E-Book, Italienisch, Band 19, 308 Seiten
Reihe: Ombre
Kristensen La leggenda del sesto uomo
1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-7091-369-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 19, 308 Seiten
Reihe: Ombre
ISBN: 978-88-7091-369-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Sulle isole Svalbard è calato l'inverno polare. Un uomo si nasconde nella penombra che ha inghiottito Longyearbyen per spiare i bambini della scuola materna. Quel giorno la piccola Ella scompare. Com'è possibile? Niente del genere è mai successo nella pacifica cittadina artica, minuscola capitale di uno dei luoghi abitati più a nord della terra, dove tutti si conoscono e non esistono segreti. Ma anche il padre Steinar è sparito nel nulla: che l'abbia rapita? Vittima o colpevole? Comincia così un'indagine che attraversa le bianche distese dell'Adventdal e i ghiacci mobili del fiordo per addentrarsi nei cunicoli della miniera di carbone attorno a cui gravita la vita dell'isola. Un viaggio autentico ma ricco di mistero in questa piccola comunità abituata a difendersi dagli orsi polari e inseguire bracconieri di renne, ad affrontare 'il pozzo buio e profondo' della notte artica e le oscure viscere della montagna del carbone. Lì si annida quella paura antica di cui nessuno parla, ma che da sempre allunga le sue ombre, le sue minacce e le sue leggende su tutta la valle.
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SCOMPARSA
Giovedì 22 febbraio, ore 16:10
“Parlo con l’ufficio del governatore?” La voce femminile era nervosa.
“Ehm, sì, certo. Sono Knut Fjeld, l’agente di guardia. Mi dispiace, sono a casa, mi stavo preparando qualcosa da mangiare. Il centralino è chiuso e…”
“Lo so. Altrimenti la chiamata non sarebbe stata trasferita. Non è il numero del servizio d’emergenza?” Era evidente che stava parlando con una signora dalle idee chiare.
“Certo. Scusi. Di che si tratta?”
“Ecco…” La donna sospirò. “Non è facile da spiegare. Le sembrerà…” Esitò. “Ma non avevamo altra scelta che chiamarvi.”
Su, veniamo al dunque, pensò Knut. Si era preparato a una lunga serata spalmato sul divano davanti alla tivù. Ma non fece commenti. Spesso il silenzio è un buon modo per spingere la gente a parlare.
“Mi chiamo Ingrid Eriksen e sono la direttrice della scuola materna Kullungen. Il fatto è… sì, insomma, non troviamo più una delle nostre bambine. La madre lavora qui. Questo pomeriggio, quando ha fatto per recuperare la figlia, era sparita. L’abbiamo cercata dappertutto. Non ci sono più nemmeno i suoi vestiti: gli stivali, il berretto, la tuta, i guanti. Tutto scomparso.”
Knut si passò una mano tra i capelli. Non sapeva che dire. L’unica cosa che gli venne in mente fu che doveva esserci una spiegazione logica. I bambini non scompaiono alle Svalbard. Per quanto ci pensasse, non ricordava nessuna storia del genere.
“Certo, nemmeno noi crediamo che… voglio dire… Longyearbyen è una cittadina così piccola, conosciamo alla perfezione ogni singolo abitante. Non stiamo certo pensando a un atto criminale. Ma il fatto è che… con questo freddo. Venti sotto zero, non oso immaginare… E se è uscita da sola e poi è caduta in un burrone, o si è persa da qualche parte, o…”
“È possibile che sia uscita da sola?” I pensieri di Knut cominciavano finalmente a organizzarsi. “È in grado di vestirsi da sola?”
“Sì, certo. Ha quasi sei anni. Però teniamo le porte chiuse a chiave. La serratura è troppo in alto perché i bambini possano arrivarci. E poi perché dovrebbe essere uscita per conto suo? Nessun bambino ha mai fatto una cosa del genere. Li vengono a prendere i genitori, o altre persone autorizzate a farlo, dopo averci avvisato. Su queste regole siamo inflessibili. Ma…”
“Ma?”
“Ma il padre potrebbe essere venuto a prenderla senza dir niente a nessuno.”
“Se l’ha presa il padre non si può dire che sia scomparsa, no? La madre non ha controllato che non siano entrambi a casa? Di chi stiamo parlando, a proposito?”
Ingrid fece un altro sospiro. “Abbiamo già telefonato a casa. Non siamo idioti fino a questo punto. Il padre si chiama Steinar Olsen. È un ingegnere minerario, lavora per la Store Norske. È sua figlia Ella che è scomparsa. Dovreste essere stati più volte a casa loro dopo Natale. Disturbo della quiete pubblica, non ricorda?”
Evidentemente nessuno a Longyearbyen pensava che il segreto professionale e la tutela della privacy valessero anche nell’ufficio del governatore. La direttrice dell’asilo, come quasi tutti gli altri, dava per scontato che gli agenti governativi conoscessero nel dettaglio ogni caso trattato dal commissariato locale. In effetti era vero che Knut era stato da Steinar Olsen in veste ufficiale, ma il motivo non riguardava la quiete pubblica.
“Purtroppo le vostre visite non sono servite”, continuò la donna. “Solo ieri era così ubriaco da spaccare i mobili e cadere giù per le scale, anche se nessuno ha sporto denuncia. L’ultima volta erano stati i vicini a chiamare la polizia, Tone è troppo leale per rivolgersi a voi. È anche probabile che si vergogni. Abbiamo cercato di farle capire che è la figlia a subire le conseguenze più gravi di tutte queste liti domestiche. Ieri ha provato a chiedergli il divorzio, ma come ho detto ha ottenuto solo violenza e minacce. Per questo è convinta che Steinar possa aver portato via Ella dall’asilo senza avvertire nessuno. Per spaventarla.”
“Quindi Tone Olsen vorrebbe l’assistenza della polizia per essere accompagnata a casa? Per calmare le acque con il marito?”
“Esatto”, rispose la direttrice con percepibile sollievo. “E usare un po’ il pugno di ferro stavolta non guasterebbe.”
“Andare in giro a minacciare la gente non fa parte del nostro lavoro”, disse Knut, “ma posso sempre spiegargli le conseguenze di una denuncia per rapimento.” Sperò che la direttrice non avesse sentito il lungo sospiro con cui aveva chiuso la chiamata.
Nonostante il gelo, Knut trovò le due donne ad aspettarlo sulle scale davanti alla scuola quando arrivò con l’auto di servizio sulla strada pedonale. In realtà stava violando il codice e lanciò un’occhiata furtiva agli uffici dello Svalbardposten. L’abitudine del direttore del piccolo quotidiano locale di appostarsi dietro le tende della finestra che dava sulla piazza in cerca di materiale per i suoi editoriali sarcastici era nota a tutti. Ma in quel momento la finestra era buia e dietro i vetri non si vedevano ombre.
Knut scese dalla macchina. Non ci voleva molto a capire quale delle due fosse la madre della bambina scomparsa. I suoi occhi rossi spiccavano sotto il cappuccio impellicciato dell’anorak.
“Nessuna novità?”
“No, niente.” A rispondere fu la più alta, la direttrice dell’asilo. Knut non ricordava di averla mai vista, per quanto sapesse che non era possibile. Longyearbyen non raggiungeva i duemila abitanti.
La donna gli tese la mano con un sorriso appena accennato. “Ingrid Eriksen. Non ci siamo mai presentati, ma naturalmente so chi è lei.”
Knut aprì le portiere dell’auto e la direttrice si sedette davanti con lui. Sembrava più ottimista di poco prima al telefono. Tone Olsen, invece, si raggomitolò sul sedile posteriore, rispondendo a malapena alle sue domande.
“Quando ha visto Ella per l’ultima volta? Se lo ricorda?”
La donna tirò su con il naso. “Alle due, quando i bambini sono rientrati dal cortile.”
“Le ha parlato? Ella ha detto qualcosa che poteva lasciar intendere che il padre sarebbe venuto a prenderla?”
“No… no. L’ho solo abbracciata. Aveva le guance gelide e della neve sul berretto. Le ho chiesto dov’era stata, ma lei è corsa nella stanza dei giochi dei bambini più grandi senza rispondere.”
“È rientrata piuttosto tardi”, intervenne la direttrice. “Almeno dieci minuti dopo gli altri. Era l’ultima. Ero stata perfino a cercarla dall’altro lato della scuola, quello che dà sulla via pedonale. È strano ma…” La donna lanciò un’occhiata al viso impaurito di Tone Olsen e capì che non era il momento adatto per informare l’agente di quelle brevi sparizioni dei bambini nelle ultime settimane.
Knut si prese ancora un po’ di libertà con il codice della strada e proseguì sulla via pedonale per poi svoltare in direzione dell’edificio nuovo di zecca del Polar Hotel. Qualche turista infagottato in tuta da sci e piumino camminava lungo i cumuli di neve ammassata ai lati della strada, senza però allontanarsi molto. Sulla salita verso Blåmyra, il quartiere dove viveva la famiglia Olsen, non si vedeva già più un pedone. Anche se in quel periodo dell’anno il sole non si alzava mai sopra l’orizzonte, neppure in pieno giorno, c’era comunque abbastanza luce: come un bagliore onirico, azzurro intenso, che fluttuava sui ghiacciai. Sfiorando i cumuli di neve lungo la strada, gli anabbaglianti che Knut teneva accesi disegnavano ombre nere sullo sfondo candido. Si vedeva quasi meglio fuori dai loro fasci di luce che dentro.
“Non penserà che qualcuno…” Ingrid Eriksen si rivolse a Knut con un filo di voce, appena percepibile sopra il rombo sordo del motore. “Immagino sia inconcepibile che gente con certe tendenze venga quassù a Longyearbyen senza che voi ne siate al corrente.”
Knut scosse la testa. “L’ufficio governativo non può indagare su tutti quelli che vengono alle Svalbard. Crede davvero che sarebbe possibile?”
“Be’, con tutto quello che si legge sui giornali, per forza uno si preoccupa. Però non è possibile. Immagino che certe cose possano succedere solo sul continente, non qui.” La direttrice si voltò verso il sedile di dietro, ma Tone Olsen non aveva sentito niente: il volto irrigidito, era assorta nei suoi pensieri.
Knut passò davanti alla lunga fila di villette della via 230, dove Steinar Olsen viveva con la famiglia. La loro casa era l’ultima sulla destra.
“La macchina non c’è”, disse Tone Olsen scrutando dal finestrino che aveva abbassato. Accanto alla piccola rimessa che sporgeva tra le case c’era uno spiazzo adibito al parcheggio. Knut si voltò vedendo solo una motoslitta. “La lascia lì di solito? Non avete un garage?”
La donna scosse la testa e alzò gli occhi verso il primo piano. “E non c’è luce in soggiorno.”
La direttrice guardò Knut preoccupata. “Non ha mai risposto, né al telefono fisso né al cellulare. Non sappiamo in che stato sia.”
Prima che Knut avesse il tempo di ribattere, Tone Olsen aveva aperto la portiera, si era lanciata fuori ed era corsa su per le scale. Sollevò il chiavistello della porta, che non era chiusa a chiave, e scomparve in casa.
Gli altri due rimasero accanto alla macchina, cercando di cogliere voci o altri segni di vita dall’interno, ma non arrivava alcun suono. “Forse dovremmo entrare...




