E-Book, Italienisch, 176 Seiten
Reihe: Capire con il cuore
Montano / Rubbino / Massolo Siamo qui per te
1. Auflage 2019
ISBN: 978-88-590-1950-3
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Come costruire un attaccamento sicuro dalla gravidanza ai quattro anni
E-Book, Italienisch, 176 Seiten
Reihe: Capire con il cuore
ISBN: 978-88-590-1950-3
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Antonella Montano Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, fondatrice e Direttrice dell'Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta (www.istitutobeck.com). Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell'ACT (Academy of Cognitive Therapy). Membro del Beck Institute International Advisory Committee di Philadelphia. Insegna da anni protocolli Mindfulness-Based su tutto il territorio nazionale. Fondatrice e Presidente della Onlus«Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma» (www.ilvasodipandora.org), è autrice di numerosi libri. Roberta Rubbino Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Responsabile e docente Area Età Evolutiva «Beck Kids» dell'Istituto A.T. Beck. Dopo un'esperienza pluriennale nell'ambito della neuropsicologia dell'adulto e del bambino in Italia e all'estero, adesso si occupa prevalentemente di clinica e formazione nell'ambito della psicopatologia dell'infanzia e dell'adolescenza. Membro della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Anna Claudia Massolo Psicoterapeuta e docente presso istituto A.T. Beck, Pediatra, neonatologa presso il reparto di neonatologia, ospedale san filippo neri, Roma. Dottorato di ricerca in tecnologie biomediche in ambito clinico, con particolare interesse sul ruolo dell'ecocardiografia funzionale in corso dei diversi stati patologici del neonato. Vincitrice di premi internazionali e autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali in ambito pediatrico.
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Capitolo primo
Cos’è l’attaccamento
L’attaccamento è un sistema biologico, sviluppatosi nel corso dell’evoluzione e finalizzato alla ricerca di protezione, che consente al bambino di crescere, diventare adulto e riprodursi per mantenere e trasmettere il proprio patrimonio genetico. Si tratta di un legame innato, profondo e duraturo, che ciascun bambino instaura con la persona che si prende cura di lui, il caregiver, già durante la gestazione, nel caso in cui la figura di riferimento primaria si identifichi con la madre biologica. Con la nascita il legame di attaccamento si consolida e continua a crescere durante i primi sei mesi di vita aiutando il neonato a:
- ottenere la vicinanza della propria figura di attaccamento;
- ricercarla per avere conforto nelle situazioni di stress;
- interiorizzare la relazione instaurata come modello di «base sicura».
L’attaccamento con il caregiver, riflettendo la storia dell’interazione con la propria figura di riferimento, è strettamente connesso alla capacità che quest’ultima ha avuto di cogliere, accogliere e soddisfare le richieste e i bisogni primari del bambino. Fino ai tre anni, la qualità di tale legame rimane importante per poter diventare un adulto funzionale. Nelle pagine che seguono si illustreranno ai caregiver le nozioni base e alcuni elementi pratici utili a riconoscere le strategie sottostanti lo sviluppo del legame di attaccamento con il proprio bambino e a valutarne l’impatto sul suo benessere, sulla sua capacità di esplorare il mondo e di instaurare nuove relazioni.
Breve storia della teoria dell’attaccamento
La teoria dell’attaccamento è stata sviluppata inizialmente dallo psicanalista britannico John Bowlby (1907-1990) che, a partire dal 1940, lavorò come volontario con i bambini disadattati. Attraverso le sue ricerche, ipotizzò una teoria, a quel tempo rivoluzionaria, che la relazione dei bambini con i loro caregiver giocasse un ruolo di primaria importanza per la futura salute mentale. La rilevanza di questo sistema è per Bowlby paragonabile ai sistemi che regolano l’assunzione di cibo o l’attività riproduttiva. È come una guida che orienta il bambino a monitorare costantemente la disponibilità delle sue figure di protezione, o anche figure di attaccamento, e nella loro ricerca come rifugio sicuro in caso di pericolo, ruolo che esamineremo meglio nel corso di questo capitolo (Main, 1995).
Per saperne di più: le papere di Lorenz
Konrad Lorenz aveva scoperto che le papere sono geneticamente programmate per attaccarsi, appena schiuse le uova, al primo oggetto in movimento che hanno modo di vedere. Chiamò questo legame imprinting.
Le ricerche di Bowlby, oltre ad avere origine nella teoria freudiana — secondo cui i bambini sono motivati intra-psichicamente da due impulsi primari (sesso e aggressione) e dalla lotta per superare il complesso di Edipo —, sono state influenzate dalla teoria evoluzionistica di Charles Darwin, dalle ricerche di Konrad Lorenz sulle papere e dalle ricerche di Harry Harlow.
Per saperne di più: le scimmie di Harlow
Harry Harlow dimostrò che i piccoli di scimmia, allontanati dalla loro madre subito dopo la nascita e cresciuti da due madri fantoccio, costruite in ferro, mostravano una chiara preferenza per la madre che era ricoperta da tessuto piuttosto che per quella fatta solo da una struttura metallica che pur dispensava cibo da una bottiglia (Bowlby, 1988). Con molta probabilità la scimmietta associava il tessuto del fantoccio con l’abbraccio e il tocco materno.
Nel 1944 Bowlby pubblica uno studio intitolato Forty-four juvenile thieves: their characters and home-life (Quarantaquattro ladri minorenni: i loro caratteri e la loro vita familiare), nel quale scrive che i delinquenti più disturbati del suo campione di analisi avevano avuto tutti una significativa storia di separazione dalla propria madre. Prova della straordinarietà dell’intuizione di Bowlby è la constatazione che solo 27 ricerche, tra tutte quelle pubblicate in Europa e in America tra il 1920 e il 1940, prendevano in esame la correlazione tra cura materna e salute mentale (Grossmann et al., 2005). Nel 1951, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica il lavoro di Bowlby Cure materne e igiene mentale del fanciullo (tradotto e pubblicato in italiano nel 1957) nel quale egli formula la teoria, provata empiricamente, che un bambino per essere mentalmente sano dovrebbe sperimentare con la propria madre (o chi per lei) una relazione calorosa, intima e continuata, nel cui ambito entrambi trovano soddisfazione e piacere (Bretherton, 1992).
All’epoca gli esperti nella cura del bambino (medici, psicoanalisti e teorici dell’apprendimento sociale) criticarono aspramente la teoria di Bowlby. Nel campo medico prendeva sempre più piede il valore dell’igiene e il suggerimento dei pediatri più eminenti era che gli adulti dovevano evitare il contatto con i bambini, incluse le carezze e soprattutto i baci. Nel campo della psicologia del bambino, il dottor John B. Watson (1878-1958), il padre del comportamentismo americano, affermava che abbracciare e cullare il bambino ne avrebbe danneggiato la salute psicologica.
Con Bowlby, durante gli anni Cinquanta, lavora Mary Ainsworth (1913-1999), dopo aver risposto a un’inserzione per ricercatori interessati a investigare l’influenza della separazione dalla madre, nella prima infanzia, sullo sviluppo della personalità del bambino. Ainsworth concordava in gran parte con il pensiero di Bowlby ma nutriva dubbi su come l’etologia (ad esempio le teorie sull’imprinting) potesse spiegare nel bambino il bisogno della madre. Per una fortunata coincidenza, ebbe poi l’occasione di raccogliere evidenze empiriche dei concetti propri dell’etologia (assieme a quelli della psicologia dello sviluppo e degli altri campi da cui Bowlby stava attingendo) quando, con il marito, si trasferì in Uganda nel 1953. Osservando madri e bambini nel loro setting (ambiente) naturale, Ainsworth ebbe modo sia di confermare la teoria di Bowlby, secondo cui l’attaccamento non dipende dalla semplice soddisfazione di bisogni fisici, sia di scoprire che i comportamenti di ciascun bambino (come i sorrisi, le vocalizzazioni e la ricerca di prossimità alla loro madre) differivano da soggetto a soggetto. I bambini che si mostravano certi di sapere che la loro mamma si trovava nelle vicinanze iniziavano ad allontanarsi leggermente da lei per esplorare l’ambiente circostante, ritornandole vicino di tanto in tanto o sorridendole da lontano mentre continuavano nell’atto di esplorazione. Ainsworth definì questo comportamento come quello di un bambino che considera la madre come una «base sicura», che gli permette di procedere nella crescita e nell’esplorazione del mondo circostante.
Due anni dopo, trasferendosi a Baltimora, la psicologa decise di replicare lo studio con delle donne in attesa, studiandone il legame con il figlio dopo il parto fino al compimento del primo anno di vita. Diede così vita a un protocollo, conosciuto come Strange Situation, considerato ancora oggi il miglior strumento per definire l’attaccamento in bambini di età compresa tra i 12 e i 18 mesi. Quando un bambino è stressato tende naturalmente alla ricerca della propria figura di riferimento per ricevere da questa protezione, rassicurazione e conforto. Se sottoposto a un livello medio di stress il suo comportamento rifletterà l’aspettativa, creatasi in base all’esperienza, riguardo alla disponibilità e responsività della propria figura di riferimento. Nella Strange Situation le reazioni manifestate dai bambini al momento del distacco dalla madre costituiscono la prima fase di ciò che Bowlby descrive come reazione alla separazione (Bowlby, 1969; 1973), cioè una serie prevedibile di comportamenti che un bambino manifesta in situazioni di allontanamento dal genitore.
Partendo dall’esame del comportamento dei bambini in diverse situazioni di stress, nelle quali questi sperimentavano brevi separazioni dal genitore, era possibile, secondo Ainsworth, concettualizzare tre differenti stili di attaccamento.
- Attaccamento sicuro: stress durante la separazione, rapido conforto dopo la riunione con la madre e rapido ritorno all’attività di esplorazione. I bambini definiti come «sicuri» giocano quando la madre è presente nella stanza. Nel momento in cui questa esce dalla stanza i bambini interrompono il comportamento di gioco o di esplorazione. Protestano nel tentativo di riunirsi alla madre, quando questa torna si tranquillizzano rapidamente, si mostrano felici e possono tornare a giocare o a esplorare l’ambiente come facevano all’inizio della procedura.
- Attaccamento insicuro-ambivalente: stress sia durante la separazione che dopo la riunione con la madre. Questi bambini risultano inconsolabili durante tutta la durata dell’esperimento. Tendono a piangere, a disperarsi e non sono in grado di intraprendere alcun comportamento di gioco o esplorazione sin dall’entrata nella stanza. La vicinanza al genitore non fornisce sollievo al bambino che rimane preda dell’ansia o della rabbia.
- Attaccamento insicuro-evitante: assenza di stress per la separazione dalla madre e indifferenza al suo ritorno. Per tutta la durata dell’esperimento i bambini evitano lo stretto contatto con la madre. Mostrano indifferenza verso questa quando è presente nella stanza e non cambiano atteggiamento quando esce. Nel momento del ricongiungimento con il genitore i...




