Lieberman | Caccia alle ombre | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 481 Seiten

Lieberman Caccia alle ombre


1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-3389-178-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 481 Seiten

ISBN: 978-88-3389-178-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Per il tenente di polizia Frank Mooney, reduce dalla lunga e difficile indagine raccontata nel Fiore della notte, la vita continua a essere una serie infinita di problemi e complicazioni, anche personali. Finche? Mooney non viene completamente assorbito dal caso forse piu? difficile e straziante della sua carriera: la caccia a uno stupratore e omicida seriale che la stampa ha soprannominato «il Danzatore». Nonostante gli sforzi di Mooney e dell'intero dipartimento di polizia di New York (incluso Paul Konig, l'anatomopatologo di Citta? di morti) il Danzatore ha gia? accumulato un numero notevole di vittime, e come sempre sono entrati in campo anche il sindaco e i suoi scherani, che pretendono una soluzione rapida e un colpevole da dare in pasto all'opinione pubblica. Le cose, pero?, si complicano quando Mooney comincia a sospettare che il Danzatore abbia un'ombra: un copycat che ne imita perfettamente i delitti. Ora, gli assassini da assicurare alla giustizia sono due... Caccia alle ombre e? un thriller adrenalinico e potente, che conclude la trilogia inaugurata da Citta? di morti e proseguita con Il fiore della notte, dimostrando ulteriormente come Herbert Lieberman sia il grande maestro dimenticato del crime americano.

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1


Quella notte tuonava forte. Fuori la pioggia cadeva a secchiate, obliqua, e quando arrivarono giù il condotto era bagnato. Non c’erano scalini, e l’unica alternativa per calarsi era una corda, non esattamente la soluzione ideale per un sessantaduenne di centoquattro chili con un’ernia del disco e nessuna idea, una volta sceso, di come risalire.

Mancavano poco meno di cinque metri al fondo, e più ci si avvicinava più intenso diventava il fetore. Perlopiù era puzza di fogna, ma c’era anche dell’altro, qualcosa di dolce, di marcio, diverso da tutti gli odori che ci si potrebbe aspettare di sentire in una normale giornata di lavoro.

Attraverso la grata sopra di loro l’acqua scrosciava monotona e incessante. Dopo alcuni minuti trascorsi là sotto quel suono gli entrò in testa, come se a produrlo fosse il suo cervello anziché la pioggia. Presto sarebbe stato bagnato fradicio. L’interno del bavero si era trasformato in una spugna e i calzini assorbivano acqua, sciabordando nelle scarpe.

Era uno di quei vecchi e grossi condotti con i sifoni che il comune aveva installato quasi cento anni prima. Intasati com’erano da foglie e sedimenti, avevano ufficialmente perso la loro funzione; eppure non straripavano mai, e dove andasse a finire l’acqua era un mistero per tutti. Subito dopo la guerra, alla fine degli anni Quaranta, il municipio aveva ricostruito l’intero sistema fognario, rendendo il precedente inutile e obsoleto.

Quando la trovò era proprio lì, sul fondo, ripiegata su se stessa e incuneata tra i muri in pietra di un condotto che si infilava nella terra spugnosa come il collo di una bottiglia.

Era a testa in giù, i capelli aperti a ventaglio e sparsi in una pozza profonda una trentina di centimetri. Foglie, carte di gomme da masticare e stecchi di gelato scorrevano lungo la superficie, incastrandosi tra le ciocche che fluttuavano dolcemente nell’acqua. A parte la calza fradicia incollata alla gamba destra, non indossava nient’altro. Nella mano sinistra stringeva una piccola pietra, come se alla fine l’avesse usata per difendersi.

«Trovato qualcosa?» Pickering si calò con la corda, sbattendo contro il muro man mano che scendeva, poi si fermò dov’era, sbuffando e giocando con la luce della torcia sopra il cadavere. «Cristo».

«Sembra che sia qua sotto da un pezzo», commentò Mooney.

Pickering tirò su con il naso. «A giudicare dall’odore si direbbe di sì».

Illuminata dalla torcia di Pickering, la faccia tonda e ghignante di McKloskey apparve oltre la grata, all’imbocco del condotto. «Be’?»

«È decisamente qui».

«Morta?»

«Che cazzo di domande fai?»

«Qualche documento?»

«Zero. Nuda come un verme».

Pickering sghignazzò, ma si interruppe subito, spaventato dal suono rauco della sua stessa risata, che riecheggiava nella terra fredda.

Sopra di loro McKloskey balzò in piedi, facendo cadere una pioggia di ghiaia lungo le pareti del condotto. «Non toccate niente. Il medico legale sarà qui a momenti».

Rimasero lì sul fondo, con i musi lunghi e le scarpe bagnate, rannicchiandosi su un lato per proteggersi dalla cascata d’acqua che continuava a venire giù. Sentirono qualcuno parlare sopra le loro teste; nel frattempo erano sopraggiunte altre pattuglie. Il rosso tremolio dei lampeggianti rimbalzava contro il cielo basso e piovoso, scintillando come vernice fresca sui muri in pietra del condotto.

Si trovavano subito dietro lo zoo, non lontano dal grande orologio con le figure di animali – gli orsi, i conigli e gli scoiattoli di bronzo – che uscivano ruotando, turbinando e piroettando allo scoccare dell’ora. Durante il giorno l’area brulicava di gente, piena com’era di turisti, bambini e tate che spingevano carrozzine, ma col buio poteva diventare piuttosto desolata, specie nel cuore dell’inverno, quando le giornate erano corte e le notti fredde e umide. Le foglie erano ancora a terra. Solo alcune, le più accanite, restavano aggrappate ai rami spogli, secche e avvizzite come i pochi superstiti di una battaglia terminata tanti anni prima in una sconfitta.

Nuvole di vapore si alzavano dalla terra molle, aggrovigliandosi come stracci agli alberi nudi. Anche a cinque metri di profondità i due uomini riuscivano a scorgere le luci del Plaza sulla destra e quelle del Pierre alle loro spalle. Proiettavano un alone dalle sfumature arancioni contro il cielo piovoso.

Sentirono un grugnito. Sopra di loro qualcuno stava spingendo la grata ancora più lateralmente. Risuonò sul marciapiede con un rumore metallico, che a Mooney ricordò il gioco con i ferri di cavallo organizzato in campagna nelle serate estive. Ancora una volta la faccia di McKloskey apparve oltre la grata e scrutò i due uomini.

«Vuoi che proviamo a portarla su?», gridò Pickering, sovrastando il fragore prodotto dall’acqua che continuava a scendere.

«Il medico legale vuole prima dare un’occhiata».

«Digli di fare con comodo. Si sta così bene qua sotto».

«Non ti agitare, Mooney, ok? Abbiamo chiesto di portare una scala».

Dopo circa un minuto si udirono altri stridii e rumori di ferraglie. Poi, nel pulviscolo illuminato dalla torcia di Pickering, le gambe di una scala allungabile in alluminio calarono lungo il condotto, raschiando rumorosamente contro le pareti. Un attimo dopo le falde di un impermeabile oscillarono sopra l’imbocco della fogna.

«Attenzione», tuonò una voce. Qualcosa di scuro e pesante sfrecciò accanto alla spalla di Mooney, atterrando vicino al suo piede con uno splash. Era una vecchia e malconcia borsa di pelle nera.

«Grazie per l’avvertimento», gridò Mooney. «Per poco non mi decapitavi».

«Ma non mi dire. E pensare che non ho neanche preso la mira».

Ci fu un’altra pioggia di terra e ghiaia mentre la figura con l’impermeabile scendeva lungo il condotto avvolto nella nebbia.

«To’, guarda chi si vede», disse Mooney, riconoscendo un viso familiare nel bagliore della torcia. «Non sapevo effettuassi anche visite a domicilio».

«Che cavolo ci fai qui, Mooney? Non avevi lasciato le forze dell’ordine secoli fa? Ho sentito dire che hai sposato una povera zotica che dedica la sua vita a prepararti il porridge e a lavarti le mutande».

«Non ho mai lasciato le forze dell’ordine. Ho solo preso un breve congedo per malattia. Ma è stato tanto tempo fa. Sei tu che frequenti meno l’ambiente».

Rimasero in silenzio, sorridendosi a vicenda con cordiale antipatia. Alla luce della torcia sembravano due sciacalli intenti a contendersi garbatamente i resti di una carogna. Si conoscevano da quasi trent’anni, e tra i due non correva buon sangue. Paul Konig era il medico legale capo della città di New York. Aveva tra i sessantatré e i sessantaquattro anni, un po’ troppi rispetto agli standard della sua professione.

«Che cosa abbiamo qui?» Konig passò con prepotenza davanti al detective. Pickering agitò la torcia, formando un arco di luce sopra le loro teste e puntandola sullo stretto condotto della fognatura.

Il medico legale abbassò lo sguardo verso la sagoma indistinta in fondo al condotto. Le labbra arricciate, fece per domandare qualcosa, poi si mosse. Sassi e terriccio si sgretolarono sotto i suoi piedi mentre avanzava verso la ragazza, lungo il pavimento scivoloso.

Le si inginocchiò accanto per qualche minuto, senza parlare, schermando il corpo alla vista dei due uomini, che ora riuscivano a scorgere soltanto i piedi e la testa.

«Come cavolo l’avete trovata?», chiese infine.

«Una telefonata anonima. Qualcuno ha chiamato in centrale dicendo che il cadavere era qua sotto, e di venirlo a prendere».

«Proprio come l’ultima volta», suggerì Pickering. «Quel lavoretto a Flatbush».

«Credi che sia lo stesso uomo? L’Ombra Danzante?»

Pickering puntò la torcia contro la parete più lontana del condotto, illuminando il disegno di un grosso fallo scarabocchiato con un pastello verde. Una fila di numeri – 14, 18, 23, 28, 34, 42, 50, 59 – usciva dal glande come una colata di lava durante una violenta eruzione. «Sembra proprio di sì».

«Abbiamo un artista qui», borbottò Konig.

«Ho visto di meglio sul muro di un gabinetto pubblico», mormorò Pickering.

«Che cosa rappresentano?»

Mooney scrollò le spalle. «Dillo tu a me. Finora abbiamo trovato gli stessi scarabocchi in una decina di casi simili. I numeri cambiano, ma il motivo è pressappoco lo stesso».

Konig scrutò il disegno ancora per qualche secondo, poi si voltò. «Ti dispiace passarmi la borsa? E avrei bisogno di un po’ più di luce».

Non fu semplice spostare il corpo. Era incastrato tra le due pareti di pietra, nel punto in cui si stringevano. A giudicare dalle condizioni della testa, il cranio era stato sfondato.

«Ha un grazioso occhio nero», disse Pickering.

«Non è un occhio nero». Konig si chinò sul cadavere. «È il segno di un tacco. Quel figlio di puttana le è salito in faccia e le ha piantato una scarpa nell’occhio. Ha fatto lo stesso qui». Il medico legale indicò un livido nero sulla guancia, provocato dalla pressione della suola di uno stivale.

«È giovane», commentò Konig. «Sulla ventina, direi».

«Non è il genere di ragazza che ti aspetteresti di trovare nuda in fondo a un condotto fognario», osservò Pickering. «Dà più...



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