Lianke | I quattro libri | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 461 Seiten

Reihe: Narrativa

Lianke I quattro libri


1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7452-720-5
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 461 Seiten

Reihe: Narrativa

ISBN: 978-88-7452-720-5
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Con I quattro libri Yan Lianke torna alla satira politica, che lo aveva caratterizzato ? e gli aveva portato meritata fortuna ? in Servire il popolo ('Penso che sia il mio miglior romanzo proprio perché mi sono sentito finalmente libero' aveva commentato). Il racconto è condotto infatti sul filo di un registro leggero, tanto distante dalla retorica del dolore quanto capace di rendere al lettore la banalità del male. Siamo nella zona 99 di un campo di rieducazione per intellettuali nel nord della Cina alla fine degli anni sessanta, durante l'epoca del Grande balzo in avanti ? Mao ha deciso che la Cina raggiungerà i livelli di produzione di acciaio dell'Inghilterra in soli quindici anni. I quattro libri sono quattro voci: quella del bambino che comanda il campo incoraggiando la violenza e le delazioni, quella dello scrittore e del filosofo costretti a lavorare lì sodo, più la voce di un narratore onnisciente. Quattro modi diversi di raccontare la follia umana, quattro tonalità in cui Yan Lianke declina la sua voce - sempre poetica - ed esprime, nonostante tutto, la sua fiducia verso l'umanità. I quattro libri è entrato nella selezione di The Booker International prize 2013.

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Capitolo primo


Il figlio del cielo


1. Il figlio del cielo, pp. 13-16


I suoi piedi calpestavano la terra: era tornato.

Una figurina minuscola sulla piatta distesa della campagna vasta e desolata di fine autunno. Un puntolino nero che si ingrandiva a poco a poco. Gli edifici del campo di rieducazione sfidavano il cielo e la terra con eroica grandiosità. Si fermò. E cosí fu. La terra accoglieva i suoi piedi: era tornato. Nella luce dorata del crepuscolo. E cosí fu. Era un chiarore denso e grave, fatto di raggi che pesavano tre o quattro etti ciascuno, affastellati l’uno accanto all’altro come gli alberi di un bosco fitto. I piedi del Bambino danzavano nel sole calante. Il calore gli tormentava i piedi, gli opprimeva il petto e gli schiacciava la schiena. Lui gli si avventava contro, a quel calore che lo strangolava. Gli edifici del campo di rieducazione, con i loro vecchi mattoni grigi, le tegole grigie, erano avvolti nella luce antichissima della notte dei tempi; sulla distesa desolata, sfidavano il cielo e la terra con eroica grandiosità. Lui si fermò. E cosí fu. È buona la luce, con essa Dio separò il chiarore dalle tenebre. Chiamò “giorno” la luce e “notte” le tenebre. Per questo c’è la sera, e c’è il mattino. Grazie a questa separazione. Chiamò crepuscolo il breve istante che precede il calare della notte. Anch’esso è buono. Le galline salgono sui trespoli, le pecore tornano all’ovile e ai buoi viene tolto l’aratro. Gli uomini sospendono il lavoro.

Il Bambino era tornato, la terra aveva accolto i suoi piedi. L’ingresso della base era spalancato e deserto. Lui soffiò nel fischietto. Non appena il suono si sparse all’intorno, tutti accorsero, a gruppi sparsi. Dio aveva ordinato che dentro alla massa delle acque si formasse l’atmosfera e che le acque si dividessero in un sopra e in un sotto. Una volta creata l’atmosfera, separò le acque che stavano sopra da quelle che stavano sotto. E cosí fu. Chiamò cielo ciò che si trovava al di sopra dell’aria, terra ciò che si trovava al di sotto. La terra accolse gli uomini, che giunsero a gruppi sparsi.

Il Bambino disse: “Sono tornato. Vengo da lassú, dal paese. Ho dieci precetti da annunciarvi”.

Li lesse ad alta voce, erano dieci comandamenti:

1.Se vorrete riposare dovrete chiedere il permesso, non vi potrete allontanare a vostro piacimento;

2.Dovrete lavorare, evitando di sprecare il fiato in chiacchiere;

3.Dovrete coltivare la terra e sarete ricompensati per un raccolto abbondante, puniti per uno scarso raccolto;

4.Vi aiuterete l’un l’altro ma eviterete l’adulterio, che sarà punito;

5.Quando vi saranno concessi libri, penna e inchiostro, non potrete leggere o scrivere ciò che vi pare, né pensare ciò che vi pare;

6.Non alimenterete pettegolezzi né diffamerete il vostro prossimo.

Dieci leggi in tutto. Dieci comandamenti. Il decimo proibiva la fuga: Seguirete il regolamento e sarete puniti se tenterete di fuggire. Prima del calare della notte, il sole al tramonto scaldava la terra. Gli edifici del campo di rieducazione, grigi, si ergevano in mezzo alla campagna desolata, una fila dietro l’altra. Davanti alla prima fila c’era un cortile con alcuni olmi. C’erano uccelli sui rami degli alberi. Dio aveva detto: “Che la terra generi esseri di ogni specie: animali domestici, insetti, fiere, uccelli, ciascuno secondo la propria specie; pollame d’allevamento, ciascuno secondo la propria specie; tutti gli insetti che popolano il mondo, ciascuno secondo la propria specie”. Dio guardò il creato e vide che era una cosa buona, poi disse: “Voglio creare l’uomo a mia immagine, perché esso domini sui pesci del mare, sugli uccelli dell’aria, sugli animali che abitano la terra e sulla terra stessa, cosí come su tutti gli insetti che strisciano o camminano e sul docile bestiame. E sugli uccelli che volano in cielo, e sugli esseri viventi che si muovono – ognuno a suo modo – sulla terra”. Dio disse: “Guardate, vi offro tutte le piante che crescono sulla faccia della terra e producono semi, tutti i frutti che crescono sugli alberi attorno a un nocciolo: fatene il vostro nutrimento. Quanto alle bestie della terra e agli uccelli del cielo, agli esseri viventi di ogni specie che brulicano sulla terra, offro a loro l’erba verde come nutrimento”. E cosí fu. Dio contemplò la propria opera e vide che era buona. Il cielo e la terra con tutte le loro creature avevano preso forma. Ogni cosa seguiva la regola della propria specie. C’era ordine. C’erano leggi. Sul volto di Dio apparve un sorriso.

Il Bambino disse: “Ci sono dieci comandamenti in tutto. Il decimo proibisce la fuga: seguirete il regolamento e sarete puniti se tenterete di fuggire”. Poi mostrò loro un certificato di merito, un foglio bianco bordato di rosso, con impressi in alto la bandiera e l’emblema nazionale sotto cui campeggiava, scritta in grande, la parola “ricompensa”. Per il resto il foglio era bianco, solo l’immagine di una pallottola dorata si stagliava là dove si sarebbe dovuto inserire il testo. “Sono andato e tornato dal paese,” disse il Bambino, “per portarvi questo, eccolo. Lassú dicono che chi tenterà la fuga riceverà una pallottola vera, oltre al certificato di merito che ora vi consegno”.

E cosí fu.

Il Bambino distribuí tutti i certificati, ordinando che ognuno incollasse il proprio alla testiera del letto. O che lo infilasse sotto il cuscino, per tenerlo sempre in mente. Cominciava a imbrunire. È una buona cosa il crepuscolo. Le galline salgono sui trespoli, le pecore tornano all’ovile e ai buoi viene tolto l’aratro. Gli uomini sospendono il lavoro. Riprese a parlare: “Siamo alla fine dell’autunno e bisogna seminare a frumento. A ciascuno di voi verranno assegnati come minimo quattro o cinque mu1 di terra, che dovrete lavorare facendo a gara per ottenere il miglior raccolto. In media i contadini producono piú di cento chili per mu. Da voi, che siete tutti capaci e istruiti, si aspettano duecentocinquanta chili. Lassú dicono che il paese si è alzato orgogliosamente in piedi, l’America è merda, e anche l’Inghilterra, la Francia, la Germania e l’Italia non sono altro che delle merdose mezze seghe. In due o tre anni gliela faremo vedere, raggiungeremo l’Inghilterra e sorpasseremo l’America. Lassú dicono che dopo la semina ci lanceremo nella produzione dell’acciaio, sarà uno sforzo epico per spezzare tutti gli ostacoli sul nostro cammino. Dovrete produrre in media il contenuto di una fornace per persona al mese, siete capaci e istruiti, non potete fare peggio dei contadini”.

L’avevano detto lassú. Doveva essere cosí.

“Comunque è possibile rifiutarsi di lavorare la terra o di produrre l’acciaio,” continuò il Bambino, “e potete anche fuggire, se volete. In altre sezioni del campo è già successo a qualcuno di ricevere come ricompensa una pallottola vera. Se invece voi volete fuggire, io ho un’unica richiesta. Una condizione: andrò a prendere la trancia e, nel caso voi vogliate scappare e non coltivare la terra e non produrre l’acciaio, e non vogliate nemmeno quella pallottola, mettetemi sotto la lama e tagliatemi in due.

“Voglio venirvi incontro: fatemi a pezzi e poi andatevene. Andate dove vi pare.

“Questa è la mia sola richiesta: fatemi a pezzi, cosí eviterete di faticare e di produrre l’acciaio, e potrete andarvene”.

Era calata la notte. E cosí fu. Le tenebre autunnali avvolsero il cielo e la terra mischiandoli in un tutto vuoto e indistinto, del colore nero verdastro dei meloni. Gli uomini si dispersero, ciascuno con il suo certificato di merito in mano, bianco con i margini rossi e con la bandiera e l’emblema nazionale e la parola “ricompensa”. E nella parte sottostante, riservata all’inserimento del testo, solo un’enorme pallottola stampata in inchiostro dorato, come un frutto in mezzo all’erba. Dio aveva ordinato che nel firmamento ci fossero corpi celesti per distinguere il giorno dalla notte: “Siano i segni che scandiscono il corso delle stagioni, dei giorni e degli anni, rischiarino il cielo e illuminino la terra”. E cosí fu. Quindi Dio creò due grandi astri, il maggiore per regnare sul giorno e il minore per regnare sulla notte, e le costellazioni; li sistemò nel firmamento perché illuminassero la terra, provvedessero all’alternarsi del giorno e della notte, separassero la luce dal buio. Dio contemplò la propria opera e vide che era buona. La creazione era compiuta. Ci fu la sera, ci fu il mattino. Chiamò crepuscolo il momento immediatamente precedente le tenebre, chiamò notte ciò che seguiva il crepuscolo. L’impercettibile sopraggiungere della notte aveva portato con sé una quiete assoluta, ma il cuore della terra continuava a vibrare, trasmettendo il suo palpito alla superficie. E l’erba sussurrava e il sussurro giungeva fino in cielo. E c’era il verso degli uccelli che tornavano al nido. C’era lo strazio degli uomini. Tutti tenevano in mano il loro certificato di merito come se reggessero un grosso fiore; afflitti e silenziosi, pareva temessero che l’autunno l’avrebbe fatto appassire. Parevano avvolti nella malinconia della notte.

E cosí fu. Il Bambino tornò alla sua stanza. Sulla distesa sconfinata regnava il silenzio. Il silenzio portava via l’eco dei passi come l’acqua porta via tutto ciò che galleggia sulla sua superficie.

2. Il figlio del cielo, pp. 19-23


Cielo e terra furono messi sottosopra, l’ordine delle cose fu sovvertito.

Cominciò la gara per il raccolto piú abbondante,...



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