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E-Book

E-Book, Italienisch, 187 Seiten

Reihe: Sotterranei

Means Episodi incendiari assortiti


1. Auflage 2019
ISBN: 978-88-3389-080-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 187 Seiten

Reihe: Sotterranei

ISBN: 978-88-3389-080-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Con uno sguardo cristallino paragonato dalla critica a quello di John Cheever e Raymond Carver, ma accompagnato da un personalissimo tocco dark, David Means racconta storie quotidiane di amore e abbandono, morte e tenerezza: piccoli e grandi incendi dell'anima. Una donna che ha appena perso il marito deve decidere cosa fare del filmino erotico girato in luna di miele; il manager di una grande azienda passeggia di notte a piedi nudi sulle rotaie; un vagabondo si aggrappa a un treno merci che sfreccia nel deserto... Tredici racconti di una maturità invidiabile, di una perfezione rara, di una precisione commovente, che hanno fatto di questo libro un vero caso letterario: nel 2000 Episodi incendiari assortiti si è aggiudicato il Los Angeles Times Book Prize, è stato scelto come libro dell'anno da Esquire ed è arrivato tra i finalisti al prestigioso National Book Critics Circle Award.

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Coito


Succede un mercoledì pomeriggio, il dieci di luglio, una giornata più fresca della media di un’estate lunga, caldissima e secca sulla costa orientale, durante il coito tra Bob Sampson ed Ellen Davison-Simms, distesi sul letto in una luce che sembra fluttuare con il sollevarsi e il ridiscendere delle tende, tende che durante quei primi momenti (prima della penetrazione), si sono sollevate e sono ridiscese più di una volta, dando forma concreta a un fronte d’aria canadese, fresca e asciutta, che offre un po’ di sollievo dopo due settimane di caldo record. La casa in cui i nostri due amanti si ritrovano – per usare le loro parole – è piena, letteralmente inondata di luce, bianca e pulita, né grande né piccola ma a suo modo imponente, congiunta com’è alla proprietà più estesa di cui un tempo faceva parte; è la cosiddetta , ma è più grande delle altre case che si arrampicano su per la collina, allontanandosi dal fiume, e ora, con le siepi ormai cresciute, le rose afflosciate sui graticci marci, pare un edificio a sé. La fase dell’ingresso è conclusa – ora è dentro di lei – e con il sollevarsi e il ridiscendere della brezza sul suo corpo lui – che sta sopra – ha l’impressione di avere le natiche di gesso, di pietra, compatte e dure, eterne, vagamente intrise di quella frescura che la terra reclama, e al tempo stesso c’è quel segno dell’abbronzatura che gli dà la sensazione – o quanto meno la vaga impressione – di essere un uomo diviso in due, una parte calda e l’altra fredda, nascosta da costumi da bagno Speedo e boxer e calzoncini da tennis. Ma questa è un’altra storia, perché giunto al secondo o terzo affondo (o forse più che un affondo è un’onda, un movimento confinato entro certe latitudini?) le tende si sollevano di nuovo, si gonfiano, si piegano, la sua testa si volta leggermente e le vede, con gli occhi quasi chiusi, pieghe bianche di luce e spazio e aria; tende che sua moglie ha tagliato per la vecchia casa, la prima che hanno condiviso, stendendo i lunghi drappi di cotone sul pavimento del salotto per ridurli alla misura giusta – di nuovo rivolto verso Ellen, per un attimo i menti si sfiorano, un le sale dalla gola, dal rilievo della gola che lui sente vibrare – da lontano, molto lontano, il lamento attutito di una sirena da barca, un rimorchiatore, che trascina una chiatta su per il fiume, verso le cave di calcare di Haverstraw, due diversi segnali, e lui li sente...

...riporta alla mente senza una vera ragione la morte di Tom – suo fratello che si ribalta con la canoa fra le rapide del Two Hearted, nel Michigan settentrionale; fiume difficile, in particolare quella primavera, pieno di arbusti e rami caduti com’era, con l’acqua gelida, i rami freddi e neri che lo impigliano sott’acqua – questo il caro prezzo che Bob Sampson ha pagato per l’intensità del suo sguardo; Ellen l’aveva notata subito, donava ai suoi occhi un che di molto attraente. Si erano conosciuti per caso, imbattendosi l’uno nell’altra nel modo classico e fortuito che si vede nei brutti film, e a volte anche in quelli belli, in cui il destino si manifesta creando fisicamente l’incontro fra due anime – o perlomeno così ti fanno credere, anche se tu sai benissimo che di casualità si tratta e di nient’altro, e cos’altro in fondo potrebbe giustificare un così caro prezzo per lo sguardo di Bob? Nei film non te lo fanno mai vedere, il prezzo della bellezza estrema; Ellen l’aveva riconosciuto a prima vista, incrociando i suoi occhi, in fila; e chi non l’avrebbe riconosciuto? Bob ha occhi stupendi. Assorbono lo sguardo; si soffermano su di te quel tanto che basta e poi si allontanano; lui non ti fissa, ma ogni sua occhiata dura il tempo necessario, o almeno così era stato quella volta, lì in piedi, mentre si voltava per ordinare un cappuccino con abbondante cannella – un uomo a cui piace la cannella, aveva pensato lei; Ellen portava la gonna verde acido plissettata che le fasciava stretti i fianchi; aveva un negozio di abbigliamento e in città conosceva tutti, ma per qualche strana ragione non aveva mai visto Bob, che stava trasferendo la sua attività lavorativa in casa, o attrezzando la casa a ufficio, come si dice; in seguito si era ricordata di sua moglie; di lei conosceva solo il nome di battesimo, Cindy, una donna alta e flessuosa che passava spesso in negozio e prediligeva vestiti lunghi, neri e un po’ drappeggiati... di lei però non ci occuperemo; il corpo di lui inarcato dentro Ellen, quella barca, la sirena, il rilievo di lei, il rilievo del suo mento – luce rosa e bianca, aria fresca, e ciò nonostante un sottile baffo di sudore che gli si forma appena sopra la linea del labbro superiore;

c’è una tristezza riluttante nel modo in cui si trattiene dal movimento successivo, come altro chiamarla? Non che lui ci stia pensando, ma forse il pensiero sta prendendo forma lo stesso, da sé – il pensiero che sia un modo per tenere lontana la morte, questo trattenersi dal venire, questo contenere il deflusso senza lasciar trasparire il fatto che il senso della pausa è proprio quello, mentre la mano di lei gli avviluppa la nuca, i capelli neri scalati, qua e là spruzzati di grigio – o forse lui nemmeno lo sa, e mai e poi mai concederebbe a una parvenza di controllo di insinuarsi in questo istante; si asciuga il sudore con la lingua.

cos’hai

niente

davvero

mi riposo un attimo, tutto qui

ok

di nuovo la sirena, più lontana sul fiume, più vicina ad Haverstraw, o forse è solo un rumore di treno-che-si-avvicina-attraversando-il-fiume che gli gioca uno scherzo disperato – cos’erano, un paio di chilometri più giù in quella direzione, forse tre? – l’acqua fredda, di vetro, lucida come argento; occhi aperti; Ellen, sei anni più giovane, pelle ancora tesa sulla mascella ma non più tanto luminosa, occhi color mogano e piccoli e vicini ai suoi, forse troppo, dal momento che il moto ondoso di lui riprende per allontanarla, per farla indietreggiare per farglieli chiudere, quegli occhi bianchi e rosa, quel bianco-rosa-sotto-le-palpebre; la brezza, di nuovo, che questa volta scorre lungo i fianchi, il ginocchio che per un attimo spinge contro l’interno della coscia di lei, l’intero groviglio che si ribalta... questa sorta di gemito aspirato che entrambi emettono, una, due volte, il bianco che si solleva e la casa, nel tentativo di rimuovere, di liberarsi, di liberarsi di qualcosa. (C’è stata quella volta, l’inverno scorso, che tornando dalla città in mezzo a una fitta nevicata, risalendo la Saw Mill lui ha visto dei daini brucare sul ciglio della strada – ma no, quello che ha visto conta poco, è stata la monotonia del viaggio la causa; avanzava così lentamente, tra quei muri di neve sferzati dal vento che gli offuscavano la luce dei fanali, da dover accostare per orientarsi e a quel punto, per la prima volta dopo anni e senza una precisa ragione, nel silenzio inscatolato dell’auto ha pensato a Tom, a Tom che andava giù, alla canoa che si ribaltava, al freddo compatto dell’acqua che gli accorciava il respiro.) Lui cosa aveva visto? Suo fratello che andava giù? No. Niente affatto. Solo la canoa rossa incastrata contro l’albero, i rami neri e fitti protesi sull’acqua e avvolti dall’ombra, e si intravedevano anche più giù, sotto la superficie; un istante dopo si era tuffato e aveva trovato – niente – solo quel buio compatto; la corrente l’aveva tirato giù e una volta giù il buio si era fatto ancora più solido; e poi infrangere la superficie dell’acqua gridando Tom Tom Tom, chiedendosi se per caso, chissà, forse suo fratello gli aveva fatto uno scherzo, perché Tom era uno che gli scherzi li faceva. (Una volta era caduto in acqua facendo pesca su ghiaccio, colpa di una cazzata, aveva spaccato i bordi del buco – ma questa è un’altra storia, l’ennesima altra storia.) E comunque non ricordava un singolo dettaglio del viso di Tom, sul serio, proprio come non ne ricordava del viso di Ellen, mentre con gli occhi chiusi si gonfiava dentro di lei. (Gli occhi, le labbra, sono cose che si dissolvono.) Si erano fermati un paio di volte per guadare e aggirare i rami più grossi – troppe volte, in verità – e anche se era mattino presto c’erano già i moscerini, sciami interi; avevano portato le retine da mettere sul viso apposta, ma le avevano dimenticate in tenda; ecco cosa si ricordava lui, l’odore del falò, il freddo implacabile della notte, farsi la barba di mattina sul lago Superiore, dove l’acqua era fredda da stordirti, fredda da morire, avevi le caviglie blu prima ancora di entrarci. Il modo in cui Tom ci si era tuffato senza battere ciglio.

La logistica della loro relazione era semplice, fin troppo pensava a volte lui, anche se non così spesso; entrambi erano liberi, di fatto, tutto il giorno; per ricevere conferma della sua assenza e della sua distanza, per assicurarsi che fosse davvero in città, lui chiamava Cindy più o meno a metà mattinata, la voce di lei metallica e remota attraverso il vivavoce. (Tra una parola e l’altra, nelle pause, l’apparecchio sostituiva alla sua voce il ronzio; o c’era la sua voce o c’era il ronzio, senza soluzione di continuità, il che la rendeva ancor meno umana.) Non che quelle telefonate non lo riempissero di senso di colpa – il senso di colpa c’era, eccome, e bizzarramente si manifestava attraverso la preghiera. Frequentava la chiesa congregazionalista, giù lungo il fiume, verso la città, nel New Jersey – ci andava in macchina lungo la statale 9 West che fasciava i fianchi del fiume – da solo, perché Cindy si annoiava e perché a lui non andava – come...



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