Macnab | Taxi driver. Storia di un capolavoro | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 183 Seiten

Macnab Taxi driver. Storia di un capolavoro


1. Auflage 2012
ISBN: 978-88-7521-405-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 183 Seiten

ISBN: 978-88-7521-405-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
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'Taxi Driver', il capolavoro di Martin Scorsese, è uno dei film che hanno rivoluzionato la storia del cinema. Il personaggio di Travis Bickle (Robert De Niro nel ruolo che lanciò la sua carriera), il veterano del Vietnam che diventa tassista a New York, riassumeva in sé il malessere di un'America ancora traumatizzata dalla guerra e dal Watergate: schiavo della pornografia e del junk food, ossessionato dalle armi, Bickle era l'opposto dell'eroe hollywoodiano tradizionale, ma colpì al cuore il pubblico di tutto il mondo ed ebbe un'eco senza precedenti nella cronaca e nella cultura. Questo libro ricostruisce il complesso background sociale e culturale del film; ne racconta da dietro le quinte la realizzazione (dando voce direttamente al regista, allo sceneggiatore, agli attori e alla troupe); ne illustra la fortuna nei decenni successivi all'uscita (fino alla recente produzione di un videogame ispirato al film, e al progetto di un remake ad opera di Lars Von Trier) e cerca di spiegare come mai, a distanza di trentacinque anni, 'Taxi Driver' non ha perso nulla del suo fascino e della sua potenza.

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GLI INTERPRETI

Mentre Taxi Driver era in fase di pre-produzione, il suo protagonista Robert De Niro, allora trentaduenne, si trovava in Italia per terminare le riprese della sua prima grande produzione internazionale, Novecento. Diretta da Bernardo Bertolucci, era una saga epica sull’ascesa del fascismo in Italia. De Niro interpretava Alfredo Berlinghieri, figlio di un facoltoso proprietario terriero (Burt Lancaster). Alfredo è un dilettante smidollato, in apparenza cieco alle agitazioni politiche che lo circondano e incapace di arginare le ambizioni del suo fattore fascista (Donald Sutherland). È un’interpretazione avvincente appunto perché è così distante dall’immagine standard di De Niro come gangster volubile o psicopatico violento. Alfredo è un personaggio delicato, pensoso, con un’ingenuità che richiama alla mente il giardiniere Chance incarnato da Peter Sellers in Oltre il giardino (1979).

Perfino mentre girava Novecento, De Niro si preparava a calarsi nel personaggio di Travis Bickle in Taxi Driver. Ogni weekend, terminate le riprese a Roma, tornava in aereo a New York. «Aveva preso la licenza di tassista. Andava in una rimessa, prendeva un vero taxi e con quello si metteva a girare davvero per New York, poi lo riportava alla rimessa e ripartiva per l’Italia per rimettersi al lavoro», ricordò in seguito Peter Boyle, che interpretava un collega di Travis, il tassista Mago.

Le ricerche meticolose sono il segno distintivo dello stile attoriale di De Niro, che è famoso per la sua abitudine di prepararsi a ogni nuova parte con la minuziosità di un medico legale. Quando impersonò il pugile Jake La Motta nel successivo film di Scorsese Toro scatenato (1980), ingrassò di oltre venti chili per mostrare La Motta come una vecchia gloria di mezza età, giunto al termine della propria carriera sul ring. Nelle sequenze di combattimento vere e proprie, invece, era per contrasto in forma smagliante. Allo stesso modo, quando gli fu assegnata la parte dell’operaio siderurgico convertito in soldato nel Cacciatore di Michael Cimino (1978), fece in modo di seguire lo stesso stile di vita del personaggio, fino al punto di andare a lavorare come operaio turnista in un impianto industriale. Quando si preparava a recitare nel Padrino – Parte ii (1974), se la svignò in Sicilia per studiare e fare propria la parlata locale. Recitando la parte del gangster Jimmy Conway in Quei bravi ragazzi di Scorsese (1990), assillava Henry Hill, un autentico gangster che era diventato informatore della polizia e aveva venduto i suoi ex soci alle autorità, per conoscere più dettagli sul comportamento di James «Jimmy the Gent» Burke, a cui era ispirato il personaggio di Conway. De Niro era una specie di antropologo. Voleva sapere ogni cosa: in che modo Burke teneva il suo bicchiere di whisky, come si vestiva, come camminava, come sorrideva.

Passare ore e ore a guidare in giro per New York di notte su un taxi noleggiato apposta può sembrare esagerato, ma per De Niro questo era semplicemente il lavoro di base. Prendeva a bordo clienti, chiacchierava con i passeggeri e s’immergeva nella vita notturna e diurna del tipico tassista newyorkese. Ancora prima di cominciare la sua messa in scena, quando era a metà della lavorazione di Novecento e confinato in Italia, De Niro stava già cercando un modo per interpretare Travis Bickle. Quando aveva un po’ di tempo libero, si recava in una base militare americana così da poter fare la conoscenza di giovani soldati del Midwest, registrare le loro parole su cassetta e studiare la loro parlata e il loro comportamento. Una volta terminato Novecento, fu in grado di dedicare al compito un po’ più di tempo. «Giravo in macchina per i quartieri più degradati di New York dodici ore al giorno per un paio di settimane, e con le corse mettevo insieme un centinaio di dollari alla settimana. Era una vita faticosa [...] insomma, quei soldi me li sudavo proprio», confidò in seguito a un giornalista. Schrader, lo sceneggiatore di Taxi Driver, diede all’attore i propri stivali, la giacca e i pantaloni: un altro modo in cui De Niro poteva dare maggior consistenza al personaggio di Travis Bickle.

Alla radice del metodo lavorativo di De Niro c’era l’autodisciplina. Sul set di Taxi Driver, come il ladro di professione che ha interpretato in modo tanto memorabile vent’anni dopo in Heat – La sfida di Michael Mann (1995), era freddo, analitico e non mancava mai di tenere sott’occhio qualsiasi punto di vista. «Il corpo di un attore è uno strumento, e questo strumento bisogna imparare a suonarlo», ha osservato De Niro. «È come imparare a suonare il piano. Dovrebbero esistere delle scuole di recitazione che accolgono gli allievi fin da bambini, come si fa con i musicisti [...] gli attori devono esporsi all’ambiente circostante e farsene un’ossessione. Prima o poi ti si affaccerà alla mente un’idea [...] una sensazione, un indizio, o magari si verificherà un episodio che l’attore potrà in seguito ricollegare alla scena nel momento in cui la recita». La pratica, sosteneva, era importantissima. Proprio come un musicista che suona e risuona sempre le stesse scale, De Niro ripassava la routine quotidiana dei personaggi che stava interpretando. «Bisogna diventare fisicamente e mentalmente la persona che si sta rappresentando».

Il credo di De Niro è sempre stato «osservare ogni cosa», per quanto insignificante, che riguardasse un dato personaggio. La chiave di un’interpretazione potrebbe trovarsi nel dettaglio più minuscolo, buttato là per caso. «L’importante è elaborare tutto nei minimi particolari [...] qualche volta metto per iscritto le mie idee. Quello che conta più di tutto è dedicargli tempo, anche se è noioso. A quel punto, quando uno fa le proprie scelte, sa di aver tenuto conto di ogni possibilità».

Per il pubblico cinematografico e la maggior parte dei critici, De Niro era una star che aveva fatto irruzione sulle scene sbucando dal nulla. Come Scorsese, aveva ottenuto una delle sue prime grosse opportunità dal re dei film di cassetta Roger Corman, comparendo al fianco di Shelley Winters nel Clan dei Barker (1970), film di Corman sulla banda di Ma Barker. (Interpretava un tossico che sniffava colla.) Aveva avuto dei ruoli anche in alcune pellicole a basso budget dirette da Brian De Palma – La festa di nozze (1969), Ciao America (1968), Hi Mom! (1970) – e si era guadagnato una discreta quantità di lodi interpretando un giocatore di baseball affetto da una malattia allo stadio terminale in Batte il tamburo lentamente di John Hancock (1973). «Mi ricorda Alec Guinness, per il suo modo di immergersi totalmente nel ruolo. Non voleva nemmeno togliersi la divisa da baseball. Ci viveva dentro», raccontò in seguito Hancock a un intervistatore. «Guinness non è un attore che fa leva esclusivamente sulla propria personalità, è un caratterista che è anche una star; e Bobby è così. Ma lui possiede una carica erotica che Guinness non ha mai avuto». De Palma, nel frattempo, se lo ricorda timido e con una tendenza a restare in disparte.

Poi venne la svolta data dai ruoli di Johnny Boy in Mean Streets (1973) e del giovane Vito Corleone nel Padrino – Parte ii, e la sua reputazione come uno degli attori cinematografici più importanti della sua generazione fu assicurata. Spesso però non si tiene conto di quanto sia stato estenuante il suo tirocinio. Molto prima dei ruoli importanti nei film di Coppola e Scorsese, aveva studiato a lungo con i maestri del metodo Stanislavskij più importanti dell’epoca, fra i quali Stella Adler (famosa per essere stata mentore di Marlon Brando), Lee Strasberg e Luther James. Apparve anche in innumerevoli spettacoli teatrali off-Broadway e off-off-Broadway. Anche se in Taxi Driver Travis Bickle dice di avere ventisei anni, quando interpretò quel ruolo De Niro aveva passato da un pezzo i trenta e aveva già avuto un gran numero di esperienze.

Forse questo atteggiamento determinato verso il suo mestiere era influenzato dall’esempio dei suoi genitori, entrambi artisti che si prendevano intensamente sul serio. De Niro era nato a New York, nel Lower East Side, il 17 agosto 1943. Suo padre, Robert De Niro Sr., era un poeta e scultore che aveva studiato con Josef Albers e Hans Hofmann. Anche la madre di De Niro, Virginia Admiral, era stata allieva di Hofmann. Erano una coppia affascinante, che abitava in un loft del Greenwich Village e faceva parte di una cerchia bohémien che annoverava critici come Clement Greenberg e Manny Farber (il quale più tardi avrebbe scritto un esplicito attacco a Taxi Driver) oltre ad Anaïs Nin e Tennessee Williams (presidente della giuria di Cannes che diede la Palma d’Oro a Taxi Driver). Entrambi avevano esposto le loro opere presso la galleria di Peggy Guggenheim, che aveva aiutato a lanciare anche le carriere di Jackson Pollock e Mark Rothko. Per quanto i suoi genitori si fossero separati poco dopo la sua nascita, De Niro rimase legato a entrambi e chiaramente condivise con...



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