Olov Enquist | Un'altra vita | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, Band 264, 544 Seiten

Reihe: Gli Iperborei

Olov Enquist Un'altra vita


1. Auflage 2010
ISBN: 978-88-7091-258-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, Band 264, 544 Seiten

Reihe: Gli Iperborei

ISBN: 978-88-7091-258-6
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Questa è una storia che comincia nel 1934 in una casa verde in un villaggio nell'estremo Nord della Svezia. È una storia che rimbalza tra Uppsala, Copenaghen, Parigi, Los Angeles, Broadway, Reykjavík e Berlino, e che (non) finisce ai giorni nostri. È la storia di un bambino quasi perfetto, di un ragazzo baciato dal talento e dal successo, di un uomo devastato dall'alcolismo. È la storia di chi suo malgrado si è sempre trovato al centro della Storia, e si è sentito in dovere di osservare. È una storia sulla nascita del terrorismo alle Olimpiadi di Monaco, sul processo alla banda Baader-Meinhof, sulla Mano di Dio di Maradona, sulla caduta del Muro di Berlino vista da piazza Venceslao. E Olof Palme, Rudolf Nurejev, Ingmar Bergman hanno i loro cammei. È una storia che se è cominciata così bene come ha potuto finire così male? È una storia di solitudine e resurrezione, dove si scopre che non sono le domande a essere sbagliate, ma quasi sempre lo sono le risposte, taglienti come ghiaccio, implacabili e fondamentaliste. È una storia sulla vita, l'unica, quella che non viene restituita quando la prima è stata sprecata. È la storia di un intellettuale che non solo ha raccontato la nostra epoca come pochi hanno saputo fare, ma vi ha anche lasciato un segno profondo. È la storia più onesta, lucida e coinvolgente che Per Olov Enquist abbia mai raccontato. È la sua storia.

Olov Enquist Un'altra vita jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


Non era il solo a cercare di capire perché le cose fossero andate com’erano andate. Anche il paese faceva ricerche su se stesso. Doveva pur esserci una coesione. Altrimenti c’era da impazzire.

In quella prima metà del Novecento, la Svezia è un arcipelago di migliaia di piccoli paesi nascosti nel mare di alberi, e Hjoggböle non fa eccezione. Il paese però si prende cura della sua storia, che è lunga. Interminabili rapporti sulla povertà sconfitta. È un anno di carestia, si barattano gli ultimi attrezzi in cambio di farina. Piccoli aneddoti divertenti che può ignorare: il verbale del consiglio comunale del 1° maggio 1868 riferisce che il contadino Erik Andersson di Hjoggböle aveva mandato due ragazzi nel bosco a raccogliere corteccia per fare il pane. Sulla via del ritorno i ragazzi dovevano passare davanti a un pascolo, e le vacche, che erano affamate, erano corse loro incontro e avevano divorato tutta la corteccia. I ragazzi, debilitati dalla fame, non ebbero la forza di difendersi né di tornare nel bosco.

Lieto fine. Però avevano dovuto tornare a casa senza corteccia.

Si tratta in genere di vedove di soldati, con figli. Le fondamenta in pietra dell’edificio sono ancora in piedi a metà degli anni Cinquanta. Ci va spesso, sorgono proprio accanto a una delle trincee che pensava di utilizzare a sette anni, in caso di attacchi di fanteria sostenuti da carri armati tedeschi. Le fondamenta erano dietro la casa di Anselm Andersson; quando fu costruito il campo da calcio del Furuvallen, quelle vestigia del passato scomparvero.

La morale luterana era già forte fin da allora, alla fine dell’Ottocento. La riconosce. “Il consiglio comunale del 1° maggio ha stabilito”, secondo il paragrafo 8, “di infliggere un’ammenda di 25 corone a chiunque metta a disposizione la propria abitazione come Luogo di ricreazione; la somma verrà distribuita tra i poveri del villaggio.”

Luogo di ricreazione significa locale da ballo.

Un certo Olof Enqvist tuttavia non figura ancora tra gli assistiti, anzi: quando la casa e il mulino di Forsen vengono messi all’asta con tutti gli annessi, nel maggio del 1883, acquista la casa per quattro corone e cinque . Forse la demolisce per recuperare il legname?

Uno zio del nonno. Scrive il suo nome con qv.

Più in basso rispetto alla casa verde sorgeva la segheria.

Non ricorda di averla mai vista in attività, da bambino. Si era smesso di utilizzarla verso la fine degli anni Trenta. Cerca di ricordare, ma non ci riesce.

La casetta, la segheria vera e propria, rimase lì sulla riva del ruscello per tutti gli anni Quaranta. Un edificio molto basso, con la schiena curva. Non era aperta sul davanti, verso la strada e la latteria? Non ricorda nessuna porta.

Difficile capire come fosse alimentata la piallatrice. Che ci fosse una caduta d’acqua allo sbocco del lago, una differenza di livello nel punto in cui iniziava il ruscello, con una ruota a pale? Trova un archivio che sostiene che il motore che alimentava la piallatrice era un Säffle a testa calda, 7 cv, modello 15, prodotto nel 1920.

Quindi non aveva bisogno di energia idraulica. Ma perché lì, allora?

Forse perché il legname veniva trasportato via fiume?

La segheria sorgeva allo sbocco del lago, a non più di cento metri dalla casa verde. Da bambino, è convinto di essere nato al centro della Svezia, chiamato Sjön, Hjoggböle. La prova: basta sommare la cappella e la latteria e il ruscello e il ponte sul ruscello e soprattutto la segheria, che non esisteva più che come eredità del passato, e dunque andava riportata sulla carta con un simbolo particolare. Non bisognava però inorgoglirsi di essere nati al centro del regno, anzi questo implicava una responsabilità verso . Quelli a Sud verso Jörn. O gli abitanti della Scania.

Era pieno di trucioli abbandonati, anche se la piallatrice non c’era più. Un grosso mucchio appiattito di trucioli imputriditi. Si potevano trovare dei lombrichi, lì in mezzo.

Non c’era una botola nel pavimento? Che si apriva direttamente sul fiume? È fermamente deciso a risolvere una volta per tutte il mistero della segheria con le sue ricerche. Non ricorda chi fosse il proprietario. Forse i Sehlstedt.

Qualcuno di quella famiglia.

Il paese è antico, esiste fin dal medioevo.

Quando fu intrapreso il censimento rurale di Gustavo Vasa, nel 1543, il villaggio contava cinque piccoli proprietari terrieri che coltivavano cinque ettari e mezzo di terra. Erano stati registrati ritrovamenti di asce, punte di freccia in pietra verde e un pugnale di quarzo che di un qualche tipo di insediamento risalente a circa tremila anni prima di Cristo.

Cerca di immaginarselo, ma non ci riesce. Però gli piace considerarsi un .

D’estate torna a casa e cerca di ricostruire. A metà degli anni Quaranta il ruscello non era ancora stato prosciugato, era sempre bello, ricco di lasche. All’altezza della segheria si faceva il bucato. Il ponte sul ruscello ha resistito a lungo, anche se la segheria era stata smantellata, o meglio i macchinari.

Annota: .

La cosa più interessante del ponte erano le sanguisughe. Ci si poteva sdraiare sulla pancia a osservarle. Quando si faceva il bagno bisognava stare attenti, anche se forse erano sanguisughe cavalline, del tutto innocue, ma in realtà non aveva importanza: restavano arrotolate su se stesse sul fondo, poi si srotolavano e nuotavano via con movimenti sinuosi. In realtà si sarebbe dovuto averne paura, perché si diceva che succhiassero il sangue fin quasi a far perdere i sensi e svenire, ma frequentandole tutti i giorni diventavano una specie di compagne di gioco che si catturavano con lunghi bastoni per depositarle sul ponte.

Se si uccidevano, diventavano una poltiglia appiccicosa. Perciò aveva deciso di non ucciderle, ma di farsele amiche. Così si poteva non averne paura.

C’erano diversi modi di vedere il paese, a seconda di dove si metteva il centro.

La cosa più naturale era che la latteria e la segheria e le sanguisughe costituissero il centro del paese, e la cosa lo rendeva felice, senza però .

Si trova al centro, ma conserva la sua umiltà.

A volte la gente del paese si riuniva alla latteria, erano una ventina di uomini, niente donne, apparentemente immersi in animate discussioni su qualche porcheria commessa dalla centrale del latte di Bureå. Qualcosa che ha a che fare con le rese di latte scremato. I pezzi grossi della centrale del latte si sono resi colpevoli di qualche abuso di potere indifendibile. Difficile da capire. Chiede alla madre, ma lei si limita a sbuffare.

La madre in genere è una patita di riunioni, per lo meno quelle che si tengono nella cappella. Su quelle ha lei il controllo. Le riunioni alla latteria la irritano perché sono profane, e perché non ci sono donne presenti. La cappella è il suo centro; contesterebbe certo con fermezza l’idea che la segheria, la latteria e le sanguisughe possano essere un centro.

Secondo lei, dato che in ogni famiglia sono le donne a decidere, le riunioni alla latteria non sono altro che . Quasi un teatro, perché il vero potere del villaggio è nelle mani delle donne, che però non perdono tempo a sgolarsi attorno allo sgabello per mungere.

E tutta quell’agitazione alla latteria, quando gli uomini sbraitavano che il troppo era troppo e che ci voleva uno sciopero del latte – non aveva mai portato a niente. Il giorno dopo tornava sempre la calma. Ma se chi prendeva davvero le decisioni a casa, se le donne avessero potuto partecipare! Allora sì che si sarebbe ottenuto qualche risultato. Perché loro la conoscevano bene la realtà. Ed erano abituate a decidere e comandare.

Anche la latteria non c’è più.

Nell’agosto del 2003 annota che il lago si è ritirato. Dalla casa verde non si vede quasi più. Negli anni Trenta andavano in pattini fino alla segheria. Una volta all’anno si andava tutti insieme a pulire le erbacce in modo che . Ora è una distesa di erbacce. Sembra...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.