O'Connor | Un brav'uomo è difficile da trovare | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 292 Seiten

O'Connor Un brav'uomo è difficile da trovare


1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-3389-279-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 292 Seiten

ISBN: 978-88-3389-279-5
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Format: EPUB
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Uscito nel 1955 e composto da dieci racconti inarrivabili per forza espressiva e spietatezza dello sguardo, Un brav'uomo e? difficile da trovare impose immediatamente Flannery O'Connor come l'esponente di punta di quello che sarebbe stato ribattezzato il «gotico sudista». Unica sua raccolta pubblicata in vita, ha esercitato un'influenza incalcolabile su scrittori, musicisti, filosofi, politici per la ricchezza dell'apparato simbolico e la potenza e originalita? del tema religioso. Dal racconto che da? il titolo al volume - con l'esplosione finale di violenza e le parole misteriose con le quali il Balordo, capo di una banda di rapinatori e assassini, chiude la storia, -all'irruzione di uno straniero nella tranquilla esistenza della «brava gente di campagna» di un'altra memorabile novella, fino alla sarcastica rielaborazione del tema razziale nel «Negro artificiale», O'Connor attinge al grottesco e a un umorismo a tratti feroce per costruire un un microcosmo umano in miracolosa sospensione tra commedia e tragedia, amore e crudeltà, dannazione e salvezza. Con una postfazione di Joyce Carol Oates.

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Un brav’uomo è difficile da trovare


La nonna non voleva andare in Florida. Voleva andare a far visita ad alcuni parenti nel Tennessee orientale e si aggrappava a qualsiasi pretesto per far cambiare idea a Bailey. Bailey era il figlio con cui viveva, il suo unico maschio. Era seduto sul bordo della sedia, a tavola, chino a leggere le pagine sportive arancioni del . «Guarda qui, Bailey», disse, «vieni a vedere, leggi qui», e con una mano appoggiata sul fianco snello si mise a sventolare il giornale sulla testa calva del figlio. «C’è un tizio che si fa chiamare Il Balordo, è evaso dal carcere federale e pare stia andando in Florida, guarda qui, leggi cos’ha fatto a questa gente. Leggi, su. Io non porterei mai i miei figli in un posto dove rischiassi di trovarmi faccia a faccia con un criminale. Non riuscirei mai a perdonarmelo, se lo facessi».

Bailey non staccò gli occhi dal giornale, perciò la nonna girò sui tacchi e si mise di fronte alla mamma dei bambini, una giovane donna in pantaloni, il cui viso era largo e innocente come un cavolo, la testa incorniciata da un foulard verde che, in cima, aveva due lembi di stoffa a punta, come orecchie di coniglio. Era seduta sul divano, e dava da mangiare al piccolo le albicocche direttamente dal barattolo. «I bambini ci sono già stati, in Florida», disse la vecchia signora. «Dovreste portarli da qualche altra parte, tanto per cambiare, così vedrebbero posti nuovi e si farebbero un’idea del mondo. Non sono mai stati nel Tennessee orientale».

Sembrava che la mamma dei bambini non la ascoltasse ma il figlio di otto anni, John Wesley, un ragazzino tarchiato e occhialuto, chiese: «Se non vuoi venire in Florida, perché non resti a casa?» Lui e la bambina, June Star, stavano leggendo i fumetti sul pavimento.

«Non resterebbe a casa nemmeno se per un giorno la incoronassero regina», disse June Star senza alzare la testa gialla.

«Ah sì? E che cosa fareste se questo tizio, Il Balordo, vi acchiappasse?», domandò la nonna.

«Gli darei un pugno sul muso», disse John Wesley.

«Non resterebbe a casa nemmeno per un milione di dollari», disse June Star. «Ha paura di perdersi qualcosa. Deve sempre starci alle calcagna, ovunque andiamo».

«D’accordo, signorina», disse la nonna. «Ricordatelo la prossima volta che mi chiederai di farti i boccoli».

June Star replicò che i suoi capelli avevano i boccoli naturali.

Il giorno dopo la nonna salì in macchina per prima, pronta a partire. Aveva sistemato la sua grossa valigia nera che sembrava la testa di un ippopotamo in un angolo, e sotto di sé nascondeva una cesta con Pitty Sing, il gatto. Non le passava nemmeno per l’anticamera del cervello di lasciarlo da solo in casa per tre giorni, perché avrebbe sentito troppo la mancanza della donna; inoltre aveva paura che, strofinandosi contro uno dei fornelli a gas, potesse morire asfissiato. A suo figlio, Bailey, non andava giù l’idea di presentarsi in albergo con un gatto.

Era seduta al centro del sedile posteriore tra John Wesley e June Star. Bailey, la mamma dei bambini e il piccolo occupavano il sedile anteriore, e partirono da Atlanta alle otto e quarantacinque con il contachilometri che segnava 89946. La nonna si appuntò la cifra perché riteneva sarebbe stato interessante, una volta tornata, sapere con precisione quanti chilometri avevano percorso. Ci misero venti minuti per uscire dalla città.

La vecchia signora si accomodò, togliendosi i guanti bianchi di cotone e appoggiandoli, insieme alla borsetta, sulla mensola di fronte al finestrino posteriore. La mamma dei bambini indossava sempre i pantaloni e la testa era sempre incorniciata da un foulard verde, la nonna invece portava un cappello alla marinara di paglia blu con un mazzolino di violette bianche sulla falda e un abito blu scuro a piccoli pois bianchi. Il colletto e i polsini erano di organza bianca, con l’orlo di pizzo, e alla scollatura aveva appuntato un piccolo bouquet di violette di stoffa che conteneva un sacchetto di erbe profumate. Nella sventurata ipotesi di un incidente, chiunque l’avesse trovata morta sull’autostrada avrebbe capito subito, e senz’ombra di dubbio, che era una vera signora.

Disse che secondo la sua opinione sarebbe stata la giornata ideale per viaggiare in macchina, né troppo calda né troppo fredda, e mise in guardia Bailey ricordandogli che il limite di velocità era di novanta chilometri all’ora e che la polizia stradale si nascondeva dietro i cartelloni pubblicitari o dietro piccole macchie d’alberi e sbucava fuori a tutta birra, buttandosi all’inseguimento, prima di darti il tempo di rallentare. Indicò i particolari più interessanti del panorama: Stone Mountain; le pareti di granito blu che, in alcuni tratti, accompagnavano l’autostrada; i banchi d’argilla d’un rosso acceso con leggere screziature viola e le varie coltivazioni che ornavano il terreno con strisce di merletto verde. Gli alberi traboccavano di luce bianco-argentea, al punto che persino il più spoglio scintillava. I bambini leggevano fumetti e la madre si era riappisolata.

«Sbrighiamoci ad attraversare la Georgia, così non saremo costretti a guardarla troppo», disse John Wesley.

«Se io fossi un bambino», disse la nonna, «non parlerei in questi termini dello stato in cui sono nato. Il Tennessee ha le montagne e la Georgia le colline».

«Il Tennessee è una cloaca piena di cafoni», disse John Wesley. «E anche la Georgia fa schifo».

«Bravo», disse June Star.

«Ai miei tempi», disse la nonna, incrociando le dita sottili e venate, «i bambini portavano più rispetto al loro stato, ai genitori e a tutto il resto. All’epoca la gente si comportava bene. Oh, guardate che tenero quel cioccolatino!», esclamò indicando un negretto sulla soglia di una capanna. «Non sembra un quadro?», chiese, e tutti si girarono a guardarlo dal lunotto posteriore. Il bambino li salutò con una mano.

«Non aveva le mutande», disse June Star.

«Probabilmente non ne possiede proprio», spiegò la nonna. «I negretti di campagna non hanno le cose che abbiamo noi. Se sapessi dipingere, ne avrei fatto un quadro», disse.

I bambini si scambiarono i fumetti.

La nonna si offrì di tenere il piccolo e, dal sedile anteriore, la madre glielo passò.

La nonna se lo mise su un ginocchio e lo fece ballare su e giù, raccontandogli dei posti che vedevano. Roteava gli occhi, storceva la bocca e premeva il viso sottile, simile al cuoio, contro quello liscio e soave del piccolo. Ogni tanto lui le scoccava un sorriso distratto. Passarono davanti a un vasto campo di cotone con cinque o sei tombe recintate al centro, come un atollo.

«Guardate quel cimitero», disse la nonna, indicandolo. «Era il vecchio cimitero di famiglia. Apparteneva alla piantagione».

«E dov’è la piantagione?», chiese John Wesley.

«È andata Via col Vento», disse la nonna. «Ah, ah».

Quando i bambini finirono di leggere tutti i fumetti che si erano portati dietro, aprirono il pacco del pranzo e mangiarono. La nonna mangiò un panino al burro di arachidi e un’oliva e non permise ai bambini di buttare fuori dal finestrino la confezione e i tovaglioli di carta. Quando non ci fu più niente da fare giocarono a scegliere una nuvola e a far indovinare agli altri due che forma avesse. John Wesley ne scelse una a forma di mucca e June Star indovinò che era una mucca, ma John Wesley disse no, è una macchina, e June Star replicò che lui giocava sporco, così cominciarono a prendersi a schiaffi scavalcando la nonna.

La nonna disse che gli avrebbe raccontato una storia se fossero stati buoni. Quando raccontava le sue storie, roteava gli occhi e agitava la testa ed era molto teatrale. Disse che un tempo, da ragazza, era stata corteggiata da un certo Mr. Edgar Atkins Teagarden di Jasper, Georgia. Disse che era un gentiluomo molto affascinante e che le portava in dono un’anguria con sopra incise le sue iniziali, E.A.T., ogni sabato pomeriggio. Ebbene, un sabato, disse, Mr. Teagarden le portò l’anguria quando in casa non c’era nessuno, la lasciò sulla veranda all’ingresso e tornò a Jasper in calesse, ma lei non riuscì mai ad averla, quell’anguria, perché un negretto la mangiò quando vide le iniziali E.A.T.! Questa storia fu un vero spasso per John Wesley, che si sbellicò dalle risate a differenza di June Star che non ci vedeva niente di tanto divertente. Disse che non avrebbe mai sposato un uomo che le regalava solo un’anguria il sabato. La nonna ribatté invece che sposare Mr. Teagarden sarebbe stato proprio l’ideale perché era un gentiluomo e aveva comprato le azioni della Coca-Cola appena arrivate in Borsa, ed era morto solo qualche anno prima, ricco come Creso.

Si fermarono al Tower per mangiare dei panini con carne alla griglia. Il Tower era una stazione di servizio con una sala da ballo in parte di stucco e in parte di legno, situata in una radura alla periferia di Timothy. La gestiva un grassone, Sammy Butts il Rosso, e le pareti erano tappezzate di cartelli – disseminati per miglia e miglia anche sull’autostrada – che recitavano PROVATE LA FAMOSA CARNE ALLA GRIGLIA DI SAMMY IL ROSSO. LA CARNE ALLA GRIGLIA DI SAMMY IL ROSSO NON HA RIVALI! SAM IL ROSSO! IL CICCIONE DALLA RISATA FELICE! UN REDUCE! SAMMY IL ROSSO È L’UOMO CHE FA PER VOI!

Sammy il Rosso era sdraiato a terra fuori dal Tower con la testa sotto un camion mentre una scimmia grigia, incatenata a un piccolo albero di saponaria, farfugliava lì vicino. La scimmia balzò sull’albero e si...



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