Kauffman | Vengo io da te | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 177 Seiten

Reihe: collezione Sur

Kauffman Vengo io da te


1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-6998-477-8
Verlag: SUR
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 177 Seiten

Reihe: collezione Sur

ISBN: 978-88-6998-477-8
Verlag: SUR
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Paul e Corinne, una giovane coppia di sposi, hanno appena scoperto di aspettare una bambina; nel frattempo, la madre di lui sta cercando di superare il trauma del recente divorzio, mentre la madre di lei si rifiuta di accettare il declino della salute del marito; Rob, infine, il fratello di Corinne, a sua volta con un matrimonio finito alle spalle, è un padre amorevole e al tempo stesso un bugiardo cronico. Questo romanzo segue le loro storie nel corso di un anno - il 1995 - in una serie di episodi che, di mese in mese, disegnano un arazzo di relazioni, nuovi incontri, omissioni e rivelazioni, paure, speranze, momenti di tenerezza e tensioni irrisolte. La scrittura di Rebecca Kauffman, sapiente nella costruzione, empatica e generosa nello sguardo, trasforma il racconto della quotidianità domestica in una luminosa indagine letteraria sull'animo umano; c'è qualcosa, ci ricordano queste pagine, che anche nostro malgrado, nel bene e nel male, continua a renderci un'unica grande famiglia.

Rebecca Kauffman è nata in Ohio e abita in Virginia. Ha studiato violino alla Manhattan School of Music e scrittura creativa alla New York University.
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Gennaio 1995


A pranzo l’amica di Ellen, Susan, raccontò che suo cugino Gary, un impiegato di banca in pensione, a Natale aveva annunciato alla famiglia di essere pronto per nuove frequentazioni. Susan aggiunse: «E io gli ho detto che ho un’amica sulla stessa barca».

«Spero che non ti riferissi a me», disse Ellen.

Di lì a quando finirono di mangiare, però, Susan la convinse a conoscere Gary, assicurandole che sarebbe stata una cosa informale. Ed Ellen, malgrado la riluttanza iniziale, si ritrovò a provare picchi di ottimismo mentre, con la spazzola adesiva, si toglieva i peli di cane dal dolcevita rosso per prepararsi all’appuntamento. Al telefono Gary aveva proposto di cenare presto da Drapmann, un posticino a conduzione familiare che serviva di tutto, aveva detto, dagli hot dog ai granchi giganti.

Mentre Ellen attraversava il parcheggio, un vento brusco le si insinuò nelle narici e la neve le scricchiolò sotto i tacchi. Gary stava aspettando dentro il ristorante, accanto alla porta – Ellen lo notò prima che lui vedesse lei. Aveva i capelli crespi grigi ed era stravaccato su una panca. Quando lei entrò, si raddrizzò immediatamente, ma solo in parte. Disse: «Ellen? Credevo che arrivassi dall’altra parte. Susan ha detto che abiti sulla Cedar».

Ellen rispose: «Infatti. Vengo dall’Esercito della Salvezza».

«Sei una volontaria?»

«No, avevo solo della roba da donare».

«Brrr». Gary indicò l’esterno, poi l’interno. «Andiamo a sederci?»

Li fecero accomodare a un bel tavolo di fianco a una finestra. Il loro cameriere era un uomo con un cerotto piazzato in modo strategico per coprire buona parte del tatuaggio che aveva sul collo.

Gary aprì il menù e si mise gli occhiali da lettura.

Ellen ordinò il pollo con il riso pilaf e Gary la bistecca alla Salisbury.

«Mi sono sempre chiesta cosa fosse», disse Ellen. «Salisbury».

Gary disse: «Credo che sia una regione».

Il cameriere tornò con un cestino di pane e Gary ordinò una bottiglia di rosso della casa. Ellen beveva solo di rado, ma non voleva che Gary pensasse di aver fatto un passo falso, perciò quando il cameriere le versò il vino, lo accettò.

Ellen disse: «Come sono andate le feste?»

«Uno schifo». Gary si tolse gli occhiali da lettura e se li infilò nella tasca della giacca. «E a te?»

«Mio figlio e sua moglie hanno passato la vigilia dai genitori di lei e Natale da me. Siamo stati benissimo. Abbiamo le nostre piccole tradizioni».

Gary prese un panino dal cesto e lo spezzò a metà. Ne uscì un filo di vapore. «Nipotini?»

Ellen scosse la testa. «Prestissimo, però. Non vedono l’ora. Ci stanno provando».

«Non vedi l’ora neanche tu», osservò Gary.

«Adoro i bambini», disse Ellen. Dato che era proprio vero, lo ripeté: «Adoro i bambini».

«Ci credo! Susan ha detto che guidi uno scuolabus».

Ellen annuì. «Da trentacinque anni. Fa effetto vederli crescere. Succedono cose incredibili. Guardo la ragazza alla cassa del supermercato o quella che mi fa l’igiene dentale e mi accorgo che la portavo a scuola quando aveva cinque anni. Mi ricordo dove abitava. Mi ricordo come si chiama».

«E loro si ricordano come ti chiami tu?»

«Di solito devo dirglielo io».

Ellen si guardò intorno. C’era solo un’altra coppia seduta, ed erano ancora più in là con gli anni di lei e Gary. In sottofondo si sentiva una musica da pianoforte lenta, tipo jazz. Su ogni tavolo c’era una lanterna decorativa verde che brillava, dando all’ambiente un’atmosfera irreale.

«Tu hai figli?»

«Una», rispose Gary. «Vive in Florida. Non parliamo molto. Esce con le donne. Lei crede che non lo sappia, ma sua madre me lo dice». Bevve un abbondante sorso di vino, poi un altro. «Non mi importa con chi esce. Mia figlia, intendo. Neanche la mia ex, in realtà. Però in effetti la mia ex sta uscendo con uno che guida l’escavatore, cosa che trovo buffa. Ma basta parlare di me. Susan come l’hai conosciuta?»

«I nostri figli erano buoni amici a scuola e io e lei siamo rimaste in contatto anche ora che i ragazzi sono andati via di casa da un pezzo. A quanto pare il suo Kenny è diventato un bravo trombonista. Suona in una band di Milwaukee che fa concerti ovunque da Boston a Buffalo. Ma cosa sto dicendo? Lo saprai già, hai appena passato il Natale con loro».

Gary disse: «In realtà non lo sapevo; Kenny non c’era, e io ho imparato a disconnettermi dal bla-bla-bla di Susan». Finì il calice di vino e se ne versò un altro.

Ellen sentiva venir meno poco a poco la speranza. Lanciò un’occhiata fuori. Il cielo era del colore del cemento bagnato. Dall’altra parte della strada, nel parcheggio del centro commerciale, un gruppetto di ragazzini si divertiva a disegnare qualcosa sulla vetrina gelata del lavasecco.

Gary disse: «Susan deve avere qualcosa contro di te, se ti ha organizzato un appuntamento con me. È una battuta, ridi pure. Ma sul serio, guardati». Gary allungò teatralmente la mano in direzione di Ellen. «E guarda me».

Ellen non aveva idea di cosa fare.

Gary alzò le spalle. «Scusa».

Ellen andò in bagno, dove si ripeté una frase d’incoraggiamento guardandosi allo specchio e si raddrizzò il colletto. Per Natale suo figlio, Paul, le aveva regalato un buono per JCPenney, e lei qualche giorno prima era stata tentata di usarlo per un profumo di marca o un vestito nuovo da indossare all’appuntamento. Che fregatura sarebbe stata! Per fortuna non aveva trovato abbastanza motivazione da uscire di casa e andarci.

Quando Ellen tornò, le loro ordinazioni erano arrivate. Gary diede un colpetto alla carne con la punta del coltello. «Non me l’aspettavo così», disse. Guardò Ellen con occhi annebbiati, come se fosse sott’acqua, poi tornò a fissare il piatto.

Ellen disse: «Non sembra una bistecca, eh? Sembra più un hamburger ricoperto di salsa invece che infilato in un panino».

Gary rise, ed Ellen si accorse con sorpresa che aveva la risata di una persona simpatica, sincera e cordiale.

Gary disse: «Raccontami di tuo figlio».

«Paul e Corinne abitano a Lamb. A due ore da qui. Probabilmente la conosci. E come dicevo, spero che presto arrivi un nipotino. Sono sicura che questo è l’anno giusto».

«Sembri fiduciosa».

«È la stessa cosa che mi ha detto la medium della linea a pagamento che ho chiamato».

Gary rise di nuovo. Assaggiò un boccone. «Cosa fanno Paul e Corinne a Lamb

«Hai presente le marmellate Webb? Lavorano lì tutti e due, ed è lì che si sono conosciuti. Lei sta in ufficio, si occupa degli ordini all’ingrosso, mentre lui ha cominciato dal confezionamento, ma ha fatto carriera e adesso gestisce tutto il reparto imballaggio».

«Com’è il riso pilaf?»

«Notevole».

«Bene. Senti questa, l’altro giorno ha telefonato una di un call center», disse Gary. «Si chiamava Pilar, non pilaf, ma mi ci ha fatto pensare il tuo piatto. Pilar cercava di farmi abbonare a delle nuove riviste. Aveva un bell’accento. L’ho convinta a raccontarmi un po’ di sé; io le ho detto qualcosa di me. Lei chiaramente cercava di tornare al discorso dell’abbonamento. Così le ho dato corda. Alla fine ho tirato fuori la carta di credito. Gliel’avevo proprio fatta credere, era convinta di essere lì lì per concludere la vendita del secolo. È arrivato il momento di leggerle il numero della carta e un attimo prima di finire, ho riattaccato. Non so neanche perché te lo sto raccontando. Ma cosa mi prende? Comunque, lei ha continuato a chiamare per un’ora intera, pensando che fosse caduta la linea. Mi sa che le ho rovinato la giornata. Povera Pilar. Quanto è patetico? E quanto sono cattivo?»

«Santo cielo. È davvero una cosa cattiva da fare».

«Ecco, vedi?»

Il cameriere tornò per chiedere se andava tutto bene e, con sollievo di Ellen, Gary non ordinò altri alcolici.

Quando il cameriere se ne fu andato, Gary disse: «Scommetto che non hai mai fatto una sola cosa cattiva in tutta la tua vita, giusto? Però di sicuro hai fatto molti pensieri cattivi. Nei confronti del tuo ex, per esempio. C’era di mezzo un’altra donna? Scommetto che ne hai pensate di cotte e di crude su di lei».

Michael non aveva lasciato Ellen per un’altra donna, almeno per quel che ne sapeva lei. A volte pensava che in un certo senso sarebbe stato meno doloroso se ci fosse...



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