E-Book, Italienisch, 383 Seiten
Invernizio La fata nera
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5593-126-3
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 383 Seiten
ISBN: 979-12-5593-126-3
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
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Diana ha sposato il ricco Ulisse Salgrano, il benefattore che l'ha sostenuta dopo che era rimasta orfana. Tuttavia non l'ha sposato per amore né per riconoscenza o interesse ma per vendetta... Ulisse gode di una reputazione immacolata, è stimato e ammirato da tutti ma nasconde un'anima nera. Diana sa che è lui il responsabile delle disgrazie della sua famiglia che hanno portato alla morte dei suoi genitori e non è disposta a perdonare chi le ha fatto tanto male e vuole fargliela pagare e a questo scopo decide di dedicare tutti i suoi sforzi, rinunciando anche all'uomo che ama e senza pietà per gli innocenti che resteranno coinvolti.
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II
Pietro Roland, il padre di Diana, fu sfortunato fino dalla nascita. Sua madre morì nel darlo alla luce; il padre, un fabbro ferraio che possedeva una graziosa casetta sulle colline astigiane, per dimenticare la morte della moglie, si diede a bere, a gozzovigliare, trascurando il lavoro, abbandonando i figli: Teresa, bambinetta di dieci anni, e Pietro in fascie. Un giorno, ubriaco fradicio, egli venne a lite con alcuni individui, e si buscò una coltellata che lo mandò difilato all’altro mondo.
I due orfanelli vennero raccolti da uno zio, parroco di un paese vicino.
Il prete era un sant’uomo, ma si lasciava comandare a bacchetta da una vecchia serva che era stata la sua balia e che nella canonica regnava da assoluta sovrana.
Teresa divenne la sua vittima. Nena, così chiamavasi la vecchia serva, la faceva lavorare da mane a sera, e la costringeva alle più dure fatiche, senza pietà della sua giovinezza, della sua salute cagionosa. Pietro non era in età di difendere la sorella.
Fino a tre anni, egli fu a balia da una contadina alle dipendenze della canonica; poi, dall’asilo passò alla scuola elementare, ed ultimata con onore la quarta classe, Nena sentenziò che doveva entrare in seminario per farsi prete.
Pietro si separò a malincuore dalla sorella, che egli rivide soltanto due anni dopo, morta tragicamente. La poverina era stata vittima di un mostruoso attentato. Per obbedire la vecchia serva, si era recata in un bosco lontano a far funghi. Uscì di casa all’alba, piangendo, come presaga di una sventura.
Passò il giorno, venne la sera: Teresa non era tornata.
Il parroco, impensierito, ordinò a Nena che mandasse gente a cercarla.
La fanciulla era così amata in tutto il paese, che appena si sparse la voce che ella si era smarrita nel bosco, uomini e donne abbandonarono le loro case per recarsi a rintracciarla.
E dopo due ore di affannose ricerche, la trovarono morta appiè di un albero, strangolata dopo essere stata violata!
Nessuno potè dare un indizio sull’assassino.
Il paese, indignato per l’orribile fine della buona fanciulla, ne rovesciò tutta la colpa sulla vecchia Nena, la prima carnefice della vittima, e soltanto per riguardo a quel santo uomo del parroco, inebetito dal dolore, non fecero su lei giustizia sommaria.
Ma Nena dovette lasciare la canonica, partire in fretta, perchè nessuno avrebbe più potuto tollerare la sua presenza.
Pietro fu chiamato per assistere ai funerali della sorella, che seppellirono sotto un cumulo di fiori, fra il compianto di tutti.
Lo zio prete tenne il fanciullo presso di sè, e siccome questi non mostrava vocazione per la carriera ecclesiastica, ma preferiva divenire un maestro di scuola laico, il parroco lo lasciò libero della sua volontà. Anche la carriera del maestro è un sacerdozio.
Pietro aveva molto ingegno e un intenso desiderio di effettuare il suo modesto sogno, onde superò tutti gli esami con piena lode, ebbe il suo bravo diploma, ed essendo vacante un posto di maestro nel suo paese nativo, dove possedeva ancora la casetta paterna, vi concorse e l’ottenne.
Aveva allora vent’anni, un cuore di fanciullo, un cervello di poeta.
Fu quello il tempo più felice della sua vita. I suoi compaesani lo accolsero benevolmente, e sebbene fra gli amministratori del comune ve ne fossero alcuni avversi a lui, perchè non avevano potuto spingere innanzi un loro protetto, tuttavia la maggioranza gli era favorevole e lo sosteneva, vedendo con quanto zelo adempiva al suo incarico.
Presso alla sua casetta abitava una povera vedova, con un’unica figlia, fiore di virtù e di bellezza, fatta segno alla cupidigia di alcuni notabili del paese, che avevano cercato di sedurla con promesse di danaro.
Ma Adelina era una fanciulla onesta, e preferiva mille volte la sua povertà, al disonore.
Essa cuciva la biancheria; aveva imparato dalle monache che tenevano scuola; ma il guadagno della giovinetta era meschino. Per cui spesso madre e figlia dovevano soffrire la fame; ma non chiedevano nulla ad alcuno e vivevano con molto decoro.
Una notte Pietro fu svegliato da alcune grida che partivano dalle stanze delle sue vicine. In un baleno si vestì, accorse, e mentre entrava in casa per la porta che trovò aperta, fu atterrato da un individuo che non potè riconoscere perchè fuggi rapidissimo. Pietro si rialzò subito, ma non pensò ad inseguirlo, perchè voleva sapere che era accaduto alle sue vicine.
Nell’ingresso, che serviva altresì da stanza da lavoro alle due donne, trovò Adelina scarmigliata, piangente, che tentava di sollevare da terra la madre inanimata.
— Che c’è? Che succede? — chiese Pietro spaventato.
Adelina, rassicurata dalla sua presenza, raccontò che si era svegliata all’improvviso sentendo aprire la porta di casa, ed aveva appena avuto il tempo di accendere il lume, e mettersi una sottana, che un uomo mascherato, vestito da operaio, irruppe nella stanza e slanciandosi su lei tentò di possederla.
Adelina si era svincolata con forza, gridando aiuto, e sua madre era accorsa.
Allora quel brutale aveva rivolto sulla vecchia tutte le sue furie, picchiandola a più non posso, e quindi era fuggito.
Pietro aiutò la fanciulla a trasportare la madre sul letto, cercando di farla rinvenire. Non ci riuscirono.
Allora il giovane corse a cercare il medico, che dichiarò la disgraziata in pericolo di vita per un travaso di sangue al cervello, dovuto ai colpi ricevuti.
Egli fece il suo rapporto al pretore, al brigadiere dei carabinieri; vi fu una inchiesta, si fecero delle ricerche, ma senza risultato.
Il miserabile, che era entrato come un ladro nella casa di Adelina per violentarla, rimase irreperibile.
La vedova morì dopo tre giorni, e mancò poco che Adelina seguisse sua madre nella tomba.
Le cure premurose di Pietro la salvarono, e da quel momento i due giovani si scambiarono il cuore.
Quando in paese si seppe che Adelina sposava il maestro, si sparse la voce che Pietro fosse stato l’aggressore della fanciulla, l’autore della morte della vedova.
Ma Adelina, indignata da quell’accusa, difese a spada tratta il fidanzato.
Si sposarono. Il maestro provò allora le gioie più pure che un uomo possa aver sulla terra.
Egli continuò a fare il maestro di scuola, con una bontà veramente paterna. Adelina si occupò della casa. Un anno dopo la sposina diè alla luce una bella bambina, alla quale imposero il nome di Diana. I due coniugi non avevano più nulla da desiderare. Erano felici.
Ma purtroppo la completa felicità non durò a lungo.
Terribili avvenimenti si preparavano per quella famigliuola!
Nel paese si erano formati due partiti: l’uno di gente ricca, prepotente, ambiziosa, che commetteva ogni sorta di soprusi, d’ingiustizie, di angherie; l’altro di uomini intelligenti, onesti, che desideravano il vero bene del paese proteggendo i proletari.
Pietro era uno dei più ferventi apostoli di questo partito. Egli sognava la felicità dei suoi paesani, e al momento delle elezioni comunali, il maestro mise in opera tutta la sua energia, il suo ardore giovanile, tenne conferenze, scrisse articoli su giornali, lotto, insomma, come seppe e come potè per il trionfo del suo partito.
Ciò nonostante vinse il partito opposto, quello che aveva denaro per comperare i voti; così, come succede qualche volta anche nelle lotte politiche, non furono i più onesti che trionfarono, ma i più ricchi!
Salito al potere, questo partito licenziò subito il maestro come fomentatore di dottrine sovversive che, infiltrate nelle giovani menti, avrebbero recato più tardi danno alla società!
Pietro si ritirò senza un lamento, orgoglioso di aver compiuto il proprio dovere.
Anche Adelina ricevette la notizia con calma.
— Camperemo tuttavia! — disse con un incantevole sorriso, abbracciando il marito. — Tu darai delle lezioni e lavorerai il nostro orto: io riprenderò i miei ricami.
— Ed io aiuterò la mammina a sbrigare le faccende di casa, — soggiunse Diana.
Essa aveva allora otto anni, ma era una bimba precoce, intelligentissima, di una bellezza maravigliosa. Aveva i capelli di un biondo dorato, ricciuti come quelli del padre, gli occhi neri, le ciglia nerissime, il nasino breve e affilato, la bocca piccola e rossa.
Pietro e Adelina l’adoravano, e Diana aveva per essi un affetto appassionato, una grande ammirazione.
Alle parole della bimba, Pietro sorrise e la strinse al seno teneramente insieme con la madre.
— Con voi due presso di me, — disse — io non ho nulla da desiderare. Del resto, vedrete che i miei scolari, come i miei paesani, saranno i primi a giudicare severamente l’operato del nuovo consiglio amministrativo ed a far riparare l’ingiustizia che ha commesso verso di me.
Povero Pietro! La sua illusione non durò a lungo,
Per non avversarsi i nuovi magnati del paese, nessuno protestò per il suo licenziamento, all’infuori del signor Filippi un ex militare possidente del luogo, il cui, unico figlio Riccardo, che si trovava agli studi a Torino, prendeva durante le vacanze lezione da Pietro.
Riccardo, sebbene maggiore di Diana di quasi otto anni, era l’amico più caro della fanciullina, alla quale non mancava mai di portare ogni anno per il Natale qualche nuovo gingillo e le chicche.
Il signor Filippi, nella sua difesa in favore del maestro, non fu ascoltato, nè approvato. Pietro, che aveva sopportato con tanto coraggio il suo...




