Macdonald | Che fine ha fatto Janice Gantry? | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 265 Seiten

Reihe: Frontiere

Macdonald Che fine ha fatto Janice Gantry?


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5649-177-3
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 265 Seiten

Reihe: Frontiere

ISBN: 979-12-5649-177-3
Verlag: Mattioli 1885
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Con il suo viso danneggiato da ben undici stagioni da giocatore di football, Sam Brice è coinvolto in una relazione sentimentale con una giovane vedova di nome Janice Gantry. Quando Janice svanisce nel nulla, si lascia dietro una scia di ricatti e omicidi, e un uomo costretto a confrontarsi con il suo senso del dovere. Sam è troppo curioso per tenersi alla larga dalle misteriose scomparse che sembrano colpire inesorabilmente le Florida Keys; troppo testardo per evitare di diventare il principale nemico di un abile criminale e assassino. E forse è troppo arrabbiato per fare ciò che sa che dovrà fare per salvare la donna che ama: diventare freddo, distaccato e letale come lo stesso omicida.

John Dann MacDonald (1916 - 1986) è stato uno scrittore di romanzi gialli e di suspense, molti dei quali ambientati in Florida. Autore di Cape Fear - Il promontorio della paura (1958), da cui sono stati tratti due film, è anche l'unico scrittore di thriller ad aver vinto il National Book Award. Kurt Vonnegut e Stephen King lo considerano un maestro e uno dei grandi autori della letteratura americana, al di là di ogni confine di genere.
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due

Parcheggiai vicino alla veranda e mentre camminavo verso la porta che conduceva al soggiorno questa si aprì e Charlie Haywood arretrò per lasciarmi entrare. Nella mano destra teneva la rivoltella calibro 38, puntata verso il pavimento.

Chiusi la porta.

“Complimenti per l’accoglienza amichevole, Charlie” dissi.

“Non sapevo che fossi tu, Sam.”

“Perché, poteva essere qualcuno che devi uccidere?”

“Non voglio uccidere nessuno. Voglio solo essere lasciato in pace finché non avrò fatto ciò che devo fare.”

Posò con cura la pistola sul tavolino vicino al divano, seminascosta dal grosso posacenere che tengo lì sopra.

Aveva un aspetto migliore ora. I ponfi che gli insetti gli avevano lasciato sul viso, sulle braccia e sul collo non sembravano più così marcati e dolorosi. I miei vestiti di scarto gli stavano abbastanza bene. Si era allacciato le scarpe da ginnastica tenendo i lacci piuttosto stretti, in modo che non gli si sfilassero.

“Ti va un po’ del tuo caffè, Sam? Ne ho preparato più del necessario.”

Mi sedetti con lui al tavolo in cucina.

“Quando ti sei svegliato?”

“Credo un’ora fa. Erano le due sull’orologio della camera da letto. Mi spiace, ho cucinato più uova di quante sia riuscito a mangiarne. Avevo una fame che mi sembrava che mi sarei potuto divorare la casa. Ma credo che il mio stomaco si sia ristretto.”

Prese la sigaretta che gli offrii come se morisse dalla voglia di fumarla.

“Ho trovato la pistola mentre cercavo le sigarette, Sam.”

“Non ci ho pensato. Altrimenti, te ne avrei lasciata qualcuna.”

“Quelle che danno in carcere le fanno lì. E fanno schifo. Così come il cibo. Quasi sempre lardo e fagioli.”

Due anni di lavori forzati lo avevano indurito. Sembrava molto più calmo di quanto lo sarei stato io, date le circostanze.

“È passato qualcuno mentre ero via?”

“A un certo punto ha squillato il telefono. Otto squilli prima che rinunciassero. Nient’altro.”

“Che piani hai, Charlie?”

“Voglio schiacciare un pisolino e poi togliermi dalle scatole appena viene buio. Puoi accompagnarmi in città? Prometto che dopo non ti disturberò più.”

“Non credi che ti identificherebbero nel giro di un minuto?”

“Ho trovato qui un paio di cose che potrebbero tornarmi utili. Posso pagartele in seguito, se tutto si risolverà. Ho fatto delle prove, sai?”

Si alzò e andò verso la camera da letto. Tornò con un mio vecchio cappellino da baseball, con la visiera ben abbassata. Indossava grandi occhiali da sole a specchio. E la forma del suo viso, anche se di poco, risultava così diversa che non l’avrei riconosciuto.

“Puoi tenerti cappello e occhiali, ma che ti sei fatto alla faccia?”

“Cotone tra le labbra e le gengive, e un paio di batuffoli sotto le guance, Sam. Ti cambia anche la voce. Ho sentito che lo dicevano in quel campo. Credi che funzionerà?”

“Penso di sì, e poi nessuno qui ti vede da più di due anni.”

“Meno, in realtà, Sam. Tredici mesi. Ricorda, mi hanno permesso di venire al funerale di mia madre. Con una guardia.”

“L’avevo scordato.”

“Io no. Un’altra cosa che si aggiunge alla lista, Sam. È stato venduto tutto e il denaro è in un conto. Quando potrò uscire allo scoperto, ti pagherò per questa roba con quei soldi.”

“Lascia perdere, per l’amor di Dio!”

“Non so come avrei fatto se tu non fossi stato disposto ad aiutarmi, Sam. Alla fine, ho avuto ragione. Non mi è rimasto niente.”

Si tolse il cotone di bocca, lo mise nel taschino della camicia, si sfilò il cappello e gli occhiali e si sedette a finire il caffè.

“Qualcuno ti ha visto alle due del mattino, circa un chilometro e mezzo a sud di qui. Cass Corner. Perciò i poliziotti stanno controllando l’intera area.”

Mi fissò e poi imprecò amaramente.

“Ero così stanco che ho smesso di farci attenzione. Il vento mi ha impedito di sentire quell’auto arrivare e come un dannato stupido mi sono voltato e ho guardato le luci per un secondo prima di allontanarmi dalla banchina. Immagino che questo renderà le cose un po’ più difficili.”

“Se conoscessi i tuoi piani forse potrei darti qualche consiglio.”

“Tipo arrendermi? Non voglio coinvolgere nessun altro in questa storia, Sam. Non ho il diritto di chiedere a qualcuno di prendervi parte.”

“Stamattina una persona mi ha detto di essere sicura che tu non avessi commesso nessun crimine. Mi ha parlato di te perché aveva sentito alla radio che eri stato visto nella zona.”

“Chi?”

“Sis Gantry.”

“Quindi è riuscita a riavere il suo cognome? Ci speravo.”

“Ha presentato una petizione alla Corte e l’ha riavuto indietro.”

Guardò oltre di me e il suo volto si addolcì visibilmente.

“Un tempo uscivo con due dei suoi fratelli, quelli che avevano la mia età. Billy e Sid. È così che l’ho notata. La conoscevo ma non ci ho mai fatto davvero caso fino a quando non avevo, credo, circa quattordici anni e lei diciotto. E a quel punto mi sono preso una sbandata per lei. Dio, quanto odiavo quelli che ci uscivano insieme! Quando ero a meno di tre metri da lei mi si fermava il respiro e mi sentivo svenire. Se passava un giorno senza che avessi la possibilità di guardarla e adorarla, era un giorno perso. Immaginavo le cose più selvagge e folli su di lei. Cose meravigliose, e anche cose sporche. Sai come sono i ragazzi. E immagino che lei sapesse come mi sentivo. Mi prendeva un po’ in giro e io arrossivo al punto che sembrava che la faccia mi stesse per esplodere. Sam, ti ricordi Grouper Island?”

“Certo.”

“Sis e una delle sue amiche, una certa Louise, e un’altra ragazza di cui non ricordo il nome, di solito andavano laggiù quando faceva caldo, sulla piccola barca a vela di Louise, per un picnic e per nuotare. E poi sentii dire che erano andate laggiù ad abbronzarsi su tutto il corpo, e per poco non persi la testa. Venni a sapere quando avevano in programma di tornarci e ci andai anch’io, all’alba, e mi fermai su un lato della baia con il mio piccolo fuoribordo, nascosto tra le mangrovie. Quando arrivarono in spiaggia, era mezzogiorno. Mi ero sistemato nel punto da cui potevo godere della visuale migliore.

“Il sole scottava e loro si misero proprio di fronte a me, e prima che potessi rendermene conto, già avevano steso le salviette, si erano spogliate completamente e si stavano strofinando con la crema solare. La prima volta che ho visto Sis Gantry così come Dio l’aveva fatta, ho pensato che sarei morto d’amore e di desiderio. Le altre due ragazze in confronto sembravano delle galline malate e spennate. Continuavano a fare avanti e indietro nell’acqua per rinfrescarsi. Ero perfettamente nascosto e non ero a più di sei metri da quelle salviette. Sis dovette tuffarsi per tre volte prima che riuscissi a fissarla senza avere le vertigini. Quando tutte e tre si misero sedute su una salvietta a ridere e starnazzare e dividersi il grosso cesto con il pranzo al sacco, ebbi il tempo di rendermi conto che tra fame, sete e insetti famelici, ero il ragazzo più a disagio dell’intero Stato della Florida.

“Nel tardo pomeriggio, quando Sis si tuffò per la decima o quindicesima volta nel Golfo, non mi importava più se la guardavo o no. Forse guardavo per senso del dovere, ma un bicchiere di acqua ghiacciata mi sarebbe sembrato due volte più eccitante e tre volte più utile. Solo che non avevo modo di sgattaiolare via da lì. Mi toccava aspettare. E sapevo che se avessero scoperto che ero lì, mi avrebbero scuoiato vivo.

“Quando il sole toccò il bordo dell’oceano all’orizzonte, le ragazze se ne andarono. Non ho mai più desiderato vedere un’altra donna nuda. Non avevano lasciato nemmeno un briciolo di cibo o un sorso di Coca. Avevo passato undici ore su quell’isola, e le ultime sette accasciato sulla pancia, senza mangiare né bere. Quando tornai a casa mi sentivo un settantenne e avevo un aspetto così orribile da spaventare mia madre. Ma poi vedendo come mi avventai sul cibo, smise di preoccuparsi.

“La volta successiva che vidi Sis dal vivo, capii che il mio grande amore in qualche modo era finito. Non solo non dovevo più chiedermi cosa ci fosse sotto i suoi vestiti, ma continuavo a desiderare di potermelo dimenticare. Anche adesso posso chiudere gli occhi e mi sembra di vederla camminare sulla spiaggia verso la sua salvietta. Credo che fossero passati circa due anni, quando sposò quel buono a nulla.”

Charlie Haywood sospirò e poi sbadigliò.

“Che spreco, una donna così. È rimasta uguale?”

“Se una tigre in fuga balzasse dalla finestra vicino alla sua scrivania, Sis Gantry la rimprovererebbe per aver rotto il vetro, poi le darebbe una grattatina dietro l’orecchio per farle capire che non è davvero arrabbiata, e infine la accompagnerebbe dall’altra parte della strada per comprarle una bistecca.”

“Ed è sicura che io sia innocente?”

“È quello che ha detto.”

Si alzò in piedi.

“Lavo questa roba e poi vado a fare un pisolino. Devi uscire di nuovo?”

“Tornerò poco dopo le sei.”

Guardai il mio orologio.

“Alle sette e mezza ci dovrebbe essere abbastanza buio da permettermi di accompagnarti. Dove vuoi che ti lasci?”

“Voglio pensarci ancora un po’, Sam. Quando sarà il momento, lo saprò.”

Gli lasciai le mie sigarette, chiusi di nuovo a chiave e mi diressi in città, attraversando il ponte fino all’ufficio vicino a Orange Beach. Né Sis né Jennie Benjamin erano...



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