E-Book, Italienisch, 466 Seiten
Reihe: Sírin
Ivanov Il Geografo si è bevuto il mappamondo
1. Auflage 2022
ISBN: 978-88-6243-491-1
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 466 Seiten
Reihe: Sírin
ISBN: 978-88-6243-491-1
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Nato nel 1969, paragonato a ?echov e Dostoevskij, è uno dei migliori eredi della grande tradizione letteraria russa. Autore di oltre 20 libri, ha vinto in Russia i premi più prestigiosi, tra cui il Book of the Year, il Prose of the Year e il Tolstoy Prize. Le sue opere sono tradotte in numerose lingue e vantano diverse trasposizioni cinematografiche.
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9. I PROFESSORI ROSSI
– Allora, professori rossi, siete pronti? – domandò allegramente Služkin.
I tre banchi della prima fila erano vuoti, su sua richiesta.
– Vanno a sedersi ai primi banchi, con carta e penna... – Služkin prese il registro: – Spechova, Starkov, Kuznecova, Mitrofanova e Kedrin.
Aspettò che i convocati si sistemassero, poi consegnò a ciascuno una domanda per una verifica individuale.
– Avete a disposizione venti minuti. Ricordatevi di firmare i fogli... Tutti gli altri aprano i quaderni e scrivano l’argomento della lezione: ‘La distrettualizzazione economica della CSI5.’
– Di nuovo, scrivere! – piagnucolò la nona A. – Abbiamo scritto all’ora di letteratura, e poi a quella di lingua, e di algebra...
– Sì, di nuovo – confermò severo Služkin. – Altrimenti, con il vostro chiacchiericcio continuo, non ascolterete nulla e non ricorderete nulla.
– Tanto, non ricorderemo nulla comunque! – esclamò il pestifero Skackov, aprì la ventiquattrore che teneva sul banco e appoggiò la testa dentro.
– Viktor Sergeevic, perché non ce ne stiamo zitti per tutta la lezione, ma senza scrivere? – propose con un sorriso la bella prima della classe Maša Bol’šakova.
– Perché non facciamo invece che voi restate zitti per tutta la lezione e scrivete – fu la controfferta di Služkin. – Skackov, tu che fai, dormi?
– Non me ne importa niente, della lezione – dichiarò sfacciatamente Skackov dalla sua valigetta.
– E a chi mai può importare? – si stupì Služkin. – Non certo a me!
– Si licenzi, allora – consigliò dal primo banco quello spilungone di Starkov, candidato alla medaglia d’oro6.
– E chi manterrà allora i miei figlioletti e la vecchia mamma? – chiese Služkin. – Tu? Facciamo così: voi mi pagate e io vi lascio andare e assegno a tutti il massimo dei voti. D’accordo?
– D’accordo! – esultarono i professori rossi.
– Perfetto, mettete ciascuno un bigliettone sul banco, e liberi tutti.
La nona A però non aveva il becco di un quattrino.
– Allora non fate discussioni inutili – chiuse il dibattito Služkin. – Io conosco la geografia economica e avrò dei soldi. Voi non la conoscete, e non li avete. Dunque, andiamo avanti. Vi è chiaro il significato del titolo?
– No – rispose un coro stonato di professori rossi.
– Allora scrivete nei vostri quaderni: ‘La distrettualizzazione economica è la suddivisione del territorio in distretti economici.’ Ora è tutto chiaro?
– No – risposero i professori rossi.
– Ma figuriamoci, capiscono tutto, si danno solo delle arie – disse Maša Bol’šakova.
– Più si daranno arie e più dovranno scrivere. Skackov, non dimenticarti di consegnarmi il quaderno dopo la lezione. Intanto ti metto un punto interrogativo sul registro. Scriviamo: ‘Un distretto economico è un distretto nella cui economia predomina un unico settore produttivo.’ Qual è il settore produttivo dominante da noi, a Recniki?
– La distillazione di alcol illegale! – esclamò Starkov dal primo banco.
– Starkov, scrivi, invece di blaterare.
Ispirati da Starkov, i professori rossi presero a elencare i settori produttivi per i quali Recniki avrebbe dovuto meritare un bombardamento con il napalm.
– Che fabbrica abbiamo qui, sul fiume Kama? – suggerì Služkin.
– Costruzione di macchine utensili per il settore dei trasporti – azzardò Maša Bol’šakova.
– Brava, Maša, ti metto un punto esclamativo, poi a fine lezione vediamo il voto – approvò Služkin.
– Ah! Un punto esclamativo per Maška Bol’šakova e a me uno interrogativo? – si indignò Skackov dalla ventiquattrore. – Non è giusto!
– Aspetta che correggo il tuo... – Služkin si chinò sul registro.
– No-no-no! – Skackov emerse dalla valigetta, agitato.
– Ora osservate le cartine numero due, tre e cinque sui vostri manuali. Confrontatele e provate a dividere il territorio del paese in distretti economici. Insomma, come se vi avessero regalato il nostro paese e ora doveste avviarne la produzione.
– Noi non vogliamo avviare un bel niente – dichiarò Starkov. – Affitteremo il paese agli stranieri, ci pensino loro a sgobbare.
– Starkov, sono passati dieci minuti, e non hai ancora nemmeno iniziato a scrivere.
– Questo compito io lo scrivo in un minuto – promise Starkov. – Il quesito è proprio una scemata... Viktor Sergeevic, perché studiamo queste stupidaggini, moralmente invecchiate già da un secolo?
– Starkov, prendi il manuale da Šakirova e guarda i cognomi degli autori nell’ultima pagina – chiese Služkin.
Tutta la classe si mise subito a esaminare con grande interesse l’ultima pagina, tranne Šakirova che picchiava col pugno sulla schiena larga di Starkov.
– Avete trovato tra gli autori il cognome Služkin?
I professori rossi, confusi, rilessero l’elenco.
– Sìììì! – urlarono dall’ultimo banco i bocciati Bezmaternych e Bezdenežnych, che sarebbero dovuti finire nel Sonderkommando invece che nella nona A.
– No – disse Služkin, ignorando i bocciati. – E se il mio nome non c’è, allora non capisco perché fai queste domande a me, Starkov.
I professori rossi si misero a vociare emozionati, sconvolti dall’assenza di Služkin nella lista degli autori.
– Buona come scusa – approvò Starkov, lanciando con disgusto il manuale a Šakirova.
– Dunque, abbiamo osservato le cartine – riprese Služkin. – Ora proviamo a indicare, per esempio, i distretti agricoli.
I professori rossi trascrissero tutti i distretti che erano riusciti a trovare, incluso l’Estremo Nord con il permafrost.
– Bravi, un’insufficienza a tutti! – valutò Služkin. – Ora mettiamo il numero uno, scriviamo un piccolo titoletto: ‘Distretti agricoli’. Sotto mettiamo la lettera ‘a’. Il primo fattore dal quale dipende lo sviluppo dell’agricoltura di un distretto. Che fattori potete menzionare?
Scricchiolando e sbandando, la lezione andò avanti.
– Basta, il tempo è scaduto – annunciò infine Služkin, avvicinandosi ai primi banchi. Starkov gli allungò subito un foglio scritto fitto. Rossa per l’agitazione, la Spechova aveva febbrilmente buttato giù qualcosa. La graziosa Mitrofanova, una che di solito prendeva al massimo “tre” ma aveva dei grandi occhioni, si alzò, gli tese il foglio e disse:
– Non ho scritto quasi nulla, Viktor Sergeevic.
– Male, Ljusja. Ti metto ‘uno’.
– E vabbè, peggio per lei – si offese Mitrofanova, tornando al banco. – Non si può mettere ‘uno’ sul registro. Poi le tocca rimanere con me dopo le lezioni per farmi recuperare con un ‘tre’.
– Mi piaci molto, Mitrofanova. Come ragazza, intendo. Ti vedo volentieri dopo le lezioni.
I professori rossi sobbalzarono, Maša Bol’šakova si confuse e i bocciati Bezmaternych e Bezdenežnych sogghignarono.
– Usa la geografia per quelle cose – notò sarcastico Starkov. – Lei almeno si sposa Ljus’ka, ma a noi, a cosa ci serve studiarla?
– Scemo – disse Mitrofanova a Starkov.
– Certamente – convenne Služkin. – Nella sala matrimoni del comune nessuno vi interrogherà sui fattori di posizionamento dell’industria petrolifera estrattiva...
– Appunto! – si rallegrò dalla valigetta Skackov. – E allora perché ci tocca studiarli?
– La nostra classe è a indirizzo umanistico – chiarì Starkov. – A cosa ci serve l’economia? Noi diventeremo dei liberi artisti.
– Un libero artista è un calzolaio scalzo – obiettò Služkin. – Uno che sa tutto e non ha nulla. Anch’io ero un libero artista ma, come potete vedere, non ho potuto fare a meno della geografia.
– Cosa faceva? Scriveva poesie? – Starkov non si placò.
– Ho peccato – annuì Služkin.
I bocciati Bezmaternych e Bezdenežnych scivolarono dal banco per le risate.
– Ci recita qualcosa? – chiese Maša Bol’šakova con un sorriso.
– Conoscete già le mie opere, – Služkin fece un gesto – le trovate nel manuale di letteratura. Sotto vari pseudonimi.
– Su, ce ne reciti qualcuna! – piagnucolarono i professori rossi. – Nessuno ci ha mai recitato nulla!
Služkin guardò l’orologio: mancavano cinque minuti alla fine della lezione. Non sarebbe comunque riuscito a concludere la spiegazione sui distretti economici.
– Va bene, vi recito qualcosa – acconsentì. – Però voi vi studiate il paragrafo a casa, e la prossima volta facciamo una verifica.
La classe strillò indignata.
– L’arte richiede sacrifici – spiegò Služkin.
– Ma su, che cosa vi prende? – esclamò Starkov voltandosi verso gli altri. – Capirai, una verifica! La scriveremo! Reciti, Viktor Sergeevic!
Nell’aula si instaurò un reverenziale silenzio.
Služkin si sedette sul tavolo.
– Ho composto questa poesia quando frequentavo la nona, per il compleanno di un compagno che di cognome faceva Petrov. Era il primo della classe, il capo del Komsomol7 della scuola e così via. La poesia si intitola Epitaffio per Petrov. Per chi non lo sa: epitaffio è una scritta su una tomba. Il verso è molto semplice, non ha nessun senso, e le rime zoppicano, potete iniziare a ridere.
Rallenta, passante casuale,
alla lapide di granito t’accosta.
Qui, di Alëša Petrov la spoglia mortale
nella bara di quercia è...




