E-Book, Italienisch, 120 Seiten
Reihe: animalìa
Meijer Il soldato era un delfino
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5480-218-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Animali e politica
E-Book, Italienisch, 120 Seiten
Reihe: animalìa
ISBN: 979-12-5480-218-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Eva Meijer (1980) è scrittrice, filosofa, artista, ricercatrice all'Università di Amsterdam e responsabile di vari organismi e associazioni dedicati alla filosofia animale e alle comunità multispecie. I suoi libri sono stati tradotti in diciotto lingue. Nottetempo ha pubblicato i saggi Linguaggi animali. Le conversazioni segrete del mondo vivente (2021), I limiti del mio linguaggio. Piccola indagine filosofica sulla depressione (2024), e i romanzi Il cottage degli uccelli (2022) e Il nuovo fiume (2023).
Weitere Infos & Material
Introduzione
Terminato un addestramento intensivo, il delfino Takoma è stato reclutato nell'esercito degli Stati Uniti come soldato in Iraq. Dopo la prima missione nel Golfo Persico, il suo collega Makai è rientrato alla base. Il loro trainer si aspettava di rivedere Takoma nel giro di ventiquattr'ore, ma così non è stato. La missione si era svolta in acque sicure, si presume che abbia disertato1. I delfini sono noti per la loro intelligenza, sensibilità e ampia cultura. È probabile che Takoma si sia allontanato per obiettare al suo servizio militare, forse addirittura al tipo di attività che doveva svolgere. Se fosse accaduto a un essere umano l'avremmo definito un gesto politico, ma siccome Takoma è un delfino non è così ovvio.
Davanti a una combinazione di parole come “animali” e “politica”, la maggior parte degli olandesi pensa al Partito per gli Animali. Forse anche ai loro diritti, o a fondazioni e associazioni che si battono per migliorare le loro condizioni di vita. Sono idee che si basano su una certa visione degli animali e della politica. Quest'ultima viene considerata come una pratica che si svolge in istituzioni formali, come il Parlamento o gli organi deliberativi locali; un'attività umana, fatta per gli umani, fondata in gran parte sul linguaggio e la facoltà del pensiero astratto. Gli animali non umani non sono ritenuti in grado di agire politicamente, ed è in questo limite che molti identificano il confine tra noi e loro.
Il concetto per cui soltanto gli umani possono agire politicamente ha profonde radici nella storia del pensiero. Già nella sua Politica, Aristotele (384-322 a.C.) scriveva che l'essere umano è l'unico animale politico perché può parlare, e parlando può distinguere il bene dal male. Gli altri animali possono, sì, esprimere il dolore o il piacere, ma non possiedono la capacità morale necessaria per partecipare alla comunità politica. Per un essere umano formare questo tipo di comunità è parte importante di una vita pienamente realizzata, mentre per la maggior parte degli altri animali non avrebbe alcun significato, secondo Aristotele. Per lui i confini della comunità politica sono quelli della specie umana. Nella filosofia politica, ma anche in quella pratica, l'idea dominante rimane che, poiché gli altri animali non parlano e non possono agire politicamente, di conseguenza non fanno parte della comunità politica.
Ormai questa visione non è più difendibile: gli animali non umani possono fare molto più di quanto pensiamo, e non è possibile tracciare un confine netto tra noi e loro. Tra esseri umani e altri animali possono nascere infinite relazioni, che variano dalla caccia al consumo di carne, fino alla convivenza e alla condivisione di una vita. Relazioni in cui gli animali non sono semplicemente oggetti: anche loro si fanno sentire, contribuendo a dare una forma a queste connessioni e persino alla comunità. Dai tempi di Aristotele, la concezione di essere politico è profondamente cambiata – le donne e gli ex schiavi si sono rivelati in grado di agire politicamente. Alla politica, oltretutto, non competono le sole interazioni formali all'interno delle istituzioni ufficiali, come hanno dimostrato i movimenti per i diritti civili: anche la protesta e la resistenza sono azioni politiche, così come il dibattito in diversi contesti sociali. Le nuove idee su politica e animali sollevano questioni importanti. Sulla loro capacità di agire politicamente, per esempio, e sulle conseguenze che ciò può comportare. Domande sui confini della comunità politica, sulla giustizia e il potere, sugli habitat e i territori, su cosa ci divide e cosa ci unisce.
Nel Soldato era un delfino rifletterò su questi e altri temi attinenti, indagando le diverse forme che possiamo dare alla nostra relazione con il mondo animale. Recenti studi di filosofia politica propongono di considerare gli animali non umani come attori politici. Il primo capitolo affronterà la storia dei loro diritti e la cosiddetta “svolta politica” dell'etica animale, approfondendo anche il peso dei rapporti di potere nella nostra visione della relazione tra umani e altri animali, e il legame tra questi ultimi e altri gruppi emarginati. Il secondo capitolo analizzerà l'azione politica degli animali non umani, le sue conseguenze sulla nostra concezione della politica, e il legame tra quest'azione e l'odierna democrazia liberale. Nell'ultimo capitolo si troveranno alcune proposte per instaurare relazioni politiche con gli altri animali, con l'aiuto di concetti come democrazia e processo deliberativo, e una riflessione su come possiamo migliorare la situazione attuale.
Animali politici
Secondo gli studi più recenti non esiste un confine netto che separa gli umani dagli altri animali, e gli animali non umani sono esseri molto più complessi di quanto crediamo. I gorilla, per esempio, possono raccontare il proprio passato con il linguaggio dei segni, i cani della prateria e i calamari si esprimono attraverso una loro grammatica, le formiche, le gazze e i maiali si riconoscono allo specchio, i ratti aiutano gli individui estranei, i pesci sono in grado di utilizzare strumenti, i cani sanno riconoscere l'ora tramite indizi olfattivi, i babbuini parlano del futuro, i cavalli fanno capire attraverso l'uso di simboli se vogliono o meno una coperta, i corvi e gli elefanti praticano rituali di lutto anche articolati2. Tutto questo evidenzia che gli animali non umani sono individui con una prospettiva unica e personale sulla vita, con un'idea di come viverla al meglio e un modo per comunicarlo agli altri. Il fatto che siano differenti dagli umani e che si esprimano diversamente non significa che siano meno intelligenti o inferiori.
Le nostre vite sono intrecciate in molteplici forme a quelle degli altri animali. Con tutti loro condividiamo il pianeta, le case, le città e gli habitat. In queste relazioni non sono solo gli umani a prendere decisioni e ad agire: anche gli altri animali esercitano un'influenza e si fanno valere. Gli animali si ribellano e protestano contro il predominio della nostra specie, ma spesso vivono e lavorano con gli umani. Gli orangutan, per esempio, escogitano forme di collaborazione per fuggire dagli zoo, ragione per cui devono essere costantemente ricollocati3. Le api si consultano su dove costruire i nuovi alveari e su chi attaccare. In alcune città inglesi i cani poliziotto hanno diritto alla pensione dopo una vita di lavoro. I maiali scappano dai macelli. Gli elefanti devastano le case degli umani. I delfini soldato disertano. Tra oche e umani scoppiano conflitti per questioni di confini. Le orche in cattività uccidono i loro addestratori. I castori aiutano i contadini ad arginare le inondazioni. Gli animali da lavoro collaborano con gli umani, oppure protestano4.
Sebbene siano esseri senzienti e pensanti, nei Paesi Bassi e nella maggior parte degli altri paesi gli animali sono considerati come oggetti. Non hanno voce in capitolo nelle normative che li riguardano, o nelle politiche che condizionano la loro libertà di movimento. Potrà sembrare logico: la politica umana riguarda gli umani e si svolge secondo regole umane. Ma sulle vite degli altri animali ha comunque conseguenze rilevanti.
Questa gerarchia tra umani e altri animali, profondamente radicata nella nostra cultura, comporta problemi sociali di ampia portata. Ogni anno negli allevamenti industriali dei Paesi Bassi vivono e muoiono più di 500 milioni di animali5 in condizioni penose; molti altri trovano la morte nei laboratori o vengono uccisi in nome del benessere umano. Altri ancora, anche tra quelli domestici, soffrono di solitudine o vengono trascurati.
Per il nostro pianeta, e quindi anche per le generazioni future, questo uso intensivo degli animali non è più sostenibile. Il maggiore responsabile della crisi climatica è l'allevamento industriale6, e i problemi ambientali colpiscono soprattutto le classi povere non occidentali7. Non è importante solo per gli altri animali, quindi, che ripensiamo il nostro rapporto con loro, e cominciamo ad agire in modo diverso.
Politica animale
Come vedremo nel primo capitolo, dagli anni Settanta del secolo scorso la filosofia del diritto animale sostiene che gli altri animali hanno una rilevanza morale. Siccome provano sentimenti e percepiscono la propria esistenza come un “sé”, hanno il diritto di vivere in libertà e di non essere utilizzati per il profitto altrui, proprio come noi umani. Si tratta di diritti tutt'altro che riconosciuti, è vero, ma per quanto mi riguarda questo principio è stato ampiamente dimostrato. Per maiali, pesci, cani, serpenti, cavalli, orsi polari, farfalle, talpe e tutti gli altri, la propria esistenza è la cosa più importante. L'essere umano, quindi, non ha il diritto di usare la loro pelle per realizzare borse, di scuoiarli vivi, mangiarli o tenerli in gabbie anguste, esattamente come non farebbe niente di tutto ciò ad altri esseri umani.
La filosofia del diritto animale, che si pone come obiettivo principale l'eliminazione dello sfruttamento e dell'utilizzo degli animali non umani, è meno interessata alla forma da dare alla nostra relazione con loro. Ma rimodellare le relazioni, dal momento che sono inevitabili, è una questione di cruciale importanza. In fin dei conti, condividiamo tutti uno stesso pianeta. Per di più, buone relazioni sono possibili ed esistono già, e analizzarle può ispirarci ad agire diversamente. È fondamentale soprattutto perché, considerando gli animali come individui con interessi propri, teniamo conto di quello che vogliono davvero, invece di...




