E-Book, Italienisch, Band 6, 336 Seiten
Reihe: Ombre
Niemi L'uomo che morì come un salmone
1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7091-299-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 6, 336 Seiten
Reihe: Ombre
ISBN: 978-88-7091-299-9
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Nel silenzio compatto della sua villetta di legno, il vecchio Martin Udde giace con la bocca e lo stomaco spalancati, infilzato da una fiocina per salmoni, mentre qualcosa si carbonizza sul fornello acceso. Chi ha turbato la pace della sperduta cittadina di Pajala, sospesa nel tempo e nelle foreste del selvaggio nord? Inviata da Stoccolma, la detective Therese Fossnes si ritrova straniera in un mondo arroccato sulle proprie radici, che della Svezia rifiuta non solo il progresso, ma anche la lingua. Sotto il sole implacabile dellestate artica, tra irriducibili attivisti politici, sadici rapinatori di anziani e lo strano fascino di un uomo dei boschi come Esaias, indiziato numero uno, Therese ha una sola certezza: lomicidio ha a che fare con il menkieli, il finlandese parlato da questa minoranza di confine in crisi didentit, che da oltre un secolo ha lamo svedese conficcato nella spina dorsale. Suspense nera e atmosfere alla fratelli Coen in un poliziesco crudo, lirico, irriverente, che si cala nel cuore ferito di un popolo con lironia e il potere visionario della grande scrittura.
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1
L’aereo del mattino da Stoccolma era quasi pieno, quando toccò terra sulla colossale pista per cargo dell’aeroporto di Kallax, appena fuori Luleå. Nella folla che ne uscì, tre passeggeri, invece di dirigersi al parcheggio a lungo termine o alla navetta, proseguirono per il terminal fino al gate numero cinque. A differenza dei primi quattro, da cui ci s’imbarcava attraverso le grandi passerelle coperte, questo si trovava al piano terra, e i passeggeri dovettero percorrere un breve tratto all’aperto per raggiungere il turboelica a nove posti che aspettava sull’asfalto surriscaldato dal sole di luglio. Il volo 8N402 della Nordkalottflyg decollò in orario poco dopo le dieci del mattino, con destinazione Pajala. I due piloti e i tre passeggeri sentirono il velivolo risalire sobbalzando attraverso la corrente ascensionale mattutina. Sotto di loro, sulla destra, vedevano allontanarsi rapidamente il centro di Luleå che si allungava in una penisola densamente popolata verso l’arcipelago, contornata da baie e giochi di luce sull’acqua. In mare si vedevano una moltitudine di isolotti coperti da fitti boschi e i minuscoli triangoli bianchi delle barche da diporto che veleggiavano verso l’arcipelago del Norrbotten. A poco più di cento chilometri di distanza, in quel momento invisibile nella foschia, c’era la Finlandia. Il pilota virò, trovò la rotta e proseguì la risalita verso la quota di crociera di diciottomila piedi, poco più di cinquemila metri. Cumuli vaporosi sfilavano fuori dal finestrino mentre l’aereo cominciava la sua traversata sopra quella regione che nelle previsioni del tempo veniva in genere chiamata l’entroterra del Norrland settentrionale.
Therese Fossnes sentiva il freddo del finestrino carezzarle la guancia mentre lasciava spaziare lo sguardo affascinato sulle distese sotto di lei. Foreste. Fu la sua prima, onnipervasiva impressione. Che immensità di foreste. Aveva cercato di immaginarsi la taiga del Norrland, ci aveva fantasticato sopra, e ora la vedeva per la prima volta con i propri occhi. In ogni direzione. Un tappeto verde scuro, un gigantesco vello. Verde muschio. Verde conifera. Verso l’orizzonte si faceva man mano più azzurro, e qua e là scintillavano laghi e piccoli stagni. Lunghi corsi d’acqua si snodavano sinuosi attraverso le distese. Solo qua e là, quasi fossero timidi, si scorgevano sparsi agglomerati di case. Insignificanti paesini del Norrbotten, decisamente troppo piccoli per quell’immane paesaggio. Provò a immaginare di vivere laggiù. Proiettata in quella landa desolata. Una bambina sola che chiama. Che vaga nella torbiera e spera che succeda qualcosa.
No. Era una cittadina, lei. Troppo ben radicata. Nella vita c’erano tante altre cose, oltre alle foreste.
Therese fece scattare la chiusura della sua cartella di plastica color albicocca con il logo della Squadra nazionale anticrimine e rilesse per l’ennesima volta il fax con i nomi degli agenti della polizia locale con cui avrebbe collaborato. A margine scribacchiò qualche appunto personale. Bisognava prendere il comando fin dall’inizio. Far valere la competenza. Per loro lei era solo una biondina di Stoccolma, doveva saper mordere se le mettevano i bastoni tra le ruote. Dimostrava meno dei suoi trentatré anni, e spesso qualche maschione si illudeva di poterne approfittare, non ultimi i poliziotti. Erano poche le categorie professionali nel paese con più forte sindrome da vecchi bavosi, a parte, forse, i procuratori. Ma con gli anni si imparava. A tenere affilate le grinfie.
Dopo mezz’ora di rombante volo, l’aereo puntò il muso verso il basso e cominciò ad avvicinarsi alle cime degli alberi. Therese non vedeva piste d’atterraggio da nessuna parte, solo strade in mezzo ai boschi. Sentì la bocca seccarsi: un riflesso protettivo. Adrenalina. Gli altri due passeggeri si sporsero in avanti e indicarono qualcosa: erano una cordiale coppia di pensionati che aveva già notato anche sull’aereo da Stoccolma. La donna disse qualcosa di incomprensibile. Le parole penetravano attraverso il rombo dei motori, ma non si riuscivano a capire. L’uomo rispose qualcosa di altrettanto strano. Dal tono sembrava che fosse d’accordo.
Fu allora che Therese se ne rese conto. Era finlandese. Avevano parlato in finlandese tra loro.
Con un breve stridio di gomme, il velivolo atterrò e avanzò sbandando leggermente per la frenata. Proseguì poi a velocità moderata fino al piccolo terminal circondato da alti pini. Sulla facciata c’era scritto semplicemente: Pajala. Due uomini in giubbotto giallo fosforescente spinsero sotto un carrello bagagli, aprirono il portellone in fondo e calarono la scaletta incorporata. Therese scese, avvertendo su di sé il loro sguardo. Una curiosità silenziosa, un tantino importuna. S’incamminò sull’asfalto e sentì l’odore di boschi, di terra selvaggia, riarsa e fumante. Una porta dell’edificio si aprì e un poliziotto alto e grigio di capelli, in divisa, uscì e le tese la mano. Il viso si atteggiò a un sorriso rugoso e vagamente timido.
“Benvenuta. Nel Tornedal”, la salutò.
La frase suonò forzata e innaturale. Doveva averla provata per tutta la mattina. Therese ritirò la valigia sul nastro dei bagagli, dopodiché salirono sull’auto di servizio arroventata dal sole e partirono a velocità sostenuta attraverso le distese di foreste in direzione dell’abitato. Eino – così si chiamava il poliziotto – rimase per lo più in silenzio, assumendo al volante una posizione decisamente rilassata. È abituato a guidare, pensò. Lunghe spedizioni che lasciano tutto il tempo di pensare. Ma di colpo, Eino inchiodò.
“Piru…”
Pii... ruu…, ripeté lei tra sé e sé. Nello stesso momento gli animali cominciarono ad attraversare la carreggiata, senza fretta, grigi come pietre. Le corna ondeggiarono quando si misero a brucare in mezzo alle zolle erbose del fosso.
“Renne?” chiese perplessa.
“Il Tornedal”, confermò lui.
Aveva parlato in finlandese, pensò Therese, e cercò di memorizzare. Renne si dice piru. La macchina fotografica era nella borsa, nel bagagliaio, ma non voleva chiedergli di fermarsi. Sarebbe stato imbarazzante. Poteva tornare lì più tardi a fotografarle. Ecco un’e-mail perfetta da mandare a Doris.
Il tribunale di Pajala era un edificio imponente di mattoni rossi, circondato da prati con sorbi e betulle, su una piccola altura al centro del paese cresciuto intorno alla chiesa. Su una targa affissa al portone di legno scuro si leggeva: lun-ven 9-15, pranzo 12-13. Eino fece strada e Therese si ritrovò nell’ufficio che le era stato frettolosamente allestito: una scrivania, un telefono, una macchina da scrivere elettrica degli anni Ottanta.
“La tua auto di servizio”, disse una voce.
Un portachiavi atterrò sul piano della scrivania. Therese si voltò e incrociò un sorriso fugace, capelli biondo chiaro tagliati a spazzola, baffi curati e muscoli mandibolari pronunciati. La stretta di mano era troppo vigorosa, come per nascondere un’insicurezza.
“Sonny Rantatalo”, si presentò. “Assistente di polizia. E Svedberg l’hai già conosciuto.”
Eino Svedberg era l’agente con i capelli grigi che era venuto a prenderla. Si sedettero tutti e tre in una piccola sala riunioni che sapeva di vecchia aula di scuola. Nonostante la finestra socchiusa, era surriscaldata e afosa.
“Dunque, io sono Therese Fossnes, dell’Anticrimine.”
Eino teneva gli occhi bassi sul tavolo, in silenzio. Sonny sostenne invece il suo sguardo e cercò di apparire impassibile, ma il guizzo irregolare del muscolo della mascella rivelava il suo nervosismo.
“Vorrei vedere il luogo del delitto, tanto per cominciare”, continuò Therese. “I tecnici della scientifica sono già al lavoro, no?”
“Sì, sono arrivati ieri da Luleå.”
“Avete fatto in tempo a sentire i vicini?”
“Alcuni sì. Parecchi sono via, probabilmente nelle case di vacanze.”
“E la donna che ha trovato il cadavere?”
“Rauha Jauhojärvi. Lavora per il comune, al servizio assistenza domiciliare. Oggi è a casa, in malattia. L’abbiamo sentita, ma non era in condizioni di dire...




