E-Book, Italienisch, 204 Seiten
Reihe: animalìa
Kight Il fenicottero
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7452-715-1
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 204 Seiten
Reihe: animalìa
ISBN: 978-88-7452-715-1
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Il fenicottero descrizione Questo libro affronta la storia naturale del fenicottero all'incrocio con la sua valenza iconica nell'immaginario umano: inconfondibile per il suo colore e la sua frequente postura su una zampa sola, simbolo commerciale della vita tropicale o totem arcano, il fenicottero, col suo aspetto bizzarro e spettacolare, ha conquistato un posto di rilievo nelle arti e nella cultura di massa, da Alice nel paese delle meraviglie agli stormi di fenicotteri di plastica che dilagano nei giardini. Con 96 illustrazioni, 86 a colori
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Nella pagina accanto, fenicotteri minori che si alimentano nel Lago Nakuru, Kenya.
Introduzione
I fenicotteri sono stati definiti come la specie aviaria piú affascinante e, al tempo stesso, come una delle piú facilmente riconoscibili1. Mentre la prima affermazione può essere oggetto di discussione, quasi tutti concorderanno con la seconda. Grazie al piumaggio brillante e allegro, al massiccio becco ricurvo verso il basso, alle zampe lunghe ed esili (una delle quali è spesso sollevata in un’iconica posizione di equilibrio), i fenicotteri sono immediatamente familiari agli osservatori di tutto il mondo. Probabilmente la loro fama è anche dovuta al fatto di trovarsi, allo stato naturale, in cinque continenti, e in cattività addirittura in sei. Poiché spesso vengono chiamati genericamente “fenicotteri rosa”, molti non sanno che in realtà ne esistono sei specie diverse: il fenicottero americano (detto anche fenicottero rosso, caraibico o di Cuba, Phoenicopterus ruber); il fenicottero maggiore (Phoenicopterus roseus); il fenicottero cileno (in passato detto anche “dalle ginocchia rosse”, Phoenicopterus chilensis); il fenicottero minore (Phoeniconaias minor, il quale a breve potrebbe essere rinominato Phoenicoparrus minor); il fenicottero andino (Phoenicoparrus andinus) e il fenicottero della Puna o fenicottero di James (Phoenicoparrus jamesi). Nonostante alcuni ricercatori ritengano che il fenicottero americano e il fenicottero maggiore siano in realtà due sottospecie di Phoenicopterus ruber, le analisi genetiche piú recenti indicano che si tratta di specie distinte.
Non sorprende che i nomi dei fenicotteri, tanto quelli popolari quanto quelli scientifici, per lo piú facciano riferimento all’acceso piumaggio di questi uccelli, benché non scarseggino nomi ispirati alle altre caratteristiche fisiche distintive.
Nell’antico impero mesopotamico di Akkad, il fenicottero veniva chiamato issur nuri, o “uccello della luce”. Gli antichi Egizi usavano un geroglifico a forma di fenicottero per scrivere la parola dsr, che poteva indicare, oltre all’uccello in sé, il colore rosso o, letteralmente, il “color fenicottero”. In altre parti dell’Africa, i Kikuyu (la piú grande tribú del Kenya) chiamano i fenicotteri muhau, che significa “collo lungo”. L’antica parola araba nuham vuol dire “il fiammante” benché, come il termine arabo medievale mirzam, derivi da una radice che indica un suono brontolante, simile ai versi poco melodiosi di questi uccelli; turundijan2, invece, si riferisce alla sua brillante livrea3. Nonostante la preminenza dell’arabo nel moderno Egitto (è la lingua ufficiale dello Stato) si ravvisa un’influenza della lingua copta nell’uso, da parte della popolazione locale, della parola basharush, traducibile come “quel che è rosso”4. Alcuni autori hanno associato questo vocabolo all’antico francese bécaru, usato nella regione provenzale come termine dialettale per il fenicottero5. Un altro soprannome arabo è rahu l-ma o “gru acquatica”.
Fenicotteri maggiori in volo.
I Greci chiamavano i fenicotteri f?????ópte??? (phoinikopteros), che significa “dalle penne rosse” o “dalle ali rosse”. La prima metà della parola deriva dal termine ?????? (phoinix, “rosso porpora”), usato anche in riferimento ai mercanti fenici dalla pelle cotta dal sole con cui i Greci facevano affari e che ha dato origine al termine greco moderno phoinikopteros e alla versione latinizzata phoenicopter, alla base della nomenclatura della famiglia e del genere cui appartengono tutte le sei specie di fenicotteri. I Romani, prendendo spunto dai Greci, ci hanno fornito anche gli altri termini che ritroviamo nei nomi scientifici dei fenicotteri. Ruber in latino vuol dire “rosso”, mentre roseus deriva dal greco rhodon (che probabilmente indicava, come in latino, “la tonalità rosso-rosata di una rosa”).
Il suffisso -naias in Phoeniconaias fa riferimento alle naiadi amanti dell’acqua del mito greco, per cui i fenicotteri minori sarebbero “ninfe acquatiche rosso porpora”.
Forse il significato piú oscuro è quello di Phoenicoparrus, derivante dalla parola latina parra. Benché secondo alcuni indichi un “uccello di cattivo auspicio”, potrebbe semplicemente significare “uccello non identificato”, vale a dire una specie di fenicottero non identificata (o scoperta di recente).
I parlanti di diverse lingue romanze possono far risalire i nomi dati al fenicottero al latino flamma, “fiamma”, all’origine del portoghese flamengo, del francese flamant e dello spagnolo flamenco. Dalla sostituzione del germanico -ing ai suffissi latini è nata la parola inglese flamingo. Alcuni etimologisti ritengono che questi termini siano stati usati per indicare gli uccelli solo a partire dal XIV secolo, quando i parlanti spagnoli adoperarono per la prima volta la parola flamenca per descrivere i Fiamminghi, noti per la carnagione rubizza (non dissimile da quella degli antichi Fenici); secondo questa ipotesi il termine flamengo indicherebbe un “uccello del colore dei Fiamminghi”. Quello su cui concorda la maggior parte degli studiosi è l’assenza di un’etimologia comune tra questi uccelli dal colore acceso e il vibrante stile di ballo spagnolo6.
I nomi comuni, meno poetici, dei fenicotteri ci forniscono informazioni piú dirette sulle singole specie: i fenicotteri americani, cileni e delle Ande vivono effettivamente in queste regioni; il fenicottero maggiore è il piú grande rappresentante di questi uccelli e il fenicottero minore il piú piccolo; il fenicottero di James, o della Puna, è stato appunto scoperto da un uomo di nome James (Henry Berkeley James) e vive nella Puna, il freddo altopiano desertico delle regioni andine del Sud America.
I fenicotteri presentano una delle migliori serie di reperti fossili tra tutti gli uccelli, descritta come “straordinariamente buona” e “particolarmente pregiata”7. Si contano sedici collezioni fossili, di sei diverse epoche geologiche, in cinque continenti. Abbiamo fossili simili a fenicotteri risalenti all’Eocene (ca. 50 milioni di anni fa), ma alcuni paleontologi attribuiscono ad antenati del fenicottero anche dei frammenti ossei di una zampa ascrivibili al tardo Cretaceo (100-66 milioni di anni fa). Mentre sembra che il becco dei fenicotteri abbia continuato a evolvere morfologicamente dopo la comparsa dei “moderni” fenicotteri 30 milioni di anni fa (nell’Oligocene), le zampe e i piedi di questi uccelli già all’epoca presentavano le stesse strutture che troviamo oggi.
Nonostante l’impressionante vetustà dei fossili di fenicottero, recenti studi genetici suggeriscono che i Phoenicopteridae costituiscono una delle famiglie aviarie di piú recente evoluzione. Probabilmente questo gruppo di uccelli si è differenziato dalle specie con cui è imparentato piú da vicino circa 4,3 milioni di anni fa; il comune antenato del fenicottero di James, del fenicottero andino e del fenicottero minore dev’essersi evoluto circa 2,6 milioni di anni fa, mentre il capostipite del ramo Phoenicopterus probabilmente si è differenziato 2,3 milioni di anni fa8.
Uno svasso, appartenente alla famiglia aviaria con cui probabilmente i fenicotteri sono piú strettamente imparentati.
Nido fossilizzato di un uccello della famiglia Phoenicopteridae che presenta uova simili a quelle dei fenicotteri ma composizione e struttura simile al nido dello svasso; i ricercatori pensano che appartenga a un antenato comune ai due gruppi di uccelli.
Nonostante tutte le informazioni che i paleobiologi sono riusciti a ricavare dai fossili dei fenicotteri, gli scienziati discutono ancora sulla loro esatta posizione nell’albero genealogico della famiglia aviaria. Nel corso degli anni diversi ricercatori, ricorrendo a osservazioni morfologiche, comportamentali, evolutive, genetiche e mediche, hanno di volta in volta collocato i fenicotteri con le cicogne e gli aironi, gli uccelli acquatici e i trampolieri come le avocette e le beccacce di mare.
Anche se alcuni esprimono dei dubbi, gran parte dei tassonomisti ritiene che i fenicotteri siano imparentati piú da vicino con gli svassi, con i quali formano un clade chiamato Mirandornithes (un clade è un gruppo di specie costituito da un antenato comune e da tutti i suoi discendenti, rappresentante un ramo completo dell’“albero della vita”). Questa ipotesi è avvalorata da molteplici analisi relative al DNA, alla struttura scheletrica, alla morfologia delle uova, ai resti dei nidi e ai parassiti in comune, un insieme di dati cosí articolato da portare il tassonomista Ernst Mayr a sostenere che quello dei Mirandornithes sia “uno dei cladi di alto livello meglio attestati tra gli uccelli moderni”9. Rimane, tuttavia, il dubbio se il piú remoto antenato di questo gruppo fosse un uccello acquatico come lo svasso, spostatosi poi sulle coste come i fenicotteri, o viceversa.
Nel suo libro Flamingo City (1950), George Kirkby Yeates scrive che “da vicino il fenicottero sembra piuttosto sciocco”, un apprezzamento poco lusinghiero da parte di uno scrittore che era pur sempre un ammiratore di questi uccelli10. Non che la sua affermazione sia totalmente infondata: tutte le sei specie hanno goffi becchi, zampe e colli insolitamente lunghi, i...




