E-Book, Italienisch, 176 Seiten
Ianes / Cramerotti / Perini Guida pratica a Sofia ICF
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-590-2172-8
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Piattaforma online per Profilo di funzionamento e Piano Educativo Individualizzato
E-Book, Italienisch, 176 Seiten
ISBN: 978-88-590-2172-8
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
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Dario Ianes Professore ordinario di Pedagogia dell'inclusione alla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano-Bozen e co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento. Sofia Cramerotti Psicologa dell'educazione, pedagogista e PhD in Scienze Umane. Per il Centro Studi Erickson è responsabile della «Ricerca e Sviluppo - area educazione e didattica». Autrice di vari articoli e libri, si occupa di progettazione educativa e di Teacher Education. Svolge attività di formazione, docenza in ambito universitario e consulenza su tematiche di carattere psicopedagogico e educativo-didattico. Nicoletta Perini Psicologa, specializzata in Psicologia del ciclo di vita ed esperta di Psicopatologia dell'apprendimento. Ha lavorato una decina d'anni come psicologa clinica in centri che si occupavano di diagnosi e intervento nelle difficoltà scolastiche. Attualmente lavora come enterprise fellow presso Loughborough University, svolge attività di formazione per insegnanti nelle tematiche legate ai problemi scolastici e collabora a diversi progetti editoriali e formativi con la Ricerca e Sviluppo Erickson.
Autoren/Hrsg.
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Introduzione
Dario Ianes
ICF-CY, Profilo di funzionamento e PEI
I processi di integrazione scolastica di buona qualità degli alunni/e con disabilità hanno bisogno di strutture forti, che orientino in modo deciso e stabile le prassi scolastiche (e non solo). Due strutture fondamentali sono sicuramente un buon Piano educativo individualizzato (PEI) e un altrettanto buon Profilo di funzionamento su base ICF (OMS, 2002; 2007).
Fortunatamente entrambi sono previsti per legge e sono obbligatori; questo diritto dell’alunno/a con disabilità è diventato così una struttura portante della nostra scuola.
Il PEI è una struttura fondamentale, perché ci obbliga a una metodologia razionale e sistematica di programmazione (piano) e a un approccio teso all’apprendimento, allo sviluppo e alla massima partecipazione sociale possibile (educativo) sulla base di un approccio conoscitivo e interpretativo della specifica individualità di quell’alunno/a (individualizzazione sulla base di un Profilo di funzionamento globale e contestualizzato, come propone ICF).
La possibilità di usare nella didattica quotidiana e nelle azioni educative un PEI flessibile e realmente individualizzato sul funzionamento specifico di quell’alunno/a ha permesso a molti alunni/e con disabilità anche gravissime di frequentare con soddisfazione la scuola di tutti, con una programmazione di obiettivi e attività legate sia al gruppo classe che al funzionamento individuale. In molti altri Paesi europei, invece, le gabbie rigide dei programmi ministeriali che dominano su una programmazione flessibile e individualizzata stanno lentamente mettendo in dubbio la possibilità reale di fare un’integrazione sufficientemente buona: da noi un buon PEI è un antidoto formidabile all’inclusio-scetticismo (Ianes e Augello, in stampa; Imray e Colley, 2017; Slee, 2018).
ICF-CY nel Profilo e nel PEI: una leva per un’evoluzione dei processi di integrazione scolastica
Nella «macchina PEI» ora entra di legge ICF-CY, finalmente con il DLgs 66/2017 e il nuovo Decreto sull’inclusione 96/2019, e non solo attraverso le indicazioni pedagogiche e le proposte operative, anche digitali, che abbiamo reso disponibili fin dal 2004. A questo proposito, si vedano, ad esempio, il testo La diagnosi funzionale su base ICF (Ianes, 2004) e i vari sistemi informatici per costruire il PEI su base ICF, fino all’odierna piattaforma Sofia ICF, che integra un’intelligenza artificiale su base ICF-CY per compilare più velocemente un PEI (Ianes e Cramerotti, 2011; Ianes, Cramerotti e Fogarolo, 2014; Ianes, Cramerotti e Scapin, 2019).
Il DLgs 66/2017 e il successivo Decreto sull’inclusione prevedono che alla fase dell’accertamento della disabilità segua la stesura del Profilo di funzionamento utilizzando ICF-CY da parte di una Unità di Valutazione Multidisciplinare composta da un neuropsichiatra, un esperto nella patologia dell’alunno, un professionista in ambito della riabilitazione, uno psicologo dell’età evolutiva, un assistente sociale o un pedagogista. A questa stesura collaborano anche i genitori e un docente specializzato sul sostegno, con la possibilità di far partecipare anche l’alunno/a. Su questo punto vanno fatte alcune considerazioni, iniziando dalla composizione dell’UVM. Le professionalità coinvolte risentono, in maniera evidente, di una prospettiva «individuale-medica», bio-strutturale, anche se un approccio evoluto alla riabilitazione e al lavoro sociale si fonda su variabili contestuali e relazionali. Proprio per questo andrebbero potenziate le componenti familiari e scolastiche, che conoscono bene il funzionamento reale dell’alunno/a nei vari contesti di vita. Il Ministero della Salute dovrebbe emanare delle linee guida su come dovrebbe operare questa UVM, che si troverà nella non facile situazione di comprendere a fondo il funzionamento (o meglio i funzionamenti) di un alunno/a con disabilità su base ICF-CY. Chi conosce ICF sa benissimo che si tratta di un approccio molto severo e complesso e che non si presta a scorciatoie, pena la sua insignificanza; questo implica una composizione ampia dell’UVM e una modalità di lavoro collaborativo con tempi sufficienti per comprendere il funzionamento dell’alunno/a ben al di là di elenchi descrittivi di valutazioni.
La distinzione tra momento di accertamento della disabilità (su base ICD-10 o, nel prossimo futuro, ICD-11) e definizione del funzionamento (su base ICF-CY) potrebbe essere un elemento strutturale utile anche a eliminare gli effetti scolastici della certificazione/accertamento della disabilità, che, come un necessario automatismo, attiva risorse supplementari nella scuola (in primis, l’insegnante di sostegno). Sulle dinamiche perverse di questo sistema, che mette a disposizione risorse aggiuntive speciali nella scuola solo a causa di una disabilità di un particolare alunno/a, molto si è detto e scritto (Associazione Treellle, Caritas italiana e Fondazione Agnelli, 2011), ma l’innovazione del Profilo di funzionamento potrebbe essere una leva molto utile per discernere nettamente il diritto, da parte della famiglia e dell’alunno/a con disabilità, ad avere una buona diagnosi, dall’altrettanto essenziale diritto ad avere processi e risultati di qualità del percorso di integrazione scolastica.
La definizione del tipo e della quantità di risorse necessarie all’attuazione di questo diritto spetta alla combinazione di elementi presenti nel Profilo di funzionamento e nel PEI; operatori sanitari, sociali, scolastici e famiglia, in autonomia e in profonda conoscenza di quell’alunno/a in quella classe/scuola, possono decidere al meglio cosa è necessario in modo concreto, e non in base ad astratti automatismi derivati spesso da una conoscenza dell’alunno/a limitata e avulsa dal suo contesto reale di vita e apprendimento.
In altre parole, io ho diritto ad avere la mia diagnosi (ad esempio, sindrome di Down), che mi serve per molte cose, ma poi saranno il mio Profilo di funzionamento e il mio PEI a definire — tramite una buona collaborazione tra UVM, operatori dei servizi sanitari e sociali del territorio, scuola che frequento, la mia famiglia — il tipo e la quantità di risorse aggiuntive che i vari elementi del mio funzionamento richiedono per raggiungere il fine di una buona integrazione di qualità (ad esempio, gli insegnanti curricolari, le attività didattiche, la formazione di competenze professionali, il supporto tecnico, i materiali speciali, i gradi di flessibilità, gli spazi, gli interventi di personale educativo, ecc.).
Come si nota, non ho citato le ore dell’insegnante di sostegno, perché credo che tale figura debba evolvere nella direzione dell’insegnamento curricolare aggiuntivo in co-teaching inclusivo e in esperti esterni di supporto tecnico; di ciò se ne parla da qualche anno e vi sono proposte operative e dati empirici a supporto (Ianes e Cramerotti, 2015; Ianes, 2015; 2016).
Se vogliamo pensare davvero a questa separazione tra momento di accertamento della disabilità e processi di definizione delle risorse, dei percorsi e delle modalità di integrazione, sono necessarie alcune condizioni: la realizzazione coraggiosa del massimo di autonomia possibile della scuola per quanto riguarda l’organizzazione e la didattica, un adeguato supporto tecnico e metodologico a tutti gli insegnanti coinvolti (si vedano anche le varie esperienze di sportelli e di esperti itineranti, e si rilegga con questo spirito quanto scritto nella Legge 517/1977 riguardo al Servizio socio-psico-pedagogico previsto a supporto della scuola dell’integrazione, poi colpevolmente dimenticato), ma soprattutto un forte patto con la famiglia che definisca i risultati a cui puntiamo, in termini di qualità delle strutture, dei processi e dei risultati. La famiglia deve esigere un’integrazione di qualità, come risultato di una serie di processi e attività di cui la scuola è responsabile con la sua autonomia, azzerando in questo modo gli automatismi e le controversie legali sulle ore di sostegno, che ovviamente non sono affatto in se stesse un elemento di qualità. Ormai sappiamo bene quali sono gli elementi visibili di un’integrazione buona, sia sul versante degli apprendimenti che su quello della partecipazione sociale dell’alunno/a con disabilità; per questo motivo è possibile e auspicabile definire in maniera ampia e articolata un forte patto sulla qualità con la famiglia ed, eventualmente, anche con l’alunno/a con disabilità (Booth e Ainscow, 2014; Demo, 2017; Cottini, 2018).
Comprendere il funzionamento attraverso la sintassi ICF-CY e costruire un PEI fondato su ICF-CY
Quale può essere il ruolo di ICF-CY nel definire un buon Profilo di funzionamento e successivamente, in modo coerente, un buon PEI?
Innanzitutto dobbiamo sempre aver presente una cosa ovvia, ma fondamentale: ICF-CY non valuta né classifica. Dal punto di vista conoscitivo rispetto all’alunno/a, normalmente utilizziamo varie forme di osservazione, più o meno strutturate in schede, checklist o test vari; ICF-CY non ci fornisce alcuno strumento in questa dimensione osservativa: non è infatti questa la sua funzione. Come non è la sua funzione quella di valutare, cioè di emettere un giudizio sull’adeguatezza o meno di performance o capacità dell’alunno/a rispetto a determinate attese di riferimento, siano esse evolutive, riferite allo sviluppo tipico medio, o criteriali, costruite cioè su un’esecuzione ottimale di quel compito o azione. ICF-CY non ha tabelle di «normalità» per valutare l’alunno/a, la responsabilità dell’osservazione e della valutazione è in capo...




