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E-Book, Italienisch, 379 Seiten

Mitar Astralis

Il Popolo Della Guerra
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-354-4892-1
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection

Il Popolo Della Guerra

E-Book, Italienisch, 379 Seiten

ISBN: 978-88-354-4892-1
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection



Nell'epoca della prima espansione intergalattica, le specie umane non possono tollerare punti oscuri nella loro storia.
L'Impero Astralis si imbatterà in un mistero che ne minerà le stesse basi.
Dovrà difendersi da un potente nemico emerso dalle profondità di Andromeda che ha come obiettivo il completo annientamento dell'umanità.
La più grande epopea umana si infrange, la potenza imperiale è in ginocchio.
Il destino della razza umana è nelle mani di un manipolo di uomini, in una missione atta a svelare segreti di cui si è persa ogni conoscenza.
Ma qual è l'identità del nemico? Perché cerca di cancellare ogni traccia dell'umanità dallo spazio conosciuto?
Ce la faranno tredici uomini a ribaltare le sorti della guerra?
Salite a bordo della O-Imperium. L'astronave più avanzata della flotta imperiale è in partenza!

Sono passati due millenni dalla scoperta di Vanobi (il primo esopianeta abitato da una civiltà di sapiens extraterrestri) e duecento anni dalla scoperta di Estyr (il secondo).

Milioni di sonde superluminali hanno esplorato Galaxia Nostrum (nuovo nome della Via Lattea) nella vana ricerca di altre civiltà umane.
Le recenti scoperte della città perduta di Aknuchia e della Via dei Sapiens hanno gettato più ombre sulle origini dell'umanità.

L'intera Galaxia Nostrum è sotto il protettorato della più grande civiltà umana della storia conosciuta: l'Impero Astralis, unica potenza a possedere la tecnologia per i viaggi intergalattici.
Quando l'umanità è pronta alla grande espansione nella galassia di Andromeda, la comparsa degli alsier sconvolgerà i piani espansionistici imperiali.
Qual è la vera identità degli alsier? Perché sono così determinati a cancellare ogni traccia dell'umanità dall'universo?
Il Gran Consiglio Imperiale è convinto che l'attacco di quel nuovo e potente nemico sia legato al mistero delle civiltà pre-astralis.
La missione nectunt ha il compito di indagare sugli ancestrali, l'antico popolo sapiens spargitore del seme della razza umana.
Ce la faranno tredici uomini ad acquisire la conoscenza per ribaltare le sorti della guerra?
La O-Imperium, l'astronave più avanzata della flotta imperiale, è in partenza.

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Capitolo 1 – L’antico mistero

Sotto i raggi di un sole crepuscolare, piccole mani affusolate si schiantarono sul petto del colonnello.

L’uomo cadde all’indietro sopra un manto erboso piacevole per adagiarvisi; si udì il fruscio di ali, e, in lontananza, delle ombre si sollevarono con sforzo. Su quel pianeta selvaggio gli ornitomorfi1 erano la specie dominante.

Da sdraiato, il colonnello si inebriò alla vista di alcune grazie femminili che smossero la sua virilità all’istante.

Ma sussultò dal dolore. “No! Basta!” Implorò, “Ti prego, togli il piede da lì, come farò a soddisfarti se lo danneggi.”

“Sono io che decido il destino del tuo piccolino!” Lei aveva un’espressione spietata, o eccitata. “Ora dev’essere moscio!”

“Ma io…”

“Sono la tua padrona, ammoscialo o lo prendo a calci!”

Sferrò un calcetto di preavviso.

“No, ferma! Ferma, ho capito!”

L’evoluzione aveva regalato agli astralis il controllo del loro pene e il colonnello potette ottemperare.

Ma la despota era lunatica. “Ora lo voglio duro, biforcuto e nero. Adesso!”

“Ogni tuo desiderio è un ordine.”

“Mi piace quando ubbidisci senza obiettare.”

Si sciolse i lunghi capelli neri, si appollaiò su di lui. “Dai Bugor, non restare impalato.”

Il colonnello respirò con voluttà la pelle di lei, così magnetica e desiderabile.

Con brutalità le pizzicò i capezzoli.

“Sì! Sì!” Urlò come un’indemoniata. “Bravo Bugor… continua così.”

Concedeva a pochi di chiamarlo col soprannome di battaglia: Bugor (lo squalo).

Un nomignolo che gli avevano appioppato con irriverenza a causa della grossa cresta di dissipazione sulla nuca; era fatta di tessuto nanotek e retrattile; per il colonnello non aveva nulla a che fare con una pinna di squalo.

Qualcosa nelle vicinanze emise grida acute e volò via in un guizzo di colori.

Bugor chiuse gli occhi e ansimò quando la donna trovò quello che cercava e ne saggiò il doppio turgore.

“Sei mia!” Le disse. “Senza possibilità di scampo.”

I filamenti nucali del colonnello si animarono per incarnarsi nei plessi nervosi di lei, lungo tutta la colonna vertebrale.

La donna si inarcò, dopo un gridolino di piacere o di dolore. Uno spasmo muscolare si propagò dalla cuspide del ventre fino alle falangi dei piedi.

Quando sopraggiunse la bio-syncro, condivisero lo stesso respiro frenetico, gli stessi fremiti.

Ma Hugin IAS2 ruppe l’idillio con un crescendo del .

Ripristinò l’illuminazione. “Missione AA 345 30.04 07:00:00 SIC3, Procedura di risveglio. Fine del processo di stasi onirica tra dieci secondi - nove - otto -... -zero.”

La voce di Hugin non era mai stata così fastidiosa. “Avvio della modalità di veglia standard per il colonnello Alexander Aleinikov.”

Nugoli di nanotek-distruttori dissolsero la membrana idratante sul volto del colonnello. Attraverso le palpebre tremolanti, la luce verde gli penetrò nella testa come una bi-lama elettrizzata.

L’4 del colonnello eseguì un’autodiagnostica dei parametri vitali, evidenziando alcuni cali sensoriali trascurabili.

L’uomo ruotò la testa con un’ampiezza limitata dall’articolazione intorpidita. “Merda!”

Si trovava sul ponte numero due della sala comandi. “Perché proprio ora? C’ero quasi.” Avrebbe goduto volentieri delle formosità della sua amante virtuale, nel CVI (costrutto virtuale indotto).

Gli altri spacemarine fluttuavano a mezz’aria, a trenta centimetri dal pavimento, ognuno nella rispettiva postazione anti-inerziale; nonostante le membrane idratanti ingiallite, si potevano riconoscere i tratti somatici.

Il colonnello alzò lo sguardo verso il ponte numero tre; attraverso il soffitto traslucido riconobbe il dott. Liukai Ugolini e fu infastidito di trovarsi a un livello più basso di cinque metri.

Avrebbe risvegliato tutti i suoi spacemarine, ma il protocollo prevedeva il risveglio di soli due ufficiali, poco prima del rientro nello 5.

“Ben ritrovato colonnello Aleinikov!” Disse Hugin.

“Grazie. Sarai anche una delle intelligenze artificiali più in gamba dell’Impero, ma in fatto di risvegli non mi sembri sveglio.” Ed esplose una risata sonora che smosse lo spacemarine nella postazione anti-inerziale più vicina, verso la prua della nave.

Era il tenente Loganach, che sembrava in preda a spasmi muscolari.

“Scusami! Ti ho svegliato?” Disse il colonnello sotto un ghigno.

[Tanto eri il prossimo della lista, ti toccava.] Inviò la battuta in , ma esplose una risata in .

Poi, si pars-concentrò su due sensorial condivisi da Hugin: un rapporto delle condizioni fisiche dell’equipaggio, e un aggiornamento del diario di bordo.

Prima del sopraggiungere dei nano-distruttori, Loganach aveva ridotto a brandelli la membrana idratante con le unghie. Occupava la postazione di , più complessa delle altre. Per essere pilota della Marina Imperiale doveva essere un astralis con particolari capacità di sync.

I suoi occhi si rilassarono dopo la stabilizzazione dell’EOS.

Volle sciogliere la lingua. “Buona vita colonnello Aleinikov.”

“Buona vita tenente, il caffè non glielo porto, ma in compenso la esorto ad avviare protocollo. Immediatamente!”

Loganach annuì e il colonnello provò un sadico piacere ad essere insopportabile.

Il fascio antigravitazionale posò il tenente e poi si dissolse.

L’uomo si distese sopra una massa di nanotek che sembrava viva. “Avvio modalità di fusione!” Disse, mentre quella sostanza, prima fu assorbita dal suo corpo, poi rigettata da ogni poro della pelle. Gli arti si liquefecero e defluirono.

[Fusione completata con successo.] Comunicò Loganach.

Miliardi di cellule e nanobiot del tenente si erano riversate nei condotti di fusione della O-Imperium.

I piloti come Loganach raggiungevano la consapevolezza di ogni singolo modulo nanotek di cui erano composte le loro navi. Ma la sensoristica avanzata era inutile, le leggi della fisica dei sensori non valevano nel subspazio.

“Amo il subspazio, ma lo odio.” Disse il tenente; doveva avere la sensazione di trovarsi in una gabbia-prigione, oscurata verso l’esterno.

Sul grande schermo olografico si animarono diagrammi di flusso subspaziali, schemi di rotte di probabilità e distribuzioni dei punti di rientro.

Nella mente del colonnello Aleinikov, decine di immagini prospettiche della O-Imperium occuparono un intero canale di pensiero. Pensò.

Sentì un brivido risalire dalle viscere. La nave gli ricordava una manta marina, ma che nuotava tra i flutti dello spazio-tempo.

Avrebbe retto all’impatto di una battaglia con quel nemico invincibile?

Schioccò le labbra e disse:

“Scusami tesoro se ti ho trascurata tutti questi mesi per quella puttana virtuale.”

La O-Imperium scivolava tra le stringhe super-caotiche del subspazio.

Il tenente Loganach seguiva la grazie alla potenza di calcolo di Hugin. Era compito dell’IAS intersecare le .

Ogni dettaglio era già stato pianificato su Enceladus-1, ma da lungimirante astrofisico, il colonnello Aleinikov conosceva i pericoli della transizione dimensionale. “Tenente! Resoconto.”

[Coordinate di rientro, in elaborazione.] Comunicò Loganach.

Il colonnello Aleinikov fu rincuorato dall’etimologia della parola in un’antica lingua terrestre

[Forza Hugin, mostraci quello che sai fare.]

[Si fidi di me,] rispose l’IAS, ma colorò le paratie di un tenue arancione di pericolo.

“Dopo che mi hai troncato un doppio orgasmo sincronico? Come potrei fidarmi di te?” Trattenne uno sbuffo perché doveva rimanere total-concentrato. Dopo la transizione, la O-Imperium sarebbe stata come un macigno lanciato in uno specchio d’acqua. Lo preoccupavano i ripples gravitazionali, localizzabili a centinaia di anni-luce di distanza.

Per prudenza, il punto di rientro nello spazio einsteiniano doveva essere scelto in zone di deserto interstellare, lontano dal primo obiettivo, il settore ginsiano, e dalle rotte battute dai coloni di Xentinel e di Andronis-1.

[Graviter pronto all’impulso gravitazionale.]

[Transizione. Ora!]

Una leggera vibrazione precedette la quiete.

Aleinikov percepì istantaneamente i raggi cosmici, le radiazioni delle stelle fioche.

Ebbe la rassicurante sensazione che la O-Imperium era dove doveva essere: in uno spazio a bassa densità stellare, tra i bracci più esterni della grande spirale di Andromeda.

“Ci troviamo nel deserto di Merangolo, a quindicimila anni-luce dal sistema Salis,” disse il tenente. Secondo il codice della navigazione non tutto doveva essere comunicato via sensorial, o in telepat e il vocale era una reminiscenza del passato da preservare.

La O-Imperium si adattò allo spazio einsteiniano, riacquistando una forma più compatta e monolitica.

All’interno della nave, le paratie di nanotek scorsero l’una nell’altra, o scomparvero fondendosi con diverse strutture; in corrispondenza della sala comandi si assottigliarono fino a diventare traslucide....



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