Offutt | Una questione di famiglia | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 224 Seiten

Reihe: Sotterranei

Offutt Una questione di famiglia


1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-3389-515-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 224 Seiten

Reihe: Sotterranei

ISBN: 978-88-3389-515-4
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Mick Hardin è tornato da poco a casa in licenza, convalescente dopo essere rimasto ferito a una gamba per l'esplosione di un ordigno, quando al centro della sua cittadina viene trovato un corpo senza vita. Il cadavere appartiene a Barney Kissick, che si guadagnava da vivere spacciando eroina, e la polizia liquida rapidamente il delitto come un regolamento di conti tra criminali. Ma quando la madre di Barney, una donna dura e indipendente che sembra scolpita nella pietra, gli chiede di indagare, Mick si rende conto quasi immediatamente che dietro l'omicidio si nascondono ragioni ben più complesse. L'indagine lo assorbe e lo porta ben presto a trascurare le questioni personali per gettarsi a corpo morto in un ginepraio, mettendo a rischio la sua stessa vita. Incentrato sui grandi temi della perdita, del dolore, della vendetta, delle sorprese che si nascondono sotto la superficie della vita quotidiana, Una questione di famiglia è un noir dalla forza dirompente, che conferma Offutt come una delle voci più potenti sulla scena letteraria degli Stati Uniti.

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5


Johnny Boy Tolliver era seduto nel suo ufficio di vicesceriffo ad ammirare i contorni della stanza. Addossati alle pareti c’erano una serie di schedari malconci. Contenevano fascicoli di casi che risalivano anche a settant’anni prima, archiviati in ordine prima cronologico e poi alfabetico secondo il cognome delle vittime. Li aveva ulteriormente suddivisi in tre gruppi: casi ancora aperti, recidivi e omicidi insoluti. L’ultimo fascicolo era molto sottile, ma lui lo leggeva una volta al mese per interesse personale. Era quello di suo cugino, Billy Rodale, assassinato venticinque anni prima senza che nessuno fosse stato arrestato. Johnny Boy considerava quei fascicoli come una storia della contea. Era un bibliotecario, un archivista che per lavoro portava la pistola.

Come vicesceriffo era esentato dall’obbligo di appendere alla parete un finto ritratto a olio del governatore. Aveva preferito una riproduzione della prima mappa del «Kentucke», col bordo orientale che includeva l’attuale contea di Eldridge. Uno scaffale ospitava una grande quantità di libri sullo stato. Uno di essi spiegava nei dettagli ogni emblema, motto o simbolo ufficiale. Era rimasto sbalordito da alcune scelte, per esempio il latte come bevanda ufficiale dello stato. Avrebbe dovuto essere la Ale-8, l’unica bevanda gassata inventata nel Kentucky.

Il suo computer era lento e ingombrante, un modello di quindici anni prima. Era collegato via cavo a una stampante che ogni volta lo faceva impazzire. Era cocciuta come un mulo che si rifiuta di muoversi per qualche ragione tutta sua: fatica, noia, o magari un senso di ribellione giovanile. Accanto, un telefono a tasti lo metteva in comunicazione con lo sceriffo e la nuova operatrice radio. Sul bordo della scrivania c’era un solo oggetto personale, una foto incorniciata che aveva scattato col telefono due anni prima. Raffigurava Linda mentre arrestava il fratello. L’avevano pubblicata sul giornale della contea e sul . Era orgoglioso di quella foto, anche se in privato gli era dispiaciuto che non fosse diventata virale.

Linda era in tribunale, la nuova operatrice radio in pausa pranzo, e quindi Johnny Boy aveva il comando, una situazione che gli piaceva. Prima era arrivata una chiamata, per una donna anziana che soffriva di demenza senile e che avevano visto aggirarsi per un campo a maggese. Lui conosceva la signora Hayes, i suoi figli adulti e i nipoti, perfino qualche pronipote. Ogni tanto lei raggiungeva a piedi la casa dove sessant’anni prima aveva vissuto col marito. Johnny Boy era andato a recuperarla in auto e l’aveva riaccompagnata a casa. Una ragazza adolescente gli aveva aperto la porta e aveva detto: «A volte la nonna scappa. È come un gatto».

Johnny Boy adesso era seduto nel suo ufficio a organizzarsi la pausa pranzo. In una cittadina di seimila abitanti non c’erano molte opzioni. Cinese, messicano, pizza o hamburger. Tutti andavano pazzi per il nuovo Cracker Barrel sull’interstatale, ma a lui sembrava troppo pieno di cose, con quella robaccia inchiodata alle pareti. Peggio ancora, ci lavorava l’ultima donna che aveva frequentato. Erano passati sette anni, ma quando la vedeva provava ancora un senso di perdita. Non valeva la pena intristirsi all’ora di pranzo.

Decise dunque per un pranzo veloce alla Coffee Tree, una libreria che oltre alle storie vendeva anche sandwich. Per abitudine controllò il secchio dell’immondizia, immacolato perché lo aveva già svuotato due volte. Certi giorni succedeva così poco che accartocciava dei fogli e li buttava solo per poi andare a svuotare il secchio.

Lo sceriffo Hardin entrò dalla porta principale, di corsa come al solito, calpestando la moquette lisa con gli scarponi. Entrò nel suo ufficio, e lui si spostò sulla soglia.

«Com’è andata in tribunale?»

«Tre mesi, già scontati. È fuori».

«Quello della metanfetamina? Non mi sembra giusto».

«Aveva tre carte in mano. Il laboratorio era in un furgone parcheggiato nel bosco. È saltato in aria e non sono riusciti a provare che fosse suo. Quando l’hanno arrestato, poi, addosso non aveva niente».

«E la terza carta?»

«La madre è una Ryan. Regole diverse per famiglie diverse».

«I Ryan sono così pieni di sé che sono praticamente vuoti».

Lei non reagì alla battuta, e lui capì che il suo livello di irritabilità era molto alto. Si affrettò a ragguagliarla sulla chiamata mattutina per andare a recuperare la signora Hayes. Linda grugnì, mentre controllava le scartoffie.

«Ho qualcosa per te», disse.

«Stavo andando a pranzo».

«Be’, puoi mangiare per strada. Devi accompagnare Mick alla capanna del nonno. Vuole il suo pick-up».

«Non mi sembra un incarico ufficiale».

«Non lo è, però puoi prendere il suv. È parcheggiato a casa mia. Potete fermarvi a mangiare da qualche parte».

«È un ordine?»

«No, accidenti, è un favore che ti chiedo. Io sono impegnata con la campagna elettorale».

«Credo di non piacere molto a Mick».

«A lui non piace nessuno».

Gli lanciò le chiavi. Lui le acchiappò con la grazia di un atleta e le fece tintinnare, con un’espressione soddisfatta.

«Non distruggerlo», gli disse.

Nel parcheggio, Johnny Boy incontrò l’operatrice radio che tornava dalla pausa pranzo. Sandra Caldwell aveva circa trentacinque anni, i capelli castani, ed era intelligente e organizzata. Di recente aveva rotto col fidanzato, e Johnny Boy coltivava una fervida speranza che potesse interessarsi a lui. Sarebbe stata una di quelle storie che nascevano sul luogo di lavoro e che la coppia teneva segrete fino all’annuncio del matrimonio, quando tutti sarebbero stato felici per loro.

Sandra lo salutò con un cenno del capo, senza rallentare, ed entrò nell’ufficio dello sceriffo. Lui la guardò, pensando che doveva trovare il modo per parlare con lei al di là delle questioni di lavoro.

Johnny Boy fece due volte il giro della cittadina, seguendo lo stesso percorso degli adolescenti il venerdì sera. Come al solito il marciapiede era pressoché deserto, fatta eccezione per due anziani seduti su una panchina. Uno sembrava addormentato, l’altro era cieco. Johnny Boy lo salutò comunque con la mano, un gesto appena accennato, consono a un poliziotto su un’auto di servizio. Arrivò a casa di Linda e suonò il clacson due volte. Mick uscì dalla porta laterale e passò attraverso il garage esterno, raggiungendo lo sportello del passeggero.

«Ho sentito che eri tornato», disse Johnny Boy. «Mi dispiace che sei rimasto ferito, laggiù».

«Ora va meglio».

«Dove andiamo?»

«A est, sulla Old Sixty».

«Ti dispiace se ci fermiamo a mangiare qualcosa? Anche al drive-in».

Mick annuì e restò seduto in silenzio mentre attraversavano la cittadina e ordinavano qualcosa al fast food. Johnny Boy mangiò con una mano sola, tenendo il cibo in grembo mentre si addentravano tra le colline. Dopo che ebbero lasciato Rocksalt Mick sembrò rilassarsi, mentre guardava dal finestrino l’allegro verde chiaro dei boccioli delle conifere. Ogni tanto un cardinale rosso attraversava l’aria come una striscia di sangue.

«C’è una cosa che ho scoperto l’altro giorno», disse Johnny Boy. «E mi fa pensare. La roccia di stato del Kentucky è l’agata. Il minerale di stato è il carbone. C’è una cosa, però: il carbone non è un minerale, è una roccia. E l’agata non è una roccia, è un minerale. Hanno fatto tutto l’opposto. Come è potuto succedere?»

«A Bearskin Holler gira a destra».

Leggermente piccato per l’indifferenza di Mick, Johnny Boy svoltò in una stradina con tratti di sterrato che spuntavano ogni tanto dal catrame. La contea l’aveva asfaltata una volta, usando meno catrame possibile, per risparmiare e raccogliere voti. A giudicare dalle condizioni del manto, secondo Johnny Boy dovevano essere passate almeno due tornate elettorali. Girò intorno a buche piene di fango da dove spuntava l’erba alta. La strada iniziava gradualmente a salire verso il bosco fitto. Il sole filtrava tra i rami di acero intrecciati come in un caleidoscopio. Lentamente l’asfalto lasciò il posto alla terra, poi a un paio di solchi. Johnny Boy fermò l’auto.

«Sicuro che sia la strada giusta?», disse.

«Da qui proseguiamo a piedi. Manca circa mezzo miglio».

«Ce la fai?»

Mick scese dal suv e cominciò a camminare. Johnny Boy fece altrettanto, chiuse a chiave, poi controllò due volte la serratura e si affrettò su per la collina. Udirono il verso di avvertimento di un corvo. Due cince bigie smisero di parlare tra loro. Sentiva i suoi scarponi sulla terra battuta ma non quelli di Mick, e questo lo lasciava perplesso. Forse la gamba ferita lo aiutava a camminare in silenzio.

In cima alla collina i solchi tornavano a essere una strada, invasa dalla festuca, dall’asclepiade e dai fiori penduli dell’alchechengi. Il terreno si apriva in una radura, circondata da una parete di alberi. Johnny Boy non era mai salito lassù, ma ne aveva sentito parlare da Linda: la capanna vecchia di cent’anni dove era cresciuto Mick. Nella struttura originale il fango che sigillava i tronchi era stato sostituito da strisce di cemento grigio. Avevano fatto due aggiunte, come due ali un po’ rabberciate. Dal tetto spuntava il comignolo di una stufa a legna, e una singola grondaia scendeva fino a un barile. Più in là c’era un vecchio affumicatoio sbilenco,...



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