McShade | La mano destra del diavolo | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 160 Seiten

McShade La mano destra del diavolo


1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-6243-297-9
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 160 Seiten

ISBN: 978-88-6243-297-9
Verlag: Voland
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Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



'Maynard, vivere è pagare un prezzo. Vivere è accumulare ore che poi si capirà di aver sprecato, perché davvero non servono a niente...' Peter Maynard, il Califfo, è un sicario filosofo che legge i classici, ha l'ulcera e beve latte invece del solito whisky. Pagato da un milionario per scovare e uccidere i quattro che anni prima hanno violentato la figlia provocandone la morte, il Califfo si muove in un mondo duro, dove la menzogna è legge. Ma si tratta dell'America dove il Sindacato del crimine detta legge, o del Portogallo di Salazar dove l'autore Dinis Machado per sfuggire alla censura deve assumere lo pseudonimo di Dennis McShade e far finta di tradurre un'opera che in realtà scrive in portoghese? L'ambiguità e il doppio, ecco le chiavi di lettura di un romanzo che usa i generi per sovvertirli.

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DUE


– Ci saremo tra pochi minuti – disse Cassino.

La macchina divorava chilometri in una bella mattinata di maggio. Stavamo andando da un uomo che voleva che portassimo a termine un incarico importante e cruciale, ed era disposto a pagare bene. Cassino, al volante, premeva l’acceleratore e tracciava il ritratto di T.R. Douglas, il milionario che lo aveva incaricato di chiamarmi.

– Vuole un servizio di prima classe. Un lavoro di lusso. Ha soldi a palate. Naturalmente non mi ha detto niente, ma quando gli ho assicurato che gli avrei procurato il migliore sulla piazza mi ha chiesto di portarti nella sua casa di campagna. Questo succedeva ieri. Ora ci sta aspettando e vuole che tu cominci subito. Il tizio è un eremita. Gestisce i suoi affari a distanza, non ha famiglia. È azionista di alcune fabbriche di materiale bellico e possiede delle piantagioni nel sud. È un . Non so che storia abbia da raccontarci, ma dev’essere emozionante.

– E già – risposi.

– È un uomo vecchio – continuò Cassino. – Avrà una settantina d’anni. Mi ha telefonato alcuni giorni fa e mi ha chiesto di andare da lui. Conosce relativamente bene l’ambiente. Con me ci è andato con i piedi di piombo, ma sapeva che gli potevo fornire il dito che avrebbe premuto il grilletto. Dopo cinque minuti ci eravamo intesi. Non gli ho fatto il tuo nome, Califfo. Gli ho semplicemente detto: il migliore. Un lavoro pulito, dalla A alla Z.

Mi strizzò l’occhio e sorrise. Eravamo già fuori città. Erano le undici di una mattina sempre più luminosa. Si cominciavano a scorgere ville isolate e terreni incolti, poi zone alberate che facevano ombra alla strada. Cassino girò a sinistra, infilandosi in una strada stretta, dritta e piuttosto lunga.

– Lo sentirai, Califfo. E vedrai la casa. Austera, solida, circondata da alberi rigogliosi e con una piccola piscina.

– Ha dei domestici?

– Io non ho visto nessuno. Era solo, quando sono andato. E abbiamo deciso che lo sarebbe stato anche oggi. So che non è sposato, è uno di quelli che si beve la solitudine con la cannuccia. Mi risulta pure che sia frocio, ma sono chiacchiere e poi ormai è vecchio. È molto temuto negli affari perché è un osso duro. Avrà gente di fiducia nei posti giusti, ma è un tipo discreto, chiuso nella sua torre d’avorio.

Cassino si passò la mano destra sui capelli lustri e continuò:

– È pieno di quattrini. Quando gli ho parlato del compenso, ha detto che non era un problema. Che un servizio ben fatto, un buon lavoro, non ha prezzo.

– È malato?

– Non mi è parso. Un po’ curvo, ma lucido. Magari i malanni della vecchiaia, oltre alla misantropia: reumatismi o problemi cardiaci. Ma niente di evidente.

Cassino sterzò repentinamente sulla destra, infilandosi in un sentiero largo e ghiaioso. Puntò il dito davanti:

– Guarda, Califfo, laggiù in fondo.

Vidi una casa grande, squadrata, tra gli alberi. Tutta la parte alberata, di fronte al sentiero, era stata eliminata per fare spazio a un cancello. Via via che ci avvicinavamo, notavo che la casa era una solida costruzione in pietra chiara, con gradini anch’essi in pietra. Tra la scalinata e il cancello c’era una cinquantina di metri di viale, con fiori di vario genere a sinistra e la piscina a destra. Ai due lati del cancello si innalzava un muro di cinta.

Quando ci avvicinammo, il cancello si aprì come per incanto. La nostra macchina percorse il viale e Cassino parcheggiò sulla sinistra, accanto alla casa, sotto un’ampia ombra. Uscimmo e cominciammo a salire i gradini. Un uomo apparve sulla porta: T.R. Douglas in persona, supposi. Volto di pergamena incorniciato da una testa brizzolata.

Non ci aspettò. Si voltò verso l’interno e con la mano ci fece cenno di seguirlo. Il corridoio era lungo e ampio e il pavimento coperto da una moquette gialla e rossa. Al soffitto, un lampadario di cristallo. Sulla sinistra, un tavolino con alcuni libri e un orologio. Sulla destra, un attaccapanni vuoto.

T.R. Douglas aprì la porta in fondo al corridoio e ci fece entrare in un piccolo studio. Una tenda pesante, socchiusa, lasciava filtrare la luce del sole nella stanza, illuminando una ordinaria scrivania di mogano, due poltrone, una sedia con schienale e un tavolo verde con sopra una lampada. Tutto messo un po’ alla rinfusa, senza particolare cura.

– Sedetevi, sedetevi – disse il vecchio. – Cosa bevete? Brandy, sherry, whisky? – e si diresse verso il tavolo verde, aprendo l’anta dell’armadietto sottostante.

– Per me un whisky – disse Cassino. – E niente per Maynard. Vero, Califfo?

– E già – risposi io.

– Maynard non beve e non fuma – disse Cassino.

– Mi scusi se non le faccio compagnia, ma non bevo mai prima di pranzo – disse T.R. Douglas.

Dopo aver servito il whisky a Cassino, il vecchio si sedette sulla sedia dietro la scrivania. Mi sorrise e disse:

– Piacere di conoscerla, Maynard. È disposto ad accettare il lavoro?

– Dipende – risposi.

– Bene – l’uomo sorrise. Era davvero vecchio. Parlava in modo strascicato. – Capirà, tuttavia, che se le dico quello che voglio e lei non dovesse accettare, lei sarà al corrente del mio segreto e delle mie intenzioni.

– Non è un problema – interruppe Cassino. – Maynard è un professionista di una rettitudine assoluta. Rispondo io per lui.

– Va bene – disse il vecchio. – Ma è un rischio. Quello che voglio deve essere noto solo a colui che accetterà la missione.

Ci furono alcuni minuti di silenzio. E io dissi:

– Cerchiamo di capirci, mister Douglas. Sono venuto qui per sapere di cosa si tratta. Le dirò se accetto il lavoro solo dopo essere stato messo al corrente di tutti i particolari. D’altro canto, lei dovrà comunque rischiare. Nessuno accetta un incarico del genere senza sapere di cosa si tratta. Anche se si rivolgesse al Sindacato, non andrebbe diversamente. Quanto a me, lavoro da solo. Se lei preferisce trattare la faccenda in modo diverso o con un’altra persona, non ha bisogno di raccontarmi nulla e me ne vado via subito.

– Un attimo – disse T.R., e voltandosi verso Cassino: – E lei, che ne dice?

Cassino fece girare il bicchiere tra le mani, guardando pensosamente a terra. Poi rispose:

– In questo caso sono due gli aspetti da considerare: il tipo di incarico e il compenso. Se Maynard accetta entrambi, l’affare è fatto. Ma lei, mister Douglas, non ha scelta. Ci dica cosa vuole e si affidi alla sorte.

Il vecchio si alzò, fece alcuni passi nella stanza e cominciò:

– Bene, vi racconterò per sommi capi una vecchia storia. Immagino che vi farete presto un’idea di cosa si tratta e deciderete se accettare o meno il lavoro.

Si accese una sigaretta, fece un altro paio di passi e si avvicinò alla finestra. Ci dava le spalle. Era alto, ma molto curvo. Indossava una vestaglia grigia e pantofole di velluto blu scuro. La sua voce risuonò strascicata, ma nitida.

– Anni fa una ragazza fu violentata da quattro uomini. E per lei fu la fine. Rimase per due anni in una casa di cura e finì col suicidarsi.

Si fece di nuovo silenzio. Alla fine Cassino chiese:

– E allora?

– Allora, – rispose T.R. – è passato tanto tempo ma non ho dimenticato. Quella ragazza era mia figlia e io voglio la pelle di quegli uomini. Negli ultimi anni ho avuto questa idea fissa: vendicare la morte di mia figlia. Oggi, ho soldi a sufficienza per pagare una persona e per proteggermi dalle conseguenze. La missione di Maynard consisterebbe nell’uccidere quei quattro uomini.

Cassino mi guardò con aria interrogativa. Io feci di sì con la testa. E Cassino chiese:

– Chi sono questi uomini?

T.R. si voltò verso di noi:

– A grandi linee conoscete già il caso. Prima di andare avanti voglio sapere l’opinione di Maynard.

Mi scrutò bene in faccia. Chiesi:

– Quanto è disposto a pagare?

– Mi dica lei quello che vuole.

Ci pensai un attimo. Guardai Cassino.

– Bene – risposi infine. – Ottantamila dollari, le spese a mio carico. Quarantamila ora e il resto a lavoro finito. Stabiliamo un termine?

– No. Li faccia fuori quando può. Prima è meglio è, chiaro. Credo che sei mesi possano bastare.

– Dovranno bastare – risposi. – Ma dico così per dire. Solo dopo aver saputo chi sono potrò farmene un’idea.

T.R. tornò a sedersi sulla sedia dietro la scrivania. Aprì il primo cassetto a destra, tirò fuori svariate mazzette di banconote da mille e disse:

– Ne prenda cinquantamila. Avevo già pensato a una cifra del genere.

– No – interruppe Cassino con un sorriso. – Califfo ha detto quarantamila per ora. E così va bene. Adesso quello che conta è sapere chi sono i tizi, quando è successo il fatto, e così via....



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