara, la disprassia è un disturbo ancora molto poco conosciuto: i genitori spesso non hanno informazioni al riguardo, non sanno cosa fare dopo la diagnosi, non ne conoscono le conseguenze sul piano cognitivo e non dispongono di strumenti per aiutare il proprio figlio a scuola e a casa. In questo libro Caroline Huron, ricercatrice in scienze cognitive nonché madre di una bambina disprassica, mette a disposizione la sua esperienza personale e le sue competenze professionali per comprendere gli aspetti clinici di un problema che, se non rilevato in tempo, può compromettere seriamente lo sviluppo e il rendimento scolastico del bambino. Integrato con sezioni specificamente dedicate al contesto italiano, il volume offre a genitori e insegnanti una panoramica completa sui criteri diagnostici e gli aspetti normativi, oltre che metodi e suggerimenti per gestire al meglio le difficoltà che possono presentarsi in famiglia così come in classe. Un'appendice sugli strumenti compensativi e dispensativi indicati per i soggetti disprassici fornisce inoltre tutte le indicazioni necessarie per semplificare la vita di questi bambini, aumentarne l'autonomia e farne degli adulti sereni e consapevoli

Caroline Huron Psichiatra e ricercatrice nel campo delle scienze cognitive presso il Laboratorio di neuroimaging cognitivo dell'Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale - INSERM. Marisa Bono Pedagogista e psicologa perfezionata in psicopatologia dell'apprendimento. Componente del Direttivo AIRIPA della Regione Piemonte e del Direttivo Nazionale dell'AIDEE - Associazione Italiana Disprassia dell'Età Evolutiva. Per vent'anni è stata docente presso la scuola primaria e ha partecipato a diversi progetti relativi ai DSA in qualità di docente esperto. Attualmente opera come psicologa libera professionista e si occupa di disturbi specifici di apprendimento e di disprassia. Carlo Muzio Neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta a mediazione corporea, docente a contratto di Neurolinguistica presso il corso di laurea per TNPEE dell'Università di Pavia. Consulente NPI e responsabile per la riabilitazione infantile presso i Centri Ambulatoriali della Regione Marche dell'Istituto «Santo Stefano». Da oltre vent'anni si occupa, in ambito clinico e di ricerca, di disturbi dello sviluppo e dell'apprendimento. È associato al gruppo di ricerca sulle tecnologie didattiche ISAAC - CNR Torino, socio AIRIPA - Associazione Italiana Ricerca Psicopatologia dell'Apprendimento e Vicepresidente nazionale dell'AIDEE - Associazione Italiana Disprassia Età Evolutiva.
Huron Il bambino disprassico jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


Capitolo primo


Che cos’è la disprassia?


Come definirla


La disprassia è classificata dal DSM-IV come disturbo evolutivo della coordinazione motoria (DCD), per la cui diagnosi sono indicati tre criteri:

  1. presenza di una marcata difficoltà o di un ritardo nello sviluppo della coordinazione motoria; le performance risultano inferiori rispetto a un bambino normale di pari età mentale e cronologica;
  2. difficoltà di coordinazione non dovute a condizioni patologiche mediche, quali paralisi cerebrali infantili, distrofia muscolare o altro; se il ritardo di sviluppo cognitivo è presente, le difficoltà motorie devono essere di gran lunga preponderanti rispetto ad altre generalmente associate;
  3. queste difficoltà interferiscono con l’apprendimento scolastico e con le attività della vita quotidiana.

Questo disturbo può manifestarsi tramite un ritardo nel raggiungimento delle tappe di sviluppo motorio (passaggio alla posizione seduta, gattonamento, deambulazione), goffaggine nei movimenti, scarse capacità sportive o disgrafia. Perché si possa porre la diagnosi, occorre che queste prestazioni inadeguate interferiscano in maniera significativa con i risultati scolastici o le attività della vita quotidiana.

Non deve esserci una patologia organica associata, come paralisi motoria, emiplegia o distrofia muscolare. In caso di ritardo mentale, le difficoltà motorie devono essere più significative di quelle che sono abitualmente associate a una disabilità intellettiva dello stesso grado.

L’elemento essenziale da tenere presente di questa definizione è che la disprassia è prima di tutto un disturbo della coordinazione motoria. Sono quindi le difficoltà che il bambino incontra nelle attività che richiedono coordinazione motoria, e non il quoziente intellettivo, a permettere di porre tale diagnosi.

La disprassia è frequente?


Se paragonata alla dislessia, la disprassia è così poco conosciuta che si potrebbe pensare meno frequente. In Francia non esiste un censimento dei casi che dia un’idea dell’incidenza del disturbo. Studi di questo tipo sono stati svolti in altri Paesi — tra i quali Australia, Sudan, Nigeria, Singapore, Gran Bretagna — e hanno riscontrato tassi di prevalenza che variano dall’1,8 al 18%. La maggior parte di questi studi è stata condotta su campioni di bambini dai 5 ai 12 anni. La diagnosi del disturbo viene posta in base ai risultati ottenuti a una scala standardizzata di valutazione delle abilità motorie: tutti i bambini i cui punteggi si collocano al di sotto di una certa soglia sono considerati affetti da disprassia. Il tasso di incidenza dipende dalla soglia fissata, il che può spiegare in parte le variazioni osservate dai diversi studi. Quello condotto in Gran Bretagna (Lingham et al., 2009) ha coinvolto un campione di 6990 bambini di età compresa tra i 7 e gli 8 anni ed è l’unico ad avere incluso nel suo protocollo un test di valutazione della scrittura, oltre a quelli sulle abilità motorie. La percentuale dell’1,8% osservata in questo studio si riferisce dunque a bambini che non solo presentano performance motorie significativamente diverse da quelle dei loro coetanei ma anche una scrittura non adeguata. Attenendosi alla definizione proposta dal DSM-IV, per la quale il deficit motorio deve avere un impatto significativo sulle attività quotidiane per poter formulare la diagnosi di disprassia, la percentuale di incidenza del disturbo sarà allora dell’1,8%.

È importante sottolineare che qui parliamo di disprassia evolutiva e che tutte le disprassie dovute a lesioni o associate ad altre patologie non rientrano in questo quadro.

Gli studi epidemiologici sopra citati mostrano una prevalenza della patologia nei maschi rispetto alle femmine.

Descrizione clinica


In una rassegna che ha considerato 31 casi pubblicati, Reint Geuze (2005) individua le difficoltà che si rilevano con la maggiore frequenza nei bambini dai 4 ai 16 anni che presentano problemi di coordinazione motoria. Questi bambini possono mostrare impaccio nel vestirsi (allacciare le scarpe e abbottonare gli abiti) e nella manipolazione di strumenti come forbici, posate, attrezzi per il bricolage o il giardinaggio. A scuola possono apparire compromesse tutte le attività che richiedono abilità motorie e in particolare quelle che implicano la scrittura manuale, la manipolazione di oggetti (ad esempio uso di squadre e compasso nella geometria o forbici nelle attività di ritaglio) o il disegno. Nel tempo libero, alcune difficoltà si evidenziano con i giochi di costruzione e di manipolazione (Lego, puzzle, incastri, meccano), nei giochi con la palla e in generale all’aria aperta, come il salto della corda, l’altalena, lo skateboard e i pattini, la bicicletta, il nuoto, arrampicarsi, ecc.

La deambulazione può essere compromessa, perciò i bambini possono avere difficoltà a salire o scendere le scale, a saltare su un piede solo, a correre. Quando camminano, tendono a cadere più spesso degli altri, a urtare i mobili, le persone o l’intelaiatura delle porte. Infine, come indica la definizione del disturbo, presentano ritardi nelle tappe dello sviluppo motorio e hanno bisogno di più tempo e maggior sforzo per acquisire alcune competenze motorie (come nuotare o andare in bicicletta).

Disturbo del movimento


La disprassia interessa lo sviluppo della coordinazione del movimento e delle competenze senso-motorie, nonché il controllo posturale e l’equilibrio.

Coordinazione motoria


A causa dei loro movimenti lenti e imprecisi, i bambini disprassici sono spesso considerati e definiti maldestri. Rovesciano i bicchieri, fanno cadere i vassoi, versano l’acqua fuori dal bicchiere o la fanno traboccare.

Come Gaston Lagaffe, il personaggio dei fumetti di André Franquin, loro malgrado, si sentono ripetere continuamente: «Fai attenzione!». Oltre a essere maldestri, possono non riuscire a compiere alcuni gesti complessi come allacciare le scarpe e lanciare o prendere una palla.

Queste osservazioni cliniche sono confermate dagli studi scientifici che riguardano l’esecuzione dell’atto motorio e che, nel complesso, evidenziano come la prestazione motoria dei bambini disprassici sia più lenta, imprecisa e variabile rispetto a quella dei loro pari senza problemi di sviluppo. Ad esempio, in un compito nel quale il bambino dapprima preme un pulsante di avvio e poi ne preme un altro che costituisce il suo bersaglio, indicatogli da una luce, si osserva che i bambini disprassici hanno movimenti più lenti e commettono più errori dei bambini del gruppo di controllo (Henderson et al., 1992). Spesso iniziano il movimento in ritardo e il tempo che impiegano a compiere il gesto non è solo più lungo ma anche variabile da una prova all’altra.

Alcuni studi, inoltre, mostrano che i bambini disprassici possono incontrare difficoltà significative a interrompere un movimento o a correggere la traiettoria del proprio movimento mentre lo stanno eseguendo (Wilmut e Wann, 2008) e questo potrebbe spiegare perché tendono ad andare a sbattere dappertutto, in particolare negli stipiti delle porte. Quando calcolano male la traiettoria alla partenza, sembrano non essere in grado di modificarla per evitare un ostacolo. È facile immaginare quanti scontri possono verificarsi nelle situazioni in cui ci sono bambini che spuntano da tutte le parti in ogni momento, come nei giochi tra fratelli o a scuola. «Da piccolo» mi racconta Françoise «mio figlio era un vero e proprio bulldozer. Alla scuola dell’infanzia andava dritto per la sua strada e tutto quello che incontrava — bambine comprese — volava per aria».

La lentezza motoria non si rileva in tutte le attività. Al contrario, alcuni studi evidenziano, nei bambini disprassici, movimenti accelerati, come riscontrato da Smits-Engelsman e colleghi (2003) in una prova nella quale i bambini dovevano tracciare una linea tra due cerchi. I bambini disprassici erano più rapidi, rispetto a quelli del gruppo di controllo, a eseguire il gesto, ma compivano un numero significativamente più alto di errori. Complessivamente questi risultati indicano che i bambini disprassici hanno difficoltà a regolare la velocità dei loro movimenti al fine di renderla adeguata a un livello di performance accettabile. Il più delle volte l’accelerazione del movimento va a scapito dell’accuratezza delle prestazioni e ciò significa che, per ottenere un livello di performance equivalente a quello degli altri bambini, quelli disprassici possono essere costretti a rallentare le proprie azioni.

I risultati mostrano anche che, in alcune attività, nonostante la lentezza dei loro movimenti, non raggiungono il livello di performance dei loro pari, come indica la coesistenza di una prestazione più lenta e di un tasso di errore più elevato.

Competenze senso-motorie


I deficit a livello di competenze senso-motorie sono evidenziati da alcuni studi che hanno rilevato nei bambini disprassici delle difficoltà a riprodurre gesti per imitazione (ad esempio Zoia et al., 2002). In questi studi, uno sperimentatore mimava davanti ai bambini alcuni gesti della vita quotidiana, come lavarsi i denti con lo spazzolino, e i soggetti dovevano riprodurli. Mediamente, rispetto ai bambini del gruppo di controllo, quelli disprassici mostravano prestazioni significativamente alterate nelle prove di imitazione. Inoltre, sembrano non riuscire a generare spontaneamente tali gesti su invito verbale («Mostrami come ti lavi i denti») e ciò potrebbe denotare o delle difficoltà ad accedere alla rappresentazione mnemonica del gesto o una compromissione di...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.