Marvin | Il lupo | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 256 Seiten

Reihe: animalìa

Marvin Il lupo


1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-7452-914-8
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 256 Seiten

Reihe: animalìa

ISBN: 978-88-7452-914-8
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Il lupo è una delle creature animali piú potenti e carismatiche nell'immaginario umano. È l'icona della wilderness, la natura 'selvaggia' percorsa nelle sue cacce di branco. I popoli cacciatori ne hanno ammirato l'abilità e la resistenza, rispettandolo ed evocandolo nei loro cerimoniali. Eppure, la sua sorte sul pianeta è stata segnata dalla violenza dell'uomo, il superpredatore che non ama la competizione sul 'suo' territorio. Con la nascita della domesticazione degli animali sono iniziate infatti la persecuzione del lupo e la sua demonizzazione, lasciando tracce evidenti nell'immaginario culturale: dal lupo rapace del simbolismo cristiano al lupo cattivo delle favole, fino alle leggende popolari sui licantropi. Ed è iniziata una storia di ostilità e sterminio della specie attraverso i secoli, culminata nell'eradicazione quasi totale dell'animale da Europa, America, Russia, Giappone. Solo negli ultimi decenni, grazie a studi scientifici sistematici e a una nuova sensibilità ecologica, questo animale ha cominciato a riguadagnare parte dei suoi spazi vitali, con campagne di ripopolamento e una graduale ricolonizzazione. E a essere conosciuto e riconosciuto per quel che è - non solo come fantasma delle nostre proiezioni.

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1.


Fino ai primi studi sul campo, iniziati solo nei primi decenni del Novecento, la storia naturale del lupo era praticamente ignota. Ciò che in ogni luogo si sapeva o immaginava di questo animale era in gran parte frutto della conoscenza tradizionale o delle sue rappresentazioni nelle fiabe, nel folclore, nei racconti di viaggio e in altre narrazioni popolari.

L. David Mech1

Gli ordini dei Mammiferi fecero la loro comparsa e iniziarono a diversificarsi nel Paleocene, tra i 65 e i 55 milioni di anni B.P. [, prima del presente], quando nell’emisfero settentrionale emerse il gruppo dei cosiddetti Creodonti (dal greco “forniti di denti per mangiare la carne”), da cui finí per svilupparsi proprio l’ordine dei Carnivori. Al termine di questo periodo risale il Miacide, un mammifero dotato di denti carnassiali (premolari specializzati adatti a dilaniare pelle, muscoli e tendini) da cui discesero due linee evolutive, una delle quali, quella del Cinoditto, diede origine a quella che sarebbe diventata la famiglia dei canidi. Questa creatura presentava lo stesso numero di denti ma era molto piú piccola del moderno lupo, e, con la sua comparsa e quella degli animali che ne discesero, apparvero anche i primi segni distintivi dei lupi moderni2. Oltre alla dentatura, a determinarne in maniera decisiva il profilo di predatori furono le zampe, piú lunghe, i piedi, piú lunghi e compatti, e la coda piú corta, che gli consentivano di spaziare in territori ampi e di inseguire la preda a passo regolare anche su grandi distanze. Dal Cinoditto emerse quindi il Cinodesmo, e da questo, poco piú di 15 milioni di anni fa, il Tomarcto. Fu proprio dal Tomarcto che le linee evolutive di lupo e volpe si separarono.

“Lupo antartico”, da di George Mivart (1890 ca.).

La comparsa del genere viene fatta risalire al tardo periodo del Miocene (4,5-9 milioni di anni B.P.). Alla fine del Pliocene (1,25-2,5 milioni di anni B.P.), piccole forme di erano già diffuse in Nord America e nel Vecchio Mondo: probabilmente è da questi primi canidi che tutti i lupi discendono. Non si trattava tuttavia del lupo moderno, ed è possibile che ne esistessero già nove specie prima della comparsa del . Le prime specie di lupo cosí come lo riconosceremmo oggi comparvero tra 2,5 e (forse) 1,8 milioni di anni fa. Alcuni scienziati pensano che il fosse un grosso precursore del coyote (il cui attributo permane infatti nel nome del coyote moderno: ), e che la diversificazione filogenetica tra lupo e coyote risalga proprio a questo periodo. Altri, invece, nonostante la piccola taglia, sono piú propensi a considerare il il vero lupo di origine nordamericana. A partire da 400.000 anni fa questi animali si riversarono a piú ondate in Nord America, attraversando i ghiacci glaciali o lo Stretto di Bering quando il livello del mare consentiva la migrazione. A testimonianza di questi flussi tra il Nord America e l’Eurasia vi sono alcune sottospecie che, pur popolando ancora un continente, appaiono piú strettamente imparentate con sottospecie presenti nell’altro3.

“Loup”, da di Étienne Geoffroy Saint-Hilaire e Georges Frédéric Cuvier (1819-41).

Nell’antichità, prima cioè che soprattutto negli ultimi cinquecento anni venissero attuati tentativi sistematici di sterminio e controllo delle popolazioni, i lupi vivevano a tutte le longitudini del Nord America, dall’alta regione artica al Messico Settentrionale, oltre che in Europa, Medio Oriente, a sud della Penisola Arabica e nell’Asia intera fino al Giappone.

Il lupo fu chiamato da Carl Linnaeus, nel 1758. È interessante notare che nel nome classificatorio lo studioso antepose il termine (cane domestico) a , stabilendo un ordine in cui la specie di riferimento principale è quella del cane, a cui il lupo risulta secondariamente imparentato. In questo modo, piuttosto che considerare il cane come una forma domesticata di , il lupo può essere interpretato come una sorta di “incidente di percorso”, una creatura selvatica sviluppatasi a partire da un animale domestico4. Gli scienziati discutono inoltre se questo nome, composto da due termini tanto semplici, sia in grado di cogliere appieno e di riassumere la complessità della specie. È stato ipotizzato che le barriere geografiche presenti all’interno delle vaste aree abitate dai lupi abbiano prodotto limitazioni o interruzioni nel flusso genico tra le popolazioni, il che si sarebbe tradotto in differenze genetiche e morfologiche tali da giustificare l’identificazione di svariate sottospecie. Pare infatti che nel solo continente nordamericano le sottospecie di siano addirittura ventiquattro, e alcuni tassonomisti sostengono che in Eurasia ne esistano altre nove. Basandosi sull’analisi di un ampio campione di crani di lupo, un esperto ha tuttavia identificato con certezza non piú di cinque sottospecie di in Nord America ( e ), cui se ne aggiungono altrettante abbastanza certe in Eurasia ( e ). Secondo ricerche recenti, inoltre, anche un piccolo lupo italiano, detto appunto , potrebbe costituire una vera e propria sottospecie, e ulteriori quattro potrebbero essere presenti in diverse parti dell’Eurasia: e 5.

Il è il canide selvatico di taglia piú grande, ma appare ancor piú imponente nell’immaginario e nelle rappresentazioni popolari rispetto ai dati scientifici. Nelle aree settentrionali del pianeta gli esemplari maschi si aggirano sui 43-48 chili di peso, con sporadiche punte oltre i 54, mentre le femmine si attestano fra i 36 e i 42 chili, con rare eccezioni al di sopra dei 486. I lupi delle fasce meridionali del pianeta, invece, in particolar modo quelli delle regioni aride e desertiche, pesano la metà dei loro cugini del nord. Molti autori parlano di un esemplare nordamericano ucciso in Alaska nel 1938, il piú grosso di cui si abbia notizia, che pesava ben 79 chili, mentre in Eurasia il record spetterebbe a un lupo di 86 chili abbattuto in Ucraina7. Per quanto riguarda l’altezza, il lupo medio raggiunge i 65-80 centimetri al garrese, sebbene alcuni esemplari arrivino anche a 90, mentre la lunghezza dei maschi è compresa tra i 150 e i 200 centimetri dal naso alla coda e quella delle femmine tra i 140 e i 185. I lupi, dunque, hanno una lunghezza piú o meno equivalente all’altezza di un uomo adulto; giusto per avere un termine di paragone, il pastore tedesco, un cane che molti considerano simile al lupo, pesa in media 34-39 chili, è alto 55-65 centimetri al garrese e lungo 60-72 centimetri.

“Lupo comune ()”, da di Saint-Hilaire e Cuvier.

Spesso parlando di lupi gli autori citano il proverbio russo “Volka nogi kormjat” (“Sono le zampe che nutrono il lupo”)8, che allude all’importanza fondamentale delle zampe di questi animali per quanto riguarda il loro sostentamento. Non di rado, infatti, i lupi sono costretti a spaziare moltissimo in cerca di cibo, e a consentire loro di spostarsi a ritmo sostenuto per lunghi tratti sono proprio la struttura e morfologia delle zampe e dei piedi. L’inconfondibile andatura ballonzolante, con le zampe anteriori e posteriori che procedono sulla stessa linea (diversamente per esempio dal cane domestico, che appoggia la zampa posteriore lateralmente rispetto al punto in cui appoggia quella anteriore), permette a questi animali di procedere a 8-9 chilometri all’ora per molte ore di seguito, facendo pochissime pause9. Sulla velocità massima del lupo esiste invece scarso accordo, ma è ragionevole pensare a una punta di 60 km/h negli scatti brevi e di circa 39 su un chilometro di distanza. Naturalmente la maggior parte degli scatti avviene mentre il lupo è in fase di caccia attiva e cerca di raggiungere la preda in fuga, anche se quando si tratta di sopraffarla le zampe non gli sono di grande aiuto.

“Canis”, da (1750-80 ca.), incisione di Alexander Bell su matrice di legno raffigurante cani domestici () e il lupo (), loro antenato.

Per l’attacco si affida esclusivamente ai denti, in particolare ai canini. Le storie e le descrizioni che amplificano le dimensioni della sua dentatura sono parte integrante dell’immagine mostruosa del lupo, ma, a dispetto delle favole, a contare non è tanto la grandezza, quanto la tipologia e la particolare combinazione dei suoi denti. Incisivi e canini sono disposti su mascelle dotate di una forza di pressione di circa 105 kg/cm2, il doppio di quella del cane domestico piú grosso, e una volta serrati su una grossa preda devono poter resistere alle sollecitazioni generate dalla vittima che si dibatte e sostenere il peso del...



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