E-Book, Italienisch, 172 Seiten
Masneri Addio, Monti
1. Auflage 2014
ISBN: 978-88-7521-579-8
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 172 Seiten
ISBN: 978-88-7521-579-8
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Un escort che è anche ghost writer. Un immobiliarista che sfrutta il mito di Pasolini per gonfiare le quotazioni delle periferie romane. Un importante economista condannato a fare sempre e solo marchette. E poi ereditiere dell'Olgiata, signore di Cortina d'Ampezzo, conduttori televisivi che crollano e risorgono. Sono questi i protagonisti di un romanzo che, avendo come crocevia il rione Monti di Roma (un tempo covo di prostitute e di briganti, oggi zona in della città), racconta le vicende di un gruppo di radical chic al tempo della crisi. Tra attacchi di panico, sedute di pilates, finti loft, spritz, amori non corrisposti, e molte ansie da salto sociale. Un viaggio nell'Italia che siamo diventati, dove la vecchia arte di arrangiarsi si nasconde tra i festival letterari e lo slow food, e la patina del buon gusto dissimula a malapena gli appetiti di chi il potere lo gestisce e dei tanti che lo sognano. Una satira dei nostri tempi firmata da un esordiente il cui talento è grande quanto il coraggio di raccontare un mondo in cui tutti siamo immersi fino al collo.
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2. DIRNDL
Sono tornato giù da pochi giorni, , da Cortina, invece, anche se Gloria non lo sa, eppure mi pare di averglielo detto; forse non ha capito o forse è indietro. Tutta una coda, tra l’altro, di Panda 4x4 gialle e metallizzate, di Lamborghini e suv, su quella però bellissima Venezia-Belluno dove si possono scaricare tutti i cavalli del mio spiderino british green con cui mi infilo tra Lovat e il Posta e la Cooperativa come e meglio delle Testarossa targate MO, RE, RO delle stracciacule di Treviso e contesse madri di Reggio Emilia, verso magioni di tycoon di Conegliano e Mestre già fotografate da – ma non nelle pagine principali. Mediamente, infatti, quest’anno, niente Colussi o Stefanel o Benetton neanche dei rami poveri, né Brion o Tabacchi o Moretti Polegato morganatici. E nemmeno Fini, quelli degli insaccati, proprietari del simpatico fienile a Pecol con Panda 4x4 argento e Lamborghini giallo limone in giardino, ma soprattutto della cassetta delle lettere graziosissima che riproduce in miniatura il medesimo fienile, e dev’essere il vanto con gli amici e i conoscenti a queste latitudini e altitudini.
No, ultimamente mi si spalancano le porte piuttosto di un surrogato di mondanità cortinese, quindi monopolisti dei diserbanti, reucci del mosaico simil-Bisazza di Finale Emilia (mentre si sa che il distretto di piastrelle e affini è uno di quelli che soffrirà proprio di più la crisi, me l’ha detto il mio relatore alla Luiss), latifondisti non biologici e non presentabili di Guastalla, architetti o meglio geometri con grossi business di capannoni e aree industriali nel trevigiano in attesa di condono per amianto, commercialisti e procacciatori d’affari e sensali con studi a piazza delle Erbe, a Lugano e a San Benedetto del Tronto.
Anche concessionari di macchine. Come questi Visonà, da cui finisco una sera a cena. Dal 1950 rappresentanti esclusivi Fiat in Veneto e primi per quote di vendita dal 1976 al 1988, come testimoniato anche dalle numerose foto autografate e dedicate dell’Avvocato sparse in punti strategici della stube. Affluenti, molto. E lei molto interessata alla profferta. Profferta più volte sperimentata al Cristallo nella mia stanza delle streghe, in un abbaino fetido che però alla Visonà dà anche lo sturbo bohémien. Anche alla mia richiesta, quattrocento euro per l’intera serata, nessuna rimostranza. Le piace, pagare: nonostante la crisi del settore auto si vede che rimane liquida. E inizia a venir su ogni giorno, portando strudel di Lovat e delikatessen della Cooperativa, mentre invece sarebbe più utile se portasse su un che qui son finite le copie omaggio, e i carboidrati mi fanno male alla linea. Viene su con una vecchia Thema station wagon color salvia, fascioni in finto legno laterali e corrimano cromato e cestone di vimini sul tetto. E dei grandi occhiali scuri e un foulard, si sente molto donna del mistero mentre fa benzina alla Erg di Zuel di Sopra, coi buoni; e adesso si è messa in testa di presentarmi in società, continua a ritenermi povera creatura e diamante grezzo, e mi invita a questa sua cena per pochissimi, dove ci sarà nientemeno che Montezemolo, e io allora alla fine cedo, perché devo invitarlo a Cortina Topic, il festival a cui lavoro.
Al gran ballo mi portai assai bene, tranne l’inizio: questa storia del dirndl che tutte le disgraziate mettono anche per andare a fare la spesa alla Cooperativa, mentre nemmeno pagate molti milioni di euro accetterebbero d’addobbarsi così nelle loro MO, RE, RO, e mentre i locali ridono, può dar adito a brutti malintesi nei party e alla stessa Cooperativa. Così, entrato nel tinello tutto-boiserie dell’ingresso in un budello di sòre coi gonnoni e i cervi in testa e tutte con un’ in mano e tutte cinguettanti sotto le centinaia di trofei di caccia – pochi signori già forse a fumare il sigaro o a parlare dello scudo fiscale e della tangenziale, in attesa dello stinco, atteso proprio come una star, di dimensioni fantasmagoriche (lo stinco! lo stinco!) e sempre qualcuno che sul più bello dice: «Certo il Bertinotti sarà anche comunista, ma l’è proprio un gran signore» di là – mi dirigo senza indugio a baciare la mano della più distinta e della più a suo agio e della più cosmopolita, quella con il dirndl meno appariscente e meno somigliante a una guardia svizzera michelangiolesca e anzi non priva di una certa eleganza: di spalle, ma poi si gira e si rivela la governante di Asolo. L’incidente viene notato pochissimo, e di certo non dalla Visonà che non ammetterebbe di non essere riconosciuta proprio al culmine della sua storia di passione estiva alberghiera; arriva subito dopo, lei. Colorata, sgargiante di velluti e grida: molto entusiasta di me, ma anche della nuova casa e di mostrarla, e giustamente: teschi d’animali fin nei cessi, clessidre a far studio d’ufficiale asburgico, vecchi sci di legno del Re Cacciatore, stelle alpine, frigoriferi d’acciaio a contener stinchi, travi di legno in tutte le essenze e a tutte le altezze, divani a stelle alpine, severo scrittoio col suo pon pon e il suo calamaietto d’argento, ritratti di generali asburgici e di Maria Teresa, foto dell’Avvocato Agnelli, di Suni Agnelli, bastoni da passeggio col pomolo d’argento, pellicce d’orso, pellicce di leopardo, lampadari di corni, bastoni di corno, corni e corniole sulla tavola imbandita in tutti i toni del rosso e dell’argento; merletti alle finestre, poltrone leopardate, di corno, pelli di zebra: a terra, davanti al caminetto; boiserie anche nell’ascensore.
Lei deve avere raggiunto un tasso alcolico importante e sta facendo un numero coreografato. «La mia vera passione», urla traballante con la sua ombra in mano, «la mostro solo a pochiiiissimi amici. E infatti eccola qua», e tremo pensando che indichi me. Invece, con una mano porcina, pittata, aziona un invisibile interruttorino dietro un lezioso termosifone antico: e un trumeau secentesco imitazione fatto benissimo da un artigiano di Borca improvvisamente s’illumina: civette. A centinaia. Di peltro, di legno, di stagno, di piombo. Impagliate, (forse) vive, di cartapesta, di carta; cinesi, giapponesi, turche, nordamericane e sudamericane; scolpite a bassorilievo, stilizzate, robotizzate, telecomandate, incrostate di Swarovski e di zaffiri. Di sughero, di plastica, di sorpresa Kinder. «Le acquisto», dice proprio così, le , «in tutti i miei viaggi, e prego () tutti i miei amici di portarmele sempre, di qualunque foggia. Questa qui per esempio», e mostra un civettone di un par di chili con un’aria truce e una vaga somiglianza col padrone di casa suo marito, con una pancia confindustriale, «l’ho presa a Dubai il mese scorso. Quest’altra», e afferra un uccellino smilzo smilzo, d’argento cesellato, con gli occhioni rassegnati e un culino a spazzola: è un portastuzzicadenti, «a Miami. Anche voi eh! Mi raccomando, ovunque andiate, civette civette civette per la vostra Marina».
Il marito-civetta passa e la prende per il braccio, sempre molto signorile, le toglie il calice di mano e la porta di là, in un altro gruppo, dove si discute anche molto animatamente della solita tangenziale, che alcuni volevano molto e altri invece adesso non vorrebbero più, e pare che i chilometri di galleria siano addirittura cinque invece che due, e bisogna stare molto attenti, adesso, allo scempio ambientale e alla sostenibilità, soprattutto perché pare che diversi noiosi molto importanti (si mormora un Donà dalle Rose e alcuni Marzotto) han fondato anche dei comitati, dunque tutta una tematica e una prospettiva da rivedere, e addio Venezia-Cortina in un’ora, ma invece avanti la salvaguardia della preziosa dolomia che, spiega un elegante, «è la stessa roccia dei Faraglioni; che dà al paesaggio quell’aria inimitabile; le dolomie sono poi depositi legati al mare, e ai piccoli crostacei che anticamente conteneva. Era naturalmente il signor de Dolomieu che li studiò e battezzò...» Dunque emerge anche tutta una special relationship tra Capri e Cortina, e chi fa luglio al Quisisana e agosto qui al Cristallo adesso ha anche la giustificazione geologica e filologica.
«È il primo marito della Visonà», mi fa sussurrando uno dei pochi sotto i settanta, che mi viene lì vicino, mi aveva già arpionato al Cristallo, e vuole parlare. «Notaio in Mestre, immenso patrimonio estero, invitato perché dà un tono molto distinto alla serata ma soprattutto perché sta facendo tutto il Nordest e anche un pezzo del Nordovest, molta società civile, e parecchio ceto medio riflessivo. Detto anche , perché la Visonà racconta sempre con nostalgia che quando erano ancora sposati e lui rientrava da qualche rogito o consiglio d’amministrazione a tarda sera pretendeva sempre immancabilmente un vassoio col suo roastbeef e una coppa di champagne e una sigaretta». Vassoio si sta lamentando proprio adesso della nuova ordinanza antibarboni del giovane e efficiente sindaco e sta anche vituperando molto i nuovissimi monolocali che stanno facendo al Lido, al Des Bains, e non si sa se è scempio di memorie viscontiane o invece investimento sicuro («Il mattone alla fine è il mattone»), e anche alcuni brutti presagi, invece proprio qui a Cortina: pare infatti che Lele Mora stia creando un suo proprio locale a Verocai – è stato avvistato sul Corso con degli assessori e degli assistenti lucidi e tatuati – e la Cecilia Colussi stia vendendo tutto per trasferirsi a Sankt Moritz, dunque precisi segnali di decadenza che non vanno ignorati.
Marina si sta sdegnando invece soprattutto (ma non è stata invitata, e...




